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1474–1533

CANTO SECONDO.

Ludovico Ariosto

I Ngiustissimo A Mor perche si raro Corrispondenti fai nestri desi/ ri: Onde perfido av vien che t'esi caro Il discorde vo / lere ch'in duo cor miri?

Gir non mi lasci al facil guado e chiaro E nel piu cieco e maggior fondo tiri, Da chi disia il mio amor tu mi richiami E chi m'ha in odio vuoi ch'adori & ami.

Fai ch'a Rinaldo Angelica par bella Quando esso a lei brutto e spiacevol pare Quando le parea bello, e l'amava ella Egli odio lei quanto si puo piu odiare,

Hora s'affligge indarno: e si flagella: Cosi renduto ben gli e pare a pare Ella l'ha in odio, e l'odio e di tal sorte Che piu tosto che lui vorria la morte.

Rinaldo al Saracin con molto orgoglio Grido, scendi ladron del mio cavallo, Che mi sia tolto il mio patir non soglio Ma ben fo a chi lo vuol caro costallo:

E levar questa donna ancho ti voglio Che sarebbe a lasciartela gran fallo: Si perfetto destrier, donna si degna A un ladron non mi par che si convegna.

Tu te ne menti che ladrone lo sia, (Rispose il Saracin non meno altiero) Chi dicesse a te ladro, lo diria ( Quanto io n'odo per fama) piu con vero,

La pruova hor si vedra chi di noi sia Piu degno de la donna, e del destriero: Benche,quanto a lei, teco io mi convegna Che non e cosa al mondo altra si degna.

Come soglion talhor duo. can mordenti O per invidia o per altro odio mossi Avicinarsi: digrignando i denti Con occhi bieci e piu che bracia rossi:

Indi a morsi venir di rabbia ardenti Con aspri ringhi e ribuffati dossi, Cosi alle spade e da i gridi e da l'onte, Venne il Circasso e quel di Chiaromonte.

A piedi e l'un, l'altro a cavallo, hor quale Credete c'habbia il Saracin vantaggio? Ne ve n'ha perho alcun, che cosi vale Forse anchor men ch'uno inesperto paggio

Ch'l destrrier per instinto naturale Non volea fare al suo Signore oltraggio, Ne con man ne con spron potea il Circasso Farlo a volunta sua muover mai passo.

Quando crede cacciarlo egli s'arresta: E se tener lo vuole o corre o trotta: Poi sotto il petto si caccia la testa: Giuoca di schiene, & mena calci in frotta

Vedendo il Saracin, ch'a domar questa Bestia superba era mal tempo allhotta Ferma le man su'l primo arcione, e s'alza E dal sinistro fianco in piede sbalza.

Sciolto che fu il Pagan con leggier salto Da l'ostinata furia di Baiardo Si vide cominciar ben degno assalto D'un par di cavallier tanto gagliardo:

Suona l'un brando e l'altro,hor basso, hor alto Il martel di Vulcano era piu tardo Ne la spelunca affumicata: dove Battea all'incude i folgori di Giove.

Fanno hor con lunghi, hora con finti e scarsi Colpi veder, che mastri son del giuoco: Hor li vedi ire altieri, hor rannicchiarsi Hora coprirsi, hora mostrarsi un poco:

Hora crescere inanzi, hora ritrarsi : Ribatter colpi, e spesso lor dar loco Girarsi intorno, e donde l'uno cede L'altro haver posto immantinente il piede

Ecco Rinaldo con la spada adosso A Sacripante tutto s'abbandona: E quel porge lo scudo ch'era d'osso Con la piastrra d'acciar temprata e buona:

TaglialFusberta,anchor che molto grosso Ne geme la foresta e ne risuona: L'osso e l'acciar ne va che par di ghiaccio E lascia al Saracin stordito il braccio.

Quando vide la timida donzella Dal fiero colpo uscir tanta ruina Per gran timor cangio la faccia bella Qual'il reo ch'al supplicio s'avvicina,

Ne le par che vi sia da tardar, s'ella Non vuol di quel Rinaldo esser rapina Di quel Rinaldo ch'ella tanto odiava Quanto esso lei miseramente amava.

Volta il cavallo, e ne la selva folta Lo caccia per un'aspro e stretto calle: E spesso il viso smorto adietro volta Che le par che Rinaldo habbia alle spalle:

Fuggendo non havea fatto via molta Che scontro un'Eremita in una valle C'havea lunga la barba a mezo il petto Devoto e venerabile d'aspetto.

