Skip to content
1474–1533

Canto trentesimo

Ludovico Ariosto

sOviemmi che cantar già vi devea già lo promissi, et poi m uscì di mente d una suspition, che fatto havea la bella donna di Ruggier, dolente

molto piu dispiacevole et piu rea e di piu acuto e venenoso dente de l altra che pel dir di Ricciardetto a divorare il cor l entrò nel petto

Devea cantarne, et altro incominciai perche Rinaldo in mezo sopravenne e poi Guidon mi dié che fare assai che tra camino a bada un pezzo il tenne

d una cosa in un altra in modo entrai che mal di Bradamante mi sovenne soviemmene hora et vuò narrarne, inanti che di Rinaldo e di Gradasso canti

Ma bisogna ancho prima ch io ne parli che d Agramante vi ragioni un poco che havea ridutte le reliquie in Arlí che gli restar del gran notturno fuoco

quando a raccorre il sparso campo, et darli soccorso, et vittuaglie era atto il luoco l Aphrica hà contra, et la Spagna vicina et è in sul fiume assisa alla marina

Per tutto il regno fa scriver Marsiglio gente a piedi, e a cavallo, et trista, et buona per forza e per amor ogni naviglio atto a battaglia s arma a Barcelona

Agramante che vede il suo periglio a spender largamente non perdona intanto gravi exattioni e spesse han tutte le città d Aphrica oppresse

Havea fatto offerire a Rodomonte perche tornasse, et impetrar nol puote una cugina sua figlia d Aimonte et il regno d Oran dargli per dote

non si volse l altier mover dal ponte dove tant arme, e tante selle vuote di quei che capitati erano al passo raccolte havea, che già copriane il sasso

In tanto Bradamante iva accusando che così lunghi eran quei venti giorni liquai finiti, il termine era, quando a lei Ruggiero et alla fede torni

a chi aspetta di carcere, o di bando uscir, non par ch el tempo piu soggiorni a darli libertade, o de l amata patria vista gioconda e disiata

In quel duro aspettare ella talvolta pensa che Eto e Pyroo sia fatto zoppo o sia la ruota guasta, che a dar volta le par che tardi oltra l usato troppo

piu lungo di quel giorno, a cui per molta fede nel cielo il giusto Hebreo fe intoppo piu de la notte che Hercole produsse parea lei ch ogni notte ogni dì fusse

O quante volte da invidiar le diero li orsi li giri e i sonnacchiosi tassi che quel tempo voluto havrebbe intiero tutto dormir che mai non si destassi

ne poter altro udir, fin che Ruggiero dal pigro sonno lei non richiamassi ma non pur questo non può far, ma anchora non può dormir di tutta notte un hora

Di qua di la va le noiose piume tutte premendo, e mai non si riposa spesso aprir la finestra hà per costume per veder s ancho di Tithon la sposa

sparge dinanzi al matutino lume el bianco giglio e la vermiglia rosa non meno anchor poi che nasciuto è il giorno brama vedere il ciel di stelle adorno

Poi che fu quattro o cinque giorni appresso il termine a finir, piena di spene stava aspettando d hora in hora il messo che le apportasse ecco Ruggier che viene

montava sopra un alta torre spesso che i folti boschi e le campagne amene scopria d intorno, e parte de la via donde di Francia a Montalban si gia

Se di lontano o splendor d arme vede o cosa tal ch a cavallier simiglia che sia il suo desiato Ruggier crede e rasserena i belli occhi, e le ciglia

se disarmato o viandante a piede che sia messo di lui speranza piglia e se ben poi fallace la ritrova pigliar non cessa una et unaltra nuova

Credendolo incontrar talhora armossi scese dal monte, e giu smontò nel piano ne lo trovando, si sperò che fossi per altra strada giunto a Montalbano

e col disir con che havea i piedi mossi fuor del castel, ritornò dentro in vano ne qua ne la trovollo, e passò intanto il termine aspettato da lei tanto

