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1474–1533

Canto tredicesimo

Ludovico Ariosto

fU il vincer sempre mai laudabil cosa vincasi o per fortuna o per ingegno è ver che la vittoria sanguinosa spesso far suole il capitan men degno

e quella eternamente è gloriosa e de divini honori arriva al segno quando servando i suoi senza alcun danno si fa che li nemici in rotta vanno

La vostra signor mio, fu degna loda quando al leon in mar tanto feroce che havea occupata l una e l altra proda del Pò da Francolin sino alla foce

faceste sí, ch anchor che ruggir loda s io vedrò voi non tremarò alla voce come vincer si dè ne dimostraste ch uccideste i nemici, e noi salvaste

Questo il Pagan, troppo in suo danno audace non seppe far, che i suoi nel fosso spinse dove la fiamma subita e vorace non perdonò ad alcun, ma tutti estinse

a tanti non seria stato capace tutto il gran fosso, ma il fuoco restrinse la carne e l ossa, e in polve la ridusse acciò chabile a tutti, il luoco fusse

Undice mila, et otto sopra venti si ritrovaro in l affocata buca che vi erano discesi mal contenti ma così volle il poco saggio duca

quivi fra tanto lume hor restan spenti e la vorace fiamma li manuca e Rodomonte causa del mal loro se ne va exente da tanto martoro

Che tra nemici in la ripa piu interna era passato d un mirabil salto se con li altri scendea ne la caverna questo era ben il fin d ogni suo assalto

rivolse gliocchi a quella valle inferna e quando vide il fuoco andar tanto alto e di sua gente udì l horribil strido biastemmiò il ciel con spaventoso grido

In tanto il Re Agramante mosso havea impetuoso assalto ad una porta che mentre la crudel battaglia ardea qui dove è tanta turba afflitta e morta

quella sprovista forse esser credea di gente che bastasse alla sua scorta seco era il Re d Arzilla Bambirago e Baliverzo d ogni vitio vago

E Corineo di Mulga e Prusione e l ricco Re de l Isole beate Malabuferso, che la regione tien di Fizan, sotto continua estate

altri signori, et altre assai persone experte ne la guerra e bene armate e molti anchor senza valore e nudi ch el cor non se armarian con mille scudi

Trovò tutto il contrario al suo pensiero in questa parte il Re de saracini perche in persona il capo de l Impero eravi Carlo, e de suoi paladini

Re Salamone, et il Danese Ugiero ambo li Guidi, et ambo li Angelini el duca di Bavera, e Ganelone e Berlengiero, Avorio, Avino, e Othone

Gente infinita poi di minor conto de franchi de thedeschi e de lombardi presente il suo signor, ciascuno pronto a farsi noverar fra li gagliardi

di questo altrove io vuo rendervi conto ch ad un gran Duca è forza ch io riguardi il qual mi grida, e di lontano accenna e priega ch io nol lasci ne la penna

Signor è tempo di ridursi hormai dove rimase il Duca d Inghilterra che stato absente, et in exilio, assai disia di ritornare alla sua terra

del partir in procinto lo lasciai e colei chavea rotta Alcina in guerra mandarlo in Francia s havea preso cura per la via piu espedita e piu sicura

E così una Galea fu apparecchiata di che miglior mai non solco marina et perche dubbio s hà tutta fiata che non gli turbi il suo viaggio Alcina

vuol Logistilla che con forte armata Andronica ne vada e Sofrosina tanto che nel mar d Arabi, o nel golfo de Peri, giunga a salvamento Astolfo

Piu presto vuol che volteggiando rada i Scythi, e l Indi, e i regni Nabathei e torni poi per così lunga strada a ritrovar i Persi e l Herrythrei

che per lo Boreal pelago vada che turban sempre iniqui venti e rei et si, quella stagion, pover di sole che starne senza alcuni mesi suole