Da glianni e dal digiuno attenuato Sopra un lento asinel se ne veniva, E parea piu ch'alcun fosse mai stato Di conscienza scrupolosa e schiusa:

Come egli vide il viso delicato De la donzella che sopra gli arriva Debil quantunque e mal gagliarda fosse Tutta per charita se gli commosse.

La donna al fraticel chiede la via Che la conduca ad un porto di mare: Perche levar di Francia si vorria Per non udir Rinaldo nominare:

Il frate che sapea negromantia Non cessa la donzella confortare Che presto la trarra d'ogni periglio Et ad una sua tasca die di piglio.

Trassene un libro:e mostro grande effetto Che legger non fini la prima faccia Ch'uscir fa un spirto in forma di valletto: E gli commanda quantovuol che'l faccia.

Quel se ne va da la scrittura astretto Dove i dui cavallieri a faccia a faccia Eran nel bosco: e non stavano al rezo Fra quali entro con grande audacia in mezo.

Per cortesia (disse) un di voi mi mostre Quando ancho uccida l'altro che gli vaglia, Che merto havrete alle fatiche e vostre Finita che tra voi sia la battaglia?

Se'l conte Orlando senza liti o giostre: E senza pur haver rotta una maglia: Verso Parigi mena la donzella Che v'ha condotti a questa pugna fella.

Vicino un miglio ho ritrovato Orlando Che ne va con Angelica a Parigi, Di voi ridendo insieme e mottegiando Che senza frutto alcun siate in litigi,

Il meglio forse vi sarebbe: hor quando Non son piu lungi:a seguir lor vestigi, Che s'in Parigi Orlando la puo havere Nonve la lascia mai piu rivedere.

Veduto havreste i cavallier turbarsi A quel annuntio: e mesti e sbigottiti Senza occhi e senza mente nominarsi: Che gli havesse il rival cosi scherniti,

Ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi Con sospir che parean del fuoco usciti E giurar per isdegno e per furore: Se giungea Orlando di cavargli il core.

E dove aspetta il suo Baiardo passa Et sopra vi si lancia e via galoppa Ne al Cavallier, ch'a pie nel bosco lassa Pur dice a dio,non che lo'nviti in groppa,

L'animoso Cavallo urta e fracassa Punto dal suo signor: cio ch'eglintoppa Non ponno fosse: o fiumi: o sassi o spine Far che dal corso il corridor decline.

Signor non voglio che vi paia strano Se Rinaldo horsi tosto il destrier piglia: Che gia piu giorni ha seguitato in vano Ne gli ha possuto mai toccar la briglia,

Fece il destrier c'havea intelletto humano Non per vitio seguirsi tante miglia: Ma per guidar dove la donna giva Il suo Signor: da chi bramar l'udiva.

Quando ella si fuggi dal padiglione Lavide:& appostolla il buon destriero: Che si trovava haver'voto l'arcione, Perho che n'era sceso il Cavalliero

Per combatter di par con un barone Che men di lui non era in arme fiero. Poi ne seguito l'orme di lontano Bramoso porla al suo Signore in mano.

Bramoso di ritrarlo ove fosse ella Per la gran selva inanzi se gli messe, Ne lo volea lasciar montare in sella Perche ad altro camin non lo volgesse,

Per lui trovo Rinaldo la donzella Una e due volte: e mai non gli successe, Che fu da Ferau prima impedito Poi dal Circasso: come havete udito.

Hora al demonio: che mostro a Rinaldo De la donzella li falsi vestigi: Credette Baiardo ancho: e stette saldo E mansueto a i soliti servigi,

Rinaldo il caccia d'ira & d'amor caldo A tutta briglia: e sempre in ver parigi, E vola tanto col disio: che lento Non ch'un destrier: ma gli parrebbe il vento,

La notte a pena di seguir rimane Per affrontarsi col Signor d'Anglante, Tanto ha creduto alle parole vane Del messaggier del cauto Negromante,

Non cessa cavalcar sera e dimane Che si vede apparir la terra avante Dove Re carlo rotto e mal condutto Con le reliquie sue s'era ridutto

Et perche dal Re d'Africa battaglia Et assedio v'aspetta, usa gran cura A raccor buona gente & vettovaglia Far cavamenti, e riparar le mura

