C Hi mi dara la voce e le pa / role Convenienti a si nobil sug/ getto? Chi l'ale al ver so prestera che vole Tanto ch'arri/ vi all'alto mio concetto?
Molto maggior di quel furor che suole Ben hor convien che mi riscaldi il petto, Che questa parte al mio Signor si debbe Che canta gli avi onde l'origine hebbe.
Di cui fra tutti li Signori illustri Dal ciel sortiti a governar la terra: Non vedi o Phebo ch'l gran mondo lustri Piu gloriosa stirpe o in pace o i n guerra,
Ne che sua nobiltade habbia piu lustri Servata, e servara s'in me non erra Quel prophetico lume che m'inspiri: Fin che d'intorno al polo il ciel s'aggiri.
E volendone a pien dicer gli honori: Bisogna non la mia ma quella cetra: Con che tu dopo i Gigantei furori Rendesti gratia al regnator de l'Etra
S'instrumenti havro mai da te migliori Atti a sculpire in cosi degna pietra In queste belle imagini disegno Porre ogni mia fatica ogni mio ingegno.
Levando in tanto queste prime rudi Scaglie n'andro con lo scarpello inetto, Forse ch'anchor con piu solerti studi Poi ridurro questo lavor perfetto,
Ma ritorniamo a quello a cui ne scudi Potran'ne usberghi assicurare il petto Parlo di Pinabello di Maganza Che d'uccider la donna hebbe speranza.
Il traditor penso che la donzella Fosse ne l'alto precipitio morta E con pallida faccia lascio quella Trista: e per lui contaminata porta,
E torno presto a rimontare in sella, E come quel c'havea l'anima torta Per giunger colpa a colpa, e fallo a fallo Di Bradamante ne meno il cavallo
Lascian costui che mentre all'altrui vita Ordisce inganno, il suo morir procura, E torniamo alla Donna: che tradita Quasi hebbe a un tempo e morte e sepoltura/
Poi che'lla si levo tutta stordita: C'havea percosso in su la pietra dura, Dentro la porta ando, ch'adito dava Ne la seconda assai piu larga cava.
La stanza quadra e spatiosa pare Una devota e venerabil chiesa Che su colonne alabastrine e rare Con bella architettura era suspesa,
Surgea nel mezo un ben locato altare C'havea dinanzi una lampada accesa, E quella di splendente e chiaro foco Rendea gran lume, all'uno e all'altro loco
Di devota humilta la donna tocca, Come si vide in loco sacro e pio, Incomincio col core e con la bocca, Inginocchiata a mandar prieghi a Dio,
Un picciol'uscio in tanto stride e crocca Ch'era all'incontro, onde una donna uscio Discinta e scalza: e sciolte havea le chiome Che la Donzella saluto per nome.
E disse o generosa Bradamante Non giunta qui senza voler divino, Di te piu giorni m'ha predetto inante Il prophetico spirto di Merlino,
Che visitar le sue reliquie sante Dovevi per insolito camino, E qui son stata accio ch'io ti riveli Quel c'han di te gia statuito i cieli.
Questa e l'antiqua e memorabil grotta Ch'edifico Merlino il savio Mago, Che forse ricordare odi tal'hotta, Dove ingannollo la Donna del lago,
Il sepolchro e qui giu, dove corrotta Giace la carne sua, dove egli vago Di sodisfare a lei, che glil suase Vivo corcossi e morto ci rimase.
Col corpo morto il vivo spirto alberga Sin ch'oda il suon de l'angelica tromba Che dal ciel lo bandisca: o che ve l'erga Secondo che sara covo o colomba:
Vive la voce: e come chiara emerga Udir potrai da la marmorea tomba, Che le passate e le future cose A chi gli domando sempre rispose.
Piu giorni son ch'in questo cimiterio Venni di remotissimo paese, Perche circa il mio studio alto mysterio Mi tacesse Merlin meglio palese,
E perche hebbi vederti desiderio Poi ci son stata: oltre il disegnoun mese Che Merlin che'l ver sempre mi predisse, Termine al venir tuo questo di fisse.
Stassi d'Amon la sbigottita figlia Tacita e fissa al ragionar di questa, Et ha si pieno il cor di maraviglia Che non sa s'ella dorme o s'ella e desta
E con rimesse e vergognose ciglia (Come quella che tutta era modesta) Rispose di che merito son io? Ch'antiveggian propheti il venir mio?
