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1474–1533

Canto sedicesimo

Ludovico Ariosto

mAgnanimo signor ogni vostro atto hò sempre con ragion laudato et laudo ben che col rozo stil duro et mal atto gran parte de la gloria vi difraudo

ma piu de l altre, una virtù m ha tratto a cui col core et con la lingua applaudo che s ognun truova in voi ben grata udienza non vi truova perhò facil credenza

Spesso in difesa del biasmato absente indur vi sento imaginabil scusa o riserbargli almen (fin che presente sua causa dica) l altra orecchia chiusa

et sempre prima che dannar la gente vederla in faccia, e udir la ragion ch usa differir ancho giorni mesi et anni prima che giudicar ne l altrui danni

Se Norandino il simil fatto havesse fatto a Griphon non havria quel che fece a voi utile e honor sempre successe ei denigrò sua fama piu che pece

et si diè causa, che sue genti messe a morte furo, che Griphon in diece colpi che trasse, pien d ira et bizarro piu di trenta ne uccise appresso il carro

Li altri in rotta ne van pien di spavento chi qua chi la pei campi et per le strade tanta è la fretta a correr prima drento che ne la porta un sopra l altro cade

Griphon sdegnato e pien di mal talento da se quel dì bandita ogni pietade mena tra il volgo inerte il ferro intorno et gran vendetta fa d ogni suo scorno

Di quei che primi son giunti alla porta che le piante a levarse hebbeno pronte parte al bisogno suo molto piu accorta che de gliamici, alzò subito il ponte

piangendo parte, o con la faccia smorta fuggendo andò senza mai volger fronte et levò al grido per tutte le bande de la città tumulto et rumor grande

Griphon gagliardo dui ne piglia in quella ch el ponte si levò per lor sciagura sparge de l uno al campo le cervella che lo percuote ad una cote dura

l altro piglia nel petto, et lo arrandella in mezo la città sopra le mura scorse per l ossa a Damaschini il gelo quando vider colui volar dal cielo

Son molti channo dubbio che Griphone dentro la terra habbia fatto quel salto non vi sarebbe piu confusione s alle mura il Soldan desse l assalto

un mover d arme, un strido di persone de li Talacimanni un gridar d alto un suon confuso de tamburi et trombe el mondo assorda, et credo in ciel ribombe

Ma voglio a un altra volta differire a raccontar ciò che di questo avenne che del Re Carlo mi convien seguire di cui disopra vi lasciai, che venne

l audace Rodomonte ad assalire io vi narrai che compagnia gli tenne il gran Danese, Namo, et Oliviero Avino, Avolio, Othone, et Berlingiero

Otto scontri di lance che da forza di tal otto guerrier cacciati foro sostenne a un tempo la scagliosa scorza di ch era tutto armato il crudo Moro

come legno si drizza, poi che l orza lenta il nocchier che crescer sente il Coro così presto rizzossi Rodomonte da i colpi che gettar deveano un monte

Guido, Ranier, Ricardo, et Salomone Ganelon traditor, Turpin fedele Angioliero, Angiolino, Ughetto, Ivone Marco, et Mattheo dal pian di san Michele

et li otto che dianzi io fei mentione son tutti intorno al Saracin crudele Arimanno, e Odoardo d Inghilterra ch entrati eran pur dianzi ne la terra

Non cosí freme sul scoglio marino di torre antiqua la grossa parete quando il furor di Borea o di Gherbino svelle da i monti il frassino e l abete

come freme d orgoglio il Saracino di sdegno acceso, et di rabbiosa sete et come a un tempo il tuono et la saetta così de l empio è l ira, et la vendetta

Mena alla testa a quel che gli è piu presso chegli è il misero Ughetto di Dordona lo pone in terra insino a denti fesso come che l elmo era di tempra buona

percosso fu tutto in un tempo anch esso da molti colpiin tutta la persona che non fer piu ch al saldo incude l aco si duro intorno havea il scaglioso draco

Fur tutti li ripar fu la cittade d intorno intorno abbandonata tutta che la gente alla piazza dove accade maggior bisogno, Carlo havea ridutta

corre alla piazza da tutte le strade la turba, a chi l fuggir si poco frutta la persona del Re sì i cori accende che l arme ognun, ognun l animo prende

Come se dentro a ben rinchiusa gabbia d antiqua Leonessa usata in guerra perche haverne piacer il popul n habbia tal volta il Tauro indomito si serra

i leoncin che veggion per la sabbia come altiero et muggendo animoso erra e veder si gran corna non son usi stanno da parte timidi e confusi

Ma se la fiera madre a quel si lancia et ne l orecchio attacca il crudel dente vogliono anch essi insanguinar la guancia et vengono in soccorso arditamente

chi morde il dosso al Tauro, et chi la pancia così contra il Pagan fa quella gente da tetti da finestre, et piu d appresso sopra li piove un nembo d arme, et spesso

D huomini d arme arcieri, et fantaria tant è la calca che a pena vi cape e il popul che vi vien er ogni via v abbonda ad hor ad hor spesso come ape

che quando disarmato, e nudo sia piu facile a tagliar che torsi o rape nol potrà anchor legato a monte a monte in venti giorni uccider Rodomonte

Al Pagan che non sa come ne possa venir a capo, homai quel giuoco incresce per far di mille, et piu la terra rossa poco la turba inanzi gli decresce

il fiato tuttavia pur se glingrossa si che comprende al fin che se non esce hor cha vigor e in tutto il corpo è sano vorrà da tempo uscir che serà in vano

Rivolge gliocchi horribili, et pon mente che d ognintorno stà chiusa l uscita ma con ruina d infinita gente l aprirà presto, et la farà expedita

ecco vibrando la spada tagliente venir quel empio, ove il furor l invita ad assalir il nuovo stuol Britanno che vi trasse Odoardo, et Arimanno

Chi vide in piazza mai romper steccato a cui la densa turba ondeggi intorno immansueto Tauro accaneggiato stimulato et percosso tutto il giorno

chel popul se ne fugge ispaventato et egli hor questo hor quel lieva sul corno pensi che tal, o piu terribil fosse il crudel Aphrican quando se mosse

Quindici o venti ne taglió a traverso altri tanti lasciò del capo tronchi ciascun d un colpo sol dritto o riverso come finocchi, o sian teneri gionchi

tutto di sangue il fier Pagano asperso di busti senza capo, et bracci monchi di spalle et gambe, et altre membra sparte piena havendo la piazza, al fin si parte

De la piazza si vede in guisa torre che non si può notar chabbia paura ma tutta volta col pensier discorre dove habbia per uscir via piu sicura

capita al fin dove la Senna corre disotto all Illa a uscir fuor de le mura et pur la gente d arme e l popul drieto lo stringe e incalza, e non lascia ir quieto

Qual per le selve Nomade et Massyle cacciata vá la generosa belva ch anchor fuggendo mostra il cor gentile et minacciosa et lenta se rinselva

tal Rodomonte in nessun atto vile da strana circondato et fiera selva di lance et spiedi et di saette et dardi si tira al fiume, a passi lunghi et tardi

Et per tre volte sì l ira il sospinse ch essendone già fuor vi tornó in mezo ove di sangue la spada ritinse et piu di cento ne levò di mezo

ragion al fin in lui la rabbia vinse di non far sì, che a Dio venisse il lezo et da la ripa per miglior consiglio gettossi in lacqua, è uscì di gran periglio

Con tutte l arme andó per mezo lacque come se intorno havesse tante galle Aphrica in te par a costui non nacque ben che di Anteo ti vanti, e d Anniballe

poi che fu giunto a proda, gli dispiacque che si vide restar drieto alle spalle quella città che havea trascorsa tutta e non l havea tutta arsa ne distrutta

