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1474–1533

CANTO TERZODECIMO.

Ludovico Ariosto

B En furo aventu/ rosi i cavallieri Ch'erano a quel / la eta: che ne i valloni Ne le scure spe lonche e boschi fieri, Tane di Serpi: d'Orsi, e di Le/ oni

Trovavan quel che ne i palazzi altieri A pena hor trovar puon giudici buoni, Donne che ne lalor piu fresca etade Sien degne d'haver titol di beltade.

Di sopra vi narrai, che ne la grotta Havea trovato Orlando una donzella E che le dimando ch'ivi condotta L'havesse, hor seguitando dico ch'ella

Poi che piu d'un signiozzo l'ha interrotta: Con dolce e suavissima favella Al Conte fa le sue sciagure note, Con quella brevita che meglio puote.

Ben che io sia certa (dice) o Cavalliero Ch'io portero del mio parlar supplitio, Perche a colui che qui m'ha chiusa:spero Che costei ne dara subito inditio,

Pur son disposta non celarti il vero, E vada la mia vita in precipitio, E ch'aspettar poss'io da lui piu gioia? Che'l si disponga un di voler ch'io muoia?

Isabella sono io, che figlia fui Del Re mal fortunato di Gallitia, Ben dissi fui, c'hor non son piu di lui, Ma di dolor,d'affanno,e di mestitia:

Colpa d'amor, c'hio non saprei di cui Dolermi piu, che de la sua nequitia, Che dolcemente ne i principii applaude E tesse di nascosto inganno e fraude.

Gia mi vivea di mia sorte felice Gentil, giovane, ricca, honesta, e bella: Vile e povera hor sono, hor infelice E s'altra e peggior sorte io sono in quella:

Ma voglio sappi la prima radice Che produsse quel mal che mi flagella, E ben ch'aiuto poi da te non esca Poco non mi parra che te n'incresca.

Mio patre fe in Baiona alcune giostre (Esser denno hoggimai dodici mesi) Trasse la fama ne le terre nostre Cavallieri a giostrar di piu paesi,

Fra glialtri, osia ch'Amor cosi mi mostre O che virtu pur se stessa palesi: Mi parve da lodar Zerbino solo Che del gran Re di Scotia era figliuolo.

Ilqual poi che far pruove in campo vidi Miracolose di cavalleria Fui presa del suo amore, e non m'avidi Ch'io mi conobbi piu non esser mia

E pur, ben che'l suo amor cosi mi guidi: Mi giova sempre havere in fantasia Ch'io non misi il mio core in luogo immondo Ma nel piu degno e bel c'hoggi sia al mondo.

Zerbino di bellezza e di valore Sopra tutti i Signori era eminente, Mostrommi, credo mi portasse amore, E che di me non fosse meno ardente,

Non ci manco chi del commune ardore Interprete fra noi fosse sovente, Poi che di vista anchor fummo disgiunti Che gli animi restar sempre congiunti.

Perho che dato fine alla gran festa Il mio Zerbino in Scotia fe ritorno, Se sai che cosa e Amor, ben sai che mesta Restai di lui pensando notte e giorno,

Et era certa che non men molesta Fiamma, intorno il suo cor facea soggiorno Egli non fece al suo disio piu schermi, Se non che cerco via di seco havermi.

E perche vieta la diversa fede, Essendo egli christiano:io saracina, Ch'al mio padre per moglie non mi chiede Per furto indi levarmi si destina,

Fuor de la ricca mia patria, che siede Tra verdi campi allato alla marina, Haveva un bel giardin sopra una riva Che colli intorno e tutto il mar scopriva.

Gli parve il luogo, a fornir cio disposto Che la diversa religion ci vieta, E mi fa saper l'ordine che posto Havea di far la nostra vita lieta,

Appresso a Santa Marta havea nascosto Con gente armata una Galea secreta, In guardia d'Odorico di Biscaglia In mare e in terra mastro di battaglia.