E lieta de l'insolita aventura Dietro alla Maga subito fu mossa, Che la condusse a quella sepoltura Che chiudea di Merlin l'anima e l'ossa,
Era quella arca d'una pietra dura Lucida e tersa e come fiamma rossa, Tal ch'alla stanza: ben che di sol priva Dava splendore il lume che n'usciva.
O che natura sia d'alcuni marmi Che muovin l'ombre a guisa di facelle: O forza pur di suffumigi e carmi E segni impressi all'osservate stelle:
Come piu questo verisimil parmi: Discopria lo splendor piu cose belle, E di scultura: e di color ch'intorno Il venerabil luogo haveano adorno.
A pena ha Bradamante da la soglia Levato il pie ne la secreta cella, Che'l vivo spirto da la morta spoglia Con chiarissima voce le favella,
Favorisca Fortuna ogni tua voglia O casta e nobilissima Donzella Del cui ventre uscira'il seme fecondo Che honorar deve Italia e tutto il mondo.
L'antiquo sangue che venne da Troia Per li duo miglior rivi in te commisto: Produrra l'ornamento,il fior la gioia D'ogni lignaggio c'habbi il Sol mai visto
Tra l'Indo: e'l Tago:e'lNilo:e laDanoia Tra quanto e'n mezo Antartico: e Calisto: Ne la progenie tua con sommi honori, Saran Marchesi Duci e Imperatori.
I Capitani e i Cavallier robusti Quindi usciran: che col ferro e col senno Ricuperar tutti gli honor vetusti De l'arme invitte alla sua Italia denno,
Quindi terran lo scettro i Signori giusti Che come il savio Augusto e Numa fenno: Sotto il benigno e buon governo loro Ritorneran la prima eta de l'oro .
Accio dunque il voler del ciel si metta In effetto per te: che di Ruggiero T'ha per moglier fin'da principio eletta Segue animosamente il tuo sentiero,
Che cosa non sara che s'intrometta Da poterti turbar questo pensiero Si che non mandi al primo assalto in terra Quel rio ladron ch'ogni tuo ben ti serra.
Tacque Merlino havendo cosi detto: Et agio all'opre de la Maga diede Ch'a Bradamante dimostrar l'aspetto Si preparava di ciascun suo herede,
Havea de spirti un gran numero eletto Non so se da l'inferno o da qual sede, E tutti quelli in un luogo raccolti Sotto habiti diversi e varii volti.
Poi la Donzella a se richiama in chiesa La dove prima havea tiratoun cerchio: Che la potea capir tutta distesa: Et havea un palmo anchora di superchio,
E perche da li spirti non sia offesa Le fa d'un gran pentacolo coperchio, E le dice che taccia e stia a mirarla Poi scioglie il libro e coi demoni parla.
Eccovi fuor de la prima spelonca Che gente intorno al sacro cerchio ingrossa, Ma come vuole entrar la via l'e tronca Come lo cinga intorno muro e fossa,
In quella stanza ove la bella conca In se chiudea del gran Propheta l'ossa Entravan l'ombre: poi c'havean trevolte, Fatto dintorno: lor debite volte,
Se i nomi e i gesti di ciascun vo dirti (Dicea l'incantatrice a Bradamante) Di questi c'hor per gl'incantati spirti Prima che nati sien: ci sono avanti:
Non soveder quando habbia da espedirti Che non basta una notte a cose tante, Si ch'io te ne verro scegliendo alcuno Secondo il tempo: e che sara oportuno,
Vedi quel primo che ti rassimiglia Ne bei sembianti e nel giocondo aspetto, Capo in Italia fia di tua famiglia Del seme di Ruggiero in te concetto:
Veder del sangue di Pontier vermiglia Per mano di costui la terra aspetto, E vendicato il tradimento e il torto Contra quei che gli havranno il padre morto.
Per opra di costui sara deserto Il Re de Longobardi Desiderio, D'este: e di Calaon per questo merto Il bel dominio havra da'l sommo imperio,
Quel che glie dietro e il tuo nipote Uberto Honor de l'arme e del paese Hesperio Per costui contra Barbari difesa Piu d'unavolta fia la santa Chiesa
Vedi qui Alberto invitto capitano Ch'ornera di Trophei tanti Delubri, Ugo il figlio e con lui: che di Milano Fara l'acquisto e spieghera i Colubri,
Azzo e quell'altro a cui restera in mano Dopo il fratello: il regno de gl'Insubri, Ecco Albertazzo il cui savio consiglio, Torra d'Italia Beringario e il figlio.