La fata poi che vide acconcio il tutto diede licentia al Duca di partire havendol prima ammaestrato e instrutto di cose assai che fora lungo a dire

e per schivar che non sia piu ridutto per arte maga onde non possa uscire un bello et util libro gli havea dato che per suo amore havesse ogn hora allato

Come lhuom riparar debba allincanti mostra il libretto che costei gli diede dove ne tratta e piu drieto e piu inanti per rubrica e per indice si vede

unaltro don gli fece anchor, che quanti doni fur mai, di gran vantaggio excede e questo fu d horribil suono un corno che fa fuggire ogn un che l ode intorno

Dico chel corno e di si horribil suono ch ovunque s oda fa fuggir la gente non può trovarsi al mondo un cor si buono che possa non fuggir come lo sente

rumor di vento di termuoto e tuono a par del suo di questo, era niente con molto riferir di gratia, prese da la fata congedo il buono Inglese

Lasciando il porto e l onde piu tranquille con felice aura che in la poppa spira sopra le ricche e populose ville de l odorifera India il Duca gira

scoprendo a destra et a sinistra mille isole sparse, e tanto va che mira la terra di Thomasso, onde il nocchiero piu a Tramontana poi prende il sentiero

Quasi radendo l aurea Chersonesso la bella armata il gran pelago frange e costeggiando i ricchi liti spesso vede come nel mar biancheggi il Gange

vede le piaggie l una e l altra appresso di Traprobane e Cori, ove il mar s ange dopo gran via furo a Cochino, e quindi usciron fuor de termini de l Indi

Da stretta fauce il mar veggon de Persi come in si largo spatio se dilaghi dopo non molti dì, vicini fersi al golfo che nomar li antiqui Maghi

quivi pigliaro il porto, e fur conversi con la poppa alla ripa, i legni vaghi quindi sicur d Alcina e di sua guerra Astolfo il suo camin prese per terra

Passò per piu d un campo, e piu d un bosco per piu d un monte, e per piu d una valle dove hebbe spesso all aer chiaro e al fosco li ladroni e dinanzi et alle spalle

vide leoni e draghi pien di tosco et altre fere attraversarsi il calle ma non si presto havea la bocca al corno che spaventati gli fuggian d intorno

Vien per l Arabia ch è detta felice ricca di Myrra, Cinnamo, et Incenso che per suo albergo l unica Fenice eletto s hà, di tutto il mondo immenso

sin che l onda trovò vendicatrice d Israhel, che per divin consenso Pharaone summerse e tutti i suoi e poi venne alla terra de li Heroi

Lungo el fiume Traiano egli cavalca su quel destrier ch al mondo è senza pare che tanto liggiermente e corre e valca che ne la arena l orma non ne appare

l herba non pur, non pur la neve calca coi piedi asciutti andar potria sul mare e sì nel corso si stende et affretta che passa e vento, e folgore, e saetta

Questo é il caval che fu de l Argalia che di fiamma e di vento era concetto e senza fieno e biada, si nutria de l aria pura, e Rabican fu detto

venne seguendo il Duca la sua via dove a quel fiume il Nil dona ricetto e vide come giunse in su la foce venire una barchetta a se veloce

Naviga su la poppa uno Eremita con bianca barba e lunga a mezo il petto che sopra il legno il Paladino invita dicendogli, figliuol mio benedetto

se non tè in odio la tua propria vita se non hai di morire hoggi diletto venir ti piaccia su questaltra arena ch a morir quella via dritto ti mena

Tu non andrai piu che sei miglia inante che troverai la sanguinosa stanza dove s alberga un horribil Gigante che d otto piedi ogni statura avanza

non habbia o cavalliero o viandante potersi indi partir vivo, speranza chel Gigante crudel gli tra la buccia sel mangia crudo, e sorbe il sangue e succia