El termine passò d uno dí dui quattro, sei, dieci dì, quindici, e venti ne vedendo il suo sposo, ne di lui sentendo nuova, incomminció lamenti

chavria mosso a pietà ne i regni bui quelle furie crinite de serpenti e fece oltraggio a belli occhi divini al bianco petto all aurei crespi crini

Dunque fia ver (dicea) che mi convegna cercar un che mi fugge e mi s asconde? dunque debbio prezzar un che mi sdegna? debbio pregar che mai non mi risponde?

patirò che chi m odia il cor mi tegna? un che sì stima sue virtù profonde che bisogno serà che dal ciel scenda immortal dea, ch el cor d amor gli accenda

Sà questo altier ch io l amo e ch io l adoro ne mi vuol per amante ne per serva el crudel sà che per lui spasmo e moro e dopo morte a darmi aiuto serva

e perche non gli narri il mio martoro atto a piegar la sua voglia proterva da me s asconde come aspide suole che per star empio, il canto udir non vuole

Deh ferma Amor costui che così sciolto dinanzi al lento mio correr s affretta o tornami nel grado onde m hai tolto quando ne a te ne ad altri ero suggetta

deh come è il sperar mio fallace e stolto ch in te con preghi mai pietà si metta che ti diletti anzi ti pasci e vivi di trar da li occhi lachrymosi rivi

Ma di che debbio lamentarmi (ahi lassa) fuor che del mio disire irrationale? ch alto mi lieva e tanto in l aria passa che arriva in parte ove s abbrucia l ale

poi non potendo sostener, mi lassa dal ciel cader, ne qui finisce il male che le rimette e di nuovo arde, onde io non hò mai fine al precipitio mio

Anzi assai piu che del disir mi deggio di me doler, che sì gli apersi il seno onde cacciata hà la ragion di seggio et ogni mio poter può di lui meno

quel mi trasporta ognhor di mal in peggio ne lo posso frenar, che non hà freno e mi fa certa, che mi mena a morte perche aspettando il mal noccia piu forte

Deh perche voglio ancho di me dolermi? ch error se non d amarti unqua commessi? che maraviglia se fragili e infermi feminil sensi fur subito oppressi

perche devevo usar ripari o schermi che la summa beltà non me piacessi li alti sembianti e le saggie parole misero è quel che veder schiva il Sole

Et oltra el mio destino, io ci fui spinta da li conforti altrui degni di fede summa felicità mi fu dipinta ch esser devean di questo amor mercede

se la persuasione ohime fu finta se fu inganno il consiglio che mi diede Merlin, posso di lui ben lamentarmi ma non d amar Ruggier posso ritrarmi

Di Merlin posso e de la Maga insieme dolermi, e mi dorrò d essi in eterno che dimostrare i frutti del mio seme mi fero da li spirti de lo inferno

per pormi sol con questa falsa speme in servitù, ne la cagion discerno se non ch erano forse invidiosi de li sicuri miei lunghi riposi

Sì l occupa il dolor che non avanza luoco, ove in lei conforto habbia ricetto ma mal grado di quel vien la speranza e vi vuole alloggiar in mezo il petto

rifrescandole pur la rimembranza di quel chal suo partir l ha Ruggier detto e vuol contra il parer de li altri affetti che d hora in hora il suo ritorno aspetti

Questa speranza dunque la sostenne finito i venti giorni, un mese appresso siche il dolor sí forte non le tenne come tenuto havria l animo oppresso

un dì che per la strada se ne venne che per trovar Ruggier solea far spesso udì cose a sue voglie in modo averse che drieto a l altro ben la speme perse

Venne a incontrare un cavallier Vascone che dal campo Aphrican venia diritto dove era stato da quel dì prigione che fu inanzi a Parigi il gran conflitto

Bradamante lo messe per ragione di molte cose, e la dove prescritto havea ch el fin de sue dimande fosse venne a Ruggiero, et in Ruggier fermosse

