o Execrabile Avaritia, o ingorda fame d haver, io non mi maraviglio ch ad alma vile e d altre macchie lorda sì facilmente dar possi di piglio
ma che meni legato in una chorda e che tu impiaghi del medesmo artiglio alcun che per altezza era d ingegno se te schivar potea, d ogni honor degno,
Alcun la terra, e il mare, e il ciel misura et render sa tutte le cause a pieno d ogni opra, d ogni effetto di Natura e poggia sí cha Dio riguarda in seno
e non può non haver la maggior cura, morso dal tuo mortifero veneno, d unir thesoro, e questo sol gli preme e ponvi ogni salute ogni sua speme
Alcun rompere exerciti, e in le porte per forza intrar di bellicose terre e por primo si vede il petto forte ultimo trarre in perigliose guerre
e non può riparar, che sino a morte tu nel tuo cieco carcere no l serre altri in altre arti e chiari studi industri son per te oscuri che seriano illustri
Che d alcune diró belle e gran donne ch a bellezza a virtù de fidi amanti a lunga servitù, piu che colonne io veggio dure immobili e constanti
veggio venir poi l Avaritia, e ponne far sì, che par che subito le incanti in un dì, senza amor, chi fia (chel creda?) a un vecchio, a un brutto, a un mostro si da in preda
Non è senza cagion s io me ne doglio intendami chi può che me ne intendo io ne perhò di proposito mi toglio ne la materia del mio canto oblio
ma non piu a quel cho detto adattar voglio ch a quel ch io v hó da dire, il parlar mio hor torniamo a contar del paladino ch ad assaggiare il vaso fu vicino
Io vi dicea ch alquanto pensar volle prima che a i labri il vaso s appressassi pensò alquanto, e poi disse, i serei folle se quel ch io non vorrei trovar cercassi
mia donna è donna et ogni donna è molle lascian star mia credenza come stassi sin qui m ha l creder mio giovato e giova che poss io megliorar per farne prova?
Potria poco giovar et nuocer molto ch il tentar qualche volta Idio disdegna io non sò se mi sia saggio ne stolto ma non vuò piu saper che mi convegna
hor questo vin dinanzi me sia tolto non hò sete e non vuò che me ne vegna che tal certezza ha Dio piu prohibita ch al primo padre l arbor de la vita
Che come Adam poi che gustò del pomo che Dio con propria bocca l interdisse da la leticia al pianto fece un tomo onde in miseria poi sempre s afflisse
così se de la moglie sua vuol l huomo tutto saper quanto ella fece e disse cade da gaudii e risi in pianti e in guai donde non puó piu rilevarsi mai
Cosí dicendo il buon Rinaldo, e in tanto respingendo da se l odiato vase vide abondar un gran fiume di pianto da li occhi del signor di quelle case
et udì, poi che racchetossi alquanto, dir maledetto sia chi mi suase che io facessi la prova ohime di sorte che mi levò la dolce mia consorte
Perche non ti connobbi già dieci anni? sì che io mi fossi consigliato teco? prima che cominciassero li affanni e il lungo pianto ond io son quasi cieco
ma vuò levarti da la scena i panni ch el mio mal veggi e te ne dogli meco e te dirò il principio et l argumento del mio non comparabile tormento,
Qua su lasciasti una città vicina a cui fa intorno un chiaro fiume laco che poi si stende. e in questo Pò declina e l origine sua vien da Bennaco
fu fatta la città, quando a ruina le mura andar de l Agenoreo draco quivi nacque io di stirpe assai gentile ma in pover tetto e facultade humile
Se Fortuna di me non hebbe cura siche mi desse al nascer mio ricchezza al diffetto di lei supplì Natura che sopra ogni mio ugual mi diè bellezza
donne e donzelle già di mia figura arder piu d una vidi in giovanezza ch io vi seppi accoppiar cortesi modi ben che stia mal che l huom se stesso lodi
Ne la nostra cittade era un huom saggio di tutte l arti oltre ogni creder dotto che quando chiuse li occhi al phebeo raggio contava li anni suoi cento e ventotto
visse tutta sua età solo et selvaggio se non l estrema, che d amor condotto con premio ottenne una matrona bella e n hebbe di nascosto una citella,
Et per vietar che simil la figliuola non sia alla matre, ch a lui per mercede vendé sua castità, che valea sola piu, che quanto oro al mondo si possiede
fuor del commercio popular l invola e dove piu solingo il luoco vede questo amplo e bel palagio e ricco tanto fece fare a demonii per incanto
A vecchie donne et caste fe nutrire la figlia qui, ch in gran beltà poi venne ne che potesse altrhuom veder, ne udire pur ragionarne, in quella età sostenne
et perche havesse exempio da seguire, ogni pudica donna che mai tenne contra illicito amor chiuse le sbarre ci fe d intaglio o di color ritrarre
Non quelle sol che di virtude amiche hanno i passati secoli sì adorni che anchor la fama per l historie antiche e vive et viverà per tutti i giorni
ma molte anchor ch in l avenir pudiche faranno Italia bella et suoi contorni ci fe ritrarre in lor fattezze conte come le otto che vedi a questa fonte
Poi che la figlia al vecchio par matura siche ne possa l huom cogliere i frutti o fosse mia disgratia o mia aventura eletto fui degno di lei fra tutti
li lati campi oltra le belle mura non men li pescarecci che li asciutti che ci son d ognintorno a venti miglia mi consegnò per dote de la figlia
Ella era bella e costumata tanto che piu desiderar non si potea di riccami e trappunti sapea quanto già la dotta Minerva ne sapea
vedila andar, odine il suono e il canto, celeste e non mortal cosa parea e in modo a l arte liberali attese che quanto il padre o poco men n intese
Col grande ingegno e non minor bellezza ch amabil la facea sino alli sassi era giunto uno amor una dolcezza che par che a rimembrarla il cor mi passi
non havea piu piacere ne piu vaghezza che d esser meco, ove io mi stessi o andassi senza haver lite mai stemmo gran pezzo l havemo poi per colpa mia da sezzo
Morto il suocero mio dopo cinque anni ch io sottoposi il collo al giugal nodo non stero molto a cominciar li affanni ch io sento anchora, e te dirò in che modo
mentre mi richiudea tutto co i vanni l amor di questa mia che sì te lodo una femina nobil del paese quanto accender si può di me s accese
Ella sapea d incanti e di malie quel che saper ne possa alcuna Maga rendea la notte chiara, oscuro il die, firmava il Sol, facea la terra vaga
non potea trar perhò le voglie mie che le sanassin l amorosa piaga col rimedio che dar non le potria sanza alta ingiuria de la donna mia
Non perche fosse assai gentile e bella ne perche sapess io che sì m amassi ne per gran don ne per promesse, ch ella mi fesse molte, et di continuo instassi
ottener puote mai, ch una fiammella per darla a lei del primo amor levassi che adrieto ne trahea tutte mie voglie il connoscermi fida la mia moglie
La speme, la credenza, la certezza che de la fede di mia moglie havea m havria fatta sprezzar quanta bellezza havesse mai la giovane Ledea
o quanto offerto mai senno e ricchezza fu al gran pastor de la montagna Idea cercai con questa scusa et fece ogni opra di levarmi tal stimulo disopra
Un dì che mi trovò fuor del palagio la Maga, che nomata era Melissa et mi puote parlare a suo grand agio modo trovò da por mia pace in rissa
e con un spron di gelosia malvagio cacciar del cor la fe che v era fissa comincia a commendar l intention mia ch io sia fedele a chi fedel mi sia
Ma che te sia fedel tu non poi dire prima che di sua fe prova non vedi s ella non falle et che potria fallire che sia fedel che sia pudica credi
ma se mai sanza te non la lasci ire se mai veder altrhuom non le conciedi ond hai questa baldanza che tu dica et mi vogli affermar che sia pudica
Scostati un poco, scostati da casa fa ch odan le cittadi et li villaggi che tu sia andato et ch ella sia rimasa dà commodo alli amanti e alli messaggi
s a prieghi a doni non fia persuasa di far al letto maritale oltraggi et che facendo creda che si cele allhora dir potrai che sia fedele
Con tal parole et simili, non cessa l incantatrice, sin che mi dispone che de la donna mia la fede expressa provar et veder voglia a paragone
hora poniamo (le soggiungo) ch essa sia qual non posso haverne opinione come posso di lei poi farme certo che di punition sia degna o merto?