Cio ch'a difesa spera che gli vaglia Senza gran diferir tuttoprocura Pensa mandare in Inghilterra, & trarne Gente onde possa un novo campo farne

Che vuole uscir di nuovo alla campagna Et ritentar la sorte de la guerra Spaccia Rinaldo subito in Bretagna (Bretagna che fu poi detta Inghilterra)

Ben de l'andata il Paladin si lagna, Non c'habbia cosi in odio quella terra, Ma perche Carlo il manda allhora allhora Ne pur lo lascia un giorno far dimora

Rinaldo mai di cio non fece meno Volentier cosa, poi che fu distolto Di gir cercando il bel viso sereno Che glihavea il cor di mezo il petto tolto

Ma per ubidir Carlo, nondimeno A quella via si fu subito volto Et a Calesse in poche hore trovossi Et giunto il di medesimo imbarcossi

Contra la volunta d'ogni nocchiero Pel gran desir che di tornare havea Entro nel mar ch'era turbato e fiero E gran procella minacciar parea

Il vento si sdegno,che da l'altiero Sprezzar si vide, e con tempesta rea Sollevo il mar intorno, e con tal rabbia Che gli mando a bagnar sino alla gabbia

Calano tosto i marinari accorti Le maggior vele, e pensano dar volta E ritornar ne li medesmi porti Donde in mal punto havean la nave sciolta

Non convien (dice il vento) ch'io comporti Tanta licentia che v'havete tolta E soffia e grida e naufragio minaccia S'altrove van che dove egli li caccia

Hor a poppa hor all'orza hann'il crudele Che mai non cessa e vien piu ognhor crescendo Essi di qua di la con humil vele Vansi aggirando, e l'alto mar scorrendo,

Ma perche varie fila a varie tele Uopo mi son, che tutte ordire intendo Lascio Rinaldo e l'agitata prua E torno a dir di Bradamante sua

Io parlo di quella inclyta Donzella Per cui Re Sacripante in terra giacque Che di questo Signor degna sorella De Duca Amone e di Beatrice nacque

La gran possanza e il molto ardir di quella Non meno a Carlo e tutta Francia piacque Che piu d'un paragon ne vide saldo Che'l lodato valor del buon Rinaldo

La donna amata fu da un cavalliero Che d'Africa passo col Re Agramante Che partori del seme di Ruggiero La disperata figlia d'Agolante

E costei che ne d'Orso ne di fiero Leone usci, non sdegno tal amante Ben che concesso fuor' che vedersi una Volta, e parlarsi non ha lor'fortuna

Quindi cercando Bradamante gia L'amante suo: c'havea nome dal padre Cosi sicura senza compagnia Come havesse in sua guardia mille squadre

E fatt5o c'hebbe il Re di Circassia Battere il volto de l'antiqua madre Traverso un bosco, e dopo il bosco un Tanto che giunse ad una bella fonte (monte

La fonte discorrea per mezo un prato D'arbori antiqui e di bell'ombre adorno Ch'i viandanti col mormorio grato A ber invita, e a far seco soggiorno

Un culto monticel dal manco lato Le difende il calor del mezo giorno Quivi come i begliocchi prima torse D'un cavallierla giovane s'accorse

D'un cavallier ch'allombra d'un boschetto Nel marginverde: e bianco: e rosso: e giallo Sedea pensoso tacito e soletto Sopra quel chiaro e liquido christallo

Lo scudo non lontan pende e l'elmetto Dal faggio, ove legato era il cavallo Et havea gliocchi molli e'l viso basso E si mostrava addolorato e lasso

Questo disir ch'a tutti sta nel core De fatti altrui sempre cercar novella Fece a quel cavallier del suo dolore La cagion domandar da la donzella

Egli l'aperse e tutta mostro fuore Dal cortese parlar mosso di quella E dal sembiante altier, ch'al primo sguardo Gli sembro di guerrier molto gagliardo

E comincio signor io conducea Pedoni e cavallieri e venia in campo La dove Carlo Marsilio attendea Perch'al scender del monte havesse inciampo

E una giovane bella meco havea Del cui fervido amor nel petto avampo E ritrovai presso a Rodonna armato Un che frenava un gran destriero alato

Tosto che'l ladro o sia mortale, o sia Una de l'infernali anime horrende Vede la bella e cara donna mia Come Falcon che per ferir discende

