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1474–1533

CANTO SESTO

Ludovico Ariosto

M Iser chi mal'o/ prando si con fida Ch'ognhorstar debbia ilmale ficio occulto, Che quando o/ gnaltrotaccia, intorno grida L'aria, e la ter/ ra istessa in ch'e sepulto,

E Dio fa spesso, che'l peccato guida Il peccator, poi ch'alcun di gli ha indulto, Che se medesmo: senza altrui richiesta Innavedutamente manifesta.

Havea creduto il miser Polinesso Totalmente il delitto suo coprire: Dalinda consapevole d'appresso Levandosi, che sola il potea dire,

E aggiungendo il secondo al primo eccesso Affretto il mal: che potea differire E potea differire, e schivar forse: Ma se stesso spronando a morir corse.

E perde amici aun tempo e vita e stato E honor, che fu molto piu grave danno, Dissi di sopra, che fu assai pregato Il cavallier ch'anchor, chi sia non sanno,

Alfin si trasse l'elmo, e'l viso amato Scoperse: che piu volte veduto hanno, E dimostro come era Ariodante Per tutta Scotia lachrymato inante.

Ariodante: che Ginevra pianto Havea per morto, e'l fratel pianto havea, Il Re, la corte, il popul tutto quanto: Di tal bonta, di tal valor splendea,

Adunque il peregrin mentir di quanto Dianzi di lui narro, quivi apparea, E fu pur ver che dal sasso marino Gittarsi in mar lo vide a capo chino.

Ma come aviene a un disperato spesso Che da lontan brama e disia la morte: E l'odia poi che se la vede appresso: Tanto gli pare il passo acerbo e forte,

Ariodante poi ch'in mar fu messo Si penti di morire, e come forte, E come destro: e piu d'ognaltro ardito: Si messe a nuoto e ritornossi al lito.

E dispregiando e nominando folle Il desir c'hebbe di lasciar la vita, Si messe a caminar bagnato e molle, E capito all'hostel d'un'Eremita:

Quivi secretamente indugiar volle: Tanto che la novella havesse udita: Se del caso Ginevra s'allegrasse: O pur mesta e pietosa ne restasse.

Intese prima che per gran dolore: Ella era stata a rischio di morire, La fama ando di questo in modo fuore: Che ne fu in tutta l'isola che dire,

Contrario effetto a quel che per errore Credea haver visto con suo gran martire: Intese poi come Lurcanio havea Fatta Ginevra appresso il padre rea.

Contra il fratel d'ira minor non arse Che per Ginevra gia d'amore ardesse, Che troppo empio e crudele atto gli parse Anchora che per lui fatto l'havesse,

Sentendo poi, che per lei non comparse Cavallier che difender la volesse: Che Lurcanio si forte era: e gagliardo Ch'ognun d'andargli contra havea riguardo

Et chi n'havea notitia il riputava Tanto discreto, e si saggio, & accorto, Che se non fosse ver quel che narrava Non si porrebbe a rischio d'esser morto ,

Per questo la piu parte dubitava Di non pigliar questa difesa a torto, Ariodante dopo gran discorsi: Penso all'accusa del fratello opporsi,

Ah lasso io non potrei (seco dicea) Sentir per mia cagion perir costei, Troppo mia morte fora acerba e rea Se inanzi a me morir vedessi lei,

Ella e pur la mia donna: e la mia dea Questa e la luce pur de gliocchi miei, Convien ch'a dritto e a torto per suo scampo Pigli l'impresa:e resti morto in campo.

Soch'io m'appiglio al torto, e al torto sia E ne morro: ne questo mi sconforta: Se non ch'io so che per la morte mia Si bella Donna ha da restar poi morta,

Un sol conforto nel morir mi fia: Che sel suo Polinesso amor le porta Chiaramente veder havra potuto, Che non s'e mosso anchor per darle aiuto.

E me:che tanto espressamente ha offeso: Vedra per lei salvare a morir giunto: Di mio fratello insieme, ilquale acceso Tanto fuoco ha, vendicherommi a un punto,

Ch'io lo faro doler, poi che compreso Il fine havra del suo crudele assunto: Creduto vendicar havra il germano E gli havra dato morte di sua mano.

