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1474–1533

Canto trentaquattresimo

Ludovico Ariosto

cOrtesi donne che benigna udienza date a miei versi, io vi veggio al sembiante che quest altra sì subita partenza che fa Ruggier da la sua fida amante

vi dà gran noia, e havete displicenza poco minor chavesse Bradamante e fate ancho argumento ch esser puoco in lui devesse l amoroso fuoco

Per ogni altra cagion che allontanato contra la voglia d essa se ne fusse anchor che havesse piu thesor sperato che Creso o Crasso insieme non ridusse

io crederia con voi, che penetrato non fusse al cor il stral che lo percusse ch un almo gaudio un cosí gran contento comperar non potrebbe oro ne argento

Pur per salvar l honor, non solamente d excusa, ma de laude è degno anchora per salvar dico, in caso che altrimente facendo biasmo et ignominia fora,

e se la donna fusse renitente et ostinata in fargli far dimora darebbe di se indicio e chiaro segno o d amar poco, o d haver poco ingegno,

Che se l amante del amato deve la vita amr piu de la propria o tanto (io parlo d uno amante a cui non lieve colpo d Amor passò piu la del manto)

al piacer tanto piu ch esso riceve, l honor di quel deve anteponer, quanto l honor è di piu pregio che la vita ch a tutti li piaceri è preferita,

Fece Ruggiero il debito a seguire il suo signor, che non se ne potea se non con ignominia dipartire che ragion di lasciarlo non havea

e se Aimonte gli fe il padre morire tal colpa in Agramante non cadea ch in molti effetti havea con Ruggier poi emendato ogni error de i maggior suoi

Fe il debito Ruggiero a ritornare al suo signor, et ella anchor lo fece che sforzar non lo volse di restare con mille preghi ove eran troppo diece

Ruggier potrà alla donna satisfare a un altro tempo s hor non satisfece ma chi manca al honor solo un momento non può in centanni satisfargli e cento

Ruggier ritornò ad Arli, havendo tratta la spada che non fe piu resistenza Bradamante e Marphisa, che contratta col parentado havean benivolenza

andaro insieme ove re Carlo fatta la maggior prova havea di sua potenza sperando o per battaglia o per assedio levar di Francia così lungo tedio

Di Bradamante, poi che connosciuta in campo fu, si fe letitia e festa ognun la riverisce e la saluta et ella a questo e a quel china la testa

Rinaldo come udì la sua venuta le venne incontra, ne Ricciardo resta ne Ricciardetto o d altri di sua gente e la raccoglion tutti allegramente

Come s intese poi che la compagna era Marphisa, in arme sí famosa che dal Cataio a termini di Spagna di mille chiare palme iva pomposa

non è povero o ricco che rimagna nel padiglion, la turba desiosa vien quinci, e quindi, e s urta preme, e stroppia sol per veder sì gloriosa coppia

A Carlo riverenti appresentarsi questo fu il primo dì (scrive Turpino) che fu vista Marphisa inginocchiarsi che sol le parve il figlio di Pipino

degno, a cui tanto honor devesse farsi tra quanti o mai nel popul Saracino o nel christiano, imperatori e regi per virtù vide o per ricchezza egregi

Carlo benignamente la raccolse e le uscì contra fuor de padiglioni e che sedesse a lato suo poi volse sopra tutti re, principi, e baroni

se diè licentia a chi non se la tolse siche presto restaro in pochi e buoni restaro i paladini, e i gran signori la vilipesa plebe andò di fuori

Marphisa cominciò con grata voce excelso invicto e glorioso Augusto che dal mar Indo alla Tirynthia foce dal bianco Scytha all Ethyope adusto

reverir fai la tua candida croce ne di te regna il piu saggio o il piu giusto tua fama ch alcun termine non serra m hà tratto quì, fin da l estrema terra

E (per narrarti il ver) sola mi mosse Invidia, e sol per farti guerra venni acciò che sì potente un re non fosse che non tenesse la legge ch io tenni

per questo hò fatto le campagne rosse del christian sangue, et altri fieri cenni ero per farti da crudel nemica se non cadea chi mi t hà fatto amica