Cala e poggia in uno atimo, e tra via Getta le mani, e lei smarrita prende Anchor non m'era ac corto de l'assalto Che de la donna io senti il grido in alto

Cosi il rapace Nibio furar suole Il misero pulcin presso alla chioccia Che di sua inavertenza poi si duole E in van gli grida, e in van dietro gli croccia

Io non posso seguir un'huom che vole Chiuso tra monti: a pie d'un'erta roccia Stanco ho il destrier che muta a pena i passi Ne l'aspre vie de faticosi sassi

Ma come quel che men curato havrei Vedermi trar di mezo il petto il core Lasciai lor via seguir quegli altri miei Senza mia guida e senza alcun rettore

Per li scoscesi poggi e manco rei Presi la via che mi mostrava Amore E dove mi parea che quel rapace Portassi il mio conforto e la mia pace

Sei giorni men'andai matina e sera Per balze e per pendici horride e strane Dove ne segno di vestigie humane Poi giunse in una valle inculta e fiera

Di ripe cinta, e spaventose tane Che nel mezo s'un sasso havea un castello Forte, e ben posto a maraviglia bello Da lungi par che come fiamma lustri

Ne sia di terra cotta, ne di marmi Come piu m'avicino ai muri illustri L'opra piu bella, e piu mirabil parmi E seppi poi come i demoni industri

Da suffumigi tratti e sacri carmi Tutto d'acciaio havean cintoil bel loco Temprato all'onda & allo stigio foco Di si forbito acciar luce ogni torre

Che non vi puo ne ruggine, ne macchia Tutto il paese giorno e notte scorre E poi la dentro il rio ladron s'immacchia Cosa non ha ripar che voglia torre

Sol dietro invan, se li bestemia, e gracchia Quivi la donna, anzi il mio cor mi tiene Che di mai ricovrar lascio ogni spene Ah lasso che poss'io piu che mirare

La rocca lungi, ove il mio ben m'e chiuso Come la volpe ch'l figlio gridare Nel nido oda de l'Aquila di giuso S'aggira intorno, e non sa che si fare

Poi che l'ali non ha da gir la suso Erto e quel sasso si, tale e il castello Che non vi puo salir chi non e augello Mentre io tardava quivi, ecco venire

Duo cavallier: c'havean perguidaunNano Che la speranza aggiunsero al desire: Ma ben fu la speranza e il desir vano, Ambi erano guerrier di sommo ardire:

Era Gradasso l'un Re Sericano: Era l'altro Ruggier giovene forte Pregiato assai nel'Africana corte. Vengon (mi disse il Nano) per far pruova

Di lor virtu col sir di quel castello, Che per via strana inusitata e nuova Cavalca armato il quadrupede augello, Deh signor (dissi io lor,) pietavi muova

Del duro caso mio spietato e fello Quando (come ho speranza) voi vinciate, Vi prego la mia donna mi rendiate. E come mi fu tolta lor narrai,

Con lachryme affermando il dolor mio, Quei (lor merce) mi proferiro assai, E giu calaro il poggio alpestre e rio, Di lontan la battaglia io riguardai

Pregando per la lor vittoria Dio, Era sotto il castel tanto di piano Quanto in due volte si puo trar con mano. Poi che fur giunti a pie de l'alta Rocca

L'uno e l'altro volea combatter prima, Pur a Gradasso. o fosse sorte: tocca: O pur che non ne feRuggier piu stima: Quel Serican si pone il corno a bocca:

Rimbomba il sasso e la fortezza in cima Ecco apparire il cavalliero armato Fuor de la porta, e su'l cavallo alato. Comincio a poco a poco indi a levarse:

Come suol far la peregrina Grue Che corre prima: e poi vediamo alzarse Alla terra vicina, un braccio o due E quando tutte sono all'aria sparse

Velocissime mostra l'ale sue, Si ad alto il Negromante batte l'ale Ch'a tanta altezza a pena Aquila sale. Quando gli parve poi volse il destriero

Che chiuse i vanni, evenne a terra a piombo, Come casca dal ciel Falcon maniero Che levar veggia l'Amitra o il Colombo, Con la lancia arrestata il cavalliero

L'aria fendendo vien d'horrobil rombo. Gradasso a pena del calar s'avede Che se lo sente addosso, e che lo fiede. Sopra Gradasso il Mago l'hasta roppe,