Il cavallier buon conto le ne rese che connosceva tutta quella corte e narrò di Ruggier, come contese da sol a sol con Mandricardo forte

e come egli l uccise e piu d un mese poi ne restò ferito e presso a morte e s era la sua historia quasi conclusa fatto havria di Ruggier la vera escusa

Ma come poi vi giunse, una donzella esser nel campo nomata Marphisa che men non era che gagliarda bella d arme experimentata in ogni guisa

e che Ruggier l amava, e Ruggiero ella e lor compagnia raro era divisa e si credea per publico parere ch eran insieme marito e mogliere

E che come Ruggier si faccia sano il matrimonio publicar si deve e ch ogni Re, ogni Principe pagano gran piacere e letitia ne riceve

che de l uno e de l altro sopr humano connoscendo il valor, sperano in breve far una razza d huomini da guerra la piu gagliarda che mai fusse in terra

Credea il Vascon quel che dicea, non senza cagion, perche in l exercito pagano era di questo universal credenza, e in secreto, e in palese, e forte, e piano

se ne dicea, per la benivolenza che poi ch infermo, e quando prima sano era Ruggier, gli havea con grande affetto dimostrato Marphisa in fatto e in detto

L esser venuta a Mori ella in aita con lui, ne senza lui comparir mai havea questa credenza stabilita ma poi l havea accresciuta pur assai

ch essendosi del campo giá partita portandone Brunel (come io contai) senza esservi d alcuno richiamata sol per veder Ruggier v era tornata

Sol per lui visitar, che gravemente languia ferito, in campo venuta era non una sola volta, ma sovente vi stava il giorno, e si partia la sera

e molto piu da dir dava alla gente ch essendo connosciuta così altiera che tutto il mondo a se le parea vile solo a Ruggier fusse benigna e humile

Come le aggiunse, et affermó per vera questa altra nuova, fu di tanta pena Bradamante assalita, e così fiera che nel petto celar la puote a pena

e non ne fare accorto chi seco era dunque di gelosia di rabbia piena da se scacciata havendo ogni speranza ritornò furibonda alla sua stanza

E senza disarmarsi sopra il letto col viso volta in giu, tutta si stese dove per non gridar siche sospetto di se facesse, i panni in bocca prese

e ripetendo quel che le havea detto il cavalliero, in tal dolor discese che piu non lo potendo sofferire fu forza a disfocarlo e così dire

A chi (misera) mai creder piu deggio ognuno (ahi lassa) è perfido e crudele poi che crudele e perfido l huom veggio ch io tenni il piu constante e il piu fedele

qual crudeltà, qual fu perfidia peggio qual piu degna di pianto e di querele di questa fatta mai, qual fu men degna donzella mai di me che lo sostegna?

Perche Ruggier come di te non vive cavallier di piu ardir di piu bellezza ne che a gran pezzo al tuo valore arrive ne a tuoi costumi ne a tua gentilezza

perche non fai che fra tue illustri e dive virtù, si dica anchor chabbi fermezza? si dica chabbi inviolabil fede? a chi ogni altra virtù s inchina e cede

Non sai che non compar, se non v è quella alcun valore, alcun nobil costume? come ne cosa (e sia quanto vuol bella) si può veder dove non splenda lume

facil ti fu ingannar una donzella di cui tu signor eri idolo e nume a cui potevi far con tue parole creder che fusse oscuro e freddo il sole

Crudel sì che peccato a doler t hai se d uccider chi t ama non ti penti? se l mancar di tua fe sì liggier fai di ch altro peso il cor gravar ti senti?

come tratti il nemico? se tu dai a me, che t amo sì questi tormenti? ben dirò che giustitia in ciel non sia s a veder tardo la vendetta mia

Se piu di tutti li peccati, quello de l empia ingratitudine, l huom grava e per questo del ciel l angel piu bello fu relegato in parte oscura e cava

e se gran fallo aspetta gran flagello quando debita emenda il cor non lava guarda ch aspro flagello in te non scenda che mi se ingrato e non vuoi farne emenda

