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1474–1533

Canto sesto

Ludovico Ariosto

mIser chi mal oprando si confida ch ognhor star debba il maleficio occulto che quando ogn altro taccia, intorno grida l aria, et la terra istessa inch è sepulto

e Dio fà spesso, chel peccato guida il peccator, poi che alcun dì gli há indulto che se medesmo, senza altrui richiesta inavedutamente manifesta

Havea creduto il miser Polinesso totalmente il delitto suo coprire Dalinda consapevole d apresso levandosi, che sola il potea dire

et giungendo il secondo, al primo excesso affrettò il mal, che potea differire e potea differire, e schivar forse ma se stesso spronando a morir corse

A un tempo e vita, e stato, e amici perse perse l honor, che fù più grave danno dissi disopra, che assai prieghi ferse a quel campion, ch anchor chi sia, non sanno

al fin si trasse l elmo, et discoperse il viso, che più volte veduto hanno et dimostrò com era Ariodante per tutta Scotia lachrymato inante

Ariodante, che Ginevra pianto havea per morto, e l fratel pianto havea il Re la corte il popul tutto quanto di tal bontà, di tal valor splendea

adunque il peregrin mentir di quanto dianzi di lui narrò, quivi apparea e fù pur ver che dal scoglio marino gettar in mar lo vide a capo chino

Ma come aviene, a un disperato spesso che da lontan brama et disia la morte et l odia poi, che se la vede appresso tanto gli par il passo acerbo et forte

Ariodante poi che in mar fù messo si pentì di morir, et come forte ch egli era e destro, et più d ogn altr ardito si messe a nuoto et ritornosi al lito

E dispregiando e nominando folle il desir chebbe di lasciar la vita, si messe a caminar bagnato et molle et capitò al hostel dun Eremita

quivi secretamente indugiar volle tanto che la novella havesse udita, se del caso Ginevra s allegrasse, o pur mesta e pietosa ne restasse

Intese prima, che per gran dolore, ella era stata a rischio di morire la fama andò di questo in modo fuore che ne fù in tutta l isola che dire

contrario effetto a quel che per errore credea haver visto con suo gran martire intese poi come Lurcanio have fatta Ginevra appresso l padre rea

Contra il fratel d ira minor non arse che per Ginevra già d amor ardesse che troppo empio et crudel atto gli parse anchora che per lui fatto l havesse

sentendo poi, che per lei non comparse cavallier che difender la volesse che sì Lurcanio forte era, et gagliardo ch ognun d andargli contra havea riguardo

Et chi n havea noticia il reputava tanto discreto, et si saggio, et accorto che se non fusse ver quel che narrava non si porrebbe a risco d esser morto

per questo la più parte dubitava di non pigliar questa difesa a torto Ariodante dopo gran discorsi pensò all accusa del fratello opporsi

Ah lasso io non potrei (seco dicea) sentir per mia cagion perir costei troppo mia morte fora acerba e rea s inanzi a me morir vedessi lei

ell è pur la mia donna, et la mia dea quest è la luce, pur de gliocchi miei convien ch a dritto, o torto per suo scampo pigli l impresa, et resti morto in campo

Só ch io mappiglio al torto, e al torto sia et ne morrò, ne questo mi sconforta se non che io só che per la morte mia si bella donna hà da restar poi morta

un sol conforto nel morir mi fia che s el suo Polinesso amor le porta chiaramente veder harà possuto, che non se mosso anchor per darle aiuto

Et me, che tanto expressamente hà offeso vedrà per lei salvar, a morir giunto di mio frate oltra questo, ilquale acceso tanto fuoco hà, vendicarommi a un punto

ch io lo farò doler, poi che compreso il fine hará, del suo crudele assunto creduto vendicar harà il germano et gli harà dato morte di sua mano

Concluso chebbe questo nel pensiero nuove arme ritrovó nuovo cavallo le sopraveste nere, e l scudo nero, portò fregiato a color verde giallo

per aventura si trovò un scudiero ignoto in quel paese, e menato hallo e sconnosciuto (come hò gia narrato) s appresentò contra il fratello armato

Narrato v hò come il fatto successe come fù connosciuto Ariodante non minor gaudio n hebbe il Re chavesse de la figliuola liberata inante

seco pensò, che mai non si potesse trovar un più fedele, et vero amante che dopo tanta ingiuria, ancho in difesa contra il proprio fratel se l havea presa

