tUtti li altri animal che sono in terra o che vivon quieti e stanno in pace o se vengono a rissa e si fan guerra alla femina il maschio non la face
sicura dal Leon per li boschi erra la Leonessa, e presso al Orso giace l Orsa, col Lupo é la Lupa sicura ne la Iuvenca hà del Torel paura
Ch abominevol peste che Megera è venuta a turbar li humani petti che si sente il marito e la mogliera sempre garrir d ingiuriosi detti
stracciar i crini, e far livida e nera la faccia, e spesso i geniali letti di lachryme bagnar, e l ira stolta li hà di sangue bagnati alcuna volta
Parmi non sol gran mal, ma che lhuom faccia contra natura, e sia di Dio ribello che s induce a percuotere la faccia di bella donna, o romperle un capello
ma chi le dà veneno o chi le caccia lalma del corpo con laccio o coltello chuomo sia quel non crederò in eterno ma in vista humana un spirto de linferno
Cotali esser devean que duo ladroni che Rinaldo cacciò da la Donzella da lor condotta in quei scuri valloni perche non se ne udisse piu novella
io lasciai ch ella render le cagioni sapparecchiava di sua sorte fella al Paladin, che le fù buono amico hor seguendo lhistoria cosí dico
Che quella incominciò tu intenderai la maggior crudeltade e la piu expressa che fosse a Thebe, Argo, o Micena mai o in altro piú crudel luoco commessa
e se ruotando il sole i chiari rai qui men che allaltre region s appressa credo che a noi mal volentieri arrivi perche veder si crudel gente schivi
Ch a gli nemici li huomini sian crudi in ogni età se nè veduto essempio ma a chi il ben tuo sempre procuri e studi voler dar morte e troppo ingiusto et empio
e acciò che meglio il vero io te denudi perche costor volessero far scempio de li verdi anni miei contra ragione te dirò da principio ogni cagione
Voglio che sappi signor mio che essendo tenera anchora, alli servigi venni de la figlia del Re, con cui crescendo bon luogo in corte, et honorato tenni
crudel Amor al mio stato invidendo fè che seguace (hai lassa) gli divenni fè dogni cavallier dogni donzello parermi il Duca di Albania piu bello
Perche egli mostrò amarmi più che molto io ad amar lui con tutto il cor mi mossi ben sode il ragionar, si vede il volto ma dentro il petto mal giudicar possi
credendo amando io non cessai, che tolto me lhebbi in letto, e non guardai chio fossi di tutte le real camere in quella che più secreta havea Ginevra bella
Dove tenea le sue cose più care e dove le più volte ella dormia si può di quella in sun verone intrare che fuor del muro al discoperto uscia
io facea il mio amatore quivi montare e la scala di corde onde salia io stessa dal veron giù gli mandai qual volta meco haver lo desiai
Che tante volte ve lo fei venire quanto Ginevra me ne diede l agio che solea mutar letto, hor per fuggire il tempo ardente, hor il brumal malvagio
non fù veduto dalcun mai salire perhò che quella parte del palagio risponde verso alcune case rotte dove nessun mai passa giorno o notte
Continuò per molti giorni e mesi tra noi secreto lamoroso gioco sempre crebbe l amore, e si maccesi che tutta dentro io mi sentia di foco
e cieca ne fui sì, chio non compresi che egli fingeva molto e amava poco anchor che li suoi inganni discoperti esser deveammi a mille segni certi
Dopo alcun dì, si mostrò nuovo amante de la bella Ginevra, io non sò appunto s allhora cominciasse, o pur inante de lamor mio, n havesse il cor già punto
vedi sin mè venuto era arrogante s imperio nel mio cor s haveva assunto che mi scoperse e non hebbe rossore chiedermi aiuto in questo nuovo amore
Ben mi dicea che ugual al mio non era ne vero amor, quel ch egli havea a costei ma simulando esserne acceso, spera celebrarne legitimi hymenei
dal Rè ottenerla, fia cosa leggiera qualhor vi sia la volonta di lei che di stato e riccheza in tutto il regno di lui non era appresso il Re il più degno
Mi persuade se per opra mia poteva del suo Rè genero farsi (che veder posso che se ne alzaria a quanto appresso l Re possa huom alzarsi)