Disse Melissa, io ti darò un vasello fatto da ber, di virtù rara et strana qual già per far accorto il suo fratello del fallo de Genevra fe Morgana
chi la moglie ha pudica bee con quello ma non vi può già ber chi l ha puttana ch el vin quando lo crede in bocca porre tutto si sparge et fuor nel petto scorre
Nanzi che parta ne farai la prova et per lo creder mio tu berrai netto che credo che anchor netta si ritruova la moglie tua, pur ne vedrai l effetto
ma s al ritorno experienza nuova poi ne farai, non t assicuro il petto che se tu non lo molli et netto bei d ogni marito piu felice sei
L offerta accetto, il vaso ella mi dona ne fo la prova, et mi succede a punto che (come era l disio) pudica et buona la chara moglie mia truovo a quel punto
dice Melissa un poco l abbandona per un mese o per dui stanne disgiunto poi torna, poi di nuovo il vaso tolli prova se bevi o pur se l petto immolli
A me duro parea pur di partire non perche di sua fe sì dubitassi come ch io non possea dui dì patire ne unhora pur, che senza me restassi
disse Melissa io ti farò venire a connoscere il ver con altri passi vuò che muti l parlare e i vestimenti et sotto viso altrui te le appresenti
Signor qui presso una città difende il Pò fra minacciose et fiere corna la cui iuridition de qui si stende fin dove il mar fugge dal lito et torna
cede d antiquità, ma ben contende con le vicine in esser ricca e adorna le reliquie Troiane la fondaro che dal flagello d Attila camparo
Astringe et lenta a questa terra il morso un cavallier giovene ricco e bello che drieto un giorno a un suo falcone iscorso essendo capitato entro il mio hostello
vide la donna mia nel primo occorso tal che nel cor gli ne restò il sugello ne cessò molte pratice far poi per inchinarla a desiderii suoi
Ella gli fece dar tante repulse che piu tentarla al fine egli non volse ma la beltà di lei ch amor vi sculse di memoria perhò non se gli tolse
tanto Melissa allosingommi et mulse ch a tor la forma di colui mi volse e mi mutò (ne so ben dirte come) di faccia di parlar d occhi e di chiome
Già con mia moglie havendo simulato d esser partito et itone in Levante nel giovene amator tutto formato l andar la voce l habito il sembiante
me ne ritorno, et ho Melissa a lato che s era trasformata e parea un fante e le piu ricche gemme havea con lei che mai mandasson l Indi o li Erythrei
Io che l uso sapea del mio palagio entro sicuro, et vien Melissa meco et madonna ritruovo a sì grande agio che non ha scudier ne donna seco
li miei preghi le expono, indi l malvagio stimulo di mal far nanti le arreco li rubin li diamanti et li smeraldi che mosso havrian li cor piu saldi
Et le dico che poco è questo dono verso quel che sperar da me devea e la commoditade le prepono che per l absentia del marito havea
et l raccordo che gran tempo sono stato amante di lei, come sapea, et che l amar mio lei con tanta fede degno era havere al fin qualche mercede
Turbossi nel principio ella non poco, divenne rossa, et ascoltar non volle ma l veder fiammeggiar poi come fuoco le belle gemme, il duro cor fe molle
et con parlar rispose breve et fioco quel che la vita a rimemebrar mi tolle che mi compiaceria quando credesse ch altra persona mai nol risapesse
Fu tal risposta un venenato telo di che me ne sentì l alma traffissa per l ossa andommi e per le vene un gelo ne le fauci restò la voce fissa
levando alhora del suo incanto il velo ne la mia forma mi tornò Melissa pensa di che color devesse farsi ch in tanto error da me vide trovarsi
Divenimmo ambi di color di morte muti ambi, ambi restiam con li occhi bassi potei la lingua a pena haver sì forte et tanta voce a pena ch io gridassi
me tradiresti dunque tu consorte? quando tu havessi ch el mio honor comprassi? altra risposta darmi ella non puote che di rigar di lachryme le guote
La vergogna fu assai, ma piu fu il sdegno ch hebbe da me veder farsi quell onta che sì multiplicò senza ritegno che in ira al fine e in crudel odio monta
et fuggirse da me fece dissegno et nel hora ch el Sol del cielo smonta al fiume corse, et in sottil barchetta si fe calar tutta la notte in fretta
E la matina appresentosse inante al cavallier che l havea un tempo amata sotto l cui viso sotto l cui sembiante fu contra l honor mio da me tentata
a lui che n era stato et era amante creder si può che fu la giunta grata quindi ella mi fe dir, ch io non sperassi che mai fosse mia, ne piu m amassi
Ah lasso, da quei dì con lui dimora in gran piacere, e di me prende giuoco et io del mal che procacciammi allhora anchor languisco e non ritruovo luoco
cresce il mal sempre, e giusto è ch io ne mora e resta homai da consumarci poco ben credo ch el primo anno serei morto se non mi dava aiuto un sol conforto
Il conforto ch io prendo è che di quanti per dieci anni mai fur sotto l mio tetto ch a tutti questo vase hò messo inanti non ne truovo un che non s immolli il petto
haver nel caso mio compagni tanti mi da fra tanto mal qualche diletto tu tra infiniti sol sei stato seggio che far negasti il periglioso saggio
Il mio voler cercar oltra la meta che a l huom cercar de la sua donna lece mi tol d haver mai piu vita quieta se ben campassi ancho otto lustri o diece
di ciò Melissa fu a principio lieta ma non durò, che poco util le fece ch essendo causa del mio mal stata ella io lodiai sì che non potea vedella
Ella d essere odiata impatiente da me che dicea amar piu che sua vita dove donna restarne immantinente creduto havea che l altra ne fosse ita,
per non haver sua doglia sì presente non tardó molto a far di qui partita e si slungò da noi tanto paese che dopo mai per me non se n intese
Così narrava il mesto cavalliero e quando fine alla sua historia pose Rinaldo alquanto stè sopra pensiero da pietà vinto e poi così rispose
ma l consiglio ti diè Melissa invero che d attizzar le vespe ti propose e tu fusti a cercar poco aveduto quel che tu havresti non trovar voluto
Se d avaritia la tua donna vinta a voler fede romperti fu indutta non è grave fatto, ne prima ne quinta non è che rompa fede in sì gran lutta
e via piu salda mente anchora é spinta per minor prezzo a far cosa piu brutta quanti huomini odi tu che già per oro han traditi patroni e amici loro?