E sara degno a cui Cesare Othone Alda sua figlia in matrimonio aggiunga, Vedi un altro Ugo: o bella successione Che dal patrio valor non si dislunga,
Costui sara:che per giusta cagione A i superbi Roman l'orgoglio emunga Che'l terzo Othone. e il Pontefice tolga De le man loro e'l grave assedio sciolga.
Vedi Folco che par ch'al suo germano Cio che in Italia havea tutto habbi dato, E vada a possedere indi lontano In mezo agli Alamanni un gran ducato,
E dia alla casa di Sansogna mano, Che caduta sara tutta da un lato, E per la linea de la madre herede Con la progenie sua la terra in piede.
Questo c'hor a nuiviene e il secondo Azzo Di cortesia piu che di guerre amico Tra dui figli,Bertoldo, & Albertazzo, Vinto da l'un sara il secondo Henrico
E del sangue Tedesco horribil guazzo Parma vedra per tutto il campo aprico, De l'altro la contessa gloriosa Saggia e casta Matilde sara sposa.
Virtu il fara di tal Connubio degno, Ch'a quella eta non poca laude estimo, Quasi di meza Italia in dote il regno, E la Nipote haver d'Henrico primo,
Ecco di quel Bertoldo il caro pegno Rinaldo tuo, c'havra l'honor opimo D'haver la Chiesa de le man riscossa De l'empio Federico Barbarossa.
Ecco un altro Azzo, & e quel che Verona Havra in poter:col suo bel tenitorio E sara detto Marchese d'Ancona, Dal quarto Othone, e dal secondo Honorio
Lungo sara s'io mostro ogni persona Del sangue tuo, c'havra del Consistorio Il confalone, e sio narro ogni impresa Vinta da lor per la Romana Chiesa.
Obizovedi, eFolco,altriAzi altri Ughgi Ambi gli Henrichi il figlio al padre a canto Duo Guelfi di qua l'uno Umbria suggiughi E vesta di Spoleti il Ducal manto,
Ecco che'l sangue ele gran piaghe asciughi D'Italia afflitta: evolga in riso il pianto, Di costui parlo (e mostrolle Azzo quinto) Onde Ezellin fia rotto, preso, estinto.
Ezellino immanissimo Tyranno Che fia creduto figlio del Demonio, Fara troncando i sudditi tal danno E distruggendo il bel paese Ausonio,
Che pietosi apo lui stati saranno Mario, Sylla, Neron, Caio, & Antonio, E Federico Imperator secondo Fia per questo Azzo rotto, e messo al fondo
Terra costui con piu felice scettro La bella terra, che siede su'l fiume Dove chiamo con lachrymoso plettro Phebo il figluol c'havea mal retto il lume,
Quando fu pianto il fabuloso elettro E Cigno si vesti di bianche piume, E questa di mille oblighi mercede Gli donera l'Apostolica sede.
Dove lascio il fratel Aldrobandino Che per dar al Pontefice soccorso Contra Othon quarto, e il campo Ghibellino Che sara presso al Campidoglio corso
Et havra preso ogni luogo vicino E posto a gli Umbri: e alli Piceni il morso Ne potendo prestargli aiuto senza Molto thesor, ne chiedera a Fiorenza.
E non havendo gioia, o miglior pegni Per sicurta daralle il frate in mano Spieghera i suoi vittoriosi segni E rompera l'esercito Germano
In seggio riporra la chiesa, e degni Dara supplicii ai Conti di Celano Et al servitio del sommo Pastore Finira gli anni suoi nel piu bel fiore.
Et Azzo il suo fratel lasciera herede Del dominio d'Ancona, e di Pisauro, D'ogni citta che da Troento siede Tra il mare e l'Apenin fin all'Isauro,
E di grandezza d'animo, e di fede, E di virtu, miglior che gemme, & auro, Che dona e tolle ogn'altro ben Fortuna Sol in virtu non ha possanza alcuna.
Vedi Rinaldo in cui non minor raggio Splendera di valor, pur che non sia A tanta essaltation del bel lignaggio Morte o Fortuna invidiosa e ria,
Udirne il duol fin qui da Napoli haggio Dove del padre allhor statico fia Hor Obizo ne vien che giovinetto Dopo l'avo sara Principe eletto.
Al bel dominio accrescera costui Reggio giocondo e Modona feroce Tal fara il suo valor: che Signor lui Domanderanno i populi a una voce,
Vedi Azzo sesto un de figliuoli sui Confalonier de la Christiana croce, Havra il Ducato d'Andria con la figlia Del secondo Re Carlo di Siciglia.