Concluso c'hebbe questo nel pensiero : Nuove arme ritrovo, nuovo cavallo: E sopraveste nere, e scudo nero: Porto fregiato a color verdegiallo,

Per aventura si trovo un scudiero Ignoto in quel paese: e menato hallo, E sconosciuto (come ho gia narrato) S'appresento contra il fratello armato.

Narrato v'ho come il fatto successe Come fu conosciuto Ariodante, Non minor gaudio n'hebbe ilRe c'havesse De la figliuola liberata inante,

Seco penso: che mai non si potesse Trovar un oiu fedele: e vero amante: Che dopo tanta ingiuria: la difesa Di lei contra il fratel proprio havea presa.

E per sua inclination (ch'assai l'amava) E per li preghi di tutta la corte: E di Rinaldo che piu d'altri instava: De le bella figliuola il fa consorte,

La duchea d'Albania ch'al Re tornava Dopo che Polinesso hebbe la morte: In miglior tempo discader non puote, Poi che la dona alla sua figlia in dote.

Rinaldo per Dalinda impetro gratia Che se n'ando di tanto errore esente, Laqual per voto:e perche molto satia Era del mondo:a Dio volse la mente,

Monacha s'ando a render'fin in Datia, E si levo di Scotia inmantinente, Ma tempo e homai di ritrovar Ruggiero, Che scorre il ciel su l'animal leggiero.

Benche Ruggier sia d'animo constante Ne cangiato habbia il solito colore: Io non gli voglio creder: che tremante Non habbia dentro piu che foglia il core,

Lasciato havea di gran spatio distante Tutta l'Europa: & era uscito fuore Per molto spatio, il segno che prescritto Havea gia a naviganti Hercole invitto .

QuelloHippogrypho grande e strano augello Lo porta via: con tal prestezza d'ale Che lascieria di lungo tratto quello Celer ministro del fulmineo strale,

Non va per l'aria altro animal si snello: Che di velocita gli fosse uguale Credo ch'apena il tuono: e la saetta Venga in terra dal ciel con maggior fretta.

Poi che l'augel trascorso hebbe gran spatio Per linea dritta: e senza mai piegarsi Con larghe ruote: homai de l'aria satio: Comincio sopra una isola a calarsi,

Pari a quella ove dopo lungo stratio Far del suo amante: e lungo a lui celarsi La vergine Arethusa passo in vano Di sotto il mar per camin cieco e strano.

Non vide ne'l piu bel ne'l piu giocondo Da tutta l'aria: ove le penne stese: Ne se tutto cercato havesse il mondo: Vedria di questo il piu gentil paese,

Ove dopo un girarsi di gran tondo Con Ruggier seco: il grande augel disce/ Culte acque: ombrose ripe: e prati molli. Vaghi boschetti di soavi allori:

Di palme: e d'amenissime Mortelle: Cedri: & Aranci: c'havean frutti: e fiori, Contesti in varie forme e tutte belle: Facean riparo a i fervidi calori

De giorni estivi: con lor spesse ombrelle, E tra quei rami con sicuri voli: Cantando se ne giano: i Rosignuoli. Tra le purpuree rose: e i bianchi gigli

Che tiepida aura freschi ogn'hora serba Sicuri si vedean Lepri: e Conigli: E Cervi con la fronte alta e superba: Senza temer ch'alcun gliuccida: o pigli

Pascano: o stiansi rominando l'herba: Saltano i Daini: e i Capri isnelli e destri Che sono in copia: in quei luoghi campestri. Come si presso e l'Hippogrypho a terra

Ch'esser ne puo men periglioso il salto: Ruggier con fretta de l'arcion si sferra: E si ritruova in su l'herboso smalto, Tuttavia in man le redine si serra;

Che non vuol che'l destrier piu vada in al Poi lo lega nel margine marino: to, A un verde Mirto, in mezo un lauro, e un pino E quivi appresso ove surgea una fonte