Feri Gradasso il vento e l'aria vana, Per questo il volator non interroppe Il batter l'ale, e quindi s'allontana, Il grave scontro fa chinar le groppe

Sul verde prato alla gagliarda Alfana, (Gradasso havea una altana la piu bella E la miglior che mai portasse sella .) Sin'alle stelle il volator trascorse

Indi girossi: e torno in fretta al basso: E percosse Ruggier che non s'accorse: Ruggier che tutto intento era a Gradasso Ruggier del grave colpo si distorse:

E'l suo destrier piu rinculo d'un passo E quando si volto per lui ferire Da se lontano il vide al ciel salire. Hor su Gradasso, hor su Ruggier percote

Ne la fronte, nel petto,e ne la schiena, E le botte di quei lascia ogn'hor vote: Perche e si presto che si vede a pena Girando va con spatiose rote

E quando all'uno accenna all'altro mena All'uno, e all'altro si gliocchi abbarbaglia Che non ponno veder'donde gli assaglia. Fra duo guerrieri in terra & uno in cielo

La battaglia duro sin a quella hora Che spiegando pel mondo oscuro velo Tutte le belle cose discolora, Fu quel ch'o dico, e nonv'aggiungoun pelo

Io'l vidi: i'l so,ne m'assicuro anchora Di dirlo altrui,che questa maraviglia Al falso piu ch'al ver si rassimiglia. D'un bel drappo di seta havea coperto

Lo scudo in braccio il cavallier celeste, Come havesse non so: tanto sofferto Di tenerlo nascosto in quella veste, Ch'inmantinente che lo mostra aperto

Forza e ch'il mira abbarbagliato reste, E cada come corpo morto cade, E venga al Negromante in potestade. Splende lo scudo a guisa di Piropo,

E luce altra non e tanto lucente, Cadere in terra allo splendor fu d'uopo, Con gliocchi abbacinati e senza mente, Perdei da lungi anchio li sensi, e dopo

Gran spatio mi rihebbi finalmente, Ne piu i guerrier, ne piu vidi quel Nano, Ma voto il campo, e scuro il monte e il piano Pensai per questo che l'incantatore

Havesse amendui colti aun tratto insieme, E tolto per virtu de lo splendore La libertade alloro e a me la speme, Cosi a quel loco che chiudea il mio core,

Dissi partendo le parole estreme, Hor giudicate s'altra pena ria Che causi Amor, puo pareggiar la mia. Ritorno il cavallier nel primo duolo

Fatta che n'hebbe la cagion palese, Questo era il conte Pinabel, figliuolo D'Anselmo d'alta ripa Maganzese, Che tra sua gente scelerata, solo

Leale esser non volse ne cortese, Ma ne li vitii abominandi e brutti, Non pur gli altri adeguo ma passo tutti. La bella Donna con diverso aspetto

Stette ascoltando il Maganzese cheta, Che come prima di Ruggier fu detto, Nel viso si mostro piu che mai lieta, Ma quando senti poi ch'era in distretto,

Turbossi tutta d'amorosa pieta, Ne per una o due volte contentosse Che ritornato a replicar le fosse. E poi ch'al fin le parve esserne chiara,

Gli disse cavallier datti riposo, Che ben puo la mia giunta esserti cara, Parerti questo giorno aventuroso, Andiam pur tosto a quella stanza avara

Che si ricco thesor ci tiene ascoco: Ne spesa sara in van questa fatica Se fortuna non m'e troppo nemica. Rispose il cavallier tu voi chio passi

Di nuovo i monti e mostriti la via? A me molto non e perdere i passi Perduta havendo ogni altra cosa mia Ma tu per balze e ruinosi sassi

Cerchi entrar in pregione, e cosi sia Non hai di che dolerti di me poi Ch'io tel predico, e tu pur gir vi voi. Cosi dice egli, e torna al suo destriero,

E di quella animosa si fa guida, Che si mette a periglio per Ruggiero Che la pigli quel Mago o che la ancida, In questo ecco alle spalle il messaggiero

Ch'aspetta aspetta,a tuttavoce grida, Il messaggier da chi il Circasso intese Che costei fu ch'all'herba lo distese. A Bradamante il messaggier novella

Di Mompolier, e di Narbona,porta Ch'alzato li stendardi di Castella Havean con tutto il lito d'Acquamorta E che Marsilia, non v'essendo quella

Che la dovea guardar, mal si conforta, E consiglio e soccorso le domanda Per questo messo, e sele raccomanda. Questa cittade, e intorno a molte miglia