Et per sua inclination (che assai l amava) et per li preghi di tutta la corte et di Rinaldo che più d altri instava, de la bella figliuola il fè consorte

la duchea d Albania, che al Re tornava, dopo che Polinesso hebbe la morte in miglior tempo discader non puote, poi che la diede alla sua figlia in dote

Rinaldo per Dalinda impetrò gratia che se n andò di tanto errore exente laqual per voto, et perche molto satia era del mondo, a Dio volse la mente

monacha s andò a render sin in Datia et si levó di Scotia in mantinente ma tempo è homai di ritrovar Ruggiero che scorre il ciel su l animal liggiero

Benche Ruggier sia d animo constante ne cangiato habbia il solito colore io non gli voglio creder, che tremante non habbia dentro. più che foglia il core

lasciato havea di gran spatio distante tutta l Europa, et era uscito fuore per molto spatio il segno che prescritto havea già a naviganti Hercole invitto

Quello Hippogrypho grande et strano augello lo porta via, con tal prestezza d ale che di lungo interval lasciaria quello celer ministro del fulmineo strale

non và per l aria altro animal si snello, che di velocità gli fusse uguale credo ch apena il tuono, e la saetta venga in terra dal ciel con maggior fretta

Poi chel augel trascorso hebbe gran spatio per linea dritta, et senza mai piegarsi con larghe ruote (homai de l aria satio) cominciò sopra una isola a calarsi

maggior di quella u dopo lungo stratio far del suo amante, e lungo a lui celarsi la vergine Arethusa passò in vano di sotto l mar per camin cieco e strano

Non vide ne piú bel, ne più giocondo da tutta l aria, ove le penne stese ne se tutto cercato havesse il mondo veduto harebbe il più gentil paese

di questo, u dopo un gran girarsi a tondo con Ruggier seco, il grande augel discese culte pianure, et delicati colli chiare acque ombrose ripe, et prati molli

Vaghi boschetti di suavi allori, di Palme, et d amenissime Mortelle, Cedri, et Naranci, chavean frutti, et fiori contesti, in varie forme et tutte belle

facean riparo a fervidi calori de giorni estivi, con lor spesse ombrelle e tra li rami con sicuri voli, cantando se ne gian li Rosignuoli

Tra le purpuree rose, e bianchi gigli, che tepida aura freschi ogn hora serba sicuri se ne gian Lepri, et Conigli, et Cervi, con la fronte alta et superba

senza temer che alcun li fera, o pigli pascano, o stiansi rominando l herba saltano i Daini, et Capri isnelli et destri che sono in copia, in quei luochi campestri

Come si presso è l Hippogrypho a terra che esser ne puó men periglioso il salto Ruggier con fretta de l arcion si sferra, et si ritrova in su l herboso smalto

tuttavia in man le redine si serra che non vuol chel destrier più vada in alto poi lo lega nel margine marino, a un verde Mirto, in mezo un lauro, e un pino

Et quivi appresso ove surgea una fonte cinta di Cedri, et di feconde Palme, di braccio il scudo, et l elmo da la fronte si trasse, et disarmossi ambe le palme

et hora alla marina et hora al monte, volgea la faccia allaure fresche et alme che l alte cime, con mormorii lieti fan tremolar dei Faggi et de li Abeti

E talhor bagna in la chiara onda frescha l asciutte labbia, et con le man diguazza acciò che de le vene il calor esca che gl hà acceso il portar de la corazza

ne maraviglia è giá ch ella gli ncresca che non è stato un far vedersi in piazza ma senza mai posarsi tutto armato tre mila miglia ogn hor correndo è andato

Quivi stando (il destrier chavea lasciato tra le più dense frasche, alla fresca ombra, per fuggir si rivolta, spaventato, di non sò che, che dentro il bosco adombra

e fà crollar sì il Mirto, ove è legato, che de le frondi intorno, il piè gli ingombra crollar fà l Mirto, e fà cader la foglia ne succede perhò che se ne scioglia

Come ceppo talhor che le medolle rare et vuote habbia et posto al fuoco sia poi che per gran calor, quell aria molle resta consunta, ch in mezo l empia

dentro risuona, et con strepito bolle tanto che quel furor trovi la via così mormora, et stride et si coruccia quel Mirto offeso, e al fin apre la buccia