Piacer fra tanta crudeltà si prende d una rete ch egli ha molto ben fatta poco lontana al tetto suo la tende e ne trita polve tutta appiatta

chi prima non lo sa non la comprende tanto è sottil, tanto egli ben l adatta quivi con fiere grida e con minaccia li spaventosi peregrini caccia

E con gran risa aviluppati in quella se li strasina sotto il suo coperto ne cavallier riguarda ne donzella o sia di grande o sia di piccol merto

o lo scanna o li schiaccia le cervella sel mangia, e l ossa restano al deserto e de l humane pelli intorno intorno fa il suo palazzo horribilmente adorno

Prendi quest altra via prendila figlio che ti fia sin al mar tutta sicura io ti rengratio padre del consiglio rispose il Cavallier senza paura

ma non estimo, per l honor periglio di che assai piu, che de la vita hò cura per far chio passi, in van tu parli meco anzi vò al dritto a ritrovar quel speco

Fuggendo posso con disnhor salvarmi ma tal salute, ho più che morte a schivo si vado, al peggio che potria incontrarmi fra molti io resterò di vita privo

ma quando Dio si mi drizzasse l armi che colui morto, et io restassi vivo a mille renderei la via sicura si che il guadagno è più che la iattura

Metto all incontro la morte d un solo alla salute di gente infinita vattene in pace (rispose) figliuolo Dio mandi in defension de la tua vita

l archangelo Michel dal summo polo e benedillo il semplice Eremita Astolfo lungo il Nil tenne la strada sperando piu nel suon che ne la spada

Giace tra il fiume e la acquosa palude una via stretta in l arenosa riva la solitaria casa la richiude d humanitade e d amicitia priva

son fisse intorno teste, e membra nude de la infelice gente che v arriva non v è finestra, non v è merlo alcuno onde penderne almen non si veggia uno

Come in l alpine ville o ne castelli suol cacciator che gran perigli ha scorsi su le porte attaccar l hirsute pelli l horride zampe, e i grossi capi d orsi

così dimostra il fier Gigante, quelli che di maggior virtù gli erano occorsi d altri infiniti, sparse apparon l ossa e d human sangue è pien piu d una fossa

Stava Caligorante in su la porta (così havea nome il dispietato mostro) ch ornava sua magion di gente morta come altri d oro o sete tinte in ostro

costui per gaudio a pena si comporta come il Duca lontan se gli è dimostro ch eran duo mesi e il terzo ne venia che non fu cavallier per quella via

Ver la palude ch era scura e folta di verdi canne, in gran fretta ne viene che disegnato havea correre in volta e uscir al paladin drieto le schiene

che ne la rete che tenea sepolta sotto la polve, di cacciarlo ha spene come havea fatto li altri peregrini che quivi tratto havean lor rei destini

Come venire il Paladin lo vede ferma il destrier, non senza gran sospetto d aviluparsi in quelli lacci il piede di che il buon Vecchiarel gli havea predetto

quivi il soccorso del suo corno chiede e quel sonando fa l usato effetto nel cor fere il Gigante che l ascolta di tal timor che a drieto i passi volta

Astolfo suona, e tuttavolta bada che gli par sempre che la rete scocchi fugge il fellon, ne vede ove si vada che come il cor, havea perduti gliocchi

tanta è la tema che non sa far strada che ne li proprii aguati non trabbocchi va ne la rete e quella si disserra tutto l annoda e lo distende in terra

Astolfo ch andar giu vede il gran peso già sicuro per se, v accorre in fretta e con la spada in man, da caval sceso va per far di mill anime vendetta

poi gli par che s occide un che sia preso viltà piu che virtù ne serà detta che legate le braccia i piedi e il collo gli vede sì, che non puo dare un crollo

Havea la rete già fatta Vulcano di sottil fil d acciar, ma con tal arte che seria stato ogni risforzo vano per ismagliarne la piu debil parte

et era quella che già piedi e mano havea legati a Venere et a Marte la fe il geloso, e non ad altro effetto che per piglia quelli duo amanti in letto