Cinta di Cedri: e di feconde Palme: Pose lo scudo, e l'elmo da la fronte Si trasse, e disarmossi ambe le palme, Et hora alla marina, & hora al monte

Volgea la faccia all'aure fresche & alme Che l'alte cime, con mormorii lieti Fan tremolar de i Faggi, e de gliAbeti. Bagna tal'hor ne la chiara onda e fresca

L'asciutte labra, e con le man diguazza, Accio che de le vene il calore esca Che gli ha acceso il portar de la corazza Ne maraviglia e gia ch'ella gl'incresca,

Che non e stato un far vedersi in piazza, Ma senza mai posar d'arme guernito Tre mila miglia ogn'hor correndoera ito Quivi stando, il destrier c'havea lasciato

Tra le piu dense frasche alla fresca ombra Per fuggir si rivolta spaventato, Di non so che, che dentro al bosco adombra, E fa crollar si il Mirto ove e legato,

Che de le frondi intorno il pie gli ingombra, Crollar fa il Mirto: e fa cader la foglia Ne succede perho che se ne scioglia. Come ceppo tal'hor che le medolle

Rare evote habbia: e posto al fuoco sia: Poi che per gran calor, quell'aria molle Resta consunta, ch'in mezo l'empia, Dentro risuona, e con strepito bolle,

Tanto che quel furor truovi la via, Cosi murmura, e stride, e si coruccia Quel Mirto offeso, e al fine apre la buccia Onde con mesta e flebil voce uscio

Espedita, e chiarissima favella, E disse, se tu sei cortese e pio, Come dimostri alla presenza bella, Lieva questo animal da l'arbor mio,

Basti che'l mio mal proprio mi flagella: Senza altra pena, senza altro dolore Ch'a tormentarmi anchor venga di fuore. Al primo suon di quella voce torse

Ruggiero il viso, e subito levosse, E poi ch'uscir da l'arbore s'accorse Stupefatto resto piu che mai fosse, A levarne il destrier subito corse

E con le guancie di vergogna rosse, Qual che tu sii perdonami (dicea) O spirto human: o boschereccia Dea. Il non haver saputo che s'asconda

Sotto ruvida scorza, humano spirto M'ha lasciato turbar la bella fronda: E far ingiuria al tuo vivace Mirto, Ma non restar perho che non risponda

Chi tuti sia, ch'i corpo horrido & hirto, Con voce, e rationale anima vivi: Se da grandine il ciel sempre ti schivi. Et s'hora o mai potro questo dispetto

Con alcun beneficio compensarte: Per quella bella donna ti prometto: Quella che di me tien la miglior parte, Ch'io faro con parole e con effetto

C'havrai giusta cagion di me lodarte, Come Ruggiero al suo parlar fin diede Tremo quel Mirto da la cima al piede. Poi si vide sudar su per la scorza:

Come legno dal bosco all'hora tratto, Che del fuoco venir sente la forza Poscia ch'in vano ogni ripar gliha fatto, E comincio, tua cortesia mi sforza

A discoprirti in un medesmo tratto, Ch'iofossi prima, e chi converso m'haggia In questo Mirto, in su l'amena spiaggia. Ilnome mio fu Astolfo:e Paladino

Era di Francia,assai temuto in guerra, D'Orlando, e di Rinaldo era cugino, La cui fama alcun termine non serra, E si spettava a me tutto il dominio:

Dopo il mio padre Othon: de l'Inghilterra Leggiadro e bel fui si che di me accesi Piu d'una Donna, e al fin me solo offesi. Ritornando io: da quelle isole estreme

Che da Levante: il mar Indico lava: Dove Rinaldo, & alcun'altri insieme Meco fur chiusi in parte oscura e cava : Et onde liberate: le supreme

Forze n'havean: del cavallier diBrava, Ver ponente io venia: lungo la sabbia Che del Settentrion sente la rabbia, E come la via nostra: e il duro e fello

Distin|ci trasse: uscimmo una matina Sopra la bella spiaggia: ove un castello Siede sul mar de la possente Alcina, Trovammo lei ch'uscita era di quello,