Onde con mesta et flebil voce uscio expedita et chiarissima favella e disse, se tu sei cortese et pio, come dimostri alla presenza bella

leva questo animal da l arbor mio basti chel mio mal proprio mi flagella senza altra pena, senz altro dolore che a tormentarmi anchor venga di fuore

Al primo suon di quella voce, torse Ruggiero il viso, et subito rizzosse et poi che uscir de l arbore s accorse stupefatto restò più che mai fosse

a levarne l destrier subito corse et in sua excusa assai parole mosse qual che tu sia perdonami (dicea) o spirto humano, o boscareccia Dea

Il non pensar, che in l arbori s asconda sotto ruvida scorza, affabil spirto m hà lasciato turbar la bella fronda, et far ingiuria al tuo vivace Mirto

ma non restar perhò che non responda chi tu ti sia, che in corpo horrido et hirto con voce, et rational anima, vivi se da grandine il ciel sempre ti schivi

Et sio potrò con qualche util effetto hor questo danno, o mai, ricompensarte per quella bella donna ti prometto quella, che di me tien la miglior parte

ch io farò (pur chel modo mi sia detto) che con ragion potrai di mè lodarte come Ruggier al suo parlar fin diede tremò quel Mirto da la cima al piede

Poi si vide sudar sù per la scorza come legno dal bosco allhora tratto che del fuoco venir sente la forza poscia ch invano ogni ripar gli hà fatto

et cominciò, tua cortesia, mi sforza a discoprirti in un medesmo tratto, ch io fussi prima, et chi converso m haggia in questo Mirto, in su l amena spiaggia

Il nome mio fù Astolfo, et paladino ero di Francia, assai temuto in guerra d Orlando, et di Rinaldo, ero cugino la cui fama alcun termine non serra

e si spettava a me tutto l domino dopo l mio padre Othon, de l Inghilterra liggiadro et bel fui sì che accesi et cocqui più d una donna, e al fin sol a me nocqui

Ritornand io, da quelle isole estreme che da Levante, il mar Indico lava u con Rinaldo, et con Dudon insieme più dì fui chiuso in parte oscura et cava

et onde liberate, le supreme forze n havean, del cavallier di Brava ver Ponente venia, lungo la sabbia che del Settentrion sente la rabbia

Et come la via nostra, e l duro et fello destin ne trasse, uscimmo una mattina sopra la bella spiaggia, ove un castello siede sul mar de la possente Alcina

trovammo lei che uscita era di quello, et stava sola in ripa alla marina et senza rete, et senza hamo trahea tutti li pesci al lito, che volea

Corron veloci i scrignuti Delphini a bocca aperta segue il grosso Tonno li Capidogli, e li Vecchi marini vengon turbati dal lor pigro sonno

Muli, Salpe, Salmoni, e Coracini, vengono a schiere in più fretta che ponno Pistrici, Phisiteri, Orche, et Balene, escon del mar con monstruose schiene

Vedemo una Balena la maggiore che mai per tutto l mar veduta fosse, undece passi e più dimostra fuore de londe salse, le spallaccie grosse

mi fà pigliar con li compagni errore vederla ferma, et che mai non si scosse ch ella sia una isoletta si credemo così distante hà lun da laltro estremo

Alcina i pesci uscir facea de lacque, con semplici parole, et puri incanti con la fata Morgana Alcina nacque io non sò dir sa un parto o dopo o innanti

guardommi Alcina, et subito le piacuqe l aspetto mio, come mostrò a sembianti et pensò con astutia, et con ingegno torme a compagni et riuscì l disegno

Ne venne incontra con allegra faccia con modi gratiosi, et reverenti et disse cavallier, quando vi piaccia far hoggi meco i vostri alloggiamenti

io vi farò veder ne la mia caccia di tutti i pesci, sorti differenti chi scaglioso, chi molle, et chi col pelo, et saran più, che non hà stelle il cielo

Et se veder volesse una Sirena, che col suo dolce canto accheta l mare passian di qui, fin sù quell altra arena dove a quest hora suol sempre tornare

et ne mostrò quella maggior Balena (che come io dissi) una isoletta pare io che sempre fui troppo (et men incresce) volontaroso, andai sopra quel pesce