Ne potendo in persona far l'effetto Perch'egli allhora era dal padre antico A dar soccorso alRe di Francia astretto, Manderia in vece sua questo Odorico,

Che fra tutti i fedeli, e pe'l piu amico E bene esser dovea: se i benefici Sempre hanno forza d'acquistar gli amici. Verria costui sopra un navilio armato

Al terminato tempo indi a levarmi, E cosi venne il giorno disiato Che dentro il mio giardin lasciai trovarmi Odorico la notte accompagnato

Di gente valorosa all'acqua eall'armi Smonto ad un fiume alla citta vicino: E venne chetamente al mio giardino. Quindi fui tratta alla Galea spalmata:

Prima che la citta n'havesse avisi De la famiglia ignuda, e disarmata, Altri fuggiro, altri restaro uccisi: Parte captiva meco fu menata:

Cosi da la mia terra io mi divisi, Con quanto gauddio non ti potrei dire, Sperando in breve il mio Zerbino fruire. Voltati sopra Mongia eramo a pena

Quando ci assalse alla sinistra sponda Un vento che turbo l'aria serena E turbo il mare, e al ciel gli levo l'onda, Salta un maestro ch'a traverso mena

E cresce adhora adhora, e soprabonda con tal forza Che val poco alternar poggia con orza. Non giova calar vele, e l'arbor sopra Corsia legar, ne ruinar castella,

Che ci veggian (mal grado) portar sopra Acuti scogli, appresso alla Rocella, Se non ci aiuta quel che sta di sopra Ci spinge in terra la crudel procella:

Il vento rio ne caccia in maggior fretta, Che d'arco mai non si avento saetta. Vide il periglio il Biscaglino, e a quello Uso un rimedio che fallir suol spesso,

Hebbe ricorso subito al battello: Calossi, e me calar fece con esso, Sceser dui al tri, e ne scendea un drapello Se i primi scesi l'havesser concesso

Ma con le spade li tenner discosto Tagliar la fune, e ci allargamo tosto. Fummo gittati a salvamento al lito Noi che nel paliscjermo eramo scesi,

Periron glialtri col legno sdrucito: In preda al mare andar tutti gli arnesi, All'eterna bontade, all'infinito Amor, rendendo gratie le man stesi,

Che non m'havessi dal furor marino Lasciato tor di riveder Zerbino. Come ch'io havessi sopra il legno, evesti Lasciato e gioie, e l'altre cose care

Pur che la speme di Zerbin mi resti: Contenta son che s'habbi il resto il mare: Non sono ove scendemo, i liti pesti D'alcun sentier, ne intorno albergo appare

Ma solo il monte, alqual mai sempre fiede, L'ombroso capo il vento, e'l mare il piede. Quivi il crudo tyranno Amor: che sempre D'ogni promessa sua fu disleale,

E sempre guarda come involva e stempre Ogni nostro disegno rationale, Muto con triste e dishoneste tempre Mio conforto in dolor, mio bene in male:

Che quell'amico in chi Zerbin si crede, Di desire arse, & agghiaccio di fede. O che m'havesse in mar bramata anchora Ne fosse stato a dimostrarlo ardito,

O cominciassi il desiderio allhora Che l'agio v'hebbe dal solingo lito, Disegno quivi senza piu dimora Condurre a fin l'ingordo suo appetito,

Ma prima da se torre un de li dui Che nel battel campati eran con nui. Quell'era homo di Scotia Almonio detto Che mostrava a Zerbin portar gran fede

E commendato per guerrier perfetto Da lui fu, quando ad Odorico il diede, Disse a costui che biasmo era e difetto, Se mi traheano alla Rocella a piede,

E lo prego ch'inanti volesse ire A farmi incontra alcun ronzin venire. Almonio che di cio nulla temea Immantinente inanzi il camin piglia

Alla citta ch'el bosco ci ascondea: E non era lontana oltra sei miglia, Odorico scoprir sua voglia rea All'altro finalmente si consiglia:

Si perche tor non se lo fa d'appresso, Si perche havea gran confidentia in esso. Era Corebo di Bilbao nomato Quel di ch'io parlo, che con noi rimase:

Che da fanciullo picciolo allevato S'era con lui ne le medesme case, Poter con lui communicar l'ìingrato Pensiero, il Traditor si pervase,