Mercurio al fabro poi la rete invola che Chloride pigliar con essa vuole Chloride bella che per l aria vola drieto all Aurora in l apparir del sole

e dal raccolto lembo de la stola gigli spargendo va rose e viole Mercurio tanto questa nympha attese che con la rete in aria un dì la prese

Dove entra in mare il gran fiume Ethiopo par che la Dea presa volando fosse poi nel tempio d Anubide a Canopo la rete lunghi seculi serbosse

Caligorante tre milanni dopo di la dove era sacra, la rimosse se ne portò la rete il ladrone empio et arse a cittade, e rubò l tempio

Quivi adattolla in modo in su l arena che tutti quei chavean da lui la caccia vi davan drento, et era tocca a pena che lor legava, e collo, e piedi, e braccia

di questa levò Astolfo una catena e le man drieto a quel fellon n allaccia le braccia e il petto in guisa gli ne fascia che non può sciorsi, indi levar lo lascia

Da l altri nodi havendol sciolto prima ch era tornato human piu che donzella di trarlo seco e mostrar fece stima per ville, e per cittadi, e per castella

vuol la rete ancho haver, di che ne lima ne martel, fece mai cosa piu bella ne fa somer colui che alla catena con pompa triomphal drieto si mena

E l elmo e il scudo anche a portar gli diede come a valletto e seguitó l camino di gaudio empiendo, ovunque metta l piede ch ir possa hormai sicuro il peregrino

Astolfo se ne va tanto che vede ch ai sepolchri di Memphi era vicino Memphi per le Pyramidi famoso vede all incontro il Chairo populoso

Tutto il popul correndo si trahea per vedere il Gigante smisurato com é possibil, l un l altro dicea che quel piccolo il grande habbia legato

Astolfo a pena inanzi andar potea tanto la calca il preme d ogni lato e come a cavallier d alto valore ogn un l ammira e gli fa grande honore

Non era grande il Chairo così allhora come se ne ragiona a nostra etade chel populo capir che ve dimora non pon diciotto mila gran contrade

e che le case hanno tre palchi, e anchora ne dormono infiniti in su le strade e chel soldano v habita un castello mirabil di grandezza e ricco e bello

E che quindice mila suoi vasalli che son christiani rinegati tutti con moglie con famigli e con cavalli ha sotto un tetto sol quivi ridutti

Astolfo veder vuole, ove s avalli e quanto il Nilo entri in li amari flutti a Damiata, chavea quivi inteso qualunque passa restar morto e preso

Perhò ch in ripa al Nilo in su la foce si ripara un ladron dentro una torre ch a paesani e peregrini nuoce e sin al Chairo ogn un rubando scorre

ne se gli può resistere, et ha voce che non se gli può mai la vita torre cento mila ferite egli ha giá havuto ne ucciderlo perhò mai s ha potuto

Per veder se può far rompere il filo alla Parca di lui, sì che non viva Astolfo viene a ritrovare Horrilo (così havea nome) e a Damiata arriva

et indi passa ove entra in mare il Nilo e vede la gran torre in su la riva dove s alberga l anima incantata che d un folletto nacque, e d una fata

Quivi ritruova che crudel battaglia era tra Horrilo, e dui guerrieri accesa egli era solo, et ambi sì travaglia ch a gran fatica gli pon far difesa

e quanto in arme l uno e l altro vaglia la Fama a tutto il mondo lo palesa questi erano i dui figli d Olivero Griphone il bianco, et Aquilante il nero

Glié ver chel Negromante venuto era alla battaglia con vantaggio grande che seco tratto in campo havea una fera laqual si trova solo in quelle bande

vive sul lito, e dentro alla rivera e i corpi humani son le sue vivande de le persone misere et incaute de viandanti, e peregrini naute