Quando nuocer pensai piu alle tue squadre io truovo (e come sia dirò piu adagio) ch el gran Ruggier di Risa fu mio padre tradito a torto dal fratel malvagio

portommi in corpo mia misera madre di la dal mare, e nacqui in gran disagio nutrimmi un Mago in fin al settimo anno a cui li Arabi poi rubata m hanno

E mi vendero in Persia per ischiava a un re, che poi cresciuta io posi a morte che mia verginità tuor mi cercava lui un dì uccisi, e tutta la sua corte

tutta cacciai la sua progenie prava e presi il regno, e tal fu la mia sorte che a dieciotto anni di mia età non venni che di sette reami il scettro tenni

E di tua fama invidiosa, come io t hò già detto, havea fermo nel core la grande altezza abbatter del tuo nome forse il facevo, e forse ero in errore

ma hora avien che questa voglia dome e faccia cader l ale al mio furore l haver inteso, poi che qui son giunta come io ti son d affinità congiunta,

E come il padre mio parente, e servo ti fu, parente e serva anch io ti sono e quella invidia, e quel odio protervo ch io t hebbi un tempo, qui tutto depono

anzi pur contra il Re d Aphrica il servo e contra tutti quei che scesi sono da Troiano e d Aimonte, che fur rei de l empia morte de genitor miei,

E seguitò voler christiana farsi e poi che haverà extinto il Re Agramante voler, piacendo a Carlo, ritornarsi a battizar il suo regno in Levante

et indi contra tutto il mondo armarsi dove Machon s adori, e Trivigante e con promission chogni suo acquisto sia de l Imperio, e de la fe di Christo

L Imperator che non meno eloquente era, che fusse valoroso, e saggio molto exaltando la Donna excellente e molto il padre, e molto il suo lignaggio

rispose ad ogni parte humanamente e mostrò in fronte aperto il suo coraggio e fu conchiuso in l ultima parola per parente accettarla, e per figliuola

E qui se lieva, e di nuovo l abbraccia e come figlia bacia ne la fronte vengono tutti con allegra faccia quei di Mongrana, e quei di Chiaramonte

lungo a dir fora, quanto honor le faccia Rinaldo, che di lei le prove conte vedute havea piu volte al paragone quando d Albracca assediò il girone,

Lungo a dir fora quanto il giovinetto Guidon s allegri di veder costei Aquilante, e Griphone, e Sansonetto ch alla città crudel furon con lei

Malagigi, e Viviano, e Ricciardetto ch all occision de Maganzesi rei e de li venditori empii di Spagna l haveano havuta sì fedel compagna

Apparecchiar per il seguente giorno et hebbe cura Carlo egli medesmo che fusse un luoco riccamente adorno dove prendesse Marphisa battesmo

li Vescovi e gran chierici d intorno che le leggi sapean del Christianesmo fece raccorre, acciò da loro in tutta la santa fe fusse Marphisa instrutta

Venne in pontificale habito sacro l arcivesco Turpino, e battizolla Carlo dal salutifero lavacro con cerimonie debite levolla

ma tempo e hormai ch al capo vuoto e macro di senno, si soccorra con l ampolla conche dal ciel piu basso ne venia il duca Astolfo sul carro d Helia

Sceso era Astolfo dal giro lucente alla maggiore altezza de la terra con la felice ampolla, che la mente devea sanare al gran mastro di guerra

una herba quivi di virtù excellente mostra Giovanni al Duca d Inghiterra con essa vuol ch al suo ritorno tocchi al Re di Nubia, e che gli sani li occhi,

Acciò per questi e per li primi merti gente gli dia conche Biserta assaglia e come poi quei populi inexperti armi et acconci ad uso di battaglia

e senza danno, passi li deserti dove l arena li huomini abbarbaglia a punto a punto l ordine che tegna tutto il Vecchio santissimo glinsegna,