Di furto anchora, oltra ogni vitio rio di te crudel hò da dolermi molto che tu mi tenga il cor, non ti dico io di questo, io vuò che te ne vada assolto

dico di tè che t eri fatto mio e poi contra ragion mi ti sei tolto renditi iniquo a me, che tu sai bene che non si può salvar chi l altrui tene

Tu m hai Ruggier lasciata, io te non voglio ne lasciarte volendo ancho potrei ma per uscir d affanno e di cordoglio posso e voglio finire i giorni miei

di non morirti in gratia sol mi doglio che se concesso m havessero i dei ch io fussi morta quando t ero grata morte non fu già mai tanto beata

Così dicendo di morir disposta salta del letto, e di rabbia infiammata si pon la spada alla sinistra costa ma si ravede poi che è tutta armata

il miglior spirto in questo le s accosta e nel cor le ragiona, o donna nata di tanto alto lignaggio, adunque vuoi finir con si gran biasmo i giorni tuoi?

Non è meglio che al campo tu ne vada dove morir si può con laude ognhora quivi se avien che inanzi a Ruggier cada del morir tuo si dorrà forse anchora

ma se a morir te avien per la sua spada che serà mai che piu contenta mora? ragion è ben che di vita te privi poi che egli è causa anchor che tu non vivi

Verrà forse ancho che prima che mori farai vendetta di quella Marphisa che t ha con fraudi e dishonesti amori da te Ruggiero alienando, uccisa

questi pensieri parveno migliori alla donzella, e presto una divisa si fe su l arme, che volea inferire disperatione, e voglia di morire

Senza scudiero e senza compagnia scese dal monte e si pose in camino verso Parigi la piu dritta via dove era dianzi il campo Saracino

che la novella anchora non se udia che l havesse Rinaldo paladino aiutandolo Carlo e Malagigi fatto tor da l assedio di Parigi

Alloggiò quella notte ad un castello ch alla via di Parigi si ritrova e del notturno assalto del fratello che ruppe il Re Agramante udì la nuova

quivi hebbe buona mensa e buono hostello ma questo et ognaltro agio poco giova che poco mangia, e poco dorme, e poco non che posar, ma ritrovar può luoco

Pur chiuse alquanto appresso all alba i lumi e di veder le parve il suo Ruggiero che le dicesse, perche ti consumi dando credenza a quel che non è vero?

tu vedrai prima all erta andare i fiumi ch ad altri mai ch a te volga il pensiero s io non amassi te, ne il cor potrei ne le pupille amar de li occhi miei

E parea suggiungesse, io son venuto per battizarmi, e far quanto hò promesso e s io son stato tardi, m hà tenuto altra ferita che d amore oppresso

fuggise in questo il Sonno, ne veduto fu piu Ruggier, che si fuggì con esso rinuova allhora i pianti la donzella e ne la mente sua così favella

Fu quel che piacque un falso sogno, e questo che mi tormenta (ahi lassa) è un vegghiar vero el ben fu sogno, e dileguosi presto ma non é sogno il martir aspro e fiero

perchor non ode e vede il senso desto quel, ch udire e veder parve al pensiero? a che conditione occhi miei sete che chiusi il bene, aperti il mal vedete

El dolce sogno mi promesse pace e l amaro vegghiar mi torna in guerra el dolce sogno è ben stato fallace ma l amaro vegghiar ohime non erra

se l vero annoia, e il falso sì mi piace non oda o veggia mai piu vero in terra se l dormir mi da gaudio, e il vegghiar guai poss io dormir senza destarmi mai

O felici animal ch un sonno forte sei mesi tien senza mai li occhi aprire che s assimigli tal sonno alla morte tal vegghiare alla vita, io non vuò dire

ch a tutte altre contraria la mia sorte sente morte a vegghiar vita a dormire ma s a tal sonno morte s assimiglia deh morte hor hora chiudimi le ciglia