Et sì lo rode la superbia et l ira che di tornarvi un altra volta guarda et di profondo cor geme et suspira ne vuolne uscir che non la spiani et arda

ma lungo il fiume in questa furia mira venir, chi l odio extingue et l ira tarda chi fusse vi farò ben presto udire ma prima un altra cosa v hò da dire

Io v hò da dir de la Discordia altiera a cui l angel Michele havea commesso che a battaglia accendesse, et lite fiera quei che piu forti havea Agramante appresso

uscì de frati la medesma sera havendo altrui l ufficio suo commesso lasciò la Fraude a guerreggiare il luoco fin che tornasse, e mantenervi il fuoco

Le parve che andaria con piu possanza se la Superbia anchor seco menasse et perche stava in la medesma stanza non fu bisogno che a cercar l andasse

la Superbia v andò, ma non che sanza la sua vicaria il monastier lasciasse per pochi dì che credea starne absente lasciò l Hypocrisia luocotenente

L implacabil Discordia in compagnia de la Superbia, si messe in camino et ritrovò che la medesma via facea per tre al campo Saracino

l afflitta et sconsolata Gelosia et venia seco un Nano piccolino ilqual mandava Doralice bella al Re di Sarza a dar di se novella

Quando ella venne a Mandricardo in mano che v hò già raccontato, et come et dove tacitamente havea commesso al Nano che ne portasse a questo Re le nuove

ella sperò che nol saprebbe in vano ma che far si vedria mirabil pruove per rihaverla con crudel vendetta da quel ladron che gli l havea intercetta

La Gelosia quel Nano havea trovato et la cagion del suo venir compresa a caminar se gli era messa allato parendo d haver luogo a questa impresa

alla Discordia ritrovar fu grato la Gelosia, ma piu quando hebbe intesa la causa del venir, che le potea molto valere in quel che far volea

D inimicar con Rodomonte, il figlio del Re Agrican, le par haver suggetto trovarà a sdegnar li altri, altro consiglio a sdegnar questi dua, questo è perfetto

col Nano se ne vien, dove Marsiglio col Re Agramante havea Parigi astretto a punto capitar su quella riva ove del fiume il Re di Sarza usciva

Tosto che riconnobbe Rodomonte costui de la sua Donna esser messaggio extinse ogni ira, et serenó la fronte et si sentí brillar dentro il coraggio

può creder tutto fuor che gli racconte c habbia alcun fatto lei si grave oltraggio va contra l Nano, et lieto gli dimanda che è de la Donna nostra? ove ti manda?

Rispose il Nano, ne piu tua ne mia Donna dirò, quella ch è serva altrui hieri scontrammo un cavallier per via che la ne tolse, et la menò con lui

a quello annontio entrò la Gelosia fredda come Aspe, et abbracciò costui seguita il Nano, et narragli in che guisa un sol l ha presa, et la sua gente ha uccisa

L Acciaio allhora la Discordia prese et la pietra focaia, et picchiò un puoco et l esca sotto la Superbia stese et fu attaccato in un momento il fuoco

et sì di questo l anima s accese del Saracin, che non trovava luoco suspira et freme con si horribil faccia che li elementi, et tutto il ciel minaccia

Come la Tigre poi che in van discende nel vuoto albergo, et per tutto s aggira e il suo gran danno all ultimo comprende che i dolci figli non vi sente o mira

a tanta rabbia a tal furor s estende ch el crudel cor non può capir tanta ira ne fiume, o stagno, o monte, o notte, affrena l odio che drieto al predator la mena

Con simil furia il Saracin bizarro si volge al Nano et dice, hor la t invia et non aspetta ne destrier ne carro ne tol commiato da la compagnia

va con piu fretta che non va il Ramarro quando il ciel arde, a traversar la via destrier non ha, ma il primo tor disegna (sia di chi vuol) ch ad incontrar si vegna

La Discordia ch udì questo pensiero guardò ridendo la Superbia, et disse ch ir volea inanzi, a ritrovar destriero che gli arrecasse altre contese et risse

et far volea sgombrar tutto il sentiero ch altro che quello in man non gli venisse et già pensato havea dove trovarlo ma costei lascio, et torno a dir di Carlo

Poi ch al partir del Saracin s extinse Carlo d intorno il periglioso fuoco tutte le genti all ordine restrinse lascionne parte in qualche debil luoco

adosso el resto a saracini spinse per dar lor scacco, et guadagnarsi il giuoco et li mandò per ogni porta fuore da san Germano in sino a san Vittore

Et commandò che a porta san Marcello dove era gran spianata di campagna aspettasse l un l altro e in un drapello si ragunasse tutta la compagna

quindi animando ognuno a far macello tal che sempre ricordo ne rimagna Allor ordine andar fe le bandiere et di battaglia dar segno alle schiere

Il Re Agramante in questo tempo in sella mal grado de Christian rimesso s era et con lo inamorato d Issabella facea battaglia perigliosa et fiera

col Re Sobrin, Lurcanio si martella Rinaldo incontra havea tutta una schiera et con virtude, et con fortuna molta l urta, l apre, ruina, et mette in volta

Essendo la battaglia in questo stato l Imperator assalse il retroguardo dal canto ove Marsilio havea fermato il fior di Spagna intorno al suo stendardo

con fanti in mezo, et cavallieri al lato spinse il Re Carlo il suo popul gagliardo con tal rumor de timpani et de trombe che tutto il mondo par che ne ribombe

A quello assalto i Mori a spaventarsi incominciaro, et ne fuggivan molti et iti ne serian spezzati et sparsi si che mai piu non si serian raccolti

sel Re Grandonio, et Falsiron comparsi (che già veduti havean piu fieri volti) non fusser quivi, et Serpentin feroce et Ferraù che lor dicea a gran voce

Ah (dicea) valenthuomini, ah compagni ah fratelli, tenete il luoco vostro faranno li nemici opra de ragni se non mancamo noi del dever nostro

guardate l alto honor li ampli guadagni che fortuna vincendo hoggi nha mostro guardate la vergogna e l danno estremo ch essendo vinti a patir sempre havremo

Tolto in quel tempo una gran lancia havea et contra Berlingier venne dibotto che sopra l Argaliffa combattea e l elmo ne la fronte gli havea rotto

gettollo in terra, et con la spada rea appresso lui ne fe cader forse otto per ogni botta almanco che diserra cader fa sempre un cavallier in terra

In altra parte ucciso havea Rinaldo tanti pagan, ch io non potrei contarli dinanzi a lui non stava ordine saldo vedreste piazza in tutto il campo farli

non men Zerbin non men Lurcanio è caldo per modo fan che ognun sempre ne parli questo di punta havea Balastro ucciso e quello a Finadur l elmo diviso

L exercito d Alzerbe havea il primiero che poco inanzi haver solea Tardocco l altro tenea sopra le squadre impero di Zamor, et di Saffi, et di Marocco

non è fra li Aphricani un cavalliero che di lancia ferir sappia o di stocco? mi si potrebbe dir, ma passo passo nessun di gloria degno a drieto lasso

Del Re de la Zumara non si scorda el nobil Dardinel figlio d Aimonte che con la lancia Uberto di Mirforda Claudio dal Bosco, et Lidulfin dal monte

et con la spada Anselmo da Stanforda et da Londra Raymondo e Pinamonte getta per terra, et erano pur forti un stordito, un piagato, et quattro morti

Ma con tutto il valor che di se mostra non può tener perhò ferma sua gente sì che aspettar voglia gente nostra di numero minor, ma piu valente

hà piu ragion di spada, et piu di giostra et d ogni cosa a guerra appertinente fugge la gente Maura, et di Zumara di Setta di Marocco, et di Canara