Non devevi assalir con sì fiere armi se bramavi veder farle difesa non sai che contra l or ne duri marmi ne durissimo acciar stà alla contesa?
che piu fallasti tu attentarla parmi ch ella d haversi così tosto resa se t havesse altro tanto ella tentato non so se tu piu saldo fossi stato
Qui Rinaldo fe fine e da la mensa levossi a un tempo, e dimandò dormire che riposare un poco, e poi si pensa d unhora o due dinanzi al dì partire
ha poco tempo, e il poco chá, dispensa con gran misura, e in van non lo lascia ire el signor de la dentro, a suo piacere disse, che si potea porre a giacere
Ch apparecchiata era la stanza e il letto ma che se volea far per suo consiglio tutta notte dormir potria a diletto e dormendo avanzarsi qualche miglio
acconciar ti farò disse un legnetto con che volando e senza alcun periglio tutta notte dormendo vuò che vada e una giornata avanzi de la strada
La proferta a Rinaldo accettar piacque e poi che molte e molte gratie rese al gentil cavallier, la dove in l acque da naviganti era aspettato, scese
quivi a grande agio riposato giacque mentre il corso del fiume il legno prese che da sei remi spinto leve e snello pel fiume andò come per l aria augello
Così tosto come hebbe il capo chino el cavallier de Francia adormentosse imposto havendo già, come vicino giungea a Ferrara, che svegliato fosse
restò Melara nel lito mancino nel lito destro Sermide restosse Figarolo e Stellata il legno passa dove le corna il Pò iracondo abbassa
De le dua corna il nocchier prese il destro e lasciò andar verso Vinegia il manco passò il Bondeno, e già il color celestro si vedea in oriente venir manco
che votando de fior tutto il canestro l aurora vi facea vermiglio e bianco quando il capo alle rocche de Tebaldo per salutar Ferrara alzò Rinaldo
O città bene aventurosa disse di cui già contemplando Malagigi per tutto il ciel le stelle erranti e fisse e costringendo aerii spirti e stygi
ne li futuri secoli predisse che per virtù de tuoi signori ligi saliria anchor l immortal gloria tanto chavresti in tutta Italia il pregio e il vanto
Così venia Rinaldo raccordando quel che già il suo Cugin detto gli havea de le future cose divinando di che con lui spesso parlar solea
e tuttavia l humil città mirando come esser puó che anchor (seco dicea) debbian tanto fiorir questa paludi di bei costumi e liberali studi?
E crescer habbia de sì piccol borgo ampla cittade? e de si gran bellezza? e ciò ch intorno e tutto stagno e gorgo sien lieti e pieni campi de ricchezza?
città sin hora a riverire assorgo l amor, la cortesia, la gentilezza, de cavallieri, e donne, honore, e pregi di tuoi signori, e cittadini egregi
L ineffabil bontà del redentore di tuoi principi il senno e la Iusticia sempre con pace sempre con amore ti tegna in abondantia et in leticia
e ti difenda contra ogni furore de tuoi nemici, e scopra lor malicia del tuo contento ogni vicino arrabbi piu presto che tu invidia ad alcuno habbi
Mentre Rinaldo cosí parla fende con tanta fretta il suttil legno l onde che con maggior al logoro non scende falcon ch al grido del patron risponde
del destro corno il destro ramo prende quindi il nocchiero, e mura e tetti asconde san Georgio a drieto, a drieto s allontana la Torre e de la fossa e de Gaibana
Rinaldo, come accade ch un pensiero unaltro drieto e quello unaltro mena si venne a ricordar del cavalliero nel cui palagio fu la sera a cena,
che per questa cittade (a dir il vero) havea giusta cagion di stare in pena e ricordossi del vaso da bere che mostra altrui l error de la mogliere
E ricordossi insieme de la prova che d haver fatta il cavallier narrolli che de quanti havea experti homo non truova che bea del vaso e il petto non s immolli
hor si pente hor tra se dice e mi giova ch a tanto paragon venir non volli riuscendo accertavo il creder mio non riuscendo a che partito ero io?
Gli è questo creder mio come io l havessi ben certo, e poco accrescer lo potrei siche s al paragon mi succedessi poco il meglio seria ch io ne trarrei
ma non già poco il mal, quando vedessi quel de Clarice mia ch io non vorrei serebbe por mille contra uno a giuoco che perder se può molto acquistar poco
Stando in questo pensoso il cavalliero di Chiaramonte, e non alzando il viso, con molta attention fu da un nocchiero che gli era incontro riguardato fiso
e perche di veder tutto il pensiero che l occupava tanto, gli fu aviso come huom che ben parlava et havea ardire a seco ragionar lo fece uscire
La summa fu del suo ragionamento che colui mal accorto era ben stato che ne la moglie sua l experimento maggior che può far donna, havea tentato
che quella che da l oro e da l argento difende il cor di pudicitia armato tra mille spade via piu facilmente difenderallo e in mezo il fuoco ardente
El nocchier gli dicea ben gli dicesti che non devea assalir con si gran doni la donna sua, che contrastar a questi colpi, non son tutti li petti buoni
non sò se d una giovane intendesti (ch esser po che tra voi se ne ragioni) che nel medesmo error vide il consorte di ch esso havea, lei condennata a morte
Devea in memoria havere il signor mio che l oro e il premio ogni durezza inchina ma quando bisognò l hebbe in oblio et ei si procacciò la sua ruina
cosí sapea l exempio egli come io che fu in questa città di qui vicina sua patria e mia, chel stagno e la palude del rifrenato Mentio intorno chiude
D Adonio voglio dir, ch el ricco dono fe alla moglir del Giudice d un cane di questo (disse il paladino) il suono non passa l alpe, e qui tra voi rimane
perche ne in Francia ne dove ito sono se ne ragiona in le contrade extrane siche di pur, se non t incresce il dire che volentiera io mi t acconcio a udire
El nocchier cominció, già fu di questa terra, uno Anselmo di famiglia degna che la sua gioventù con lunga vesta spese in saper ciò che Ulpiano insegna
e de nobil progenie bella e honesta moglie cercò ch al grado suo convegna e d una terra quindi non lontana n hebbe una di bellezza soprahumana
E di bei modi e tanto gratiosi che parea tutto amore e liggiadria e forse molto piu, ch alli riposi ch al stato del Dottor non convenia
tosto che l hebbe, quanti mai gelosi al mondo fur, passò di gelosia non giá ch altra cagion gli ne desse ella che d esser troppo accorta e troppo bella
Ne la città medesma, un cavalliero era d antiqua e generosa gente che discendea da quel lignaggio altiero ch uscì d una mascella di serpente
onde già Manto e chi con essa fero la patria mia, disceser similmente il cavallier che Adonio nominosse di questa bella donna innamorosse
E per venire a fin di questo amore a spender cominciò senza ritegno in vestire, in conviti, in farsi honore, quanto può fare un cavallier piu degno
il thesor di Tyberio imperatore non seria stato a tante spese al segno io credo ben che non passar dui verni ch egli uscì fuor di tutti i ben paterni
La casa ch era dianzi frequentata matina e sera tanto da li amici rimase sola, tosto che privata fu de fagiani, starne, e coturnici
egli che capo fu de la brigata restò direto, e quasi fra mendici pensò, poi ch in miseria era venuto d andar dove non fusse connosciuto
Con questa intentione una matina senza far motto altrui, la patria lascia e con suspiri e lachryme camina lungo l stagno ch intorno i muri fascia
la donna che del cor gliera regina già non oblia per la seconda ambascia ecco un alta aventura che lo viene di sommo male a porre in sommo bene
Vede un villan che con un gran bastone intorno alcuni sterpi s affatica quivi Adonio si ferma, e la cagione di tanto travagliar vuol che gli dica
disse il villan che dentro a quel macchione vide intrare una serpe così antica che piu lunga e piu grossa a giorni suoi non vide ne credea mai veder poi
E che non si volea quindi partire che non l havesse ritrovata, e morta, come Adonio lo sente cosí dire con poca patientia lo sopporta
sempre solea le serpi favorire che per insegna il sangue suo le porta in memoria ch uscì sua prima gente de denti seminati di serpente
E disse e fece col villano in guisa che suo mal grado abbandonò l impresa siche da lui non fu la serpe uccisa ne piu cercata ne altrimente offesa
Adonio ne vá poi dove s avisa che sua condition sia meno intesa e dura con disagio e con affanno fuor de la patria appresso il settimo anno
Ne per absentia mai, ne per strettezza del viver, ch i pensier non lascia ir vaghi cessa Amor, che sì gli ha la mano avezza chognhor non gli arda il cor ognhor impiaghi
gli è forza al fin, che torni alla bellezza che son di riveder sí li occhi vaghi barbuto, afflitto, assai male in arnese la donde era venuto il camin prese