Ma costei seguitar non voglio tanto ch io non ritorni a quei dui cavallieri che d accordo legato haveano a canto la solitaria fonte i lor destrieri

la pugna lor di che vuò dirvi alquanto non fu per acquistar terre ne imperi ma perche Durindana il piu gagliardo habbia ad havere, e cavalcar Baiardo

Senza che trombe, o che tambur cennasse quando a mover s havean, senza maestro chel schermo e il ben ferir lor raccordasse e stimulasse il cor d animoso estro

l uno e l altro d accordo il ferro trasse e si venne a trovare agile e destro li spessi e gravi colpi a farsi udire incominciaro et a scaldarsi l ire

Due spade altre non sò per prova elette ad esser ferme e solide e ben dure che a tre colpi di quei si fusser rette ch erano fuor di tante le misure

ma quelle fur di tempre sì perfette per tante experientie sì sicure che ben poteano insieme riscontrarsi con mille colpi e piu senza spezzarsi

Hor qua Rinaldo hor la mutando il passo con gran destrezza e molta industria et arte fuggia di Durindana il granfraccasso che sa ben come spezza il ferro e parte

feria maggior percosse il Re Gradasso ma quasi tutte al vento erano sparte se coglieva talhor coglieva in luoco dove potea gravar e nuocer poco

L altro con piu ragion sua spada inchina e fa spesso al Pagan stordir le braccia quando alli fianchi, e quando ove confina la corazza con l elmo, gli la caccia

ma truova tanto l armatura fina che piastra non ne rompe o maglia straccia se dura e forte la trovava tanto venia, perche era fatta per incanto

Senza prender riposo erano stati gran pezzo tanto alla battaglia fisi che volti li occhi in nessun mai de lati haveano, fuor che ne i turbati visi

quando da un altra zuffa distornati e da tanto furor furon divisi ambi voltaro a un gran strepito il ciglio e videro Baiardo in gran periglio

Vider Baiardo a zuffa con un mostro ch era piu di lui grande, et era augello havea piu lungo di tre braccia il rostro l altre fattezze havea di pipistrello

havea la piuma negra come inchiostro havea l artiglio grande acuto e fello li occhi di fuoco il sguardo havea crudele l ale havea grandi che parean due vele

Forse era vero augel, ma non sò dove o quando un altro mai ne fusse tale non hó veduto mai ne letto altrove fuor ch in Turpin, d un sí fatto animale

questo rispetto a credere mi muove che l augel fusse un diavolo infernale che Malagigi in quella forma trasse acciò che la battaglia disturbasse

Rinaldo il credette ancho, e gran parole e sconcie poi con Malagigi n hebbe egli già confessar non gli vuole e perche tor di colpa si vorrebbe

giura pel lume che dá lume al sole che di questo imputato esser non debbe fusse augello o demonio il mostro, scese sopra Baiardo, e con l artiglio il prese

Le redine il destrier che era possente subito rompe, e con sdegno e con ira contra l augello, i calci adopra e il dente ma quel veloce in aria si ritira

indi ritorna, e con l ugna pungente lo va battendo e d ognintorno aggira Baiardo offeso, e che non ha ragione di schermo alcun, ratto a fuggir si pone

Fugge Baiardo, e in la vicina selva va ricercando le piu spesse fronde segue di sopra la pennuta belva con li occhi fisi, ove la via seconde

ma pur il buon destrier tanto s inselva ch al fin sotto una grotta si nasconde poi che l alato la traccia ne perse altrove a batter l aria si converse

Rinaldo e il Re Gradasso che partire veduta han la cagion de la lor pugna restar d accordo quella differire fin che si salvi dal grifo e da l ugna

di quel augel sí lo fa fuggire con patto che qual d essi lo ragiugna a quella fonte lo restituisca dove la lite lor poi se finisca

Seguendo si partir da la fontana l herbe novellamente in terra peste così da lor Baiardo s allontana chebbon le piante in seguir lui mal preste