Vedi in un bello & amichevol groppo De li Principi illustri leccellenza Obizo:Aldrobandin: Nicolo Zoppo: Alberto d'amor pieno e di clemenza,
Io tacero per non tenerti troppo Come al bel regno aggiungeran Favenza: E con maggior fermezza Adria che valse Da se nomar l'indomite acque salse,
Come la terra il cui produr di rose Le die piacevol nome in Greche voci E la Citta ch'in mezo alle piscose Paludi: del Po teme ambe le foci
Dove habitan le genti disiose Ch'el mar si turbi, e sieno i venti atroci Taccio d'Argenta di Lugo:e di mille Altre castella: e populose ville.
Ve Nicolo che tenero fanciullo Il popul crea Signor de la sua terra: E di Tideo fa il pensier vano e nullo Che contra lui le civil'arme afferra,
Sara di questo il pueril trastullo Sudar nel ferro e travagliarsi in guerra: E dalo studio del tempo primiero Il fior riuscira d'ogni guerriero.
Fara de suoi ribelli uscire a voto Ogni disegno: e lor tornare in danno, Et ogni stratagema havra si noto Che sara duro il poter fargli inganno,
Tardi di questo s'avedra il terzo Otho E di Reggio, e di Parma aspro Tyranno, Che da costui spogliato a un tempo fia E del dominio: e de la vita ria.
Havra il bel Regno poi sempre augumento Senza torcer mai pie dal camin dritto, Ne ad alcuno fara mai nocumento Da cui prima non sia d'ingiuria afflitto,
Et e per questo il gran Motor contento Che non gli sia alcun termine prescritto, Ma duri prosperando in meglio sempre Fin che si volga il ciel ne le sue tempre.
Vedi Leonello e vedi il primo Duce Fama de la sua eta l'inclyto Borso, Che siede in pace: e piu trionpho adduce Di quanti in altrui terre habbino corso
Chiudera Marte ove non veggia luce E stringera al furor le mani al dorso Di questo Signor splendido ogni intento Sara che'l popul suo viva contento.
Hercole hor vien ch'al suo vicin rinfaccia Col pie mezo arso e con quei debol passi, Come a Budrio col petto, e con la faccia Il campo volto in fuga gli fermassi
Non perche in premio poi guerra gli facciame Ne per cacciarlo fin nel Barco passi Questo e il Signor di cui non so esplicar Se fia maggior la gloria o in pace o in arme
Terran Pugliesi: Calabri e Lucani: De gesti di costui lunga memoria, La dove havra dal Re de Cathalani Di pugna, singular la prima gloria,
E nome tra gl'invitti capitani S'acquistera con piu d'una vittoria, Havra per sua virtu la Signoria Piu di trenta anni a lui debita pria
E quanto piu haver obligo si possa A principe ,sua terra havra a costui, Non perche fia de le paludi mossa Tra campi fertilissimi da lui:
Non perche la fara con muro e fossa Meglio capace a cittadini sui: E l'ornara di templi: e di palagi Di piazze di theatri e di mille agi.
Non perche da gli artigli de l'audace A ligero Leon terra difesa: Non perche quando la Gallica face Per tutto havra la bella Italia accesa,
Si stara sola col suo stato in pace E dal timore: e da i tributi illesa: Non si per questi & altri benefici Saran sue genti ad Hercol debitrici
Quanto che dara lor l'inclyta prole Il giusto Alfonso e Hippolyto benigno Che saran quai l'antiqua fama suole Narrar de figli del Tindareo cigno,
Ch'alternamente si privan del Sole Per trar l'un l'altro de l'aer maligno, Sara ciascuno d'essi e pronto e forte Laltro salvar con sua perpetua morte.
Il grande amor di questa bella coppia Rendera il popul suo via piu sicuro Che se per opra di Vulcan:di doppia Cinta di ferro: havesse intorno il muro.