Poi lo fe rimontar su quello alato che di Ruggiero e fu prima d Altante il Paladin lasció, licentiato da san Giovanni, le contrade sante

e secondando il Nilo a lato a lato presto i Nubi apparir si vide inante e ne la terra che del regno è capo scese da l aria, e ritrovò il Senapo

Molto fu il gaudio, molta fu la gioia che portò a quel Signor nel suò ritorno che ben si raccordava de la noia che gli havea tolta de l Harpie d intorno

ma poi che la grossezza gli discuoia di quel humor, che già gli tolse il giorno e che gli rende la vista di prima l adora, e cole, e come Dio sublima

Siche non pur la gente che gli diede per mover guerra al regno di Biserta ma centomila sopra gli ne diede e de la sua persona fe proferta

d elephanti, e cameli, e gente a piede (perhò che de cavalli e male experta) senza piu differir fu il campo tutto all ordinanza in sette giorni instrutto,

La notte inanzi il dì, che a suo camino l exercito di Nubia devea porse montò sul Hippogrypho il Paladino e verso Mezodì, con fretta corse

tanto che giunse al monte che l Austrino vento produce, e spira contra l Orse trovò la cava, onde per stretta bocca quando si desta il furioso scocca

E come racordogli il suo maestro havea seco arrecato un utre vuoto mantre ne l antro rigido et alpestro profondamente sogna il fiero Noto

pon l utre al buco Astolfo cheto e destro et è l aguato in modo al vento ignoto che credendosi uscir fuor la dimane preso, e legato in quel utre rimane

Di tanta preda il Paladino allegro ritorna in Nubia, e la medesma luce si pone a caminar col popul negro e vittuaglia drieto si conduce

a salvamento trasse il stuolo integro sopra l Atlante il glorioso Duce venuto al dritto per mezo la sabbia senza temer che vento a nuocer gli habbia

Giunto che fu di qua dal giogo in parte onde il pian si discopre, e la marina Astolfo elegge la piu nobil parte del campo, e la meglio atta a disciplina

e qua e la per ordine la parte a piè d un colle, ove nel pian confina quivi la lascia, e su la cima ascende in vista d huom che a gran pensier intende

Poi che inchinando le ginocchia fece al santo suo maestro oratione sicuro che sia udita la sua prece copia di sassi a far cader si pone

o quanto a chi ben crede in Christo lece li sassi fuor di natural ragione crescendo si vedean venire in giuso e formar ventre, e gambe, e collo, e muso,

E con chiari annitrir giu per quei calli venian saltando, e giunti poi nel piano scuotean le groppe, e fatti eran cavalli chi baio, e chi leardo, e chi roano

la turba che aspettando ne le valli stava alla posta lor dava di mano siche in poche hore fur tutti montati che con sella, e con freno erano nati

Ottanta mila cento e dua in un giorno fe di pedoni Astolfo cavallieri con questi tutta scorse Aphrica intorno facendo prede, incendi, e prigionieri

posto Agramante havea fin al ritorno el Re di Fersa, e il Re de li Algazeri col Re Branzardo a guardia del paese e questi si fer contra il Duca Inglese

Prima havendo spacciato un suttil legno che a vele e a remi andò battendo l ali ad Agramante aviso come il regno pativa da li Nubi oltraggi e mali

giorno e notte andò quel senza ritegno tanto che giunse a i liti Provenzali e trovò in Arli il suo Re mezo oppresso ch el campo havea di Carlo un miglio appresso

Sentendo il Re Agramante a che periglio per guadagnar il regno di Pipino lasciava il suo, chiamar fece a consiglio Principi, e Re del popul saracino

e poi ch una o due volte girò il ciglio quinci a Marsiglio, e quindi al Re Sobrino liqual d ognaltro fur che vi venisse li dui piu antiqui e saggi, così disse,

Quantunque io sappia come mal convegna a un capitano dir non me l pensai pur lo dirò, che quando un danno vegna d ogni discorso human lontano assai

a quel fallir par che sia excusa degna e qui si versa il caso mio, ch errai a lasciar d arme l Aphrica sfornita se da li Nubi esser devea assalita