Gradasso che non lungi havea l alfana sopra vi salse, e per quella foresta lasciò Rinaldo di gran spatio drieto di sì strana aventura poco lieto

Perse Rinaldo l orme in pochi passi del suo destrier, che fe strano viaggio rivi profondi, e dove iniqui sassi e dense spine havea l luoco selvaggio

andò cercando, acciò che si celassi da l animal che gli faceva oltraggio Rinaldo dopo la fatica vana tre giorni anchor l attese alla fontana

Se da Gradasso vi fusse condutto si come tra lor dianzi si convenne ma poi che far si vide poco frutto dolente e a piedi in campo se ne venne

ma torniamo a quell altro chebbe tutto contrario caso a questo, egli via tenne non per ragion, ma per suo buon destino dove annitrir udì il caval vicino

E ritrovollo in la spelonca cava che del timor chavea del strano augello anchor smarrito e tremebondo stava quivi il prese il Pagan quivi suo fello

ben la convention si ricordava che alla fonte tornar devea con quello ma non gli parve allhora di observarla e così in mente sua tacito parla

Pazzo è colui che cerca haver con guerra quel, che puó haver con pace, già venn io da l un a l altro capo de la terra acciò questo destrier facessi mio

chi crederà ch io l lasci havendol, erra che se di ricovrarlo havrà disio il patron suo, non mi par cosa indegna come io già in Francia, hor egli in India vegna

Non men sicura a lui fia Sericana che già due volte Francia a me sia stata cosi dicendo, per la via piu piana ne venne in Arli, e vi trovò l armata

e quindi con Baiardo e Durindana si partì sopra una galea spalmata ma questo a unaltra volta, che hor Gradasso Rinaldo e tutta Francia drieto lasso

Voglio Astolfo seguir, ch a sella e morso a uso facea andar di palafreno l Hippogrypho per l aria a sì gran corso che l aquila e il falcon vola assai meno

poi che de Galli hebbe il paese scorso da un mare a l altro e da Pyrene al Rheno tornò verso Ponente alla montagna che separa la Francia da la Spagna

Passó in Navarra, et indi in Aragona lasciando a chi l vedea gran maraviglia restò lungi a sinistra Taracona Biscaglia a destra, et arrivò in Castiglia

vide Gallicia, e il regno d Ulispona poi volse il corso a Cordova e Siviglia ne lasciò presso al mar ne fra campagna città che non vedesse in tutta Spagna

Vide le Gade e la meta che pose a primi naviganti Hercole invitto per l Aphrica vagar poi si dispose dal mar d Atlante ai termini d Egytto

vide le Balcariche famose e l Isola d Evizza al camin dritto poi volse il freno e tornò verso Arzilla sopra al mar che da Spagna dipartilla

Vide Marocco, Feza, Orano, Hippona, Algier, Buzea, tutte città superbe channo d altre città tutte corona corona d oro, e non di fronde e d herbe

verso Biserta e Tunisi poi sprona vede Capisse e l Isola del Zerbe e Tripoli, e Berniche, e Tolomitta sin dove il Nilo in Asia si traghitta

Tra la marina e la selvosa schiena del fiero Atlante, vide ogni contrada poi diè le spalle ai monti di Carena e sopra i Cyrenei prese la strada

e traversando i campi de l arena venne a confin di Nubia in Albaiada rimase drieto il Cimitier di Batto e il gran tempio d Amon choggi è disfatto

Indi giunse ad unaltra Tremisenne che segue pur di Macometto il stilo poi volse a gli altri Ethiopi le penne che contra questi son di là dal Nilo

alla città di Nubia il camin tenne tra Dobada e Coalle in aria a filo questi Christiani son, quei saracini e stan con l arme in man sempre a confini

Senapo Imperator de la Ethiopia che in luoco tien di settro in man la croce di gente di cittadi e d oro ha copia quindi sin là dove il mar rosso hà foce

e serva a punto nostra fede propia che può salvarlo dal exilio atroce è (s io non piglio error) questo quel luoco dove al battesmo lor usano il fuoco