Alfonso e quel che col saper accoppia Si la bonta: ch 'al secolo futuro La gente credera che sia dal cielo Tornata Astrea dove puo il caldo e il gielo
A grande uopo gli fia l'esser prudente E di valore assimigliarsi al padre, Che si ritrovera con poca gente, Da un lato haver leVenetiane squadre,
Colei da l'altro che piu giustamente Non so se devra dir matrigna o madre: Ma se pur madre: a lui poco piu pia Che Medea a i figli o Progne stata sia
E quante volte uscira giorno o notte Col suo popul fedel fuor de la terra: Tante sconfitte e memorabil rotte Dara a nimici o per acqua o per terra:
Tante sconfitte e memorabil rotte Dara a nimici o per acqua o per terra: Le genti di Romagna mal condotte Contra i vicini e lor gia amici: in guerra:
Se n'avedranno: insanguinando il suolo Che serra il Po Santerno e Zanniolo, Nei medesmi confini anco saprallo Del gran pastore il mercenario Hispano
Che gli havra dopo con poco intervallo La Bastia tolta: e morto il Castellano: Quando l'havra gia preso: e per tal fallo Non fia dal minor fante al Capitano
Che del raquisto: e del presidio ucciso A Roma riportar possa l'aviso. Costui sara col senno e con la lancia C'havra l'honor nei campi di| Romagna+
D'haver dato all'esercito di Francia La gran vittoria contra Iulio e Spagna , Nuoteranno e destrier fin'alla pancia Nel sangue human per tutta la campagna.
Ch'a sepelire il popul verra manco Tedesco, Hispano, Greco, Italo, e Franco. Quel ch'in Pontificale habito imprime Del purpureo capel la sacra chioma:
E il liberal: magnanimo: sublime: Gran Cardinal de la Chiesa di Roma: Hippolyto: ch'a prose: a versi: a rime Dara materia eterna in ogni idioma:
La cui fiorita etavuol il ciel iusto C'habbia un Maron comeun'altro hebbeAugusto Adornera la sua progenie bella Come orna il Sol la machina del mondo:
Molto piu dela luna e d'ogni stella Ch'ogn'altro lume a lui sempre e secondo. Costui con pochi a piedi: e meno in sella Veggiouscir mesto: e poi tornar iocondo
Che quindici galee mena captive Oltra mill'altri legni alle sue rive. Vedi poi l'uno e l'altro Sigismondo Vedi d'Alfonso i cinque figli cari,
Alla cui fama ostar: che di se il mondo Non empia: i monti non potran ne i mari: Gener del Re di Francia Hercol secondo E l'un: quest'altro (accio tutti gl'impari)
Hippolyto e, che non con minor raggio, Che'l zio: risplendera nel suo lignaggio. Francesco il terzo:Alfonsi glialtri dui Ambi son detti: hor come io dissi prima
S'ho da mostrarti ogni tuo ramo: il cui Valor la stirpe sua tanto sublima: Bisognera che si rischiari e abbui Piu volte prima il ciel: ch'io te li esprima,
E sara tempo hormai: quando ti piaccia: Ch'io dia licentia all'ombre: e ch'io mi. Taccia Cosi con volunta de la Donzella La dotta incantatrice il libro chiuse
Tutti gli spirti allhora ne la cella Spariro in fretta: ove eran l'ossa chiuse: Qui Bradamante: poi che la favella Le fu concessa usar: la bocca schiuse:
E domando chi son li dua si tristi. Che tra Nippolyto: e Alfonso habbiamo visti Veniano sospirando: e gliocchi bassi Parean tener d'ogni baldanza privi:
E gir lontan da loro io vedea i passi Dei frati: si che ne pareano schivi, Parve ch'a tal domanda si cangiassi La Maga in viso: e fe de gliocchi rivi
E grido: ah sfortunati a quanta pena Lungo instigar d'huomini reivi mena. O bona prole o degna d'Hercol buono Non vinca il lor fallir vostra bontade:
Di vostro sangue i miseri pur sono: Qui ceda la iustitia alla pietade, Indi soggiunse con piu basso suono: Di cio dirti piu inanzi non accade:
Statti col dolcie in bocca: e non ti doglia Ch'amareggiare al fin non te la voglia, Tosto che spunti in ciel la prima luce Piglierai meco la piu dritta via:
Ch'al lucente castel d'acciai conduce: Dove Ruggier vive in altrui balia, Io tanto ti saro compagna e duce Che tu sia fuor de l'aspra selva ria,
T'insegnero poi che saren su'l mare Si ben la via: che non potresti errare. Quivi l'audace giovane rimase Tutta la notte: e gran pezzo ne spese
A parlar con Merlin: che le suase Rendersi tosto al suo Ruggier cortese, Lascio dipoi le sotterranee case Che di nuovo splendor l'aria s'accese:
Per un camin gran spatio oscuro e cieco: Havendo la spirtal femina seco. E riusciro in un burrone ascoso Tra monti inaccessibili alle genti,
E tutto'l di senza pigliar riposo Saliron balze: e traversar torrenti. E perche men l'andar fosse noioso Di piacevoli e bei ragionamenti:
Di quel che fu piu conferir soave: L'aspro camin facean parer men grave: D'iquali era perho la maggior parte Ch'a Bradamante vien la dotta maga
Mostrando con che astutia:e con qual arte Proceder'de: se di Ruggiero e vaga, Se tu fossi (dicea) Pallade o Marte E conducessi gente alla tua paga
Piu che non ha il Re Carlo e il Re Agrammante Non dureresti contra il Negromante Che oltre che d'acciar murata sia La Rocca inespugnabile: e tant'alta:
Oltre che'l suo destrier si faccia via Per mezo l'aria: ove galoppa e salta, Ha lo scudo mortal: che come pria Si scopre: il suo splendor si gliocchi assalta
La vista tolle: e tanto occupa i sensi: Che come morto rimaner conviensi. E se forse ti pensi che ti vaglia Combattendo tener serrati gliocchi
Come potrai saper ne la battaglia Quando ti schivi: o l'aversario tocchi? Ma per fuggire il lume ch'abbarbaglia E glialtri incanti di colui far sciocchi,
Ti mostreroun rimedio: una via presta, Ne altra in tutto'l mondo e se non questa, Il ReAgramante d'Africa, uno annello Che fu rubato in India a una Regina
Ha dato a un suo Baron detto Brunello: Che poche miglia inanzi ne camina: Di tal virtu, che chi nel dito ha quello Contra il mal de gl'incanti ha medicina,
Sa de furti e d'inganni Brunel quanto Colui che tien Ruggier sappia d'icanto. Questo Brunel si pratico e si astuto, Come io ti dico: e dal suo Re mandato:
Accio che col suo ingegno: e con l'aiuto Di questo annello: in tal cose provato: Di quella Rocca dove e ritenuto Traggia Ruggier: che cosi s'e vantato
Et ha cosi promesso al suo Signore A cui Ruggiero e piu d'ognaltro a core Ma perche il tuo Ruggiero a te sol'habbia E non al Re Agramante ad obligarsi,
Che tratto sia de l'incantata gabbia, T'insegnero il remedio che de usarsi: Tu te n'andrai tre di lungo la sabbia Del mar: ch'e horamai presso a dimostrarsi,
Il terzo giorno in un'albergo teco: Arrivera costui c'ha l'annel seco. La sua statura: accio tu lo conosca, Non e sei palmi: & ha il capo ricciuto,
Le chiome ha nere: & ha la pelle fosca: Pallido il viso: oltre il dover barbuto: Gliocchi gonfiati: e guardatura losca: Schiacciato il naso: e ne le ciglia hirsuto
L'habito, accio ch'io lo dipinga intero, E stretto e corto: e sembra di corriero. Con esso lui t'accadera soggetto Di ragionar di quelli incanti strani
Mostra d'haver (come tu havra'in effetto) Disio chel mago sia teco alle mani, Ma non monstrar che ti sia stato detto Di quel suo annel: che fagl'incanti vani
Egli t'offerira mostrar lavia Fin alla rocca: e farti compagnia. Tu gli va dietro:e come t'avicini, A quella rocca: si ch'ella si scopra:
Dagli la morte: ne pieta t'inchini Che tu non metta il mio consiglio in opra Ne far ch'egli il pensier tuo s'indovini: E c'habbia tempo che l'annel lo copra:
Perche ti spariria da gliocchi tosto Ch'i bocca il sacro annel s'havesse posto Cosi parlando giunsero sul mare Dove presso a Bordea mette Garonna
Quivi non senza alquanto lagrimare Si diparti l'una da l'altra donna, La figliuola d'Amon che per slegare Di prigione il suo amante non assonna:
Camino tanto che venne una sera, Ad uno albergo ove Brunel prim'era. Conosce ella Brunel come lo vede: Di cui la forma havea sculpita in mente,
Onde ne viene: ove ne va:gli chiede Quel le risponde: e d'ogni cosa mente, La Donna gia prevista non gli cede In dir menzogne: e simula ugualmente
E patria: e stirpe: e setta: e nome: e sesso, E gli volta alle man pur gliocchi spesso. Gli va gliocchi alle man spesso voltando In dubbio sempre esser da lui rubata,
Ne lo lascia venir troppo accostando, Di sua condition bene informata, Stavano insieme in questa guisa: quando L'orecchia da un rumor lor fu intruonata
Poi vi diro Signor che ne fu causa C'havro fatto al cantar debita pausa.
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