La bestia ne l arena appresso il porto per man de i duo fratei morta giacea e per questo ad Horril non si fa torto s a un tempo l uno e l altro gli nocea

piu volte l han smembrato, e non mai morto ne per smembrarlo uccider si potea che se tagliato, o mano, o gamba gli era la rapiccava che parea di cera

Hor sin a denti il capo gli divide Griphone, hor Aquilante, sin al petto egli de colpi lor sempre si ride s adirano essi che non hanno effetto

chi mai d alto cadendo il metal vide che li Alchimisti hanno Mercurio detto sparger e poi raccor tutti i suoi membri sentendo di costui se ne rimembri

Se gli spiccano il capo, Horrilo scende ne cessa brancolar fin che lo truovi o per le chiome, o pel naso lo prende lo salda al collo, e non so con che chiovi

piglial talhor Griphon, e l braccio stende nel fiume il getta, e non par ch ancho giovi che nuota Horrilo al fondo come un pesce e col suo capo salvo alla ripa esce

Due belle donne honestamente ornate l una vestita a bianco, e l altra a nero che de la pugna causa erano state stavano a riguardar l assalto fiero

queste eran quelle due benigne fate che havean notriti i figli d Oliviero poi che trassero lor ch eran citelli da i curvi artigli di duo grandi augelli

Che rapiti li havevano a Gismonda e portati lontan dal suo paese ma non bisogna in ciò ch io mi diffonda ch a tutto il mondo è l historia palese

ben che il scrittor nel padre si confonda ch un per un altro (io non sò come) prese hor la battaglia i duo gioveni fanno che le due donne ambi pregati n hanno

Era in quel clima già sparito il giorno all Isole anchor alto di fortuna l ombre havean tolto ogni vedere atorno sotto l incerta e mal compresa luna

quando in la rocca Horril fece ritorno poi che alla bianca, e alla sorella bruna piacque di differir l aspra battaglia fin che altro sol nel orizonte saglia

Astolfo che Griphone, et Aquilante a sopraveste, et al ferir gagliardo riconnosciuto havea gran pezzo inante lor non fu altiero a salutar ne tardo

essi vedendo, che quel chel Gigante trahea legato, era il baron dal Pardo (che così in corte, era quel duca detto) raccolser lui con non minor affetto

Le donne a riposare i cavallieri menaro a un lor palagio indi vicino donzelle incontra venero e scudieri con torchi accesi a mezo del camino

diero a chi n hebbe cura, i lor destrieri trarronsi l arme, e dentro un bel giardino trovar che apparecchiata era la cena ad una fonte limpida, et amena

Fan legare il Gigante alla verdura con un altra catena molto grossa ad una quercia di molt anni dura che non si romperà per una scossa

e da diece sergenti haverne cura che la notte discior non se ne possa et assalirli, e forse far lor danno mentre sicuri, e senza guardia stanno

All abondante e sontuosa cena dove il manco piacer fur le vivande del ragionar gran parte si dispensa di quel Horrilo, e del miracol grande

che quasi par un sogno a chi vi pensa chor capo hor braccio a terra se gli mande et egli raccoglia, e lo raggiugna e piu feroce ogn hor torni alla pugna

Astolfo nel suo libro havea giá letto (quel ch allincanti riparar insegna) ch ad Horril non trarrà l alma del petto fin che un crine fatal nel capo tegna

ma se lo svelle o tronca, fia constretto che suo mal grado il spirto fuor ne vegna questo ne dice il libro, ma non come connosca il crine in così folte chiome

Cosí de la vittoria si godea come n havesse il paladin la palma che certa speme in pochi colpi havea svellere il crine al Negromante e l alma

perhò di quella impresa promettea tor su li homeri suoi tutta la salma Horril farà morir quando non spiaccia a duo fratei ch esso l impresa faccia