Ma piu de li altri fuggon quei d Alzerbe accui s oppose il nobil giovinetto hor con gran preghi, hor con parole acerbe ripor lor cerca l animo nel petto

s Aimonte meritò ch in voi si serbe di lui memoria, hor ne vedrò l effetto i vedrò (dicea lor) se me suo figlio lasciar vorrete in così gran periglio

State ve priego per mia verde etade in cui solete haver si larga speme deh non vogliate andar per fil di spade che in Aphrica non torni di noi seme

per tutto ne saran chiuse le strade se non andiam ben colti, et stretti insieme troppo alto muro, et troppo larga fossa è il monte e il mar pria che tornar si possa

É meglio qui morir, ch alli supplici darsi a discretion di questi cani state saldi per Dio fedeli amici che tutti sono altri rimedii vani

non han di noi piu vita li nemici piu d unalma non han piu di due mani così dicendo il Giovinetto forte al conte d Otonlei diede la morte

El rimembrar Aimonte, così accese l exercito Aphrican, che fuggea prima che di piu presto porre in sue difese le braccia che le spalle fece stima

Guglielmo da Burnich era uno Inglese maggior di tutti, e Dardinello il cima e lo pareggia aglialtri, e appresso taglia il capo ad Aramon di Cornovaglia

Morto cadea questo Arimon avalle e v accorse il fratel per dargli aiuto ma Dardinel questo altro da le spalle tagliò fin dove il stomacho é forcuto

poi forò il ventre a Boso da Vergalle e lo mandò del debito assoluto havea promesso alla moglier, fra sei mesi (vivendo) di tornare a lei

Vide non lungi Dardinel gagliardo venir Lurcanio chavea in terra messo Dorchin passato ne la gola, e Gardo per mezo il capo in sin a denti fesso

e che Altheo fuggir volse, ma fu tardo Altheo ch amò quanto il suo core istesso che drieto in la collottola gli mise el fier Lurcanio un colpo che l uccise

Piglia una lancia et va per far vendetta dicendo al suo Machon s udir lo puote che se morto Lurcanio in terra getta ne la moschea ne porrà l arme vuote

poi traversando la campagna in fretta con tanta forza il fianco gli percuote che tutto il passa sino all altra banda et alli suoi chel spoglino commanda

Non è da dimandarmi se dolere se ne devesse Ariodante il frate se disiasse di sua man potere por Dardinel fra l anime dannate

ma nol lascian le genti adito havere non men de l infedel le battizate pur vorria ritrovarlo, et con la spada di qua et di la spianando va la strada

Urta, apre, caccia, atterra, taglia, et fende qualunque l impedisce, o gli contrasta e Dardinel che tal disir intende a volerlo satiar già non sovrasta

ma la gran moltitudine contende con questo anchora e i suoi disegni guasta se i Mori uccide l un, l altro non manco fa de li Scotti, et campo Inglese et Franco

Fortuna sempre mai la via lor tolse che per tutto quel dì non s accozzaro a piu famosa man serbar l un volse ch el suo destin lhuom mai non fugge, o raro

ecco Rinaldo a questa strada volse perche alla vita d un, non sia riparo ecco Rinaldo vien fortuna il guida per dargli honor che Dardinel uccida

Ma sia per questa volta detto assai de gloriosi fatti di Ponente ben tempo è di tornar dove lasciai in Damasco Griphon, che d ira ardente

facea con piu timor che havesse mai tumultuar la sbigottita gente Re Norandino a quel rumor corso era con piu di mille armati in una schiera

Re Norandin con la sua corte armata vedendo tutto il populo fuggire venne alla porta in battaglia ordinata et quella fece alla sua giunta aprire

Griphon intanto havendo già cacciata da se la turba sciocca et senza ardire la sprezzata armatura in sua difesa (qualunque ella si fusse) haveasi presa

Et presso a un tempio ben murato et forte che circondato era d una alta fossa in capo un ponticel si fece forte perche chiuderlo in mezo alcun non possa

ecco gridando et minacciando forte che de la porta esce una squadra grossa l animoso Griphon non muta luoco e fa sembiante che ne tema poco

E poi ch avicinar questo drapello si vide, andò a trovarlo in su la strada e fattone crudel strage e macello (che menava a duo man sempre la spada)

hebbe ricorso al stretto ponticello et quindi li tenea non troppo abada di nuovo usciva, et di nuovo tornava et sempre horribil segno vi lasciava

Quando di dritto et quando di riverso getta hor pedoni hor cavallieri in terra il popul contra lui tutto converso piu et piu sempre inaspera la guerra

teme Griphone alfin restar summerso si cresce il mar che d ognintorno il serra et ne la spalla, et ne la coscia manca è già ferito, et pur la lena manca

Ma Virtù che alli suoi spesso soccorre dinanzi al Re gli fe trovar perdono il Re mentre al tumulto in dubbio corre vede che morti già tanti ne sono

vede le piaghe, che di man di Hettorre pareano uscire, in testimonio buono che dianzi ello havea fatto indegnamente vergogna a un cavallier molto excellente

Poi come fu presso, et vide in fronte quel che sua gente a morte havea condutta et fattosene inanzi horribil monte et di quel sangue il fosso et l acqua brutta

gli parve di veder proprio sul ponte Horatio sol contra Thoscana tutta et per suo honor, et per che gli nencrebbe ritrasse i suoi, ne gran fatica v hebbe

Et alzando la man nuda, et senza arme antico segno di tregua o di pace disse a Griphon, non sò se non chiamarme haver il torto, et dir che me dispiace

ma l mio poco giudicio, et l instigarme altrui, cader in tanto error mi face che quel ch io mi pensai far al piu vile guerrier del mondo, hò fatto al piu gentile

Et se bene alla ingiuria, al scorno, all onta choggi fatta ti fu per ignoranza l honor che ti fai qui s adegua et sconta o (per piu vero dir) supera e avanza

la satisfattion ci serà pronta a tutto mio saper et mia possanza quando io connosca di poter far quella per oro per cittadi, o per castella

Chiedimi la metà di questo regno ch io son per fartene hoggi possessore che l alta tua virtù non ti fa degno di questo sol, ma ch io ti doni il core

et la tua mano in questo mezo, pegno di fe mi dona, et di perpetuo amore così dicendo da caval discese e ver Griphon la destra mano stese

Griphon vedendo il Re fatto benigno venirgli per gettar le braccia al collo lasciò la spada, et l animo maligno et sotto lanche, et humile abbracciollo

lo vide il Re di due piaghe sanguigno et tosto fe venir chi medicollo indi portarlo in la cittade adagio et riposar nel suo real palagio

Dove ferito alquanti giorni, inante che si potesse armar, fece soggiorno ma lascio lui, ch al suo frate Aquilante et ad Astolfo in Palestina torno

poi che Griphon lasciò le mura sante eglino il fer cercar per piu d un giorno in tutti i luochi in Solyma devoti e n molti anchor da la città remoti

Hor ne l uno ne l altro era indivino che di Griphon possa saper che sia ma venne lor quel Greco peregrino nel ragionar, a darne certa spia

narrò, da la città di Constantino per gire in Antiochia di Soria che levato Horrigille havea le some con un di la che havea Martano nome

Dimandolli Aquilante, se di questo così notitia havea data a Griphone et come l affermò connobbe presto il camin del fratello, et la cagione

che seguito ha Horrigille, è manifesto in Antiochia, con intentione di levarla di man del suo rivale, con gran vendetta, et memorabil male