E stava sola in ripa alla marina E senza rete: e senza hamo trahea Tutti li pesci al lito che volea. Veloci vi correvano i Delphini

Vi venia a bocca aperta il grosso Tonno, I Capidogli, coi Vecchi marini. Vengon turbati dallor pigro sonno, Muli: Salpe: Salmoni: e Coracini,

Nuotano a schiere in piu fretta che ponno Pistrici: Phisiteri: Orche: e Balene: Escon del mar con monstruose schiene. Veggiamo una Balena la maggiore

Che mai per tutto il mare veduta fosse: Undeci passi e piu dimostra fuore De l'onde salse le spallaccie grosse, Caschiamo tuti insieme in uno errore:

Perch'era ferma, e che mai non si scosse: Ch'ella sia una Isoletta ci credemo: Cosi distante ha l'un da l'altro estremo. Alcina i pesci uscir facea de l'acque:

Con semplici parole: e puri incanti, Con la fata Morgana Alcina nacque: Io non so dir s'a un parto: o dopo: o inanti, Guardommi Alcina: e subito le piacque

L'aspetto mio come mostro ai sembianti , E penso con astutia: e con ingegno, Tormi ai compagni e riusci il disegno. Ci venne incontra con allegra faccia

Con modi gratiosi: e riverenti: E disse cavallier: quando vi piaccia Far'hoggi meco i vostri alloggiamenti: Io vi faro veder ne la mia caccia

Di tutti i pesci sorti differenti: Chi scaglioso:chi molle: e chi col pelo E saran piu: che non ha stelle il cielo, E volendo vedere una Sirena

Che col suo dolce canto acheta il mare Passian di qui: fin su quell'altra arena Dove a quest'hora suol sempre tornare E ci mostro quella maggior Balena

Che come io dissi: una isoletta pare Io che sempre fuitroppo (e men'incresce) Volenteroso andai sopra quel pesce. Rinaldo m'accennava:e similmente

Dudon, ch'io non v'andassi:e poco valse, La fata Alcina con faccia ridente Lasciando glialtri dua: dietro mi salse , la Balena all'ufficio diligente

Nuotando se n'ando per l'onde salse, Di mia sciochezza tosto fui pentito Ma troppo mi trovai lungi dal lito. Rinaldo si caccio ne l'acqua a nuoto

Per aiutarmi: e quasi si sommerse: Perche levossi un furioso Noto: Che d'ombra il cielo: e'l pelago coperse, Quel che di lui segui poi, non m'e noto,

Alcina a confortarmi si converse, E quel di tutto, e la notte che venne: Sopra quel mostro in mezo il mar mi tenne. Fin che venimmo a questa Isola bella

Di cui gran parte Alcina ne possiede: E l'ha usurpata ad una sua sorella Che'l padre gia lascio del tutto herede, Perche sola legitima havea quella:

E come alcun notitia me ne diede: Che pienamente istrutto era di questo: Sono quest'altre due nate d'incesto. E come sono inique e scelerate

E piene d'ogni vitio infame e brutto, cosi quella vivendo in castitate Posto ha ne levirtuti il suo cor tutto, Contra lei queste due son congiurate,

E gia piu d'uno esercito hanno instrutto Per cacciarla de l'isola, e in piu volte Piu di cento castella l'hanno tolte. Ne ci terrebbe hormai spanna di terra

Colei che Logistilla e nominata: Se non che quinci un golfo il passo serra E quindi una montagna inhabitata: Si come tien la Scotia: e l'Inghilterra

Il monte e la riviera separata, Ne perho Alcina ne Morgana resta Che non le voglia tor cio che le resta, Perche di vitii e questa coppia rea:

Odia colei, perche e pudica e santa, Ma per tornare a quel ch'io ti dicea, E seguir poi com'io divenni pianta: Alcina in gran delitie mi tenea:

E del mio amore ardeva tutta quanta: Ne minor fiamma nel mio core accese Il veder lei si bella, e si cortese. Io mi godea le delicate membra,