In questo tempo alla mia patria accade mandare uno oratore al padre santo che resti appresso alla sua santitade per alcun tempo, e non fu detto quanto
gettan la sorte, e nel giudice cade o giorno a lui cagion sempre di pianto fe scuse, pregò assai, diede, e promesse, per non partirse, al fin sforzato cesse
Non gli parea crudele e duro manco a dever supportar tanto dolore che se veduto aprir s havesse il fianco e vedutone trar con mano il core
di gelosia e timor pallido e bianco per la sua donna mentre staria fuore lei con quei modi che giovar piu crede supplice priega a non mancar di fede
Dicendole che a donna, ne bellezza, ne nobiltà, ne gran fortuna, basta siche di vero honor monti in altezza se per nome e per opre non è casta
e che quella virtù via piu si prezza che disopra riman quando contrasta e chor gran campo havria per questa absenza a far di pudicitia experienza
Con queste cerca et altre assai parole di suader ch ella gli sia fedele de la dura partita ella si duole con che lachryme o dio con che querele
e giura che piu presto oscuro il Sole vedrassi, che gli sia mai sì crudele che rompa fede, e che morir piu presto vorria che haver solo un pensier di questo
Anchor ch a sue promesse, e suoi scongiuri, desse credenza, e s achetasse alquanto, non resta che piu intender non procuri e che materia non procacci al pianto
havea uno amico suo, che de futuri casi predir teneva il pregio e il vanto e d ogni sortilegio e magicha arte o l tutto o ne sapea la maggior parte
Dielli pregando de vedere assunto se la sua moglie nominata Argia nel tempo che da lei stara disgiunto fedel e casta o pel contrario fia
colui da preghi vinto tolle il punto el ciel figura come par che stia Anselmo il lascia in opra, e l altro giorno a lui per la risposta fa ritorno
L astrologo tenea le labra chiuse per non dir al Dottor cosa che doglia e cerca di tacer con molte excuse, quando pur del suo mal vede cha voglia
che gli romperà fede al fin concluse tosto ch egli habbia il piè fuor de la soglia non da beltà ne lunghi preghi indotta ma da guadagno e gran prezzo corrotta
Giunto al timor, al dubio, chavea prima el minacciar de li superni moti come gli stesse il cor tu poi far stima se d amor li accidenti ti son noti
e sopra ogni molestia che l opprima e che l afflitta mente aggiri e arroti è lo saper che vinta d avaritia per prezzo habbia a lasciar sua pudicitia
Hor per far quanti potea far ripari da non lassarla in tanto error cadere perche il bisogno a dispogliar li altari trà l huom tal volta che sel truova havere
ciò che tenea di gioie et di danari che n havea summa, pose in suo potere rendite et frutti de possessione e ciò cha al mondo in man tutto le pone
Con facultade (disse) che ne tuoi non sol bisogni te li goda e spenda, ma che ne possi far ciò che ne vuoi li consumi, li getti, doni, et venda
altro conto saper non ne vuò poi pur che qual ti lasció hor, tu mi ti renda pur che tu come hor sei, me sie rimasa fa ch io non truovi ne poder ne casa
Pregolla anchor che mentre staria absente non fesse mai ne la città dimora ma ne la villa ove piu agiatamente viver potrà d ogni commercio fuora
questo dicea perhò che l humil gente che nel gregge o ne campi gli lavora non gli era aviso che le caste voglie contaminar potessero alla moglie
Tenendo tuttavia le belle braccia al timido marito al collo Argia e de lachryme empiendogli la faccia ch un fiumicel da li occhi le n uscia
s atrista che colpevole la faccia come di fe mancata già gli sia che questa sua suspition procede perche non ha ne la sua fede, fede
Troppo será se voglio ir rimembrando ció che al partir da tramendue fu detto il mio honor (disse al fin) ti raccomando tolse licentia, e si partí in effetto
e ben sentissi veramente, quando volse il cavallo, uscire il cor del petto ella il seguì quanto seguir lo puote con li occhi che rigavano le guote
Adonio in tanto misero e tapino e (come io dissi) pallido e barbuto verso la patria havea preso il camino sperando di non esser connosciuto
sul lago giunse alla città vicino la dove havea dato alla biscia aiuto ch era assediata entro la macchia forte da quel villan che por la volea a morte
Quivi arrivando in l apparir del giorno ch anchor splendea nel cielo alcuna stella si vede in peregrino habito adorno venir pel lito incontra una donzella
in signoril sembianti, anchor che intorno non le apparisse ne scudier ne ancella costei con grata vista lo raccolse e poi la lingua a tai parole sciolse
Se ben non mi connosci cavalliero son tua parente, e grande obligo t haggio, parente son, perche da Cadmo fiero scende d amendue noi l alto lignaggio
io son la fata Manto, ch el primiero sasso messi a fondar questo villaggio e dal mio nome (come ben forse hai contare odito) Mantua la nomai
De le fate io son una, et il fatale stato per farti ancho saper ch importe, nascemo a un punto che d ognaltro male semo capaci fuor che de la morte
ma giunto è con questo essere immortale condition non men del morir forte ch ogni settimo giorno ognuna è certa che la sua forma in biscia si converta
El vedersi coprir del brutto scoglio e gir serpendo è cosa tanto schiva che non è pare al mondo altro cordoglio tal che biastemmia ognuna d esser viva
e l obligo ch io t hò (perche ti voglio insiememente dire onde deriva) tu saprai che quel dì per esser tali stiano a periglio d infiniti mali
Non è sì odiato altro animale in terra come la serpe, e noi che n haven faccia patimo da ciascuno oltraggio e guerra chiunque vede noi ne fere e caccia
se non troviano ove tornar sotterra sentimo quanto pesa altrui le braccia meglio seria poter morir, che rotte e stroppiate restar sotto le botte
L obligo chi t hó grande è ch una volta da te, passando in questa riva amena, di mano fui d un fier villano tolta che gran travaglio m havea dato e pena
se tu non eri io non andavo asciolta che non portassi rotto e capo e schiena e ben che morta non fussi rimasta so ben che ne sarei sciancata e guasta,
Perche li giorni che per terra il petto trahemo, avolte in serpentile schorza il ciel, ch in li altri tempi è a noi suggetto niega obedirne, e prive sian di forza
in li altri tempi ad un sol nostro detto il Sol si ferma, e la sua luce ammorza l immobil terra gira, e muta luoco rovisce il giaccio, e si congela il fuoco
Hor io son qui per renderti mercede del beneficio che mi festi alhora nessuna gratia indarno hor mi si chiede ch io son del manto viperino fuora
tre volte piu che di tuo padre herede non rimenesti, io ti fo ricco hor hora ne vuò che mai piu povero diventi ma quanto spendi piu, che piu augumenti
E perche sò che ne l antiquo nodo in che già Amor t avinse ancho ti truovi voglioti dimostrar l ordine e il modo ch a disbramar tuoi desideri giovi
io voglio hora che absente il marito odo che senza indugio il mio consiglio provi vadi la donna a ritrovar, che adesso sta fuor in villa, et io ti sarò appresso
E seguitò narrandogli in che guisa alla sua donna vuol che s appresenti dico come vestir, come precisa/ mente habbia a dir, come la preghi e tenti
e che forma essa vuol pigliar devisa che fuor ch el giorno ch erra tra serpenti in tutti li altri si può far secondo che piu le pare in quante forme ha il mondo
Messe in habito lui di peregrino il qual per dio di porta in porta accatti mutosse ella in un cane il piu piccino de quanti mai n habbia Natura fatti
di pel lungo e piu bianco che armelino di grato aspetto e di mirabili atti così trasfigurato intraro in via verso la casa de la bella Argia
De li lavoratori alle capanne prima ch altrove il giovene fermosse e cominciò suonar certe sue canne al cui suono danzando il can rizzosse
la voce e il grido alla patrona vanne e fece sì che per veder si mosse fece il Romeo chiamar ne la sua corte si come del Dottor trahea la sorte
Et quivi Adonio a comandare al cane incominciò et il cane a ubedir lui e far danze nostral, farne de estrane, con passi e continenze e modi sui
e finalmente con maniere humane far ciò che comandar sapea colui con tanta attention, che chi lo mira non batte li occhi e a pena il fiato spira
Gran maraviglia, et indi gran disire venne alla donna di quel can gentile et ne fa per la balia proferire al cauto peregrin prezzo non vile
s havesti piu thesor che mai sitire potesse cupidigia feminile (rispose) non saria giusta mercede per comperar di questo cane un piede
E per mostrar che veri i detti foro con la balia in un canto si ritrasse e disse al cane che una marcha d oro a quella donna in cortesia donasse
scossesi il cane, e videsi il thesoro disse Adonio alla balia che pigliasse suggiungendo, ti par che prezzo sia per cui sì bello et util cane io dia?