Sperando ch'ad amar saria piu presto Il piacer de l'amico, che l'honesto. Corebo che gentile era e cortese, Non lo pote ascoltar senza gran sdegno:

Lo chiamo traditore, e gli contese Con parole e con fatti il rio disegno, Grande ira all'uno e all'altro il core accese E con le spade nude ne fer segno,

Al trar de ferri, io fui da la paura Volta a fuggir per l'alta selva oscura. Odorico che mastro era di guerra In pochi colpi a tal vantaggio venne,

Che per morto lascio Corebo in terra, E per le mie vestigie il camin tenne, PrestogliAmor (sel mio creder non erra) Accio potesse giungermi le penne,

E gl'insegno molte lusinghe, e prieghi, Con che ad amarlo e compiacer mi pieghi. Ma tutto e indarno, che fermata e certa Piu tosto era a morir ch'a satisfarli

Poi ch'ogni priego, ogni lusinga esperta Hebbe e minaccie, e non potean giovarli, Si ridusse alla forza a faccia aperta: Nulla mi val che supplicando parli

De la fe c'havea in lui Zerbino havuta, E ch'io ne le sue man m'era creduta. Poi che gittar mi vidi i prieghi in vano Ne mi sperare altronde altro soccorso:

E che piu sempre Cupido e villano A me venia come famelico Orso, Io mi difesi con piedi e con mano Et adopravi sin'a lugne e il morso

Pelagli il mento, e gli graffiai la pelle Con stridi che n'andavano alle stelle. Non so se fosse caso, o li miei gridi Che si doveano udir lungi una lega,

O pur ch'usati sian correre a i lidi Quando navilio alcun si rompe o anniega, Sopra il monte una turba apparir vidi: E questa al mare, e verso noi si piega,

Come la vede il Biscaglin venire Lascia l'impresa, e voltasi a fuggire. Contra quel disleal mi fu adiutrice Questa turba Signor, ma a quella image

Che sovente in proverbio il vulgo dice, Cader de la padella ne le brage, Glie ver ch'io non son stata si infelice Ne le lor menti anchor tanto malvage:

C'habbino violata mia persona: Non che sia in lor virtu ne cosa buona. Ma perche se mi serban come io sono Vergine, speran vendermi piu molto,

Finito e il mese ottavo, e viene il nono Che fu il mio vivo corpo qui sepolto, Del mio Zerbino ogni speme abbandono: Che gia, per quanto ho da lor detti accolto:

M'ha promessa e venduta a un mercadante Che portare al Soldan mi de in Levante. Cosi parlava la gentil Donzella, E spesso con signozzi, e con sospiri,

Interrompea l'angelica favella, Da muovere a pietade Aspidi e Tiri: Mentre sua doglia cosi rinovella, O forse disacerba i suoi martiri,

Da venti huomini entrar ne la spelonca Ar mati chi di Spiedo e chi di Ronca. Il primo d'essi,huom di spietato viso Ha soloun'occhio, e sguardo scuro e bieco

L'altro d'un colpo che glihaveareciso Il naso e la mascella, e fatto cieco, Costui vedendo il cavalliero assiso Con la vergine bella entro allo speco

Volto a compagni disse, ecco augel nuovo A cui non tesi, e ne la rete il truovo. Poi disse al Conte, huomo non vidi mai Piu commodo di te, ne piu oportuno,

Non so se ti se' apposto, o se lo sai Perche te l'habbia forse detto alcuno, Che si bell'arme io desiava assai, E questo tuo leggiadro habito bruno

Venuto a tempo veramente sei Per riparare a gli bisogni miei. Sorrise amaramente, in pie salito Orlando, e fe risposta al mascalzone,

Io ti vendero l'arme ad un partito Che non ha mercadante in sua ragione, Del fuoco c'havea appresso indi rapito Pien di fuoco e di fumo uno stizone

Trasse e percosse il Malandrino a caso, Dove confina con le ciglia il naso. Lo stizon ambe le palpebre colse Ma maggior danno fe ne la sinistra,

Che quella parte misera gli tolse Che de la luce sola era ministra, Ne d'acciecarlo contentar si volse Il colpo fier, s'anchor non lo registra