Dismontò il duca Astolfo alla gran corte dentro di Nubia, e visitò il Senapo il Castello è piu ricco assai che forte dove dimora de Ethiopi il capo

le catene de ponti e de le porte gangheri e chiavistei da piede a capo e finalmente tutto quel lavoro che nui di ferro usiamo, ivi usan d oro

Anchor che del finissimo metallo vi sia tale abondanza, è pur in pregio colonnate di limpido chrystallo eran, le loggie del palazzo Regio

facean di verde, rosso, azuro, e giallo d intorno a volti un relucentè fregio divisi tra proportionati spati rubin, smeraldi, zaphiri, e topati

In muri in tetti in pavimenti sparte era le perle, eran le gemme fine quindi il muschio odorifero si parte che vien portato per tante marine

le belle cose in summa in questa parte nascon, che van pel mondo peregrine el gran Soldano è a questo Re suggetto qui Pretianni, e là Senapo è detto

Di quanti Re mai d Ethiopia foro il piu ricco fu questo e il piu possente ma con tutta sua possa e suo thesoro li occhi perduti havea miseramente

et era questo il men del suo martoro molto era piu noioso e piu spiacente che quantunque ricchissimo se chiame cruciato era da perpetua fame

Se per mangiar o ber quello infelice venia, cacciato dal bisogno grande tosto apparia l infernal schiera ultrice di monstruose Harpie brutte e nefande

che col grifo e con lugna predatrice spargeano i vasi, e rapian le vivande e quel che non capia lor ventre ingordo vi rimanea contaminato e lordo

E questo, perche essendo d anni acerbo e vistose levato in tanto honore che oltra le ricchezze, di piu nerbo era di tutti li altri, e di piu core

divenne come Lucifer superbo e pensò mover guerra al suo Fattore con la sua gente la via prese al dritto al monte onde esce il gran fiume d Egytto

Inteso havea, che su quel monte alpestre ch oltra le nubi sino al ciel si lieva era quel paradiso, che terrestre si dice, ove habitò già Adamo et Eva

con cameli, elephanti, e con pedestre exercito, orgoglioso si moveva con gran desir, se v habitava gente di farla alle sue leggi ubidiente

Dio gli riprese il temerario ardire e mandò l Angel suo tra quelle frotte che centomila ne fece morire e condennó lui a perpetua notte

alla sua mensa poi fece venire l horrendo mostro dal infernal grotte che gli rape e contamina li cibi ne lascia che ne gusti o ne delibi

In desperation continua il messe uno, che giá gli havea prophetizato che le sue mense non seriano oppresse da la rapina e dal odor ingrato

come dentro di Nubia si vedesse volar per l aria un cavallier armato perche dunque impossibil parea questo privo d ogni speranza vivea mesto

Hor che con gran stupor vede la gente sopra ogni muro e sopra ogni altra torre intrar l armato cavallier, repente a nonciarlo al Re di Nubia corre

a cui la prophetia ritorna a mente et obliando per letitia torre la fedel verga, con le mane inante vien brancolando al cavallier volante

Astolfo ne la piazza del castello con spatiose ruote in terra scese, poi che fu il Re condutto inanzi ad ello inginocchiossi, e le man giunte stese

e disse, angel di Dio Messia novello ben che perdon non mertino mie offese mira che proprio é a noi peccar sovente a voi perdonar sempre a chi si pente

Del mio error consapevole, io non chieggio ne chiederti ardirei li antiqui lumi che tu lo possa far ben creder deggio che sei de cari a Dio beati numi

ti basti il gran martir ch io non ci veggio senza ch ognhor la fame me consumi al men discaccia le fetide Harpie che non rapiscan le vivande mie

E di marmore un tempio ti prometto edificare de l alta Regia mia che tutte d oro habbia le porte, e il tetto e dentro e fuor di gemme ornato sia

e del tuo santo nome serà detto e del miracol tuo sculpito fia così dicea quel Re, che nulla vede cercando in van baciar al Duca il piede