Non tolerò Aquilante, chel fratello solo et senza esso, a quella impresa andasse, et prese l arme, et venne drieto a quello ma prima pregó il Duca che tardasse

di gire in Francia, et al paterno hostello fin ch esso d Antiochia ritornasse scende al Zaffo, et s imbarca, che gli pare et piu breve et miglior la via del mare

Hebbe un Ostro silocco allhor possente tanto nel mar, et sì per lui disposto che la terra del Surro il di seguente vide, et Saffetto, un dopo l altro tosto

passa Barutti, e il Zibeletto, et sente che da man manca gli è Cypro discosto a Tortosa da Tripoli, e alla Lizza e al golfo di laiazzo il camin drizza

Quindi a Levante fe il nocchier la fronte del naviglio voltar snello et veloce et a sorger n andò sopra l Oronte et colse il tempo, et ne pigliò la foce

gettar fece Aquilante in terra il ponte e n uscì armato sul destrier feroce et contra il fiume il camin dritto tenne tanto che in Antiochia se ne venne

Quivi di quel Martano hebbe a informarse et udì che a Damasco se n era ito con Horrigille, ove una giostra farse devea solenne, per reale invito

ire a Damasco ad Aquilante parse certo chel frate habbia il rival seguito d Antiochia quel giorno ancho si tolle ma già per mar piu ritornar non volle

Verso Lidia et Larissa il camin piega resta piu sopra Aleppe ricca et piena Dio per mostrar, che anchor di qua non niega mercede al bene, et al contrario pena

Martano, appresso a Mamuga una lega ad incontrarsi in Aquilante mena Martano si facea con bella mostra portar inanzi il pregio de la giostra

Pensò Aquilante al primo comparire che il suo fratello il vil Martano fosse che l ingannaron l arme, et quel vestire candido piu che nevi anchor non mosse

et con quel oh, che d allegrezza dire si suole, incominciò, ma poi cangiosse tosto di faccia, et di parlar, che appresso meglio vide et trovó che non era esso

Dubitò che per fraude di colei ch era con lui, Griphon gli havesse ucciso et dimmi gli gridò, tu ch esser dei un ladro e un traditor come n hai viso

onde hai queste arme havute? onde ti sei sul buon caval del mio fratello assiso? dimmi se l mio fratello è morto o vivo come de l arme, et del caval l hai privo

Come Horrigille udì l irata voce a dietro il palafren per fuggir volse ma di lei fu Aquilante piu veloce et fecela fermar volse o non volse

Martano al minacciar tanto feroce del Cavallier che si improviso il colse pallido trema come al vento fronda ne sa quel che si faccia, o si risponda

Grida Aquilante et fulminar non resta et la spada gli pon dritto alla strozza et giurando minaccia, che la testa ad Horrigille et lui rimarrà mozza

se tutto il fatto non gli manifesta el mal giunto Martano alquanto ingozza et tra se volve, se può sminuire sua grave colpa, et poi comincia a dire

Sappi signor che mia sorella è questa nata di buona et virtuosa gente ben che tenuta in vita dishonesta l habbia Griphon obbrobriosamente

et tale infamia essendomi molesta ne per forza sentendomi possente di torla a si grande huom, feci disegno d haverla per astutia et per ingegno

Tenni modo con lei che havea desire di ritornar a piu lodata vita che essendosi Griphon messo a dormire chetamente da lui fesse partita

così fece ella, et per ch egli a seguire non n habbia, et a turbar la tela ordita noi lo lasciammo disarmato a piedi et qua venuti sian come tu vedi

Poteasi dar di summa astutia vanto che Aquilante di facil gli credea e fuor, ch en torgli arme, et destrier, et quanto tenesse di Griphon, non gli nocea

se non volea polir sua scusa tanto che la facesse di menzogna rea buona era ogni altra parte, se non quella che la femina a lui fusse sorella

Havea Aquilante in Antiochia inteso essergli concubina da piu genti onde gridando di furor acceso falsissimo ladron tu te ne menti

un pugno gli tirò di tanto peso che ne la gola gli cacciò duo denti et senza piu contesa ambe le braccia li volge dietro, et d una fune allaccia

Et parimente fece ad Horrigille ben che in sua scusa ella dicesse assai quindi li trasse per casali et ville ne li lasciò fin a Damasco mai

et de le miglia mille volte mille tratti li havrebbe, con pene e con guai fin che havesse trovato il suo fratello per farne poi come piacesse a quello

Fece Aquilante lor scudieri et some seco tornar, et in Damasco venne, et trovò di Griphon celebre il nome per tutta la città batter le penne

piccoli e grandi ognun sapea giá come egli era chi si ben corse l antenne et che tolto gli fu con falsa mostra dal compagno la gloria de la giostra

Quivi il vil cavallier fu noto presto che l un al altro il manifesta et scopre non è (dicean) non è, Martano questo che si fa laude con l altrui buon opre?

et la virtù di chi non è ben desto con la sua infamia, et col suo obbrobrio copre non è l ingrata femina costei che tradisce li buoni, e aiuta i rei?

Altri dicean come stan bene in coppia segnati ambi d un marchio et d una razza altri li maledice, altri raddoppia con alta voce, appicca abrucia amazza

la turba per veder si preme et stroppia correno inanzi alle strade alla piazza venne la nuova al Re, che mostrò segno d haverla cara piu che un altro regno

Senza molti scudier drieto o dinante come se ritrovò, si mosse infretta et venne ad incontrarse in Aquilante che havea del suo Griphon fatto vendetta

et quello honora con gentil sembiante seco l invita, et seco lo ricetta, di suo consenso havendo fatto porre li duo prigionieri in fondo d una torre

Andar insieme, ove del letto mosso Griphon non s era poi che fu ferito che vedendo il fratel divenne rosso che ben stimò che havea il suo caso udito

et poi che motteggiando un poco adosso gli andò Aquilante, messero a partito come punir se havesser quelli dui venuti in man de li aversarii sui

Vuole Aquilante, vuol il Re, che mille stratii ne siano fatti, ma Griphone (perche non osá dir sol d Horrigille) alluno et l altro vuol che si perdone

disse assai cose, et molto bene ordille fugli risposto, è la conclusione fu, che si dia Martano in mano al boia chabbia a scoparlo, et non perho che muoia

Legar lo fanno, et non tra fior et l herba et per tutto scopar l altra matina Horrigille captiva si riserba fin che ritorni la bella Lucina

al cui saggio parer, o lieve, o acerba rimetton quei signor la disciplina quivi stette Aquilante a ricrearse fin chel fratel fu sano, e puote armarse

Re Norandin che temperato e saggio divenuto era, dopo un tanto errore non potea non haver sempre il coraggio di penitentia pieno, et di dolore

d haver fatto a colui danno et oltraggio che di mercede degno era et di honore si che dì e notte havea il pensiero intento per farlo rimaner di se contento

Et statuì nel publico conspetto de la città, di tanta ingiuria rea con quella maggior gloria, che a perfetto cavallier per un Re dar si potea

restituirgli il premio che intercetto con tanto inganno il traditor gli havea et per ciò fe bandir per quel paese che faria un altra giostra indi a un mese

Di che apparecchio fa tanto solenne quanto a pompa real possibil sia onde la Fama con veloci penne ne portò nuova per tutta Soria

et in Phenicia, e in Palestina venne et tanto che al Astolfo ne diè spia il qual col Vicerè deliberosse che quella giostra senza lor non fosse

Cavallier valoroso et di gran nome l antica fama Sansonetto vanta gli diè battesmo Orlando, et Carlo (come v hò detto) a governar la terra santa