Rinaldo mi cennava, et similmente Dudon, ch io non ve andassi, et poco valse la fata Alcina con faccia ridente lasciando l altri dua, drieto mi salse

la Balena all ufficio diligente nuotando se n andò per l onde salse di mia sciocchezza fui presto pentito ma troppo mi trovai lungi dal lito

Rinaldo si cacciò ne l acqua a nuoto per aiutarmi, et la fatica perse perche levossi un furioso Noto, che d ombra il cielo, e l pelago coperse

quel che di lui seguisse poi, m è ingoto Alcina a confortarmi si converse et quel dì tutto et la notte che venne sopra quel Mostro, in mezo l mar mi tenne

Fin che venimmo a questa isola bella di cui gran parte, Alcina ne possiede et l hà usurpata ad una sua sorella chel padre lor lasciò del tutto herede

perche sola legitima havea quella e come, alcuno information mi diede che pienamente instrutto era di questo sono quest altre due nate di incesto

E comesono inique, e scelerate et piene d ogni vitio, infame et brutto cosí quella vivendo in castitate hà posto in le virtuti il suo cor tutto

contra lei queste dua son congiurate, et già più d uno exercito hanno instrutto per cacciarla de l isola, e n piu volte, piu di cento castella l hanno tolte

Ne giá vi teneria spanna di terra colei che Logistilla è nominata se non che quinci un golfo il passo serra et quindi una montagna inhabitata

si come tien la Scotia, et l Inghilterra il monte, et la marina separata ne perhò Alcina ne Morgana resta che non le voglia tor ciò che le resta

Perche di vitii è questa coppia rea, odia colei, perche è pudica et santa ma per tornarti a quel, ch io ti dicea et seguir poi com io divenni pianta

Alcina in gran delitie mi tenea et del mio amor ardeva tutta quanta ne minor fiamma nel mio cor accese il veder lei si bella, et si cortese

Io mi godea le delicate membra pareami haver qui tutto il ben raccolto che fra mortali in più parti si smembra a chi più et a chi meno e a nessun molto

ne di Francia, ne di altro mi rimembra stavami sempre a contemplar quel volto ogni pensiero ogni mio bel disegno venia sin quì ne giva oltra quel segno

Io da lei altro tanto, o piú amato ero Alcina più non si curava d altri havea lasciato ogni amator primiero che nanzi a me ben ve ne fur de li altri

me suo compagno, et me suo consigliero et me fè quel, che commandava a gli altri a me credeva, a me si riportava, ne notte, o dí con altri mai parlava

Deh perche vò le mie piaghe toccando senza speranza poi di medicina? perche lhavuto ben vò rimembrando quando io patisco estrema disciplina?

quando credetti esser felice, e quando sperai, che amar più me devesse Alcina, el cor, che m havea dato, si ritolse, e ad altro nuovo amor tutta si volse,

Connobbi tardi il suo mobil ingegno, usato amar, et disamar a un punto non ero stato oltra duo mesi in regno che un nuovo amante al luoco mio fù assunto

da se cacciommi la fata con sdegno et da la gratia sua m hebbe disgiunto et seppi poi, che tratti a simil porto havea mill altri amanti, et tutti a torto

Et perche essi non vadano pel mondo di lei narrando la vita lasciva chi quà, chi lá, per lo terren fecondo li muta, altri in Abete, altri in Oliva

altri in Palma altri in Cedro altri (secondo che vedi me,) sù questa verde riva, altri in liquido fonte, alcuni in fera, come piu aggrada a quella fata altiera

Hor tu che sei per non usata via signor venuto al Isola fatale, acciò che alcun amante, per te sia converso, in pietra, o in onda, o fatto tale

tu harai d Alcina scettro, et signoria et serai lieto, sopra ogni mortale ma pensa et certo sii, giungere al passo d entrar in fera, o in fonte, o in legno, o in sasso

Io te n hò dato volentieri aviso non ch io mi creda, che debbia giovarte pur meglio fia, che non vadi improviso et de costumi suoi tu sappia parte

che forse come è differente il viso e differente anchor l ingegno, et l arte tu saprai forse riparar al danno quel che saputo mill altri non hanno

Ruggier che connosciuto havea per fama il duca Astolfo, et che sapea, com era cugin di quella donna, che tant ama si dolve assai, vedendo in che maniera

mutato havesse in steril pianta et grama per gran malia, l humana forma vera et dato aiuto volentier gli harebbe se sapea come, tanto gli ne ncrebbe