Ma chi pensato havria fuor che Dio solo a cui non è cosa futura ignota che devesse venir con si gran stuolo a farne danno gente sì remota?

tra quali, e noi giace l instabil suolo di quella arena ognhor da venti mota pur è venuta ad assediar Biserta et hà in gran parte l Aphrica deserta

Hor sopra ciò vostro consiglio chieggio s in Aphrica tornar come io ne venni o pur seguir tanto l impresa deggio che i Gigli abbatta, e l Aquila dispenni

o come insieme salvar possa il seggio e non lasciar Francia, e Christiani indenni se alcun di voi sà dir, prego nol taccia acciò si truovi il meglio, e quel si faccia

Così disse Agramante, e volse li occhi al Re di Spagna che gli sedea appresso come mostrando di voler che tocchi de li suoi detti la risposta ad esso

e quel, poi che surgendo hebbe i ginocchi per riverentia, e così il capo flesso nel suo honorato seggio si raccolse indi la lingua a tai parole sciolse,

O bene o mal che la Fama ne porti Signor, di sempre crescerlo hà in usanza per ciò non serà mai ch io mi sconforti o mai piu del dever pigli baldanza

per casi o buoni o rei che sieno sorti ma sempre n haverò tema e speranza che esser debbian minori, e non del modo ch a noi per tante lingue venire odo,

E tanto men prestar gli debbio fede quanto piu al verisimile s oppone hor se egli è verisimile si vede chabbia con si gran numer di persone

posto in la populosa Aphrica il piede un Re di sì lontana regione traversando l arene a cui Cambyse con male augurio il popul suo commise

Crederò ben che sien li Arabi scesi da la montagne, et habbian dato il guasto e saccheggiato, e morti huomini, e presi dove trovato havran poco contrasto

e che Branzardo che per quei paesi di te luocotenente era rimasto per le decine scriva le migliaia acciò l excusa sua piu degna paia

Vuó concedergli anchor che sieno i Nubi per miracol dal ciel forse piovuti o forse ascosi vennero in le nubi poi che non fur mai per camin veduti

temi tu che tal gente Aphrica rubi? se ben di piu soccorso non l aiuti? el tuo presidio havria ben trista pelle quando temesse un populo sì imbelle

Ma se tu mandi anchor che poche navi pur che si veggian li stendardi tuoi non volgeran sì presto al lito i clavi che fuggiran ne li confini suoi

questi, o sien Nubi, o sien Arabi ignavi ai quali il ritrovarti qui con noi separato pel mar da la tua terra há dato ardir e ti fa romper guerra

Piglia occasion che per l absenza d Orlando, sopra Carlo hai di vendetta poi che Orlando non cé, mal resistenza ti farà alcun de la nemica setta

se per non veder lasci o negligenza l honorata vittoria che te aspetta volterà il calvo, ove hor il crin ne mostra con molto danno, e lunga infamia nostra

Queste et altre parole accortamente usò l Hispano, dando per consiglio al re Agramante di non farsi absente da Francia, fin che non sfiorasse il Giglio

a cui Sobrin che vide apertamente a che camino andava il re Marsiglio che per util di Spagna dicea cose poco al bisogno d Aphrica, s oppose,

E cominciò, signor nel cor mi pesa ch io sia del nostro mal stato propheta quando ti sconfortai da questa impresa che hor vedi ben come succede lieta

allhor che mia sententia vilipesa fu da quella superba et inquieta anima, del audace Rodomonte cui ciò mi duol non poter dire in fronte

Ch io vorria improverargli le parole che disse da bestiale e furioso ch andarle a paro, o lasciar drieto vuole tua maestà nel caso periglioso

poi nel bisogno in le deserte e sole montagne, non só dove sta nascoso et io che per predirti il vero allhora codardo detto fui, son teco anchora,

E serò sempremai, fin che abbandono questa vita, che anchor che d anni grave per te sovente hò posta al risco e pono ne mai fur l opre mie triste ne prave

e con Orlando e con Rinaldo sono e con quel altro in Francia alcun nome have stato a battaglia, e non han fatto tanto molti che se donar di me piu vanto