Astolfo con costui levò le some per ritrovarsi ove la Fama canta sì che d intorno nhà pieno ogni orecchia ch in Damasco la giostra s apparecchia

Hor cavalcando per quelle contrade con non lunghi viaggi, adagio et lenti per ritrovarsi freschi alla cittade poi di Damasco, el dí de torniamenti

scontraro in una croce di due strade persona, ch al vestir e a i movimenti havea sembianza d huomo, et femina era ne le battaglie, oltra ogni creder fiera

La vergine Marphisa si nomava di tal valor, che con la spada in mano fece piu volte al gran signor di Brava sudar la fronte, e a quel di Monte albano

el dì et la notte armata sempre andava di qua et di la, cercando in monte e in piano con cavallieri erranti riscontrarsi et immortale et gloriosa farsi

Come ella vide Astolfo et Sansonetto che appresso le venian con l arme indosso prodi guerrier le parvero all aspetto ch erano ambo duo grandi, et di buon osso

et perche di provarsi havria diletto a desfidarli havea il destrier già mosso quando affisando l occhio piu vicino, connosciuto hebbe il Duca paladino

De la piacevolezza le sovenne del cavallier, quando al Cathai seco era e lo chiamò per nome e non si tenne la man nel guanto, e alzossi la visera

e con gran festa ad abbracciar lo venne come che sopra ogn altra fusse altiera non men de l altra parte reverente fu l paladino alla Donna excellente

Tra lor si dimandaron di lor via et poi che Astolfo (che prima rispose) narrò, come a Damasco se ne gia dove le genti in arme valorose

havea invitato il Re di Soria a dimostrar lor opre virtuose Marphisa sempre a far gran prove accesa voglio esser con voi (disse) a questa impresa

Sommamente hebbe Astolfo grata questa compagna d arme, et così Sansonetto furo a Damasco el dì nanzi la festa et di fuora nel borgo hebbon ricetto

e sin allhora che dal sonno desta l Aurora il vecchiarel già suo diletto quivi se riposar con maggior agio che se smontati fussero al palagio

Et poi chel nuovo sol lucido et chiaro per tutto sparti hebbe i fulgenti rai la bella Donna e duo guerrier s armaro mandato havendo in la città messaggi

che come tempo fu, lor rapportaro che per veder spezzar frassini et faggi Re Norandin era venuto al luoco che havea constituito al fiero giuoco

Senza piu indugio in la città ne vanno et per la via maestra in la gran piazza dove aspettando il real segno, stanno quinci et quindi i guerrier di buona razza

li premii che quel giorno si daranno al vincitor, è un stocco et una mazza guarniti riccamente, e un destrier quale é convenevol dono a un signor tale

Havendo Norandin fermo nel core che come il primo pregio, il secondo ancho et dambe due le giostre, il summo honore devesse guadagnar Griphon il bianco

per dargli tutto quel chuom di valore devrebbe haver, et non può far con manco hor gli havea giunto in questo ultimo pregio la mazza, el stocco, et quel caval egregio

Quella armatura che in la giostra dianzi debita era a Griphon, chel tutto vinse et che usurpata havea con tristi avanzi Martano, che Griphon esser si finse

quivi si fece il Re ponere inanzi e il ben guarnito stocco a quella cinse la mazza appresso, e l buon destrier le messe perche Griphon l un pregio, et l altro havesse

Ma che sua intentione havesse effetto vietò quella magnanima guerriera che con Astolfo et col buon Sansonetto in piazza nuovamente, venuta era

costei vedendo l arme ch io v hò detto subito n hebbe connoscenza vera perhò che già sue furo, et l hebbe care quanto si suol le cose ottime et rare

Ben che per ira le gettò per strada a quella volta, che le fur d impaccio quando per rihaver sua buona spada correa dretto a Brunel degno di laccio

questa historia non credo che mi accada altrimenti narrar, perhò la taccio da me vi basti intendere, a che guisa quivi trovasse l arme sue Marphisa

Intenderete anchor, che come l hebbe riconnosciute a manifeste note per altro che sia al mondo, non le harebbe lasciate un dì di sua persona vuote

se piu tenere un modo, o un altro debbe per racquistarle, ella pensar non puote ma come era a caval, la mano stese et senza altrui rispetto se le prese

Et per la fretta ch ella n hebbe, avenne di torne parte, et mandar parte in terra il Re che troppo offeso se ne tenne con un mal sguardo sol, le mosse guerra

ch el popul che l ingiuria non sostenne per vendicarlo, et lance, et spade afferra non ramentando ciò che i giorni inanti nocque il dar noia a cavallieri erranti

Ne fra vermigli fiori azurri et gialli vago fanciul ne la stagion novella ne mai se ritrovò tra suoni et balli piu volentieri ornata donna et bella

che fra strepito d arme, et de cavalli et fra punte di lance, et di quadrella dove si sparga sangue, e se dia morte costei si trovi, oltra ogni creder forte

Spinge il cavallo, et ne la turba sciocca con l hasta bassa impetuosa fere et chi nel collo, et chi nel petto imbrocca et fa con l urto, hor questo, hor quel cadere

poi con la spada un et un altro tocca et fa qual senza capo rimanere e qual con rotto, et qual passato al fianco et qual del braccio privo o destro o manco

L ardito Astolfo e l forte Sansonetto che havean con lei vestita piastra e maglia (ben che non vener già per tal effetto) pur vedendo attaccata la battaglia

abbassan la visera de l elmetto in favor d essa, per quella canaglia prima con lancia, et vanno poi con spada di qua et di la facendo lei far strada

Li cavallier di nation diverse ch erano per giostrar quivi ridutti vedendo l arme in tal furore converse et li aspettati giuochi in gravi lutti

non sapendo che causa di dolerse habbia la plebe, che non vider tutti l ingiuria, che de l arme al Re fu fatta stavan con dubbia mente et stupefatta

Di ch altri a favorir la turba venne che tardi poi non se ne fu a pentire altri a cui la città piu non attenne che li stranieri, corse a dipartire

altri piu saggio in man la briglia tenne mirando dove questo havesse a uscire di quelli fu Griphon, et Aquilante che per vendicar l arme andaro inante

Essi vedendo il Re che di veneno havea le luci inebriate, et rosse et essendo da molti instrutti a pieno de la cagion che la discordia mosse

et parendo a Griphon che sua non meno che del Re Norandin la ingiuria fosse se havean le lance fatte dar con fretta et venian fulminando alla vendetta

Astolfo d altra parte Rabicano venia spronando a tutti li altri inante con l incantata lancia d oro in mano ch al fiero scontro abbatte ogni giostrante

ferì con essa, et lasció steso al piano prima Griphon, et poi trovò Aquilante et gli toccò ne l orlo il scudo a pena et lo gettò riverso in su l arena

Li cavallier di pregio et di gran pruova vuotan le selle inanzi a Sansonetto l uscita de la piazza il popul truova il Re ne arrabbia d ira et di dispetto

con la prima corazza e con la nuova Marphisa intanto e l uno e l altro elmetto poi che si vide a tutti dar il tergo vincitrice venia verso l albergo

Astolfo et Sansonetto non fur lenti a seguitarla, et seco a ritornarsi, Fuggendo intorno a lor, tutte le genti, alle porte onde intraro, et la fermarsi

Aquilante et Griphon troppo dolenti d haver veduti a un scontro riversarsi tenean per gran vergogna il capo chino ne ardian venire inanzi a Norandino

Presi e montati channo i lor cavalli spronano drieto alli nemici in fretta li segue il Re con molti suoi vasalli tutti pronti alla morte, o alla vendetta

la sciocca turba grida dalli dalli et sta lontana, et le novelle aspetta Griphon arriva, ove volgean la fronte li tre compagni, et havean preso il ponte