Pareami haver qui tutto il ben raccolto Che fra i mortali in piu parti si smembra, A chi piu & a chi meno: e a nessun molto Ne di Francia ne d'altro mi rimembra

Stavomi sempre a contemplar quel volto Ogni pensiero, ogni mio bel disegno In lei finia: ne passava oltre il segno. Io da lei altretanto, era o piu amato

Alcina piu non si curava d'altri, Ella ogn'altro suo amante havea lasciato Ch'inanzi a me ben ce ne fur de glialtri, Me consiglier me havea di e notte alato

E me fe quel che commandava a glialtri, A me credeva: a me si riportava, Ne notte o di con altri mai parlava. Deh perchevo le mie piaghe toccando

Senza speranza poi di medicina? Perche l'havuto ben vo rimembrando Quando io patisco estrema disciplina? Quando credea d'esser felice: e quando

Credea:ch'amar piu mi dovesse Alcina, Il cor: che m'havea dato si ritolse: E ad altro nuovo amor tutta si volse . Conobbi tardi il suo mobil'ingegno,

Usato amare, e disamare a un punto, Non era stato oltre a duo mesi in regno: Ch'un novo amante al loco mio fu assunto Da se cacciommi la fata con sdegno:

E da la gratia sua m'hebbe disgiunto, E seppi poi, che tratti a simil porto Havea mill'altri amanti: e tutti a torto. E perche essi non vadano pel mondo

Di lei narrando la vita lasciva, Chi qua, chi la, per lo terren fecondo Li muta: altri in Abete: altri in Oliva: Altri inPalma: altri inCedro: altri (secondo

Che vedi me) su questa verde riva: Altri in liquido fonte,alcuni in fiera: Come piu agrada a quella fata altiera. Hor tu che sei per non usata via

Signor'venuto all'Isola fatale, Accio ch'alcuno amante per te fia Converso in pietra: o in onda, o fatto tale, Havrai d'Alcina scettro e signoria,

E sarai lieto sopra ogni mortale, Ma certo sii: di giunger tosto al passo D'entrar: o in fiera: o in fonte: oin legno: o in sasso Io te n'ho dato volentieri aviso:

Non ch'io mi creda: che debbia giovarte Pur meglio fia: che non vada improviso E de costumi suoi tu sappia parte, Che forse come e differente il viso,

E differente anchor l'ingegno: e l'arte, Tu saprai forse riparare al danno: Quel che saputo mill'altri non hanno. Ruggier che conosciuto havea per fama

Ch'Astolfo alla sua donna cugin' era: Si dolse assai che in steril pianta e grama Mutato havesse la sembianza vera, E per amor di quella che tanto ama

(Pur che saputo havesse in che maniera) Glihavria fatto servitio, ma aiutarlo In altro non potea: ch'in confortarlo. Lo fe al meglio che seppe, e domandolli

Poi se via c'era ch'al regno guidassi Di Logistilla,o per piano, o per colli: Si che per quel d'Alcina non andassi, Che ben ve n'era un'altra ritornolli

L'arbore a dir: ma piena d'aspri sassi, S'andando un poco inanzi alla man destra Salisse il poggio: in ver la cima alpestra. Ma che non pensi gia: che seguir possa

Il suo camin per quella strada troppo, Incontro havra di gente ardita, grossa E fiera compagnia con duro intoppo, Alcina ve li tien: per muro e fossa

A chivolesse uscir fuor del suo groppo Ruggier quel Mirto ringratiodel tutto Poi da lui si parti dotto & instrutto. Venne al cavallo e lo disciolse: e prese

Per le redine: e dietro se lo trasse, Ne come fece prima piu l'ascese: Perche mal grado suo non lo portasse, Seco pensava come nel paese

Di Logistilla a salvamento andasse, Era disposto, e fermo usar ogni opra Che non gli havesse imperio Alcina sopra Penso di rimontar sul suo cavallo

E per l'aria spronarlo a nuovo corso, Ma dubito di far poi maggior fallo: Che troppo mal quel gliubidiva al morso, Io passero per forza, s'io non fallo