Essi gli danno volentier l impresa certi che debbia affaticarsi in vano era già l altra aurora in cielo ascesa quando calò da muri Horrilo al piano

tra l Duca e lui fu la battaglia accesa la mazza l un, l altro ha la spada in mano di mille attende Astolfo un colpo trarne chel spirto al Mago scioglia da la carne

Hor fa cadergli il pugno con la mazza hor questo et hor quel braccio con la mano quando taglia a traverso la corazza e quando il va troncando a brano a brano

ma sempre Horril dismonta ne la piazza ritolsi il membro, e presto torna sano se n cento pezzi ben l havesse fatto redintegrarsi il vedea Astolfo a un tratto

Al fin di mille colpi un gli ne colse sopra le spalle a termini del mento la testa e l elmo dal capo gli tolse ne fu d Horrilo a dismontar piu lento

la sanguinosa chioma in man s avolse e risalse a cavallo in un momento e la portò correndo incontra il Nilo che rihaver non la potesse Horrilo

Quel sciocco che del fatto non s accorse per la polve cercando iva la testa ma come intese il corridor via torse portare il capo suo per la foresta

immantinente al suo caval ricorse sopra vi sale e di seguir non resta volea gridare, aspetta volta volta ma il Duca già gli havea la bocca tolta

Ma pur che non gli ha tolto le calcagna si riconforta, e segue a tutta briglia drieto il lascia gran spatio di campagna quel Rabican che corre a maraviglia

Astolfo in tanto per le cuticagna cercava, e drieto e sopra de le ciglia se connosceva quel crine fatale che forza Horrilo havea far immortale

Fra tanti e innumerabili capelli un piu de l altro non si stende o torce qual dunque Astolfo sceglierà di quelli che per dar morte al rio ladron, racorce

meglio è (disse) che tutti io tagli o svelli ne si trovando haver rasoi ne force ricorse immantinente alla sua spada che taglia sì, che si può dir che rada

E tenendo quel capo per il naso drieto e dinanzi lo dischioma tutto troncò fra li altri quel fatale a caso si fece il viso allhor pallido e brutto

travolse gli occhi, e dimostrò alloccaso per manifesti segni esser condutto el busto che seguía troncato al collo da cavalcade, e da l ultimo crollo

Astolfo ove le donne e i cavallieri lasciato havea, tornó col capo in mano che tutti havea di morte i segni veri e mostrò il tronco, ove giacea lontano

non sò ben se lo vider volentieri anchor che gli mostrasser viso humano che l intercetta lor vittoria, forse d invidia ai duo germani il petto morse

Ne che tal fin quella battaglia havesse credo piu fusse alle due donne grato queste perche piu in lungo si trahesse de duo fratelli il doloroso fato

ch in Francia par ch in breve esser devesse con essi Horrilo havean quivi acciuffato con speme di tenerlo tanto a bada che la trista influentia se ne vada

Tosto chel castellan di Damiata certificossi ch era morto Horrilo la colomba lasciò chavea legata sotto l ala la lettera col filo

quella andò al Chairo, et indi fu lasciata un altra altrove, come quivi è stilo si che in pochissime hore andò l aviso per tutto Egytto ch era Horrilo ucciso

Il Duca come al fine trasse l impresa confortò molto i nobili Garzoni ben che da se v havean la voglia intesa ne bisognavan stimuli ne sproni

che per difender de la santa Chiesa e del Romano Imperio le ragioni lasciasser le battaglie d Oriente cercando miglior fama in la lor gente

Cosí Griphone et Aquilante tolse da le benigne sue donne licentia esse (quantunque lor ne ncrebbe è dolse) non perhò far lor seppon resistentia

con essi Astolfo a man destra si volse che si deliberar far reverentia ai santi luochi, ove Dio in carne visse prima che verso Francia si venisse

Potuto haria pigliar la via mancina ch era piu dilettevole, e piu piana e mai non si scostar da la marina ma per la destra andar horrida e strana

perche l alta città di Palestina per questa, sei giornate è men lontana acqua si truova, et herba in questa via di tutti li altri ben s ha carastia