E a prima giunta Astolfo raffigura che havea quelle medesime divise havea il cavallo, havea quella armatura che hebbe dal dì che Horril fatale uccise

mirato non lo havea, ne messo cura quando in piazza a giostrar seco si mise quivi il connobbe et salutollo, et poi gli dimandò, de li compagni suoi

Et perche tratto havean quell arme a terra e havuto al Re si poca reverenza di suoi compagni il Duca d Inghilterra diede a Griphon non falsa connoscenza

ma de la causa, che Marphisa a guerra mosse, rispose non haver scienza et sol perche con lei v era venuto dar le volea con Sansonetto aiuto

Mentre parla Griphon col Paladino venne Aquilante, et riconnosce tosto Astolfo, che parlar l ode vicino et subito si muta di proposto

giungean molti di quei di Norandino ma troppo non ardian venire accosto et tanto piu, vedendo i parlamenti stavano cheti, et per udir intenti

Alcun che intende quivi esser Marphisa che tiene al mondo il vanto in esser forte volta il cavallo, et Norandin avisa che s hoggi non vuol perder la sua corte

proveggia, prima che sia tutta uccisa di man trarla a Tesiphone, e alla morte perche Marphisa veramente è stata che l armatura in piazza gli hà levata

Come Re Norandin ode quel nome così temuto per tutto il Levante che facea a molti ancho arricciar le chiome ben che fusse da lor spesso distante

è certo, che ne debbia venir, come dice quel suo, se non provede inante perhò li suoi che già mutata l ira hanno in timor, a se richiama et tira

Da l altra parte i figli d Oliviero con Sansonetto, et col figliuol d Othone supplicando a Marphisa, tanto fero che se diè fine alla crudel tenzone

Marphisa giunta al Re con viso altiero disse, io non so signor con che ragione vogli queste arme dar, che tue non sono al vincitor de le tue giostre in dono

Mie sono l arme, e in mezo de la via che vien d Armenia un giorno le lasciai perche seguir a pié mi convenia un rubator, che me havea offeso assai

et a cavallo inanzi mi fuggia e la mia insegna se notitia n hai vedi (e mostronne la corazza impressa) ch era in tre parti una corona fessa

È ver (rispose il Re) che mi fur date (son pochi dì) da un mercadante Armeno che disse haverle in terra ritrovate ma che possio saper che le tue sieno?

et se ben a Griphon già l hò donate ho tanta fede in lui, che non dimeno a Marphisa ancho havrei potuto darle se si fusse degnata dimandarle

Non bisogna allegar, per farmi fede che sieno tue, che tengano tua insegna basti che tu mel dica, e ti si crede piu, che a qual altro testimonio vegna

che l arme tue, sian tue, te si concede per tua virtù di maggior premio degna togliti l arme, et piu non si contenda et Griphon maggior premio da me prenda

Griphon, che poco a cor havea quell arme ma gran disio chel Re si satisfaccia non puoi (gli disse) meglio compensarme che se mi fai saper ch io ti compiaccia

tra se disse Marphisa, esser qui parme l honor mio in tutto, et con benigna faccia volse a Griphon de l arme esser cortese e finalmente in don da lui le prese

Ne la città con pace et con amore tornaro, ove le feste raddoppiarsi poi la giostra si fe, di che l honore e il pregio, fece Sansonetto darsi

che Astolfo e i dua fratelli, et la migliore d essi Marphisa, non vi vuol provarsi cercando come amici et buon compagni che Sansonetto il pregio ne guadagni

Stati che sono in gran piacere et festa con Norandin quivi otto giorni o diece perche l amor di Francia li molesta che senza essi lasciar tanto non lece

tolgon licentia, et Marphisa che questa via disiava, compagnia lor fece, Marphisa havuto havea lungo disire al paragon di paladin venire

E far experientia se l effetto si pareggiva a tanta nominanza lasciò un altro in suo luoco Sansonetto che di Hierusalem resse la stanza

hor questi cinque in un drapello eletto che pochi pari haveano di possanza licentiati dal Re Norandino vanno a Tripoli, e al mar indi vicino

Et quivi una caracca ritrovaro che per Ponente mercantie raguna per loro et per cavalli s accordaro con un vecchio padron, ch era da Luna

mostrava dognintorno il tempo chiaro che havrian per molti dì buona fortuna sciolser dal lito, havendo aria serena e di buon vento ogni lor vela piena

L Isola sacra all amorosa Dea diede lor sotto un aria il primo porto che (non che a offender glihuomini sia rea) ma stempra il ferro, e quivi è il viver corto

cagion n é un stagno, et certo non devea Natura a Phamagosta far quel torto d appressarve Costanza acre et maligna quando al resto di Cypro è si benigna

El grave odor che la palude exhala non lascia al legno far troppo soggiorno quindi a un Greco levante spiega ogni ala et vola da man destra a Cypro intorno

et sorge a Papho, et pone in terra scala li naviganti uscir nel lito adorno chi per merce levar, chi per vedere la terra d amor piena, et di piacere

Dal mar sei miglia o sette, a poco a poco si va salendo in verso il colle ameno di Myrti, Cedri, et di Naranci il luoco et di soavi altri arbuscelli è pieno

Serpillo, et Persa, et Rose, et Gigli, et Croco spargon da l odorifero terreno tanta suavità, che in mar sentire la fa ogni vento che da terra spire

De l impida fontana, tutta quella piaggia, rigando va un ruscel fecondo ben si puó dir, che sia di Vener bella il luoco dilettevole, et giocondo

che v è ogni donna affatto, ogni donzella piacevol, piu che altrove sia nel mondo e fa la Dea che tutte ardan d amore giovene et vecchie insino all ultime hore

Quivi odono il medesimo, ch udito di Lucina et de l Orco hanno in Soria et come di tornare ella a marito facea nuovo apparecchio in Nicosia

quindi il padron (essendosi expedito et sperando buon vento alla sua via) l ancore sarpa, et fa girar la proda verso Ponente, et ogni vela snoda

Al vento di Maestro alzò la nave le vele all orza, et allargossi in alto un Ponente libecchio, che suave parve a principio, et fin chel sol stette alto

et poi si fe verso la sera grave, le lieva incontra il mar con fiero assalto con tanti tuoni, et tanto ardor di lampi che par chel ciel si spezzi, et tutto avampi

Stendon le nubi un tenebroso velo che ne Sole apparir lascia ne stella di sotto il mar, di sopra mugge il cielo, el vento dognintorno, et la procella

che di pioggia oscurissima, et di gelo li naviganti miseri flagella et la notte piu sempre si diffonde sopra l irate et formidabil onde

Li naviganti a dimostrar effetto vanno de l arte in che lodati sono nessun sta in otio, chi tolle il fraschetto et quanto altrui diè far, mostra col suono

chi l ancore apparecchia da rispetto et chi al mainar, et chi alla scotta è buono chi el timone chi l arbore assicura chi la coperta a disgombrare ha cura

Crebbe il tempo crudel tutta la notte caliginosa et piu scura che inferno tiene in l alto il padron, dove men rotte crede l onde trovar, dritto il governo

et volta ad hor ad hor, contra le botte del mar, la proda, et del spietato verno, non senza speme mai, che come aggiorni cessi fortuna, o piu placabil torni

Non cessa, et non si placa, et piu furore mostra nel giorno, se pur giorno è questo che si connosce al numerar de l hore non che per lume già sia manifesto

hor con minor speranza et piu timore si dà in poter del vento el padron mesto volta la poppa all onde, e il mar crudele scorrendo se ne va con humil vele