Rispose Astolfo, ne l Angel di Dio ne son Messia novel, ne dal ciel vegno ma son mortal e peccatore anch io di tanta gratia a me concessa indegno

io farò ogni opra acciò ch el mostro rio per morte o fuga io ti levi del regno sio l fò, me non, ma Dio ne loda solo che per tuo aiuto quì mi drizzò il volo

Fa questi voti a Dio debiti a lui a lui templi edifica, e li altari così parlando, andavano ambidui verso il castel fra li baron preclari

il Re commanda alli sergenti sui che subito il convivio si prepari sperando che non debbia esserli tolta la vivanda di mano a quella volta

Dentro una ricca sala incontinente apparecchiossi il convivio solenne col Senapo s assise solamente il duca Astolfo, e la vivanda venne

ecco il stridor che per l aria si sente percossa intorno da l horribil penne ecco venir l Harpie brutte e nefande tratte dal cielo a odor de le vivande

Erano sette in una schiera, e tutte volto di donna havean pallide e smorte per lunga fame attenuate e sciutte horribili a veder piu che la Morte

l alaccie grandi havean deformi e brutte le man rapaci, e l ugne incurve e torte grande e fetido il ventre, e lunga coda come di serpe, che s aggira e snoda

Si sentono venir per l aria, e quasi si vedon tutte a un tempo in su la mensa rapir li cibi e riversar i vasi e molta feccia il ventre lor dispensa

tal che gli è forza d atturare i nasi che non si può soffrir la puzza immensa Astolfo come l ira lo sospinge contra li ingordi uccelli il ferro stringe

Uno sul collo, un altro su la groppa percuote, e chi nel petto, a chi nel ala ma come fera in s un sacco di stoppa poi langue il colpo e senza effetto cala

e quelli non lasciar piatto ne coppa che fusse intatto, ne sgombrar la sala che le rapine lor, lor fiero pasto il tutto havea contaminato e guasto

Havuto havea quel Re ferma speranza nel Duca che l Harpie gli discacciassi et hor che nulla ove sperar gli avanza sospira e geme, e disperato stassi

viene al Duca del corno rimembranza che suole aitarlo a perigliosi passi e conchiude tra se, che questa via per discacciare i mostri ottima sia

E prima fa ch el Re con soi baroni di calda cera l orecchie si serra acciò che tutti, come il corno suoni non habbiano a fuggir fuor de la terra

s arma egli, e si rassetta in su li arcioni del Hippogrypho, et il bel corno afferra et accennando al scalco poi commanda chi ripona e la mensa e la vivanda

E così in una loggia s apparecchia con altra mensa, altra vivanda nuova ecco l Harpie che fan l usanza vecchia Astolfo il corno subito ritrova

li augelli che non han chiusa l orecchia udito il suon, non puon stare alla prova ma vanno in fuga pieni di paura che ne del cibo o d altro hanno piu cura

Subito il paladin dietro lor sprona volando escie il caval fuor de la loggia e col castel la gran città abbandona e per l aria, cacciando imostri, poggia

Astolfo il corno tuttavolta suona fuggon l Harpie verso la Zona roggia tanto che sono a l altissimo monte dove il Nilo ha (se in alcun luoco ha) fonte

Quasi de la montagna alla radice entra sotterra una profonda grotta che certissima porta esser si dice di chi all inferno vuol scender talhotta

quivi si fu la turba predatrice come in sicuro albergo, ricondotta e giu sin di Cocito in su la proda scese, e piu là dove quel suon non oda

All infernal caliginosa buca ch apre la strada a chi si tol dal lume finì l horribil suon l inclyto Duca e fe raccorre al suo caval le piume

ma prima che piu inanzi lo conduca per non mi dispartir dal mio costume poi che da tutti i lati hò pieno il foglio finire il canto e riposar mi voglio

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Canto trentesimo · Ludovico Ariosto · Poetry Cove