Dico così per dimostrar che quello ch io dissi allhora, e che ti voglio hor dire ne per viltade vien ne per cor fello ma d amor vero e da fedel servire

io ti conforto ch al paterno hostello piu presto che tu puoi vogli redire che poco saggio si può dir colui che perde il suo per acquistar l altrui,

Se acquisto cè tu l sai, trentadui fummo Re tuoi vassalli a uscir teco del porto hor se di nuovo il conto ne rasummo cè a pena il terzo e tutto il resto è morto

che non ne cadan piu piaccia a Dio summo ma se tu vuoi seguir, temo di corto che non ne rimarrà quarto ne quinto e il miser popul tuo fia tutto extinto,

Ch Orlando non vi sia ne giova, che ove sian pochi, forse alcun non ci saria ma per questo il periglio non rimove se ben prolunga nostra sorte ria

Rinaldo vè ch a molte e molte prove non mostra che minor d Orlando sia v è il suo lignaggio, e tutti i paladini timore eterno a nostri saracini,

Appresso a questi, quel secondo Marte (ben che i nemici al mio dispetto lodo) provato habbiano io dico Brandimarte il qual perciò ch io ne connosco et odo

ne fò giudicio che in alcuna parte non sia d Orlando meno ardito, e prodo poi son piu dí, che non v è Orlando stato e piu perduto habbian che guadagnato,

Se per adietro haven perduto, io temo che da qui inanzi perderen piu ingrosso del nostro campo Mandricardo è scemo Gradasso il suo soccorso n hà rimosso

Marphisa n hà lasciati al punto estremo e così il Re d Algier, di cui dir posso che se fusse fedel come gagliardo poco uopo era Gradasso o Mandricardo,

E dove tolti a noi son questi aiuti e tante mila son de nostri morti e quei che a venir han, son già venuti ne s aspetta altro legno che n apporti,

quattro son giunti a Carlo, che tenuti non son men che sia Orlando arditi e forti e per ragion, che da quí sino a Battro potresti mal trovar tali altri quattro

Non sò se sai chi sia Guidon selvaggio e Sansonetto, e i figli d Oliviero di questi fo piu stima, e piu tema haggio che d ogni duca insieme e cavalliero

che di Lamagna, o d altro stran linguaggio sia contra noi per aiutar l Impero ben che importa ancho assai la gente nuova che a nostri danni in Francia se ritruova,

Quante volte uscirai alla campagna tante havrai la peggior o serai rotto se spesso il campo perse Aphrica e Spagna quando sian stati sedici per otto

che sera dopo che Italia e Lamagna e Francia et Inghilterra, e il popul Scotto son posti insieme? e dui contra un saranno ch altro esser può, che nostro biasmo e danno?

La gente quì, là perdi a un tempo il Regno s in questa impresa piu duri ostinato dove se al ritornar muti disegno servi l avanzo di tua gente, e il stato,

lasciar Marsiglio in guerra è caso indegno di te, ch ognun te ne terrebbe ingrato ma cé rimedio, far con Carlo pace ch a lui deve piacer s a te pur piace,

Pur se ti par che non ci sia el tuo honore che tu che offeso sei prima la chieda e la battaglia piu ti sta nel core qualunque o male o ben la ti succeda

tenta restarne al men superiore ch averrà forse quando tu mi creda se d ogni tua querela a un cavalliero doni l assunto, e se quel fia Ruggiero,

Io sò e tul sai ch in arme é Ruggier tale che a sol a sol s el pon con l arme in mano ne di Rinaldo ne d Orlando vale ne men d altro guerrier di Carlo mano

ma se tu vuoi far guerra universale anchor chel valor suo sia soprahumano egli perhò non serà piu che un solo e di par suoi troverà contra un stuolo

Se a tè par, a mè par, che a dir si mandi al Re Christiano, che per finir le liti e perche cessi il sangue che tu spandi ognhor di suoi, egli de tui infiniti

che contra un tuo guerrier tu gli dimandi che metta in campo un de li suoi piu arditi e faccian questi dui tutta la guerra fin che l un vinca, e l altro resti in terra