Mentre fortuna in mar questi travaglia ne posar lascia ancho quelli altri in terra che sono in Francia, ove s uccide et taglia coi saracini il popul d Inghilterra

quivi Rinaldo assale, apre, et sbarraglia le schiere averse, et lor bandiere atterra dicea di lui, chel suo destrier Baiardo mosso havea contra Dardinel gagliardo

Vide Rinaldo il segno del quartiero di che superbo iva il figliuol d Aimonte et lo stimò gagliardo et buon guerriero che concorrer d insegna ardia col Conte

venne piu appresso, et piu gli parbe vero che havea dintorno huomini uccisi a monte meglio è (gridò) che prima io svella et spenga questo mal germe, che maggior divenga

Dovunque il viso drizza il Paladino levasi ognuno, et gli da larga strada ne men sgombra il fedel, ch el saracino sì reverita è la famosa spada

Rinaldo fuor che Dardinel meschino non vede alcuno, et lui seguir non bada fanciul (gridando) gran briga ti diede chi ti lasciò di quel bel scudo herede

Vengo a te per provar, se tu me attendi come ben guardi il quartier rosso et bianco che s hora contra me non lo difendi, difender contra Orlando il potrai manco

rispose Dardinel, hor chiaro apprendi che s io lo porto il sò difendere ancho et guadagnar piu honor che briga posso del paterno quartier candido et rosso

Per vedermi fanciul non creder farmi perhò fuggir, o chel quartier ti dia la vita mi torrai, se mi toi l armi ma spero in Dio ch anzi il contrario fia

sia quel che vuol, non potra alcun biasmarmi che mai traligni alla progenie mia così dicendo, con la spada in mano assalse il cavallier da Monte albano

De li Aphricani un tremor freddo oppresse il sangue intorno al spaventato core come vider Rinaldo, che si messe con quella rabbia, contra il lor signore

con che andaria un leon, chal prato havesse visto un Torel, che anchor non sente amore el primo che ferì fu il Saracino ma picchiò in van su, l elmo di Mambrino

Rise Rinaldo, et disse, io vuò tu senta s io sò meglio di te trovar la vena, et nel petto la spada gli appresenta spigne il cavallo, et l aspra punta mena

la crudel spada non si piega o lenta che la punta n appar fuo de la schiena seco trasse al tornar l anima e il sangue di sella il corpo uscì freddo et exangue

Come purpureo fior languendo more chel vomere al passar tagliato lassa et come carco di superchio humore il papavero in l orto il capo abbassa

così, giu de la faccia ogni colore cadendo, Dardinel di vita passa passa di vita, et fa passar con lui l ardire et la virtù di tutti i sui

Qual soglion l acque per humano ingegno star ingorgate alcuna volta et chiuse che quando lor vien poi rotto il sustegno cascano, et van con gran rumor difuse

tal li Aphrican chavean qualche ritegno mentre lor Dardinel virtude infuse ne vanno hor sparti in questa parte e in quella che l han veduto uscir morto di sella

Chi vuol fuggir, Rinaldo fuggir lassa et attende a cacciar chi vuol star saldo si cade ovunque Ariodante passa che molto va quel di presso a Rinaldo

altri Lionetto, altri Zerbin fraccassa a gara ognuno a far gran prova è caldo Carlo fa il suo dever, fallo Oliviero Guido, Turpin, e Salamone, e Ugiero

Li Mori fur quel giorno in gran periglio che in pagania non ne tornasse testa ma il giuoco a tempo sa lasciar Marsiglio et se ne va con quel che in man gli resta

restar in danno tien miglior consiglio che tutti i denar perdere, et la vesta meglio è ritrarsi, et salvar qualche schiera che stando, esser cagion chel tutto pera

Verso li alloggiamenti i segni invia ch eron serrati d argine, et di fossa con Stordilan col Re d Andologia col Portughese, in una squadra grossa

manda a pregar il Re di Barbaria che si cerchi ritrar meglio che possa et se quel giorno la persona e l luoco potrá salvar, non havrá fatto poco

Quel Re che si tenea spacciato al tutto ne mai credea piu riveder Biserta che con viso si horribile et si brutto un quancho non havea fortuna experta

s allegrò che Marsilio havea ridutto parte del campo in sicurezza certa et a ritrarsi cominciò, e dar volta alle bandiere, et fe sonar raccolta

Ma la piu parte de la gente rotta ne tromba ne tambur ne segno ascolta tanta fu la viltà, tanta la dotta ch in Senna se ne vide affogar molta

il Re Agramante vuol ridur la frotta seco ha Sobrino, et van scorrendo in volta et con lor s affatica ogni buon Duca che nei steccati il campo si riduca

Ma ne il Re ne Sobrin ne Duca ignuno con prieghi con minaccie, et con affanno ritrar può il terzo (io non vi dico ognuno) dove l insegne mal seguite, vanno

morti et fuggiti ne son dua, per uno chi ne rimane, et quel non senza danno ferito è chi diretro, et chi dinanti ma travagliati et lassi tutti quanti

Et con gran tema sin dentro alle porte de forti alloggiamenti hebbon la caccia et era lor quel luoco ancho mal forte con ogni proveder che vi si faccia

che ben pigliar nel crin la buona sorte Carlo sapea, quando volgea la faccia se non venia la notte tenebrosa che staccò il fatto, et acquetò ogni cosa

Dal Creator accelerata forse che de la sua fattura hebbe pietade ondeggiò il sangue in la campagna, e corse come un gran fiume, e dilagò le strade

ottanta mila corpi numerose che fur quel dì messi per fil di spade villani e lupi uscir poi de le grotte a dispogliarli e divorar la notte

Carlo non torna piu dentro alla terra ma contra li nemici fuor s accampa et in assedio le lor tende serra et alti e spessi fuochi intorno avampa

il Pagan si provede, et cava terra fossi et ripari, et bastioni stampa va quinci et quindi, et tien le guardie deste ne tutta notte mai l arme si sveste

Tutta la notte per li alloggiamenti de mal sicuri saracini oppresso si versan pianti, gemiti, et lamenti ma (quanto piu si può) cheti e soppressi

altri per che li amici hanno, e parenti lasciati morti, et altri per se stessi che son feriti, e con disagio stanno ma piu è la tema del futuro danno

Duo Mori ivi fra li altri si trovaro d oscura stirpe nati in Tolomitta di cui l historia (per exempio raro di vero amor) é degna esser descritta

Cloridano et Medor si nominaro chavean ne la seconda, et ne l afflitta fortuna, sempre amato Dardinello et hor passato in Francia il mar con quello

Cloridan cacciator tutta sua vita di robusta persona era et isnella Medoro havea la guancia colorita et bianca, et grata ne l età novella

et fra la gente a quella impresa uscita non v era faccia piu gioconda et bella li occhi havea negri, et chioma crespa, e d oro Angel parea di quei del summo choro

Erano questi dui su li ripari con molti altri, a guardar li alloggiamenti quando la Notte fra distantie pari mirava il ciel con li occhi sonnolenti

Medoro quivi in tutti i suoi parlari non può far chel signor suo non ramenti Dardinello d Aimonte, et che non piagna che senza honor si lasci in la campagna

Volto al compagno disse, o Cloridano io non ti posso dir quanto me incresca del mio signor, che sia rimaso al piano per lupi e corbi, ohime troppo degna esca

a pensar come sempre mi fu humano mi par, che quando anchor quest anima esca in honor di sua fama, io non compensi ne sciolga verso lui l oblighi immensi

Io voglio andar, perche non stia insepulto, in mezo la campagna a ritrovarlo et forse Dio vorrà, che andarò occulto la dove tace il campo del Re Carlo

tu rimarrai, che quando in ciel sia sculto ch io vi debba morir, potrai narrarlo che se fortuna vieta si bel opra per fama almeno il mio buon cor si scopra

Stupisce Cloridan che tanto core tanto amor, tanta fede, habbia un fanciullo et cerca assai (perche li porta amore) di farli quel pensier irrito et nullo

ma non gli val, ch un si grave dolore non riceve conforto ne transtullo è disposto Medoro, o di morire o ne la tomba il suo signor coprire

Quando pur vede che nol piega o muove Cloridano gli dice, e verrò anch io anch io vuò pormi a si lodevol prove anch io famosa morte amo et disio

qual cosa serà mai che piu mi giove? sio resto senza te Medoro mio non è meglio morir teco, et con l arme che poi di duol, vedendote mancarme?