che me n havrà bon merto, e non saria mai tanto beneficio per scordarsi e che alla moglie et ad ognaltro inante me ponerebbe in sempre essermi amante
Io ch ero tutta a satisfargli intenta ne seppi o volsi contradirgli mai e sol quei giorni io mi vidi contenta chaverlo compiacciuto mi trovai
piglio l occasion che s appresenta di parlar desso, e di lodarlo assai et ogni industria adopro ogni fatica per far del mio amator Ginevra amica
Feci col cor e con leffeto tutto quel che si puotè fare, e sallo Idio ne con Ginevra mai potei far frutto chio le ponessi in gratia il Duca mio
e questo che ad amar haveva indutto tutto il pensier e tutto il suo desio un gentil cavallier bello e cortese venuto in Scotia di lontan paese
Che con un suo fratel ben giovinetto venne dItalia a star in questa corte si fè nel arme poi tanto perfetto che la Bertagna non havea il più forte
il Re lamava e ne mostrò leffetto che gli donò di non piccola sorte castella e ville e iuriditioni e lo fè grande tra i primi baroni
Grato era l Re, più grato era alla figlia quel cavallier nomato Ariodante per esser valoroso a maraviglia ma più chella sapea ch e l era amante
ne Vesuvio ne il monte di Sicilia ne Troia avampò mai di fiamme tante quante ella connoscea che per suo amore Ariodante ardean per tutto l core
L amar che dunque ella facea colui con cor sincero e con perfetta fede fè che pel Duca mal udita fui ne mai risposta da sperar mi diede
anzi quanto io pregava più per lui e gli studiava di impetrar mercede ella biasimandol sempre e dispregiando se gli venia più sempre inimicando
Io confortai l amator mio sovente che volesse lasciar la vana impresa ne si sperasse mai volger la mente di costei troppo ad altro amore intesa
e gli feci connoscer chiaramente come era sì d Ariodante accesa che quanta acqua è nel mar piccola dramma non spegneria de la sua immensa fiamma
Questo da me più volte Polinesso (che cosi nome hà il Duca) havendo udito e ben compreso e visto per se stesso che molto male era il suo amor gradito
non pur di tanto amor si fù rimesso ma di vederse unaltro preferito come superbo, così mal sofferse che tutto in ira e in odio si converse
E tra Ginevra e l amator suo pensa tanta discordia e tanta lite porre e farvi inimicitia così intensa che mai più non si possano comporre
e por Ginevra in ignominia immensa da non se ne poter di facil torre ne di questo pensier ragiona meco ne con altrui, ma sol tacito seco
E simulando altro di fuor mi dice Dalinda mia, che così son nomata, pianta d Amor che fatto habia radice tornar non cessa se vien ben tagliata
ben che successo non troppo felice mi veggio haver, la mente mia ostinata non perhò cessa di voler venire in qualche parte al fin del suo desire
Ne questo bramo tanto per diletto quanto perche vorrei vincer la prova e non possendo farlo con effetto s iol faccio imaginando ancho mi giova
voglio qual volta tu mi dai ricetto, quando allhora Ginevra se ritrova spogliata in letto, che pigli ogni vesta ch ella post habbia e tutta te ne vesta
Come ella s orna e come il crin dispone studia imitarla, e cerca il più che sai di parer essa, e poi sopra il verone a mandar giù la scala ne verrai
io verró a te con imaginatione che quella sii di cui li panni harai e cosi spero me stesso ingannando venir in breve il mio desir scemando
Questo mi disse il Duca, et io chero ebra tanto de lamor suo, non posi mente che quel fosse uno aguato una latebra a chi havea gli occhi, pur troppo evidente
e dal veron coi panni di Ginebra mandai la scala ond ei salì sovente e non m accorsi prima de lo nganno che n era gia tutto accaduto il danno
Fatto in quel tempo con Ariodante il Duca havea queste parole o tali che grandi amici erano stati inante che per Ginevra se fessin rivali
mi maraviglio (incominciò il mio amante) chavendoti io fra tutti li mie uguali sempre havuto in rispetto e sempre amato chio sia da te si mal remunerato