Tra quelli spirti che con suoi compagni Fa star Chiron dentro ai bollenti stagni. Ne la spelonca una gran mensa siede Grossa duo palmi, e spatiosa in quadro,

Che sopra un mal pulito e grosso piede, Cape con tutta la famiglia il ladro, Con quell'agevolezza che si vede Gittar la canna lo Spagnuol leggiadro:

Orlando il grave desco da se scaglia Dove ristretta insieme e la canaglia. A ch'il petto, a ch'il ventre,a chi la testa: A chi rompe le gambe, a chi le braccia:

Di ch'altri muore: altri storpiato resta: Chi meno e offeso di fuggir procaccia: Cosi talvolta un grave sasso pesta E fianchi e lombi, e spezza capi e schiaccia,

Gittato sopra un gran drapel di biscie Che dopo il verno al Sol si goda e liscie. Nascono casi: e non saprei dir quanti: Una muore, una parte senza coda:

Un'altra non si puo muover d'avanti: E'l deretano indarno aggira e snoda: Un'altra c'hebbe piu propitii i santi Striscia fra l'herbe, e va serpendo a proda

Il colpo horribil fu, ma non mirando, Poi che lo fece il valoroso Orlando. Quei che la mensa, o nulla o poco offese (E Turpin scrive apunto che fur sette)

A i piedi raccomandan sue difese: Ma ne l'uscita il Paladin si mette: E poi che presi gli ha senza contese: Le man lor lega con la fune istrette,

Con una fune al suo bisogno destra Che ritrovo ne la casa silvestra. Poi li strascina fuor de la spelonca Dove facea grande ombra un vecchio sorbo

Orlando con la spada i rami tronca: E|quelli attacca per vivanda al Corbo: Non bisogno cathena in capo adonca: Che per purgare il mondo di quel morbo:

L'arbor medesmo gli uncini prestolli: Con che pe'l mento Orlando ivi attacolli, La donna vecchia amica a Malandrini Poi che restar tutti li vide estinti:

Fuggi piangendo e con le mani a i crini Per selve e boscherecci labyrinthi, Dopo aspri e malegevoli camini A gravi passi e dal timor sospinti:

In ripa un fiume in un guerrier scontrosse, Ma diferisco a ricontar che fosse. E torno all'altra che si raccomanda Al Paladin, che non la lasci sola,

E dice di seguirlo in ogni banda, Cortesemente Orlando la consola, E quindi poi ch'usci con la ghirlanda Di rose adorna,e di purpurea stola

La bianca Aurora al solito camino, Parti con Isabella il Paladino. Senza trovar cosa che degna sia D'historia molti giorni insieme andaro,

E finalmente un cavallier per via Che prigione era tratto, riscontraro, Chi fosse diro poi, c'hor me ne svia Tal: di chi udir non vi sara men caro,

La figliuola d'Amon laqual lasciai Languida dianzi in amorosi guai. La bella donna disiando in vano Ch'a lei facesse il suo Ruggier ritorno,

Stava a Marsilia, ove allo stuol pagano Dava da travagliar quasi ogni giorno: Ilqual scorrea rubando in monte e in piano, Per Linguadoca, e per Provenza intorno,

Et ella ben facea l'ufficio vero Di savio Duca e d'ottimo guerriero. Standosi quivi, e di gran spatio essendo Passato il tempo che tornare a lei

Il suo Ruggier dovea, ne lo vedendo Vivea in timor di mille casi rei, Un di fra glialtri, che di cio piangendo Stava solinga, le arrivo colei,

Che porto ne l'annel la medicina Che sano il cor c'havea ferito Alcina . Come a se ritornar senza il suo amante Dopo si lungo termine, la vede,

Resta pallida e smorta, e si tremante Che non ha forza di tenersi in piede, Ma la Maga gentil le va davante Ridendo (poi che del timor s'avede)

E con viso giocondo la conforta Qual'haver suol, chi buone nuove apporta. Non temer disse di Ruggier Donzella Ch'e vivo e sano, e come suol t'adora,