Cosí concordi posero in quel luoco le successive guardie, et se ne vanno lascian steccati et fossi, et dopo poco tra nostri son che senza cura stanno

il campo dorme, et tutto è spento il fuoco perche de li pagan dubbio non hanno tra l arme et cariaggi stan roversi nel vin nel sonno insino a gli occhi immersi

Fermossi alquanto Cloridano, et disse, non son mai da lasciar l occasioni, di questo stuol chel mio signore trafisse non debbio far Medoro occisioni?

tu, perche sopra alcun non ci venisse, li occhi et l orecchi in ogni parte poni ch io m offerisco farti con la spada tra li nemici spatiosa strada

Così disse egli, et presto il parlar tenne et entrò dove il dotto Alpheo dormia che l anno dianzi in corte a Carlo venne medico et mago, et pien d astrologia

ma poco a questa volta gli sovenne anzi gli disse in tutto la bugia predetto egli s havea, che d anni pieno devea morir alla sua moglie in seno

Et hor gli ha messo il cauto Saracino la punta de la spada ne la gola quattro altri uccide appresso a l indovino, che non han tempo dire una parola

mention de nomi lor, non fa Turpino e il lungo andar la lor notitia invola dopo essi Palidon di Monchalieri che sicuro dormia fra duo destrieri

Poi se ne viene dove col capo giace appoggiato al barile il miser Grillo havealo vuoto, e havea creduto in pace godersi un sonno placido e tranquillo

troncolli il capo il Saracino audace esce col sangue il vin per uno spillo di che n ha in corpo piu d una bigoncia e ber sognava, e Cloridano il sconcia

Et presso a Grillo, un greco et un Thedesco spenge in dui colpi Androphilo e Conrado che de la notte havean goduto al fresco la maggior parte con la tazza e l dado

felici se vegghiar sapeano a desco fin che de l Indo il Sol passassi il guado ma non potrebbe in glihuomini il destino se del futuro ognun fusse indovino

Come impasto leone in stalla piena che lunga fame habbia smagrato e asciutto uccide, scanna, mangia, a straccio mena l infermo gregge in sua balia condutto

così il crudel Pagan, nel sonno svena la nostra gente, et fa macel per tutto la spada di Medoro ancho non hebe ma si sdegna ferir l ignobil plebe

Venuto era ove il Duca di Labretto con una dama sua dormia abbracciato et l un con l altro si tenea si stretto che non seria tra loro l aere intrato

Medoro ad ambi taglia il capo netto o felice morire, o dolce fato che come erano i corpi, hò così fede che andasser l alme a lor debita sede

Malindo uccise e Ardalico il fratello che del Duca d Olanda erano figli e l uno e l altro cavallier novello fatto havea Carlo, et dato in l arme i gigli

perche il giorno amendui di hostil macello vide coi stocchi a se tornar vermigli e terre in Frisa havea promesso loro et date havria, ma lo vietò Medoro

L insidiosi ferri eran vicini a padiglioni, che tiraro in volta al padiglion di Carlo, i paladini facendo ognun la guardia la sua volta

quando da l empia strage i saracini trasser le spade, et diero a tempo volta ch impossibil lor par, tra si gran torma che non s habbia a trovar un che non dorma

Et ben che possan tor non poca preda par di salvar la vita amplo guadagno dove piu andar sicuramente creda va Cloridano, et dietro ha il suo compagno

trovan la piazza piu di sangue hereda che molte volte non è d acqua stagno dove poveri, et ricchi, et Re et vassalli giaccion sossopra, et huomini e cavalli

Quivi de corpi l horrida mistura che piene havean le gran campagne intorno potean far vaneggiar la fedel cura de duo compagni insino al far del giorno

se non trahea fuor d una nube oscura a prieghi di Medor la Luna il corno Medoro inciel divotamente fisse verso la Luna li occhi, et così disse

O santa Dea che da li antiqui nostri debitamente sei detta triforme ch in cielo, in terra, e ne l inferno mostri l alta bellezza tua, sotto piu forme

et ne le selve di fere et di mostri vai cacciatrice seguitando l orme mostrami ove il Re mio giaccia fra tanti che vivendo imitò tuoi studi santi

La Luna a quel pregar la nube aperse o fusse caso o pur la tanta fede bella come fu allhor, ch ella se offerse et nuda in braccio a Endimion se diede

Parigi a quel splendor si discoperse, l un campo e l altro, e il monte e il pian si vede si videro i duo colli di lontano Martyre a destra, e Lerí all altra mano

Rifulse il gran splendor molto piu chiaro ove d Aimonte giacea morto il figlio Medoro andò piangendo al signor caro che connobbe il quartier bianco et vermiglio

et tutto il viso gli bagnò d amaro pianto, che n havea un mar sotto ogni ciglio in si dolci atti in si dolci lamenti che potea ad ascoltar fermare i venti

Ma con summessa voce apena udita non che riguardi a non se far sentire perche habbia alcun pensier de la sua vita piu presto l odia, et ne vorrebbe uscire

ma per timor che non gli sia impedita l opera pia che quivi il fe venire fu il morto Re su li homeri suspeso di tramedua, tra lor partendo il peso

Vanno affrettando i passi quanto ponno che poco lor l amata soma ingombra et già venia che de la luce è donno le stelle a tor del ciel di terra l ombra

quando Zerbino, a cui del petto il sonno l alta virtude ove è bisogno sgombra cacciato havendo tutta notte i Mori al campo si trahea ne i primi albori

Et seco alquanti cavallieri havea che videro da lunge i duo compagni ciascun a quella parte si trahea sperandovi trovar prede et guadagni

frate bisogna (Cloridan dicea) gettar la soma, et adoprar calcagni che sarebbe pensier non troppo accorto perder duo vivi per salvar un morto

Et gettó il carco perche si pensava chel suo Medoro il simil far devesse ma quel meschin chel suo signor amava sopra le spalle sue tutto lo resse

l altro con molta fretta se n andava come l amico aparo o dietro havesse che se sapea lasciarlo a quella sorte mille aspettate havria non che una morte

Quei cavallier che son tutti disposti o di pigliarli, o di farli morire alli passi alle vie se sono opposti onde ponno estimar chabbiano a uscire

altri lor vanno appresso, altri discosti Zerbin in frotta si messe a seguire che giudicò (vedendoli temere) ch esser devean de le nemiche schiere

Era a quel tempo ivi una selva antica d ombrose piante spessa, et di virgulti che come labyrintho entro se intrica di stretti calli, et sol da bestie culti

speran d haverla i dui Pagan si amica c habbi a tenerli entro suoi rami occulti ma chi del canto mio piglia diletto un altra volta ad ascoltar lo aspetto

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Canto sedicesimo · Ludovico Ariosto · Poetry Cove