Cosa qual vogli sia non gli domando de ch io ne torni mai con le man vuote e quando perle, e quando annella, e quando liggiadra veste e di gran prezzo, scuote
pur dì a Madonna che fia al suo comando per oro non, ch oro pagar no l puote ma se vuol ch una notte seco io giaccia habbiasi il cane e il suo voler ne faccia
Così dice, e una gemma alhora nata le dà, ch alla patrona l appresenti pare alla balia haverne piu derata che di pagar diece ducati o venti
torna alla donna e le fa l ambasciata poi la conforta assai che si contenti d acquistare il bel can, quando acquistarlo per prezzo può che non si perde a darlo
La bella Argia sta ritrosetta in prima parte che la sua fe romper non vuole parte ch esser possibile non stima tutto ciò che ne suonan le parole
la balia le ricorda, e rode e lima che tanto ben di raro avenir suole e fe che l agio unaltro dì si tolse ch el can veder senza tanti occhi volse
Questaltro comparir che Adonio fece fu la ruina e del Dottor la morte facea nascer le doble a diece a diece filze di perle, e gemme d ogni sorte
siche il superbo cor mansuefece che tanto meno a contrastar fu forte quanto poi seppe che costui che inante gli fa partito è il cavallier suo amante
De la puttana balia li conforti, li prieghi de l amante e la presentia, el veder che guadagno se le apporti del misero Dottor la lunga absentia,
el sperar che alcun mai non lo rapporti, fero a i casti pensier tal violentia ch ella accettò il bel cane, e per mercede in braccio e in preda a l amator si diede
E tanto se gli diede, et egli tanto de superchio ne tolse, e notte, e giorno, parendogli avanzarlosi, per quanto bramarà poi se fa il Dottor ritorno
ch in men de quattro mesi in doglia e in pianto volti li risi e le allegrezze forno ne cadde infermo, e fu il suo mal sì rio che non ne sorse mai fin che morio
Per la morte de Adonio non si tolse da la giovane mai perhò la Fata le pose amore, e tanto le ne volse che sempre star con lei si fu ubligata
per tutti i segni il Sol prima si volse che al giudice licentia fusse data al fin tornò, ma pien di gran suspetto per quel che già l astrologo havea detto
Fa, giunto ne la patria, il primo volo a casa de l astrologo, e gli chiede se la sua bella donna inganno e dolo o pur servato gli habbia amore e fede
el sito figurò colui del polo e luoco a tutti li pianeti diede poi rispose che quel che havea temuto come predetto fu, gli era avenuto
Che da doni grandissimi corrotta s havea ad altrui la donna messa in preda questa al Dottor nel cor fu si gran botta che lancia e spiedo io vuò che ben le ceda
per esserne piu certo ne va alhotta (ben che pur troppo all indivino creda) et con la Balia si tira in disparte et per saperne il certo usa grande arte
Con larghi giri circondando prova hor qua hor là de ritrovar la traccia e da principio nulla se ritruova con ogni diligentia che ne faccia
ch ella che non havea tal cosa nuova stava negando con immobil faccia e come ben instrutta piu d un mese tra il dubio e l certo il suo patron suspese
Quanto devea parerli il dubio buono se pensava il dolor chavria del certo poi che con gran promesse et alcun dono si fu intorno alla Balia in vano experto
ne toccar puote ove sentisse suono altro che falso, hebbe alcun dì sofferto tanto che ira e discordia intervenisse che ove femine son, son lite e risse,
E come egli aspettava cosí avenne perche al primo coruccio che vi nacque senza altrui ricercar la balia venne il tutto a ricontargli e nulla tacque
lungo adir fora ciò ch el cor sostenne come la mente consternata giacque del giudice mischin, che fu sí oppresso che stette per uscir fuor di se stesso
E se dispose al fin dal ira vinto morir, ma prima uccider la sua moglie che d amendue li sangui un ferro tinto levassi lei di biasmo e se di doglie
se ne ritorna in la città, suspinto da così furibonde e cieche voglie indi alla villa un suo fidato manda e quando exequir debbia gli commanda
Commanda al servo che alla moglie Argia torni alla villa, e in nome suo le dica ch egli è da febre oppresso così ria che di trovarlo vivo havra fatica
siche senza aspettar piu compagnia venir debbia con lui, s ella glie amica verrà sà ben che non farà parola e che tra via le seghì egli la gola
Per obedirgli va il fedel famiglio parla alla donna, e seco in via si mette partendo diede al cane ella de piglio che senza quello una hora mai non stette
il can l havea avisata del periglio ne per questo timor ella ristette chavea ben disegnato e proveduto donde nel gran bisogno havrebbe aiuto
Levato il servo del camino s era e per diverse e disusate strade a studio capitò su una riviera che d Apennino in questo fiume cade
dove era bosco e selva oscura e nera lungi da villa e lungi da cittade gli parve luoco tacito e disposto per l effetto crudel che gli fu imposto
Trasse la spada e alla patrona disse quanto commesso il suo signor gli havea siche chiedesse prima che morisse perdono a Dio d ogni sua colpa rea
non ti so dir come ella si coprisse quando il servo ferirla si credea piu non la vide, e molto d ognintorno l ando cercando, e al fin restò con scorno
Torna al patron con gran vergogna et onta tutto attonito in faccia e sbigottito e l insolito caso gli racconta ch egli non sa come si sia seguito
ch a suoi servigi habbia la moglie pronta la fata Manto, non sapea il marito che la balia onde il resto havea saputo questo (non sò perche) gli havea tacciuto
Non sa che far che ne l oltraggio grave vendicato hà, ne le sue pene ha sceme quel ch era una festuca hora é una trave tanto gli pesa, tanto al cor gli preme
l error che sapean pochi, hor sì aperto have che presto presto si palesi teme potea il primo celarsi, ma il secondo publico in breve fia per tutto il mondo
Connosce ben che poi ch el cor fellone havea scoperto il misero contr essa che per non gli tornar in suggettione d alcun potente in man si serà messa
che con publica infamia e irrissione se la terrà per concubina expressa e forse ancho verrà d alcuno in mano che ne fia insieme adultero e ruffiano
Siche per proveder subito a questo ne va in persona, e manda altri a cercarne manda a Reggio, a Cremona, a Brescia presto per Lombardia senza cittá lassarne