Con patto, che qual d essi perde, faccia ch el suo Re al altro Re tributo dia questa condition non credo spiaccia a Carlo anchor che sul vantaggio sia

io mi confido in le robuste braccia poi di Ruggier, che vincitor ne fia e ragion tanta è da la nostra parte che vincerá s havesse contra Marte,

Con questi et altri piu efficaci detti fece Sobrin, siche il partito ottenne e l interpreti fur quel giorno eletti e quel dí a Carlo l ambasciata venne

Carlo che havea tanti guerrier perfetti vinta per lui quella battaglia tenne di cui l impresa al buon Rinaldo diede in che havea dopo Orlando maggior fede

Di questo accordo parimente lieto l uno exercito e l altro si godea ne piu curando i danni corsi a drieto ciascun gioir per l avenir volea

l otio tranquillo, e il bel viver quieto ogni lingua lodando al ciel tollea e maledicean tutti quel furore che di far guerra havuto havean in core

Rinaldo che exaltar molto si vede, che Carlo in lui di quel che tanto pesa há piu che in tutti li altri havuto fede, lieto s accinge all honorata impresa

Ruggier non stima, e veramente crede che contra se non potrà far difesa che possa valer tanto non gli è aviso se ben in campo hà Mandricardo occiso,

Ruggier dal altra parte, anchor che molto honor gli sia, chel suo Re l habbia eletto e pel miglior di tutti i buoni tolto a cui commetta un sì importante effetto

pur mostra affanno, e gran mestitia in volto non per paura che gli turbi il petto di andar contra Rinaldo, che non teme se con Rinaldo fusse il mondo insieme

Ma perche vede esser di lui sorella la sua cara e fidissima consorte che ognhor scrivendo il stimula e martella come colei ch è ingiuriata forte

hor se alle vecchie offese aggiunge quella d entrar in campo a porli il frate a morte se la farà d amante così odiosa che a placarla mai piu fia dura cosa

Se tacito Ruggier s afflige et ange de la battaglia che mal grado prende la sua cara moglier lachryma e piange come la nuova indi a poche hore intende

batte il bel petto, e l auree chiome frange e le guancie innocenti irriga, e offende e chiama con ramarichi, e querele Ruggiero ingrato, e il suo destin crudele

D ogni fin che sortisca la contesa a lei non può venirne altro che doglia chabbia a morir Ruggier in questa impresa pensar non vuol, che par ch el cor le toglia

quando ancho per punir piu d una offesa Christo de Francia la ruina voglia oltra che le serà morto il fratello seguirà un danno a lei piu acerbo e fello

Che non potrà se non con biasmo e scorno e nimicitia di tutta sua gente far al marito suo mai piu ritorno siche lo sappia ognun publicamente

come s havea pensando notte e giorno piu volte disegnato ne la mente e tra lor era la promessa tale ch el ritrarsi e il pentir piu poco vale

Ma quella usata in l altre cose adverse mai non mancarle di soccorsi fidi dico Melissa maga, non sofferse udirne il pianto, e i dolorosi gridi

e venne a consolarla, e le proferse quando ne fusse il tempo, alti sussidi e disturbar quella pugna futura di ch ella piange, e si puon tanta cura,

Rinaldo in tanto, e l inclyto Ruggiero apparecchiava l arme alla tenzone di cui devea la eletta al cavalliero che del Romano imperio era campione

e come quel, che poi ch el buon destriero Baiardo perse, andò sempre pedone s elesse a piè coperto a piastra e maglia con l Azza e col pugnal far la battaglia

O fusse caso, o fusse pur ricordo di Malagigi suo provido e saggio che sapea quanto Balisarda ingordo il taglio havea di far all arme oltraggio

combatter senza spada fu d accordo l uno e l altro guerrier come detto haggio del luoco s accordar presso alle mura del antiquo Arli in una gran pianura