Io son ben certo che comprendi e sai di Ginevra e di me lantiquo amore e per sposa legitima hoggi mai per impetrarla son dal mio signore
perche mi turbi tu? perche pur vai senza frutto in costei ponendo il core? io ben a te rispetto harei per Dio sio nel tuo grado fussi e tu nel mio
Et io (rispose Ariodante a lui) di te mi maraviglio maggiormente che di lei prima inamorato fui che tu v havessi posto anchora mente
e sò che sai quanto è lamor tra nui chesser non può, di quel che sia, più ardente e sol dessermi moglie intende e brama e sò che certo sai ch ella non t ama
Perche non hai tu adunque a me il rispetto per lamicitia nostra, che dimande che a te haver debbia, e ch io tharè in effetto se tu fussi con lei di me piu grande
ne men di te per moglie haverla aspetto se ben tu sei piu ricco in queste bande io non son meno al Re che tu sia grato ma più di te da la sua figlia amato
O (disse il Duca a lui) grande è cotesto errore, a chi thà il folle amor condutto tu credi esser piu amato, io credo questo medesmo, ma si può veder al frutto
tu fammi cio chai seco manifesto et io l secreto mio t aprirò tutto e quel di nui che manco haver si veggia ceda a chi vince, e d altro si proveggia
E serò pronto se tu vuoi chio giuri di non dir cosa mai che mi riveli così voglio anchor tu che m assicuri che quel chio te dirò sempre mi celi
furon d accordo e vennero a scongiuri ponendo ambe le man sul evangeli e poi che di tacer fede si diero Ariodante incominciò primiero
E disse per il giusto e per il dritto come tra se e Ginevra era la cosa chella gli havea giurato a bocca e in scritto che mai non seri ad altri challui sposa
e se dal Re le venia contraditto gli havea promesso sempre esser ritrosa da tutti gli altri maritaggi poi e viver sola in tutti i giorni suoi
E ch esso era in speranza pel valore chavea mostrato in arme a più dun segno et era per mostrare a laude, a honore a beneficio del Re e del suo regno
di crescer tanto in gratia al suo signore che serebbe da lui stimato degno che la figliola sua (poi che intendesse che allei piacea così) per moglie havesse
Poi disse a questo termine son io ne credo già che alcun mi vegna apresso questo mi basta, ne cerco o desio de lamor dessa haver segno piu expresso
ne piu vorrei, se non quanto da Dio per connubio legitimo è concesso oltra che fora in van non che fatica ottener piu da lei, tanto è pudica
Poi chebbe il vero Ariodante exposto de la mercè che del suo amore havea Polinesso che già s havea proposto di far Ginevra a pò il suo amante rea
incominciò tu sei molto discosto dalgrado mio, di te piu assai mi bea la mia bella Ginevra, e fà felice et è menzogna cio che teco dice
Finge ella teco, e non tama ne prezza che te pasce di speme e di parole oltra questo il tuo amor sempre a sciocchezza (quando meco ragiona) imputar suole
io ben desserle caro altra certezza veduto n hò che di promesse e fole e tel dirò sotto la fe in secreto ben che farei più l debito a star cheto
Non passa mese che tre, quattro, e sei e talhor diece notti io non mi trovi nudo abbracciato in gran piacer con lei senza temer ch alcun me vi ritrovi
si che tu puoi veder s a piacer miei son da uguagliar le ciance che tu provi cedimi dunque e daltro ti provedi poi che si inferior da me ti vedi
Non ti vuò creder questo, gli rispose Ariodante e certo sò che menti e composto fra te t hai queste cose, acciò che da la impresa io mi spaventi
ma perche troppo son vituperose alla mia donna, sustener convienti il detto tuo, chio vuò provarti adesso che sei bugiardo e traditor espresso
Suggiunse il Duca, non sarebbe honesto, che noi volesson la battaglia torre di quel che t offerisco manifesto (quando ti piaccia) inanzi a gli occhi porre
restò smarrito Ariodante a questo e per l ossa un tremor freddo gli scorre e se creduto ben gli havesse a pieno venia sua vita allhora allhora a meno