Gli rese molte gratie, et dimandolli se strada v era ch al regno guidassi di Logistilla, o per piano o per colli si che, per quel d Alcina, non andassi

che ve n era una da quel Mirto folli risposto, lunga et piena d aspri sassi, s andando un poco inanzi alla man destra salisse il poggio, in ver la cima alpestra

Ma che non pensi già, che seguir possa il suo camin, per quella strada troppo incontro havrà di gente ardita, grossa et fiera compagnia, con duro intoppo

Alcina ve li tien, per muro et fossa a chi volesse uscir fuor del suo groppo Ruggier quel Mirto ringratiò del tutto poi da lui si partì dotto et instrutto

Venne al cavallo et lo disciolse, et prese per le redine, et drieto se lo trasse ne come fece prima più l ascese perche mal grado suo non lo portasse

seco pensava, come nel paese di Logistilla a salvamento andasse era disposto, et fermo, usar ogni opra che non gli havesse imperio Alcina sopra

Pensò di rimontar su l suo cavallo et per l aria spronarlo a nuovo corso ma dubitó di far poi maggior fallo che troppo mal, quel gli ubidiva al morso

io passarò per forza, s io non fallo (dicea tra sè) ma vano era il discorso non fù duo miglia lungi alla marina che la bella città vide d Alcina

Lontan si vide una muraglia lunga che gira intorno, et gran paese serra et par che la sua altezza al ciel saggiunga e d oro sia da l alta cima a terra

alcun dal mio parer qui si dilunga et dice che gli è alchimia, et forse ch erra et ancho forse meglio di me intende a me par oro poi che si risplende

Come fù presso alle si ricche mura chel mondo altre non hà de la lor sorte lasciò la strada che per la pianura ampla e diritta andava alle gran porte

et a man destra a quella piú sicura ch al monte gia piegossi il guerrier forte ma presto ritrovò l iniqua frotta dal cui furor gli fù turbata et rotta

Non fù veduta mai più strana torma piú monstruosi volti, et peggio fatti alcun dal collo in giù d huomini han forma col viso poi di can, di simie o gatti

stampano alcun co piè caprigni, l orma alcuni son centauri agili et atti son gioveni impudenti, et vecchi stolti chi nudi, et chi di strane pelli involti

Chi senza freno s un caval galoppa chi lento và con l asino o col bue altri salisce ad un centauro in groppa molti hanno sotto aquile struzzi et grue

ponsi altri a bocca il corno altri la coppa chi femina è chi maschio e chi amendue chi porta uncino, chi scala di corda chi pal di ferro, et chi una lima sorda

Di questi il capitano si vedea chavea gonfiato il ventre, e l viso grasso et sopra una testugine sedea che con gran tarditá mutava il passo

havea di quá e di là chi lo reggea perche egli era ebro et tenea l ciglio basso altri la fronte gli sciugava e l mento altri i panni scuotea per fargli vento

Un chavea come noi da piedi al ventre et tutto l resto simile ad un cane contra Ruggier abaia acciò che egli intre ne la città che a dietro gli rimane

rispose il cavallier nol farò mentre ch io possa sostener la spada in mane et uso l brando a un tempo e le parole contra colui ch oltraggio far gli vuole

Quel Monstro lui ferir vuol d una lancia ma Ruggier presto se gli aventa adosso una stoccata gli trasse alla pancia et fè la punta riuscir pel dosso

il scudo imbraccia et quà et là si lancia ma troppo è il stuol de li aversarii grosso lun quinci il punge et laltro quindi afferra e gli s arrosta, et fà lor aspra guerra

Lun sin ai denti, et l'altro sin al petto partendo và, di quella iniqua razza ch alla sua spada, non s oppone elmetto, ne scudo, ne panciera, ne corazza

ma da tutte le parti è cosí astretto ch uopo sarebbe a voler farsi piazza et tener da se largo il popul reo, haver piu braccia, et man, che Briareo

Se di scoprir havesse havuto aviso, il scudo che già fù del Negromante io dico quel, che abbarbagliava il viso quel che all arcione havea lasciato Atlante

subito haria quel brutto stuol conquiso et fattosel cader cieco dinante, et forse ben che desprezzò quel modo perche virtude usar volse, et non frodo