A pena havea la vigilante Aurora dal hostel di Tithon fuor messo il capo per dar al giorno terminato, e all hora che era prefissa alla battaglia, capo

quando di qua e di la vennero fuora li eletti acciò, ch in l uno e l altro capo de li steccati, i padiglion tiraro e un grande altar presso a ciascun fermaro

Dopo non molto instrutto a schiera a schiera si vide uscir l exercito pagano in mezo armato e suntuoso v era di barbarica pompa il Re Aphricano

e s un baio corsier di chioma nera di fronte bianca, e di dui piè balzano a par a par con lui venia Ruggiero di cui servir non è Marsiglio altiero

L elmo che dianzi con travaglio tanto trasse di testa al re di Tartaria l elmo che celebrato in maggior canto portò il Troiano Hettor millanni pria

gli porta il re Marsiglio a canto a canto d altri principi e re gran compagnia s hanno partite l altre arme fra loro ricche di gioie e ben fregiate d oro

Da l altra parte fuor di gran ripari Re Carlo uscì con sua gente d arme con li ordini medesmi e modi par che terria se venisse al fattodarme

cingonlo intorno i suoi famosi Pari e Rinaldo é con lui con tutte l arme fuor che l elmo che fu del re Mambrino che porta Ugier Danese paladino

E di due Azze hà il duca Namo l una e l altra Salamon Re di Bertagna Carlo da un lato i suoi tutti raguna da l altro son quei d Aphrica e di Spagna

nel mezo non appar persona alcuna vuoto riman gran spatio di campagna che per bando commune, a chi vi sale excetto a i deputati, è capitale

Poi che de l arme la seconda eletta si diè al campion del popul pagano dui sacerdoti, l un de l una setta l altro de l altra, uscir coi libri in mano

in quel del nostro è la vita perfetta scritta di Christo, e l altro è Lalcorano con questi dui li Re si fero inante Carlo con l un, con l altro il Re Agramante

Giunto Carlo al altar che statuito li suoi gli haveano, al ciel levò le palme e disse, o Dio chai di morir patito per redimer da morte le nostre alme

e tu Donna, di cui tanto gradito da Dio fu il gran valor, che le sue salme non si sdegnò in te porre, sì che salvo il tuo bel fiore, uscì del tuo santo alvo

Siatemi testimoni, ch io prometto se di questa battaglia il mio campione vinto riman, ch el mio regno suggetto sia per tributo e recognitione

al Re Agramante, et a chi dopo eletto serà al governo di sua regione mandar ognanno venti some d oro ma se vinco io fò pace al signor Moro

Gli fò pace con patto ch ei mi renda il censo, che perdendo io daria a lui e s in ciò manco contra me s accenda la formidabil ira d ambidui

siche in brevissima hora si comprenda che sia il mancar de la promessa a vui così dicendo Carlo sul vangelo tenea la mano, e li occhi fissi al cielo

Si lievan quindi, e vanno a quello altare che riccamente havea pagani adorno dove giurò Agramante che oltra il mare con l exercito suo faria ritorno

et a Carlo daria tributo pare se restasse Ruggier vinto quel giorno e che vincendo anchor pace faria coi patti che havea Carlo detti pria

E simelmente con parlar non basso chiamando in testimonio il gran Maumette sul libro chavea in mano il suo Papasso ciò cha detto osservar tutto promette

del campo poi se parteno a gran passo e tra suoi l uno e l altro si rimette poi quel par di campioni a giurar venne e il giuramento lor questo contenne

Ruggier promette se de la tenzone il suo Re viene o manda a disturbarlo che ne suo guerrier piu ne suo barone esser mai vuol, ma darsi tutto a Carlo

giura Rinaldo anchor, che se cagione serà del suo signor di non lasciarlo finir la impresa che há verso Ruggiero esser vuol d Agramante cavalliero

Poi che le cerimonie finite hanno ciascun si ritornò da la sua parte di quá e di là le trombe el segno danno e l uno e l altro a un tempo se diparte

e maestrevolmente se ne vanno girando l haste con gran forza et arte come ne l altro canto v hó da dire se in l altro canto mi vorrete udire

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