Con cor trafitto et con pallida faccia et con voce tremante, e bocca amara, rispose, quando sia che tu mi faccia veder questa aventura tua si rara
prometto di costei lasciar la traccia a te si liberale, a me si avara, ma ch io tel voglià creder, non far stima s io non lo veggio con questi occhi prima
Quando ne serà l tempo avisarotti suggiunse Polinesso e dipartisse non credo che passar piu di due notti che ordine fù ch il Duca a me venisse
per scoccar dunque i lacci che condotti havea si cheti, andó al rivale, e disse che se ascondesse la notte seguente tra quelle case ove non stà mai gente
Et dimostrò gli un luogo adirimpetto di quel veron, ove solea salire Ariodante havea preso suspetto che lo cercasse far quivi venire
come in un luogo dove havesse eletto poner li aguati, et farvelo morire sotto pretesto di voler mostrargli quel di Ginevra ch impossibil pargli
Di volerli venir prese partito, ma in guisa che di lui non sia men forte perche accadendo, che fosse assalito si trovi sì, che non tema di morte
un suo fratello havea saggio et ardito il più famoso in arme de la corte detto Lurcanio e havea piu cor con esso che se diece altri havesse havuto appresso
Seco chiamollo, e volse che prendesse l arme, e la notte lo menò con lui non chel secreto suo già gli dicesse ne l havria detto ad esso ne ad altrui
da se lontan un trar di pietra il messe se mi senti chiamar, vien (disse) a nui ma se non senti prima ch io ti chiami non te partir di qui, frate se m ami
Và pur ne dubitar (disse l fratello) e così venne Ariodante cheto et se celò nel solitario hostello, ch era dicontro, al mio veron secreto
vien daltra parte il fraudolente e fello che d infamar Ginevra era si lieto e fa l segno tra noi solito inante a me che de l inganno era ignorante,
Et io con veste candida et fregiata per mezo a liste d oro e d ognintorno et con rete pur d or tutta adombrata, di bei fiocchi vermigli al capo intorno,
foggia che sol fù da Ginevra usata non d alcunaltra. udito l segno torno sopra l veron, che in modo era locato che nanzi mi scopria, drieto, e da lato
Lurcanio in questo mezo, dubitando chel fratello a pericolo non vada o (come è pur commun disio) cercando di spiar sempre ciò che ad altri accada
l era pian pian venuto seguitando, tenendo l ombre, e la più oscura strada e a men che diece passi a lui discosto, nel medesimo tetto era riposto
Non sapend io di questo cosa alcuna venni al veron nel habito chó detto si come già venuto ero più d una et più di due fiate a buono effetto
le vesti si vedean chiare alla Luna n essendo anche io dissimile d aspetto, ne di persona, da Ginevra molto puotè parere un per unaltro il volto
E tanto più, ch era gran spatio in mezo fra dove io venni, et quelle inculte case ai duo fratelli che stavano al rezo il Duca agevolmente persuase
quel ch era falso, hor pensa in che ribrezo Ariodante in che dolor rimase vien Polinesso e alla scala s appoggia che giù mandagli et monta in sù la loggia
A prima giunta io gli getto le braccia al collo, chio non penso esser veduta lo bacio in bocca, e per tutta la faccia come far soglio ad ogni sua venuta
e gli più del usato si procaccia d accarezzarmi, e la sua fraude aiuta quell altro al rio spettacolo condutto, misero stà lontano e vede il tutto,
Cade in tanto dolor, che si dispone allhora allhora di voler morire el pomo de la spada in terra pone, che sù la punta si volea ferire
Lurcanio che con grande ammiratione, havea mirato l Duca a me salire ma non già connosciuto che si fosse veduto l atto del fratel, si mosse
Et gli vietò, che con la propria mano non si passasse in quel furor il petto s era più tardo, o poco più lontano non giugnea a tempo, e non faceva effetto
ah misero fratel, fratel insano (gridò) perchai perduto l intelletto? che una femina a morte trar ti deggia che maledetta sia tutta lor greggia