Sia quel che puó, più presto vuol morire che rendersi prigion a si vil gente eccoti intanto dala porta uscire, del muro ch io dicea d oro lucente

due giovane ch agesti, et al vestire non eran da stimar nate humilmente ne da pastor nodrite con disagi ma in le delitie di real palagi

Luna et laltra sedea s un Liocorno candido più, che candido Armelino luna et laltra era bella et di si adorno habito, et modo tanto pellegrino,

che riguardando et contemplando intorno bisognariase havere occhio divino, a far tra lor giudicio, et tal saria Beltà s havesse forma, et Liggiadria

Luna et laltra nandò, dove nel prato Ruggier oppresso era dal stuol villano tutta la turba si levò da lato et quelle al cavallier porser la mano

che tinto in viso, di color rosato le donne ringratió de l atto humano et fù contento (compiacendo loro) di ritornarsi a quella porta d oro

L adornamento che s aggira sopra la bella porta et sporge un poco inante parte non há, che tutta non si copra de le più rare gemme di Levante

da quattro parti si riposa sopra grossè colonne d integro Diamante o vero o falso, ch allocchio risponda, non é cosa più bella o più gioconda

Sù per la soglia, et fuor per le colonne, correan scherzando lascive Donzelle che se i rispetti debiti alle donne servassen più, sarian forse più belle

tutte vestite eran di verdi gonne et coronate di frondi novelle, queste con molte offerte, et con buon viso Ruggier fecero intrar nel paradiso

Che si può ben così nomar quel luoco ove mi credo che nascesse Amore non vi si stà se non in danza, en giuoco e tutte in festa vi si spendon lhore

pensier canuto ne molto ne poco si può quivi albergare in alcun core non entra quivi disagio ne inopia, ma vi stà ognhor col corno pien la Copia

Qui, dove con serena et lieta fronte par ch ogn hor rida il gratioso Aptile, gioveni, et donne son, qual presso a fonte canta con dolce e dilettevol stile

qual d un arbor all ombra, e qual d un monte o giuoca, o danza, o fà cosa non vile et qual lungi da li altri, a un suo fedele, discopre l amorose sue querele

Per le cime de i pini e de li allori de l alti faggi e de l hirsuti abeti volan scherzando i pargoletti amori de lor vittorie altri godendo lieti

altri pigliando a saettare i cori la mira quindi, altri tendendo reti chi tempra i strali ad un ruscel più basso e chi li agguzza ad un volubil sasso

Quivi a Ruggier un gran corsier fù dato forte, et gagliardo, et tutto di pel sauro chavea l bel guarnimento riccamato di pretiose gemme, et lucido auro

et fú lasciato in guardia, quel alato quel che solea ubidire al vecchio Mauro, a un giovene, che drieto lo menassi al buon Ruggier, con men frettosi passi

Quelle due belle giovane amorose, chavea Ruggier da l empio stuol diffeso da l empio stuol, che dianzi se gli oppose sù quel camin, chavea a man destra preso

gli dissero, signor le virtuose opere vostre, che già habbiamo inteso ne fanno ardite, che l aiuto vostro vi chiederemo, a beneficio nostro,

Noi trovarem tra via presto una lama che fà due parti, di questa pianura una crudel che Eriphilla si chiama, difende il ponte, et sforza, e inganna et fura

chiunque andar ne l altra ripa brama et ella è gigantessa di statura li denti ha lunghi, et venenoso il morso acute l ugne, et graffia come un Orso

Oltra che sempre ne turbi il camino, che libero seria, se non fusse ella spesso scorrendo per tutto il giardino, và disturbando, hor questa cosa hor quella

sappiate che del populo assassino che vassali inanzi alla porta bella, molti suoi figli son tutti seguaci empii com ella inhospiti et rapaci

Ruggier rispose, non ch una battaglia, ma per voi serò pronto a farne cento di mia persona (in tutto quel che vaglia) fatene voi, secondo il vostro intento

che la cagion ch io vesto piastre, e maglia non è per guadagnare terre, ne ariento ma sol per farne beneficio altrui tanto più a belle donne come vui

Le gentil donne gratie referiro, degne d un cavallier, come quell era et cosi ragionando ne veniro, dove videro il ponte, et la rivera

et di Smiraldo ornata, et di Zafiro, su l arme d or, vider la donna altiera ma dirvi in laltro canto differisco come Ruggier con lei si pose al risco

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