cerca Romagna, ambe le marche, e il resto d Italia, e fa per tutto dimandarne ne mai può ritrovare capo ne via di venire a notitia che ne sia
Al fin chiama quel servo a chi fu imposta l opra crudel, che poi non hebbe effetto, et fa che lo conduce ove nascosta se gli era Argia, sicome gli havea detto
che forse in qualche macchia el dí reposta la notte si ripara ad alcun tetto, lo guida il servo ove trovar si crede la folta selva, e un gran palagio vede
Fatto havea farsi alla sua fata intanto la bella Argia con subito lavoro d alabastri un palagio per incanto drento e di fuor tutto fregiato d oro
ne lingua dir ne cor pensar puó quanto havea beltà di fuor drento thesoro quello che hiersera sì ti parve bello del mio signor, seria un tugurio a quello
Di tapeti, e di razzi, e di cortine tessute e riccamate a varie foggie ornate eran le stalle e le cantine non sale pur, non pur camere e loggie
v erano e vasi d oro, e ne le fine gemme cavati, azurre e verdi e roggie senza fin dico e piatti e coppe e nappi et sanza fin d oro e di seta i drappi
El giudice (sicome io ti dicea) venne in questo palagio a dar di petto quando ne una capanna si credea di ritrovar, ma solo el bosco schietto
de l alta maraviglia che n havea pareagli esser uscito d intelletto non sapea se sognassi o se fusse ebro o se pur era a volo ito el cerebro
Nanzi alla porta vede uno ethiopo con naso e labri grossi, et egli aviso che non vedesse mai prima ne dopo un così sozzo e dispiacevol viso
poi de fattezze qual si pigne Esopo d attristar se vi fusse il paradiso bisunto e sporco o d habito mendico ne amezo anchor di sua brutteza i dico
Anselmo che non vede altro da cui possa saper di chi la casa sia allui s accosta, e ne dimanda lui et ei risponde questa casa è mia
el giudice è ben certo che colui lo beffi, et che gli dica la bugia ma con scongiuri il negro ad affirmare che sua è la casa e ch altri non v ha a fare,
Et gli offerisce se la vuol vedere che drento vada, e cerchi come voglia et se v ha cosa che gli sia in piacere o per se o per li amici se la toglia
el caval diede al servo suo a tenere Anselmo, e mise el piè drento alla soglia e per sale e per camere condutto da basso e d alto andò mirando il tutto
La forma, il sito, il ricco e bel lavoro, va contemplando e l ornamento regio e spesso dice non potria quanto oro e sotto il sol pagar el luoco egregio
a questo gli risponde il brutto moro e dice, e questo anchor truova il suo pregio ben che nol possa oro pagar non meno pagar lo può quel che vi costa meno
E gli fa la medesima richiesta chavea gà Adonio alla sua moglie fatta de la brutta dimanda e dishonesta persona lo stimò bestiale e matta
per tre repulse o quattro egli non resta e tanti modi a suaderlo adatta sempre offerendo in merito el palagio che fe inchinarlo al suo voler malvagio
La moglie Argia che stava presso ascosa poi che lo vide nel suo error caduto saltò fuora gridando ah degna cosa ch io veggio di Dottor saggio tenuto
trovato in sì mal opra et vitiosa pensa se rosso far si deve e muto o terra acció ti si gettasse dentro perche allhor non t apristi sin al centro?
La donna in suo discarco et in vergogna d Anselmo, il capoglintronò di gridi dicendo come te punir bisogna? di quel che far con sì vil huom ti vidi?
se per seguir quel che natura agogna me vinta a preghi del mio amante uccidi ch oltra che bello fu, dono mi fece che val di tal palagi e diece e diece
S io ti parvi esser degna d una morte connosci che ne sei degno di cento et ben che in questo luoco io sia sí forte ch io possa di te fare el mio talento
pur i non vuò pigliar di peggior sorte altra vendetta del tuo fallimento, ma che di par l haver e il dar si pona e come io a te, tu così a me perdona
E sia la pace e il puntamento fatto ch ogni passato error vada in oblio ne che in parole io possa mai ne in atto raccordarti l tuo error, ne a me tu il mio
al marito ne parve haver buon patto ne dimostrossi al perdonar restio così a pace e concordia ritornaro e sempre poi fu l uno all altro caro
Così disse il nocchiero, e mosse a riso Rinaldo al fin de la sua historia un poco e diventar gli fece a un tratto il viso pel scorno del Dottor come di fuoco
Rinaldo Argia molto lodò, che aviso hebbe d alzare a quello augello un giuoco che alla medesma rete fe cascallo in che ella cadde ma con minor fallo
Poi che piu in alto il Sole il camin prese fe il paladino apparecchiar la mensa chavea la notte il Mantuan cortese provista con larghissima dispensa
fuggia a sinistra intanto il bel paese et a man destra la palude immensa venne e fuggisse Argenta e il suo Girone col lito ove Santerno il capo pone
Alhora la Bastia credo non v era di che non troppo si vantar Spagnuoli d havervi su tenuta la bandiera ma piu da pianger n hanno i Romagnuoli
quindi a fili diritta la riviera caccia il legnetto, e fa parer che voli poi lo rasegna ad una fossa morta ch a mezo dì nanzi a Ravenna il porta
Ben che Rinaldo con pochi denari fusse sovente, pur n havea sì alhora che cortesia ne fece a marinari prima che li lasciasse alla bonhora
quindi mutando bestie e cavallari Arimino passò la sera anchora ne in Monte fiore aspetta il matutino e quasi a par col Sol giunge in Urbino
Quivi non era Federico alhora ne l Issabetta, nel buon Guido v era ne Francesco Maria, ne Leonora che con cortese forza e non altiera
havesse astretto a far seco dimora sì famoso guerrier piu d una sera come fer già molt anni, et hoggi fanno a donne e cavallier che di là vanno
Poi che quivi alla briglia alcun no l prende smonta Rinaldo a Cagli alla via dritta e da la foce ch el Metauro fende passa Apennino e piu non l ha a man ritta
passa l Ombri e l Etrusci e a Roma scende da Roma ad Ostia e quindi si traghitta per mar alla cittade a cui commise el pietoso figliuol l ossa de Anchise
Muta ivi legno, e verso l isoletta di Lipadusa fa presto levarsi quella che fu da combattenti eletta et ove già stati erano a trovarsi
insta Rinaldo e li nocchieri affretta ch a vela e remi fan ciò che può farsi ma i venti aversi e per lui mal gagliardi lo fecer (ma di poco) arrivar tardi
Giunse che a punto il principe d Anglante fatta havea l util opra e gloriosa havea Gradasso ucciso et Agramante ma con dura vittoria e sanguinosa