Cerca far morir lei, che morir merta e serva a più tuo honor, tu la tua morte fù d amar lei, quando non t era aperta la fraude sua, hor è da odiar ben forte
poi che con gliocchi tuoi, tu vedi certa quanto sia meretrice, e di che sorte serba quest arme che volti in te stesso a far dinanzi al Re, tal fallo expresso
Quando si vede Ariodante giunto sopra l fratel, la dura impresa lascia ma la sua intention, da quel ch assunto havea già di morir, nulla s accascia
quindi si leva, e porta non che punto ma trappassato l cor d estrema ambascia pur finge col fratel, che quel furore che dianzi fù non gli sia più nel core
Il seguente matin senza far motto al suo fratello o ad altri, in via si messe da la mortal desperation condotto, ne di lui per più dì, fù chi sapesse
era fuor ch el fratello, ogn altro indotto et fuor ch el Duca, chi mosso l havesse a dipartirsi, onde di lui diversi ragionamenti in tutta Scotia fersi
In corte in capo d otto giorni o diece venne inanzi a Ginevra, un viandante che con gran duol di lei, noto le fece che s era in mar sommerso Ariodante
di sua spontanea, e voluntaria nece non per colpa di Borea o di Levante dun sasso, che sul mar sporgea molt alto havea col capo in giù preso un gran salto
Colui dicea pria che venisse a questo a mè che a caso riscontrò per via disse vien meco, acciò che manifesto per te a Ginevra, il mio successo sia
et dille poi che la cagion del resto che tu vedrai di me, che adesso fia è stato sol perchò troppo veduto, felice, se senza occhi io fossi suto
Eramo noi di sopra Capo basso che verso Irlanda alquanto sporge in mare così dicendo di cima d un sasso lo vidi a capo in giù sott acqua andare
io lo lasciai nel mar, et a gran passo ti son venuto la nuova a portare Ginevra sbigottita, e n viso smorta rimase a quello anontio, e meza morta
O Dio che disse e fece, poi che sola si ritrovò nel suo fidato letto percosse il seno, e si stracciò la stola et fece all aureo crin, danno e dispetto
ripetendo sovente la parola ch Ariodante havea in estremo detto che la cagion del suo caso empio e tristo tutta venia per haver troppo visto
Il rumor scorse di costui per tutto che per dolor s havea dato la morte di questo il Re non tenne il viso asciutto ne cavallier ne donna de la corte
di tutti il suo fratel mostrò più lutto et se sommerse nel dolor si forte che ad exempio di lui, contra se stesso, voltò quasi la man, per irli appresso
Et molte volte ripetendo seco che Ginevra havea morto il suo fratello per l atto che di lei sordido et bieco contra ogni sua credenza vide quello
di voler punir lei venne si cieco et si lo spinse il dolor empio et fello che di perder la gratia vilipese et haver l odio del Re e del paese
Et nanzi al re (quando era più di gente la sala piena) se ne venne, e disse sappi signor che di levar la mente al mio fratel sì ch a morir ne gisse
è stata sol la tua figlia nocente ch a lui tanto dolor l alma traffisse d haver veduta lei poco pudica, che più che vita, hebbe la morte amica
Erane amante, et perche le sue voglie dishoneste non fur, nol vuò coprire per virtù meritarla haver per moglie da te sperava, et per fedel servire
ma mentre l lasso ad odorar le foglie stava lontano, altrui vide salire su l riverbero suo ginebro, et tutto essergli tolto il disiato frutto
Et seguitò come egli havea veduto venir Ginevra sul verone, et come mandò la scala, onde era a lei venuto un drudo suo, di che egli non sa l nome
che se havea, (per non essere connosciuto) cambiati i panni, et nascose le chiome suggiunse che con l arme, egli volea provar tutto esser ver, ciò che dicea
Tu puoi pensar se l padre addolorato riman, quando accusar sente la figlia si perche ode di lei quel, che pensato non havea un quancho, et n hà gran maraviglia
si, perche sà che fia necessitato, se la difesa alcun guerrer non piglia ilqual Lurcanio possa far mentire di condennarla, et di farla morire