(Dicea tra se) ma vano era il discorso) Non fu duo miglia lungi alla marina Che la bella citta vide d'Alcina. Lontan si vide una muraglia lunga

Che gira intorno, e gran paese serra E par che la sua altezza al ciel s'aggiunga E d'oro sia da l'alta cima a terra Alcun dal mio parer qui si dilunga

E dice ch'ell'e alchimia, e forse ch'erra, Et ancho forse meglio di me intende, A me par oro poi che si risplende. Come fu presso alle si ricche mura

Che'l mondo altre non ha de la lor sorte Lascio la strada che per la pianura Ampla e diritta andava alle gran porte: Et a man destra a quella piu sicura

Ch'al monte gia, piegossi il guerrierforte Ma tosto ritrovo l'iniqua frotta Dal cui furor gli fu turbata e rotta. Non fu veduta mai piu strana torma

Piu monstruosi volti: e peggio fatti, Alcun dal collo in giu d'huomini han forma/ Col viso, altri di Simie e altri di Gatti, Stampano alcun con pie caprigni l'orma:

Alcuni son centauri agili & atti: Son gioveni impudenti, e vecchi stolti: Chi nudi: e chi di strane pelli involti. Chi senza freno ins'un destrier galoppa:

Chi lento va, con l'asino o col bue: Altri salisce ad un centauro in groppa: Struzzoli molti han sotto Aquile e Grue Ponsi altri a bocca il corno:altri la coppa

Chi femina: e chi maschio:e chi scala di corda: Chi pal di ferro, e chi una lima sorda, Di questi il capitano si vedea Haver gonfiato il ventre: e'l viso grasso,

Ilqual su una testuggine sedea Che con gran tardita mutava il passo, Havea di qua e di la chi lo reggea, Perche egli era ebro: e tenea il ciglio basso

Altri la fronte gliasciugava e il mento Altri i panni scuotea per fargli vento, Un c'havea humana forma i piedi e'l ventre E collo havea di cane orecchie e testa,

Contra Rugiero abaia accio ch'egli entre Ne la bella citta ch'a dietro resta, Rispose il cavallier nol faro mentre Havra forza la man di regger questa,

(E gli mostra la spada di cui volta Havea l'aguzza punta alla sua volta. ) Quel monstro lui ferir vuol d'una lancia, Ma Ruggier presto se gli aventa addosso

Una stoccata gli trasse alla pancia E la fe un palmo riuscir pel dosso, Lo scudo imbraccia: e qua e la si lancia, Ma l'inimico stuolo e troppo grosso:

L'un quinci il punge, e l'altro quindi afferra, Egli s'arrosta, e fa lor aspra guerra. L'un sin'a denti, e l'altro sin'al petto Partendo va, di quella iniqua razza,

Ch'alla sua spada non s'oppone elmetto Ne scudo, ne panziera,ne corazza, Ma da tutte le parti e cosi astretto, Che bisogno saria per trovar piazza,

E tener da se largo il popul reo, D'haver piu braccia e man che Briareo. Se di scoprire havesse havuto aviso Lo scudo che gia fu del Negromante:

Io dico quel ch'abbarbagliava il viso, Quel ch'all'arcione havea lasciato Athlante Subito havria quel brutto stuol conquiso E fattosel cader cieco davante:

E forse ben che disprezzo quel modo Perche virtude usar volse e non frodo. Sia quel che puo, piu tostovuol morire, Che rendersi prigione a si vil gente,

Eccoti intanto da la porta uscire, Del muro ch'io dicea d'oro lucente, Due giovani ch'a i gesti: & al vestire Non eran da stimar nate humilmente,

Ne da pastor nutrite con disagi, Ma fra delitie di real palagi. L'una e l'altra sedea s'un Liocorno Candido piu, che candido Armelino,

L'una e l'altra era bella, e di si adorno Habito, e modo tanto pellegrino: Che al'huom guardando econtemplando intorno Bisognerebbe haver occhio divino:

Per far di lor giuditio, e tal saria Belta s'havesse corpo: e Leggiadria. L'una e l'altra n'ando, dove nel prato: Ruggiero e oppresso dalo stuol villano:

Tutta la turba si levo da lato: E quelle al cavallier porser la mano, Che tinto in viso di color rosato Le donne ringratio de l'atto humano:

E fu contento (compiacendo loro) Di ritornarsi a quella porta d'oro. L'adornamento che s'aggira sopra La bella porta, e sporge un poco avante

Parte non ha che tutta non si cuopra De le piu rare gemme di Levante: Da quattro parti si riposa sopra Grosse colonne d'integro Diamante,

O vero o falso, ch'all'occhio risponda. Non e cosa piu bella o piu gioconda. Su per la soglia, e fuor per le colonne Corron scherzando lascive donzelle:

Che se i rispetti debiti alle donne Servasser piu, sarian forse piu belle, Tutte vestite eran di verdi gonne, E coronate di frondi novelle:

Queste con molte offerte, e con buon viso Ruggier fecero entrar nel paradiso. Che si puo ben cosi nomar quel loco Ove mi credo che nascesse Amore:

Non vi si sta se non in danza, e in giuoco: E tutte in festa vi si splendon l'hore: Pensier canuto ne molto ne poco Si puo quivi albergare in alcun core:

Non entra quivi disagio: ne inopia Mavi sta ogn'hor col corno pien la copia Qui:dove con serena e lieta fronte Par ch'ogn'hor rida il gratioso Aprile,

Gioveni e donne son, qual presso a fonte Canta con dolce, e dilettoso stile: Qual d'un arbore all'ombra, e quel d'un monte O giuoca, o danza, o fa cosa non vile,

E qual lungi da glialtri, a un suo fedele: Discuopre l'amorose sue querele. Per le cime de i Pini, e de gli Allori: De glialti Faggi, e de gl'hirsuti Abeti:

Volan scherzando i pargoletti Amori Di lor vittorie altri godendo lieti: Altri pigliando a saettare i cori: La mira quindi, altri tendendo reti:

Chi tempra dardi ad un ruscel piu basso E chi gli aguzza ad un volubil sasso. Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato Forte,gagliardo: e tutto di pel sauro ,

C'havea il bel guernimento ricamato Di pretiose gemme, e di fin'auro E fu lasciato in guardia quello alato Quel che soleaubidire al vecchio Mauro

A un giovene, che dietro lo menassi Al buon Ruggier, con men frettosi passi. Quelle due belle giovani amorose: C'havean Ruggier da l'empio stuol difeso

Da l'empio stuol, che dianzi se glioppose Su quel camin: c'havea a man destra preso, Gli dissero Signor le virtuose Opere vostre, che gia habbiamo inteso,

Ne fan si ardite: che l'aiuto vostro Vi chiederemo a beneficio nostro. Noi troveren tra via tosto una lama Che fa due parti di questa pianura,

Una crudel che Eriphilla si chiama: Difende il ponte, e sforza, e inganna e fura: Chiunque andar ne l'altra ripa brama, Et ella e gigantessa di statura:

Li denti ha lunghi: evelenoso il morso Acute l'ugne: e graffia come un'Orso. Oltre che sempre ci turbi il camino Che libero saria: se non fosse ella:

Spesso correndo per tutto il giardino Va disturbando hor questa cosa hor quella: Sappiate che del populo assassino Che vi assali fuor de la porta bella,

Molti suoi figli son: tutti seguaci Empii come ella: inhospiti e rapaci. Ruggier rispose: non ch'una battaglia, Ma per voi saro pronto a farne cento,

Di mia persona in tutto quel che vaglia Fatene voi: secondo il vostro intento, Che la cagion ch'io vesto piastra e maglia Non e per guadagnar terre: ne argento:

Ma sol per farne beneficio altrui, Tanto piu a belle donne come vui. Le donne molte gratie riferiro, Degne d'un cavallier: come quell'era,

E cosi ragionando ne veniro, Dove videro il ponte e la riviera: E di Smeraldo ornata: e di Zafiro Su l'arme d'or, vider'la donna altiera

Ma dir ne l'altro canto differisco Come Ruggier con lei si pose a risco.

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