Cio che fraVaro, eRodano al mar siede, Havea l'Imperator dato alla figlia Del Duca Amon, in c'havea speme e fede, Perho che'l suo valor con maraviglia

Riguardar'suol quando armeggiar la vede Hor com'io dico a domandar aiuto Quel messo da Marsilia era venuto. Tra si e no la giovane suspesa

Di voler ritornar dubita un poco, Quinci l'honore e il debito le pesa Quindi l'incalza l'amoroso foco, Fermasi al fin di seguitar l'impresa,

E trar Ruggier de l'incantato loco E quando sua virtu non possa tanto, Almen restargli prigionera acanto. E fece iscusa tal: che quel messaggio

Parve contento rimanere e cheto, Indi giro la briglia al suo viaggio Con Pinabel, che non ne parve lieto, Che seppe esser costei di quel lignaggio,

Che tanto ha in odio in publico e in secreto E gia s'avisa le future angosce Se lui per Maganzese ella conosce. Tra casa di Maganza e di Chiarmonte

Era odio antico e inimicitia intensa E piu volte s'havean rotta la fronte E sparso di lor sangue copia immensa E perho nel suo cor l'iniquo conte

Tradir l'incauta Giovane si pensa, O come prima commodo gli accada Lasciarla sola e trovar altra strada. E tanto gli occupo la fantasia

Il nativo odio, il dubbio,e la paura, Ch'inavedutamente usci di via E ritrovossi in una selva oscura, Che nel mezo havea un monte che finia

La nuda cima in una pietra dura, E la figlia del Duca di Dordona Glie sempre dietro e mai non l'abandona . Come si vide il Maganzese al bosco,

Penso torsi la donna da le spalle, Disse prima che'l ciel torni piu fosco Versouno albergo e meglio farsi il calle Oltra quel monte(s'io lo riconosco)

Siede un ricco castel giu ne la valle Tu qui m'aspetta che dal nudo scoglio Certificar con gliocchi me ne voglio. Cosi dicendo alla cima superna

Del solitario monte il destrier caccia, Mirando pur s'alcuna via discerna Come lei possa tor da la sua traccia, Ecco nel sasso truova una caverna,

Che si profonda piu di trenta braccia, tagliato a picchi & a scarpelli il sasso Scende giu al dritto & hauna porta al bas so Nel fondo haveauna porta ampla e capace

Ch'in maggior stanza largo adito dava, E fuor n'uscia splendor come di face Ch'ardesse in mezo alla montana cava, Mentre quivi il fellon suspeso tace:

La donna che da lungi il seguitava, Perche perderdne l'orme si temea, Alla spelonca gli sopragiungea. Poi che si vide il traditore uscire

Quel c'havea prima disegnato in vano O da se torla, o di farla morire, Nuovo argumento imaginossi e strano, Le si fe incontra: e su la fe salire

La dove il monte era forato e vano, E le disse c'havea visto nel fondo Una donzella di viso giocondo. Ch'a bei sembianti & alla ricca vesta

Esser parea di non ignobil grado, Ma quanto piu potea turbata e mesta Mostrava esservi chiusa suo mal grado, E per saper la condition di questa

C'havea gia cominciato a entrar nelguado E che era uscito de l'interna grotta Un che dentro a furor l'havea ridotta. Bradamante,che come era animosa

Cosi mal cauta,a Pinabel die fede: E d'aiutar la donna disiosa Si pensa come por cola giu il piede, Ecco d'un'olmo alla cima frondosa

Volgendo gliocchi,un lungo ramo vede, E con la spada quel subito tronca, E lo declina giu ne la spelonca. Dove e tagliato: in man lo raccomanda

A Pinabello, e poscia a quel s'apprende, Prima giu i piedi ne la tana manda: E su le braccia tutta si suspende, Sorride Pinabello, e le domanda

Come ella salti, e le man'apre e stende, Dicendole, qui fosser teco insieme Tutti li tuoi, ch'io ne spegnessi il seme. Non come volse Pinabello avenne

De l'Innocente giovane la sorte, Perche giu diroccando a ferir venne Prima nel fondo il ramo saldo e forte, Ben si spezzo: ma tanto la sostenne

Che'l suo favor la libero da morte, Giacque stordita la Donzella alquanto, Come io vi seguiro ne l'altro canto.

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