Io non credo signor che te sia nuova la legge nostra, che condanna a morte ogni donna, et donzella, che si prova di se far copia altrui, che a suo consorte
morta ne vien, se in un mese non trova il sua difesa un cavallier si forte ch entri armato in campo, et che sostegna che sia innocente, et di morir indegna
Hà fatto il Re bandir, per liberarla (che pur gli par che a torto sia accusata) che vuol per moglie e con gran dote darla ad chi torrà l infamia che le data
che sia per lei comparso, non si parla guerriero anchora, anzi lun laltro guata che quel Lurcanio in arme, é così fiero che par che di lui tema ogni guerriero
Atteso hà l empia sorte, che Zerbino fratel di lei, nel regno non si trove che và già molti mesi, peregrino mostrando di se in arme inclyte prove
che quando si trovasse più vicino quel cavallier gagliardo, o in luogo dove potesse haver a tempo la novella sò che verria in aiuto alla sorella
Il Re, che intanto cerca di sapere, per altra prova, che per arme anchora se queste imputation son false, o vere se giusto o torto è che sua figlia mora
hà fatto prender certe cameriere che lo devrian saper, se vero fora ond io previdi che se presa era io troppo periglio era del Duca, e mio
Et la notte medesima mi trassi fuor de la corte, e al Duca mi condussi et gli feci veder quanto importassi al capo d amendua se presa i fussi
lodó l consiglio, et che io non dubitassi mi disse, a suoi conforti io poi m indussi venir ad una rocca sua, qui presso in compagnia di dui che mi diede esso
Hai sentito signor, con quanti effetti de l amor mio fei Polinesso certo et s era debitor, per tai rispetti d havermi cara o non, tul vedi aperto
hor senti l guidardon che io ricevetti vedi la gran mercè del mio gran merto vedi se deve per amare assai donna sperar d esser amata mai
Che questo ingrato perfido e crudele de la mia fede hà preso dubbio al fine venuto è insuspition, che io non rivele al lungo andar, le fraudi sue volpine
hà finto (acciò che io m allontani e cele, fin chel ira et furor del Re decline) voler mandarmi ad un suo luogo forte et mi volea mandar dritto alla morte
Che di secreto hà commesso alla guida che come m habbia in queste selve tratta per degno premio di mia fè, m uccida così l intention gli venia fatta
se tu non eri appresso alle mie grida vè come Amor ben, chi lui segue, tratta così narrò Dalinda al paladino seguendo tutta volta il lor camino
Rinaldo sopra ogni aventura grata hebbe d haver trovata la donzella che gli havea tutta l historia narrata de l innocentia di Ginevra bella
et se sperato havea (quando accusata anchor fosse a ragion) d aiutar quella via con maggior baldanza, hor viene in prova poi che evidente la calunnia trova
Et verso la città di santo Andrea (dove era il Re, con tutta la famiglia et la battaglia singular devea esser de la querela de la figlia)
quanto più forte cavalcar potea venne Rinaldo, fin che a poche miglia giunse vicino alla cittade, dove trovò un scudier chavea più fresche nuove
Ch un cavallier istrano era venuto che a difender Ginevra s havea tolto con non usate insegne, e sconnosciuto, perhò che sempre ascoso andava molto
et che dopo che v era anchor veduto non gli havea alcuno al discoperto il volto et chel proprio scudier che gli servia dicea, giurando, io non sò dir chi sia
Non cavalcaro molto, ch alle mura si trovar de la Terra, e n su la porta Dalinda andar più inanzi havea paura pur và, poi che Rinaldo la conforta
la porta è chiusa, et a chi n havea cura Rinaldo dimandò, questo ch importa? et fugli detto, per ch el popul tutto a veder la battaglia, era ridutto
Che tra Lurcanio e un cavallier istrano si facea in l altro capo de la terra ove era un prato spatioso et piano et che già cominciata era la guerra
aperto fù al signore di Monte albano et presto il portinar dietro gli serra per la vuota cittá Rinaldo passa ma la Donzella al primo albergo lassa
Et dice che sicura ivi si stia fin che ritorni allei che serà tosto et verso il campo poi ratto s invia dove gli dui guerrier dato, et risposto