Ma non e gia in sua liberta, che quella Pur gli ha levata il tuo nemico anchora, Et e bisogno che tu monti in sella Se brami haverlo, e che mi segui hora,

Che se mi segui io t'apriro la via D'onde per te Ruggier libero fia. E seguito narrandole di quello Magico error, che gli havea ordito Atlante

Che simulando d'essa il viso bello Che captiva parea del rio Gigante: Tratto l'havea nel'incantato hostello Dove sparito poi gliera davante:

E come tarda con simile inganno Le Donne e i cavallier che di la vanno. A tutti par l'incantator mirando Mirar quel che per se brama ciascuno,

Donna, scudier, compagno, amico, quando Il desiderio human non e tutto uno, Quindi il Palagio van tutti cercando Con lungo affanno e senza frutto alcuno,

E tanta e la speranza e il gran disire Del ritrovar, che non ne san partire. Come tu giungi (disse) in quella parte Che giace presso all'incantata stanza ,

Verra l'incantatore a ritrovarte Che terra di Ruggiero ogni sembianza E ti fara parer con sua mal'arte Ch'ivi lo vinca alcun di piu possanza,

Accio che tu per aiutarlo vada Dove con gli altri poi ti tenga a bada. Accio l'inganni in che son tanti e tanti Caduti non ti colgan, sie avertita

Che se ben di Ruggier viso e sembianti Ti parra di veder che chieggia aita Non gli dar fede tu, ma come avanti Ti vien, fagli lasciar l'indegna vita

Ne dubitar percio che Ruggier muoia Ma ben colui che ti da tanta noia. Ti parra duro assai, ben lo conosco, Uccider un che sembri il tuo Ruggiero,

Pur non dar fede all'occhio tuo, che losco Fara l'incanto, e celeragli il vero, Fermati pria ch'io ti conduca al bosco, Si che poi non si cangi il tuo pensiero,

Che sempre di Ruggier rimarrai priva, Se lasci per vilta, che'l Mago viva. La valorosa giovane con questa Intention, che'l fraudolente uccida:

A pigliar l'arme, & a seguire e presta Melissa, che sa ben quanto l'e fida, Quella hor per terren culto, hor per foresta A gran giornate e in gran fretta la guida,

Cercando alleviarle tuttavia Con parlar grato la noiosa via. E piu di tutti i bei ragionamenti Spesso le repetea, ch'uscir di lei

Et di Ruggier doveano gli eccellenti Principi e gloriosi Semidei, Come a Melissa fossino presenti Tutti i secreti de gli eterni dei,

Tutte le cose ella sapea predire C'havean per molti seculi a venire. Deh come o prudentissima mia scorta (Dicea alla Maga l'inclyta Donzella)

Molti anni prima tu m'hai fatto accorta Di tanta mia viril progenie bella, Cossi d'alcuna donna mi conforta Che di mia stirpe sia, s'alcuna in quella

Metter si puo tra belle e virtuose: E la cortese Maga le rispose. Da te uscir veggio le pudiche donne Madri d'Imperatori e di gran Regi,

Reparatrici e solide colonne De case illustri e di domini egregi Che men degne non son ne le lor gonne Ch'in arme i cavallier di sommi pregi:

Di pieta di gran cor di gran prudenza Di somma e incomparabil continenza. E s'io havro da narrarti di ciascuna Che ne la stirpe tua sia d'honor degna,

Troppo sara, ch'io non ne veggio alcuna Che passar con silentio mi convenga, Ma ti faro tra mille, scelta d'una O di due coppie, accio ch'a fin ne vegna

Ne la spelonca perche nol dicesti? Che l'imagini anchor vedute havresti. De la tua chiara stirpe uscira quella D'opere illustri e di bei studii amica,

Ch'io non so ben, se piu leggiadra e bella Mi debba dire, o piu saggia e pudica, Liberale e magnanima Isabella, Che del bel lume suo di e notte aprica

Fara la terra che su'l Menzo siede, A cui la madre d'Ocno il nome diede. Dove honorato e splendido certame Havra col suo dignissimo consorte ,