morto n era il figliuol di Monodante e di grave percossa e perigliosa stava Olivier languendo su l arena e del piè guasto havea martire e pena
Tener non puote il Conte asciutto il viso quando abbracciò Rinaldo, e che narrolli che gli era stato Brandimarte ucciso che tanta fede e tanto amor portolli
ne men Rinaldo quando sì diviso vide l capo all amico hebbe occhi molli poi quindi ad abbracciar si fu condotto Olivier che sedea col piede rotto
La consolation che seppe tutta diè lor, benche per se tuor non la possa che giunto si vedea quivi alle frutta anzi poi che la mensa era rimossa
andaro i servi alla città distrutta e vi portar de li Re morti l ossa e in le ruine ascoser di Biserta e quivi divulgar la cosa certa
De la vittoria chavea havuto Orlando s allegrò Astolfo e Sansonetto molto non perhò sì come havrian fatto, quado non fusse a Brandimarte il spirar tolto
sentir lui morto il gaudio va scemando siche non ponno asserenare il volto hor chi serà di lor ch annontio voglia a Fiordiligi dar di sí gran doglia
La notte che precesse a questo giorno Fiordiligi sognò che quella vesta che per mandarne Brandimarte adorno havea trappunta e di sua man contesta
vedea per mezo sparsa e d ognintorno di goccie rosse a guisa di tempesta parea che di sua man così l havesse riccamata ella, e poi se ne dogliesse
E parea dir, pur hammi il Signor mio commesso ch io la faccia tutta nera hor perche dunque riccamata holla io contra sua voglia in sì strana maniera
di questo sogno fe giudicio rio poi la novella giunse quella sera ma tanto Astolfo ascosa le la tenne ch allei con Sansonetto se ne venne
Tosto ch intraro e che ella loro il viso dopo tanta vittoria, vide privo d ogni letitia, sa senza altro aviso che Brandimarte suo non é piu vivo
di ciò le resta il cor così conquiso e così li occhi hanno la luce a schivo e così ognaltro senso se le serra che come morta andar si lascia in terra
Al ritornar del spirto, ella alle chiome cacciò le mani et alle belle guote e ripetendo indarno il caro nome fece onta e danno lor piu che far puote
stracciò i capelli e sparse, e gridò come donna talhor ch el Demon rio percuote o come s ode che già a suon di corno Menade corse et aggirossi intorno
Hor questo hor quel pregando va, che porto le sia un coltel siche nel cor si fera hor correr vuol la dove il legno in porto de li dui Re defunti arrivato era
e far de l uno e l altro così morto straccio crudele e vendetta acre e fiera hor vuol passare il mare, e cercar tanto che possa al suo Signor morire accanto,
Deh perche Brandimarte ti lasciai senza me andare a tanta impresa? disse vedendoti partir non fu piu mai che Fiordiligi tua non te seguisse
t havrei giovato s io venivo assai chavrei tenute in te le luci fisse e se Gradasso havesti drieto havuto con un sol grido io t havrei dato aiuto
O forse esser potrei stata sì presta ch intrando in mezo, il colpo t havrei tolto fatto scudo t havrei con la mia testa che morendo io non era il danno molto
ogni modo io morrò, ne fia di questa dolente morte alcun profitto colto che quando io fussi morta in tua difesa non potrei meglio haver la vita spesa
Se pur ad aiutarti i duri fati havessi havuti e tutto il cielo adverso li ultimi baci al meno io t havrei dati al men t havrei di pianto il viso asperso
e prima che con li Angeli beati si fussi il spirto al suo fattor converso detto gli havrei, va in pace, e là m aspetta ch ovunque sei son per seguirti in fretta
È questo Brandimarte è questo il regno? di che pigliare il scettro hora devevi? hor così teco a Damoggir io vegno così nel real seggio mi ricevi
ah Fortuna crudel quanto disegno, mi rompi, oh che speranza hoggi mi lievi deh che cesso io, poi chò perduto questo tanto mio ben, ch io non perdo ancho il resto?
Questo et altro dicendo in lei risorse il furor con tanto impeto e la rabbia ch a stracciar il bel crin di nuovo corse come il bel crin tutta la colpa n habbia
le mani insieme si percosse e morse nel sen cacciò l ugne e ne le labbia sfogati donna, e grida, e stride, e piagni mentre io vuò dir del Conte e de compagni
Perche il mal d Oliviero havea non poco di medico bisogno e di gran cura et altrotanto perche in degno luoco havesse Brandimarte sepultura
verso il monte n andar che fa col fuoco chiara la notte, il dì di fumo oscura v hanno propicio il vento e a destra mano non è quel lito lor molto lontano
Con fresco vento ch in favor veniva sciolser la fune al declinar del giorno mostrando lor la taciturna Diva la dritta via col luminoso corno
e sorser l altro dì sopra la riva ch amena giace ad Agringento intorno quivi Orlando ordinò per l altra sera ciò che a funeral pompa bisogno era
Poi che l ordine suo vide exequito essendo homai dil Sole il lume spento fra molta nobiltà ch era allonuito de luoghi intorno corsa in Agringento
d accesi torchi tutto ardendo il lito e de grida suonando e di lamento tornò Orlando ove il corpo havea lassato che vivo e morto havea con fede amato
Quivi Bardin di soma d anni grave stava piangendo alla bara funebre che pel gran pianto chavea fatto in nave devria li occhi haver pianti e le palpebre
chiamando il ciel crudel le stelle prave ruggia come un leon chabbia la febre le mane erano in tanto empie e ribelle a i crin canuti alla rugosa pelle
Levossi al ritornar del paladino maggior il grido e raddoppiossi il pianto Orlando fatto al corpo piu vicino senza parlar stette a mirarlo alquanto
pallido, come colto al matutino è il ligustro la sera, o il molle acantho e dopo un gran suspir, tenendo fisse sempre le luci in lui, cosí gli disse
O forte, o caro, o mio fedel compagno che qui sei morto, e so che vivi in cielo e d una vita v hai fatto guadagno che non ti può mai tor caldo ne gelo
perdonami, se ben vedi ch io piagno, perche d esser rimaso mi querelo e ch a tanta leticia io non sia teco e non perche qua giu tu non sia meco
Solo senza te son, ne cosa in terra senza te, posso haver piu che mi piaccia se teco ero in tempesta e teco in guerra perche non ancho in l otio e in la bonaccia
ben grande è il mio fallir, poi che mi serra di questo fango uscir per la tua traccia se de li affanni teco fui, perchora non sono a parte del guadagno anchora?