molto s haveano, et davan tuttavia stava Lurcanio di mal cor disposto contra Ginevra, et l altro in sua difesa ben sostenea la favorita impresa
Sei cavallier con lor dentro al steccato erano a piedi, armati di corazza col Duca d Albania, ch era montato sun possente corsier, di buona razza
come a gran contestabile, a lui dato la guardia fú del campo, et de la piazza et di veder Ginevra in gran periglio, havea l cor lieto, et orgoglioso il ciglio
Rinaldo se ne và tra gente et gente fassi far largo il buon destrier Baiardo chi la tempesta del suo venir sente a dargli via non par zoppo ne tardo
Rinaldo vi compar sopra eminente et ben rassembra il fior d ogni gagliardo poi se ferma all incontro ove l Re siede ogn un s accosta per udir che chiede
Rinaldo disse al Re, magno signore non lasciar la battaglia più seguire perche di questi dua, qualunque more, sappi che a torto, tul lasci morire
lun crede haver ragion, et è in errore et dice il falso, et non sà di mentire ma quel medesmo error, chel suo germano a morir trasse, a lui pon l arme in mano
Laltro non sà, se s habbia dritto, o torto ma sol da pietà mosso et gentilezza in pericol s hà posto d esser morto, perche morta non sia tanta bellezza
io la salute di tua figlia apporto et de la falsa accusa, ogni chiarezza ma per Dio questa pugna prima parti poi mi dá udienza, a quel chio vuò narrarti
Fù da l authorità d un huom si degno come Rinaldo gli parea al sembiante, sì mosso il Re che disse, et fece segno che non andasse più la pugna inante
poi nanzi a lui, nanzi ai baroni del regno donne e donzelle, et altre turbe tante Rinaldo fè linganno in tutto expresso, chavea ordito a Ginevra Polinesso
Indi s offerse di voler provare coll arme, ch era ver quel chavea detto chiamasi Polinesso, et ei compare, ma tutto conturbato, ne l aspetto
pur con audacia cominciò a negare disse Rinaldo, hor noi vedrem l effetto luno e laltro era armato, il campo fatto siche senza indugiar vengono al fatto,
O quanto hà l Re, quanto hà l suo popul, caro che Ginevra approvar s habbi innocente tutti han speranza, che Dio mostri chiaro, ch impudica era detta ingiustamente
crudel, superbo, et reputato, avaro fú Polinesso iniquo et fraudolente siche ad alcun miracolo non fia, che l inganno da lui, tramato sia
Stà Polinesso con la faccia mesta, col cor tremante, et con pallida guancia e al terzo suon, mette la lancia in resta così Rinaldo inverso lui si lancia
che disioso di finir la festa, mira a passargli il petto con la lancia ne discorde al disir seguì l effetto, che meza l hasta gli cacciò nel petto
Fisso nel tronco lo transporta in terra, lontan dal suo destrier più di sei braccia Rinaldo smonta subito, et gli afferra l elmo, pria che si levi, e gli lo slaccia
ma quel che non può far, piú troppa guerra gli dimanda mercè con humil faccia et gli confessa udendo il Re, et la corte la fraude sua, che l hà condutto a morte,
Non finì il tutto, e in mezo la parola et la voce, et la vita, l abbandona il Re, che liberata la figliuola vede da morte, et da fama non buona
più s allegra, gioisce, et raconsola che s havendo perduta la corona, ripor se la vedesse allhora, allhora siche Rinaldo unicamente honora
Et poi ch al trar de l elmo connosciuto l hebbe, perche altre volte l havea visto levò le man a Dio che d uno aiuto (qual era quel) gli havea si ben provisto
quel altro cavallier, che sconnosciuto per soccorrer Ginevra, al caso tristo, contra l accusator s era condutto, stato da parte era a veder il tutto
Dal Re pregato fú . di dire il nome, o di lasciarsi, al men veder scoperto acciò da lui fusse premiato, come di sua buona intention, chiedeva il merto
quel dopo lunghi prieghi da le chiome si levó l elmo, et fè palese, et certo quel che ne laltro canto hò da seguire se grata vi serà l historia udire
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