Chi di lor piu le virtu prezzi & ame, E chi meglio apra a cortesia le porte, S'un narrera ch'al Taro e nel Reame Fu a liberar da Galli Italia forte,

L'altra dira,sol perche casta visse Penelope, non fu minor d'Ulisse. Gran cose e molte in brevi detti accolgo Di questa donna, e piu dietro ne lasso,

Che in quelli di ch'io mi levai da'l volgo Mi fe chiare Merlin dal cavo sasso, E s'in questo gran mar la vela sciolgo Di lunga Tiphy in navigar trapasso,

Conchiudo in somma, ch'ella havra per dono De la virtu e del ciel, cio ch'e di buono. Seco havra la sorella Beatrice, A cui si converra tal nome apunto

Ch'essa non sol del ben che qua giu lice Per quel che vivera, tocchera il punto, Ma havra forza di far seco felice Fra tutti i ricchi Duci, il suo congiunto,

Ilqual, come ella poi lasciera il mondo Cosi de l'infelici andra nel fondo. E Moro e Sforza, e Viscontei colubri (Lei viva) formidabili saranno

Da l'Hyperboree nievi a i lidi Rubri Da l'Indo ai monti ch'al tuo mar via danno (Lei morta) andran col regno de gl'Insubri E con grave di tutta Italia danno

In servitute, e fia stimata, senza Costei, ventura la somma prudenza. Vi saranno altre anchor c'havranno il nome Medesmo, e nasceran molt'anni prima,

Di ch'una s'ornera le sacre chiome De la corona di Pannonia opima, Un'altra poi che le terrene some Lasciate havra, fia ne l' Ausonio clima

Collocata nel numer de le Dive, Et havra incensi e imagini votive. De l'altre tacero, che come ho detto Lungo sarebbe a ragionar di tante,

Ben che per se ciascuna habbia suggetto Degno, ch'Heroica e chiara tuba cante, Le Bianche le Lucretie io terro in petto E le Costanze, e l'altre che di quante

Splendide case Italia reggeranno Reparatrici e madri ad esser hanno. Piu ch'altre fosser mai le tue famiglie Saran ne le lor donne aventurose:

Non dico in quella piu de le lor figlie Che ne l'alta honesta de le lor spose, E accio da te notitia ancho si piglie Di questa parte, che Merlin mi espose

Forse perch'iol dovessi a te ridire, Ho di parlarne non poco desire. E diro prima di Ricciarda degno Esempio di fortezza, e d'honestade:

Vedova rimarra giovane, asdegno Di Fortuna, ilche spesso ai buoni accade: I figli privi del paterno regno Esuli andar vedra in strane contrade,

Fanciulli in man de gli aversari loro Ma in fine havra il suo male amplo ristoro. De l'alta stirpe d'Aragone antica Non tacero la splendida Regina,

Di cui ne saggia si: ne si pudica Veggio historia lodar greca o latina, Ne a cui Fortuna piu si mostri amica: Poi che sara da la bonta divina

Elletta madre a parturir la bella Progenie Alfonso Hippolyto e Isabella Costei sara la saggia Leonora Che nel tuo felice arbore s'inesta,

Che ti diro de la seconda nuora Succeditrice prossima di questa? Lucretia Borgia, di cui d'hora in hora La belta,la virtu, la fama honesta?

E la fortuna, crescera non meno Che giovin pianta in morbido terreno. Qual lo stagno all'argento, il rame all'O/ Il campestre papavere alla rosa,

Pallido salce al sempre verde alloro, Dipinto vetro a gemma pretiosa, Tal'a costei ch'anchor non nata honoro Sara ciascuna insino a qui famosa

Di singular belta, di gran prudentia, E d'ogni altra lodevole eccellentia. E sopra tutti gli altri inclyti pregi Che le faranno e a viva e a morta dati:

Si lodera che di costumi regi Hercole e glialtri figli havra dotati, E dato gran principio a i ricchi fregi Di che poi s'orneranno in toga e armati:

Perche l'odor non se ne va si infretta, Ch'in nuovo vaso o buono o rio, si metta. Non voglio ch'in silentio ancho Renata Di Francia, nuora di costei rimanga:

Di Luigi il duodecimo Re nata, E de l'eterna gloria di Bretagna: Ogni virtu ch'in donna mai sia stata Di poi che'l fuoco scalda e l'acqua bagna,

E gira intorno il cielo: insieme tutta Per Renata adornar veggio ridutta. Lungo sara che d'Alda di Sansogna Narri, o de la Contessa di Celano,

O di Bianca Maria di Catalogna, O de la Figlia del Re Sicigliano, O de la bella Lippa da Bologna, E d'altre che s'io vo di mano in mano

Venirtene dicendo le gran lode Entro in un altro mar che non ha prode. Poi che le raconto la magior parte De la futura stirpe a suo grand'agio,

Piu volte e piu le replico de l'arte C'havea trattoRuggier dentro al palagio Melissa si fermo, poi che fu in parte Vicina al luogo del vecchio malvagio,

E non le parve di venir piu inante Accio veduta non fosse da Atlante. E la Donzella di nuovo consiglia Di quel che mille volte hormai l'ha detto,

La lascia sola, e quella oltre adua miglia Non cavalco per un sentiero istretto, Che|vide quel ch'al suo Ruggier simiglia: E dui Giganti di crudele aspetto

Intorno havea, che lo stringean si forte Ch'era vicino esser condotto a morte. Come la donna in tal periglio vede Colui che di Ruggiero ha tutti i segni

Subito cangia in sospition la fede Subito oblia tutti i suoi bei disegni, Che sia in odio a Melissa Ruggier crede Per nuova ingiuria, e non intesi sdegni,

E cerchi far con disusata trama Che sia morto da lei che cosi l'ama. Seco dicea non e Ruggier costui? Che col cor sempre & hor con gliocchi veggio?

E s'hor non veggio e non conosco lui Che mai veder o mai conoscer deggio? Perche voglio io de la credenza altrui Che la veduta mia giudichi peggio?

Che senza gliocchi anchor, sol per se stesso Puo il cor sentir se glie lontano o appresso, Mentre che cosi pensa, ode la voce Che le par di Ruggier, chieder soccorso,

E vede quello a un tempo che veloce Sprona il cavallo, e gli ralenta il morso, E l'un nemico e l'altro suo feroce Che lo segue e lo caccia a tutto corso,

Di lor seguir la Donna non rimase Che si condusse all'incantate case. Dele quai non piu tosto entro le porte Che fu sommersa nel commune errore:

Lo cerco tutto per vie dritte e torte In van di su e di giu dentro e di fuore: Ne cessa notte o di, tanto era forte L'incanto, fatto havea l'incantatore

Che Ruggier vede sempre egli favella, Ne Ruggier lei, ne lui riconosce ella. Ma lascian Bradamante, e non v'incresca Udir che cosi resti in quello incanto,

Che quando sara il tempo ch'ella n'esca La faro uscire, e Ruggiero altretanto, Come raccende il gusto il mutar esca Cosi mi par, che la mia historia, quanto

Hor qua hor la piu variata sia Meno a chi l'udira noiosa fia. Di molte fila esser bisogno parme A condur la gran tela ch'io lavoro:

E perho non vi spiaccia d'ascoltarme Come fuor de le stanze il popul Moro Davanti al ReAgramante ha preso l'arme, Che molto minacciando a i gigli d'oro

Lo fa assembrare ad una mostra nuova Per saper quanta gente si ritruova. Perch'oltre i cavallieri oltre i pedoni Ch'al numero sottratti erano in copia

Mancavan Capitani, e pur de buoni E di Spagna, e di Lybia, e d'Ethiopia: E le diverse squadre e le nationi Givano errando senza guida propia:

Per dare e capo & ordine a ciascuna Tutto il campo alla mostra si raguna. In supplimento de le turbe uccise Ne le battaglie e ne fieri conflitti

L'un Signore in Hispagna, l'altro mise In Africa ove molti n'eran scritti, E tutti alli lor'ordini divise E sotto i Duci lor gli hebbe diritti:

Differiro Signor con gratia vostra Ne l'altro canto l'ordine, e la mostra.

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