Si che prima ch intrassero in viaggio ciò che lor bisognó fecion raccorre e cargar su l Gigante il carriaggio chavria portato in collo ancho una torre

al finir del camino aspro e silvaggio da l alto monte alla lor vista occorre la santa terra, ove il superno amore lavò col proprio sangue il nostro errore

Trovano in su l entrar de la cittade un giovene gentil lor connoscente Sansonetto da Mecca oltra l etade (ch era nel primo fior) molto prudente

d alta cavalleria d alta bontade famoso, e reverito fra la gente Orlando lo converse a nostra fede e di sua man battesmo ancho gli diede

Quivi lo trovan che disegna, a fronte del Soldano d Egytto una fortezza e circondar vuol il Calvario monte di muro di duo miglia di lunghezza

da lui raccolti fur con quella fronte che puó d interno amor dar piu chiarezza e dentro accompagnati, e con grande agio fatti alloggiar nel suo real palagio

Havea in governo egli la terra, e in vece di Carlo, vi reggea l imperio giusto a costui dono il duca Astolfo fece del prigionier dal smisurato busto

ch a portar pesi, gli varrà per diece asini o muli, tanto era robusto diegli Astolfo il Gigante, e diegli appresso la rete ch in sua forza l havea messo

Sansonetto all incontro al Duca diede per la spada una cinta ricca e bella e diede spron per l uno e l altro piede che d oro havean la fibbia e la girella

ch esser del Cavallier stati si crede che liberò dal Drago la Donzella al Zaffo havuti con moltaltro arnese Sansonetto li havea quando lo prese

Purgati de lor colpe a un monasterio che dava di se odor di buoni exempi la passion di Christo e ogni mysterio contemplando n andar per tutti i tempi

chor con eterno obbrobrio e vituperio a Christiani usurpano i Mori empi l Europa è in arme e di far guerra agogna in ogni parte, fuor ch ove bisogna

Mentre havean quivi l animo devoto a perdonanze e cerimonie intenti un peregrin di Grecia a Griphon noto gli arrecò del suo amor nuove recenti

dal suo fermo disegno, e lungo voto troppo diverse, e troppo differenti e quelle il petto glinfiammaron tanto che gli scacciar l oration da canto

Amava il cavallier per sua sciagura una donna chavea nome Horrigille di piu bel volto e di miglior statura non se ne sceglierebbe una fra mille

ma disleale, e di si rea natura che potresti cercar cittadi e ville la terra ferma, e l isole del mare ne credo ch una le trovassi pare

Ne la città di Constantin lasciata grave l havea di febre acuta e fiera hor quando rivederla alla tornata piu che mai bella, e di goderla spera

ode il mischin ch in Antiochia andata drieto un nuovo amator perfida n era non le parendo hormai di piu patire chabbia in si fresca etá sola a dormire

Da indi in qua chebbe la trista nuova suspirvava Griphon, notte e dì sempre ogni piacer ch aglialtri aggrada e giova par che a costui piu l animo distempre

pensil colui ne li cui danni prova Amor, se li suoi strali han buone tempre et era grave sopra ogni martire chel mal chavea si vergognava a dire

Questo perche mille fiate inante già ripreso l havea di quello amore di lui piu saggio il fratello Aquilante e cercato Horrigil trargli del core

come colei che connoscea, di quante femine ree si truovino, peggiore Griphon l excusa, el fratel la danna e le piu volte il parer proprio inganna

Perhò fece pensier senza parlarne con Aquilante, girsene soletto sin dentro d Antiochia, e quindi trarne colei, che tratto l cor gli havea del petto

trovar colui che gli l hà tolta, e farne vendetta tal, che ne sia sempre detto dirò come ad effetto il pensier messe nell altro canto e ciò che ne successe

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