Tu guadagnato e perdita hò fatto io sol tu all acquisto, io non son solo al danno participe fatto è del dolor mio l Italia, il regno Franco, e l Alemanno
o quanto quanto il mio Signore e Zio o quanto i paladin da doler s hanno quanto l Imperio, e la christiana Chiesa che perduto ha la sua maggior difesa
O quanto si torrà per la tua morte di terrore a nemici e di spavento o quanto pagania serà piu forte quanto animo n havrà quanto ardimento
o come ne dè star la tua consorte sin qui ne veggio il pianto e il grido sento so che m accusa e forse odio mi porta che per me teco ogni sua speme é morta
Ma Fiordiligi, al men resti un conforto a noi che sian di Brandimarte privi ch invidiar lui con tanta gloria morto denno tutti i guerrier choggi son vivi
quelli tre Decii, e quel nel foro absorto quel sì lodato Codro da li Argivi non con piu altrui profitto e piu suo honore a morte s offerì del tuo signore
Queste parole et altre dicea Orlando in tanto, i bigi, i bianchi, i neri frati e tutti li altri chierci seguitando andavan con lungo ordine accoppiati
per l alma del defunto Dio pregando che gli donasse requie tra beati lumi in tanto per mezo et ognintorno mutata haver parean la notte in giorno
Levan la bara, et a portarla foro messi a vicenda Conti e Cavallieri purpurea seta la copria, che d oro e grosse perle havea compassi altieri
di non men bello e signoril lavoro havea gemmati e splendidi orilieri e giacea quivi il cavallier con vesta di color pare, e d un lavor contesta
Trecento a tutti eran passati inanti de piu poveri tolti de la terra che stati eran vestiti tutti quanti di panni negri, e lunghi sin a terra
cento paggi seguian sopra altrotanti grossi cavalli, e tutti buoni a guerra e li cavalli e i paggi ivano il suolo radendo col lor habito di duolo
Molte bandiere inanzi e piu dirietro che di diversi segni eran dipinte portavan gentilhuomini al feretro che da Infedeli in piu battaglie vinte
al Imperio di Cesare e di Pietro havean le forze chor giaceano extinte, scudi v erano molti, che de degni guerrieri, a chi fur tolti, haveano i segni
Venian cento e centaltri a diversi usi del exequie ordinati, et havean questi come ancho il resto acceso torchi, e chiusi piu che vestiti, eran di nere vesti,
poi seguia Orlando, e adhor adhor suffusi di lachryme havea li occhi e rossi e mesti ne piu lieto di lui Rinaldo venne il piè Olivier che rotto havea ritenne
Lungo serà sio vi vuò dir in versi le cerimonie, e raccontarvi tutti li dispensati manti oscuri e persi li accesi torchi che vi furon strutti
quindi alla chiesa cathedral conversi dovunque andar non lasciaro occhi asciutti sì bel sì buon giovene a pietade mosse ogni sesso, ogni ordine, ogni etade
Fu posto in chiesa, e poi che da le donne di lachryme e di pianti inutil opra e da li sacerdoti hebbe il leisonne e li altri santi detti havuto sopra
in una arca il serbar tra due colonne come Orlando ordinò, che se ricopra di ricco drappo d or, sin che reposto in un sepolchro sia di maggior costo
Orlando di Sicilia non si parte che manda a trovar porphydi e alabastri fece fare il disegno, e di quella arte inarrar con gran premio i miglior mastri
fe le lastre (venendo in questa parte) poi drizzar Fiordiligi, e li pilastri che quivi (essendo Orlando già partito) si fe portar da l Aphricano lito
E vedendo le lachryme indefesse et ostinati a uscir sempre i suspiri ne per far sempre dire uffici e messe mai satisfar possendo a suoi disiri
di non partirsi quindi in cor si messe fin che del corpo l anima non spiri e nel sepolchro fe fare una cella e vi si chiuse, e fe sua vita in quella
Orlando per voler quindi levarla mandò poi messi, e vi tornò in persona se viene in Francia vuol compagna farla di Galerana, e pension darle buona
e vuol sin alla Lizza accompagnarla quando tornare al padre suo prepona edificar le vuole un monastiero quando servire a Dio faccia pensiero
Ella sta nel sepolchro e quivi attrita da penitentia orando giorno e notte non durò lunga età, che di sua vita da la parca le fur le fila rotte
già fatto havea da l isola partita dove i Cyclopi havean l antique grotte li tre guerrier di Francia afflitti e mesti ch el quarto lor compagno a dietro resti
Non vollon senza medico levarsi per il mal d Olivier che era molesto quando a principio mal puote curarsi per non haver chi fusse buono a questo
non cessava Olivier di lamentarsi e facea ognun di se pietose e mesto e di ciò ragionando al nocchier nacque un pensiero, e lo disse, e a tutti piacque
Disse che era de lor poco lontano in un solingo scoglio uno Eremita a cui ricorso mai non s era in vano o fosse per consiglio o per aita
e facea alcuno effetto soprahumano dar lume a ciechi, e tornar morti a vita fermare il vento ad un segno di croce, e far tranquillo il mar quando è piu atroce,
E che non denno dubitare, andando a ritrovar quel huomo a Dio sì caro che lor non renda Olivier sano, quando fatto ha di sua virtù segno piu chiaro
questo consiglio sì piacque ad Orlando che verso il santo luoco si drizzaro ne mai piegando dal camin la prora videro il scoglio al sorger de l aurora
Scorgendo il legno huomini in l acqua dotti sicuramente s accostaro a quello quivi aiutando servi e galeotti poser suavemente nel battello
il Marchese stroppiato, e fur condotti nel duro scoglio, et indi al santo hostello al santo hostello a quel Vecchio medesmo per le cui mano hebbe Ruggier battesmo
El servo del Signor del paradiso raccolse Orlando e li compagni suoi e benedilli con giocondo viso e de lor casi dimandolli poi
ben che de lor venuta havuto aviso havesse già da li celesti Heroi Orlando gli rispose esser venuto per ritrovare ad Oliviero aiuto
Ch era pugnando per la fe di Christo a periglioso termine ridutto levogli il Santo ogni suspetto tristo e gli promise di sanarlo in tutto
ne havendo unguento ne liquor provisto ne d altra humana medicina instrutto intrò in la chiesa et orò al Salvatore et indi uscì con gran baldanza fuore
E in nome de le eterne tre persone padre e figliuolo e spirto santo, diede ad Olivier la benedittione o virtù che dá Christo a chi gli crede
cacciò dal cavallier la passione e ritornolli a sanitade il piede piu fermo e piu expedito che mai fosse e presente Sobrino a ciò trovosse
Giunto Sobrin de le sue piaghe a tanto che star peggio ogni giorno se ne sente tosto che vide del Monacho santo il miracolo grande et evidente
si dispose Machon poner da canto e Christo confessar vivo e potente e dimandò con cor di fe contrito iniciarsi al nostro sacro rito
Così l huom giusto battizollo, et ancho gli rese orando ogni vigor primiero Orlando e li altri cavallier non manco di tal conversion leticia fero
che di veder che liberato e franco dil periglioso mal fusse Oliviero maggior gaudio Ruggier di tutti n hebbe e molto in fede e divotione accrebbe
Era Ruggier, dal dì che giunse a nuoto su questo scoglio, poi statovi ognhora fra quei guerrieri il Vecchiarel devoto sta dolcemente e li conforta e exora
a voler schivi di pantano e loto mondi passar per questa morta gora cha nome vita, che sí piace a sciocchi et alla via del ciel sempre haver li occhi
Orlando un suo mandò sul legno, e trarne fece pane e buon vin cacio e prosutti e l huom di Dio ch ogni sapor di starne pose in oblio poi che avezzossi a frutti
per charità mangiar fecero carne e ber del vino, e far quel che fer tutti poi che alla mensa consolati foro di molte cose ragionar tra loro
E come accade nel parlar sovente ch una cosa vien l altra dimostrando Ruggier riconnosciuto finalmente fu da Rinaldo, da Olivier, da Orlando
per quel Ruggiero in arme sì excellente el cui valor s accorda ognun lodando ne Rinaldo l havea raffigurato per quel che seco intró già nel steccato
Ben l havea il Re Sobrin riconnosciuto tosto ch el vide col Vecchio apparire ma volse inanzi star tacito e muto che porsi in aventura di fallire
poi che a notitia a li altri fu venuto che questo era Ruggier di cui l ardire la cortesia il valor alto e profondo si facea nominar per tutto il mondo
E sapendosi già che era christiano tutti con lieta e con serena faccia vengono a lui, chi gli tocca la mano e chi lo bacia e chi lo stringe e abbraccia
sopra li altri il signor di Montalbano d accarezzarlo e fargli honor procaccia perch esso piu de li altri vi diremo nel altro canto che serà l estremo
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