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1474–1533

CANTO QUINTO

Ludovico Ariosto

T Uttiglialtriani mai che sono in terra O che vivon quie ti e stanno in pace: O sevengonoa rissa: e si fan guerra: Alla femina il Maschio non la face,

L'orsa con l'orso al bosco sicura erra: La Leonessa appresso il Leon giace: Col Lupo vive la Lupa sicura: Ne la Iuvenca ha del Torel paura.

Ch'abominevol peste che Megera E venuta a turbar gli humani petti? Che si sente il marito e la mogliera Sempre garrir d'ingiuriosi detti,

Stracciar la faccia: e far livida e nera: Bagnar di pianto i geniali letti: E non di pianto sol: ma alcuna volta Di sangue gli ha bagnati l'ira stolta.

Parmi non sol gran mal: ma che l'huom faccia Contra natura: e sia di Dio ribello Che s'induce a percuotere la faccia Di bella donna: o romperle un capello,

Ma chi le da veneno: o chi le caccia L'alma del corpo con laccio o coltello: C'huomo sia quel non credero in eterno: Ma in vista humana un spirto de l'iferno.

Cotali esser doveano i duo ladroni Che Rinaldo caccio da la donzella, Da lor condotta in quei scuri valloni Perche non se n'udisse piu novella,

Io lasciai ch'ella render le cagioni S'apparechiava di sua sorte fella Al Paladin: che le fu buono amico Hor seguendo l'historia cosi dico.

La donna incomincio: tu intenderai La maggior crudeltade e la piu espressa Ch'in Thebe o in Argo, o ch'in Micene mai O in loco piu crudel fosse commessa

E se rotando il Sole i chiari rai Qui men ch'll'altre region s'appressa: Credo ch'a noi mal volentieri arrivi Perche veder di crudel gente schivi.

Ch'agli nemici gli huomini sien crudi In ogni eta se n'e veduto esempio Ma dar la morte a chi procuri e studi Il tuo ben sempre: e troppo ingiusto & empio

E accio che meglio il vero io ti denudi: Perche costor volessero far scempio De gli anni verdi miei contra ragione: Ti diro da principio ogni cagione

Voglio che sappi Signor mio,ch'essendo Tenera anchora, alli servigi venni De la figlia del Re, con cui crescendo Buon luogo in corte, & honorato tenni,

Crudele Amore al mio stato invidendo, Fe che seguace (ahi lassa) gli divenni Fe d'ogni cavallier, d'ogni donzello Parermi il Duca d'Albania piu bello.

Perche egli mostro amarmi piu che molto Io ad amar lui con tutto il cor mi mossi Ben s'ode il ragionar, si vede il volto: Ma dentro il petto mal giudicar possi,

Credendo, amando, non cessai, che tolto L'hebbi nel letto, e non guardai ch'io fossi Di tutte le real camere in quella Che piu secreta havea Ginevra bella.

Dove tenea le sue cose piu care: E dove le piu volte ella dormia, Si puo di quella in s'un verrone entrare Che fuor del muro al discoperto uscia,

Io facea il mio amator quivi montare E la scala di corde, onde salia, Io stessa dal verron giu gli mandai Qual volta meco haver lo desiai.

Che tante volte ve lo fei venire Quanto Ginevra me ne diede l'agio Che solea mutar letto, hor per fuggire Il tempo ardente, hor il brumal malvagio

Non fu veduto d'alcun mai salire: Perho che quella parte del palagio Risponde verso alcune case rotte Dove nessun mai passa o giorno o notte

Continuo per molti giorni e mesi Tra noi secreto l'amoroso gioco, Sempre crebbe l'amore, e si m'accesi Che tutta dentro io mi sentia di foco,

E cieca ne fui si, ch'io non compresi Ch'egli fingeva molto e amava poco, Anchor che li suo'inganni discoperti Esser doveanmi a mille segni certi.

Dopo alcun di: si mostro nuovo amante De la bella Ginevra, io non so appunto S'allhora cominciasse, o pur inante De l'amor mio, n'havesse il cor gia punto

Vedi s, in me venuto era arrogante: S'imperio nel mio cor s'haveva assunto, Che mi scoperse, e non hebbe rossore Chiedermi aiuto in questo nuovo amore.

Ben mi dicea ch'uguale al mio non era Ne vero amor, quel ch'egli havea a costei Ma simulando esserne acceso, spera Celebrarne i legitimi hymenei,

Dal Re ottenerla fia cosa leggiera, Qual'hora vi sia la volonta di lei, Che di sangue e di stato in tutto il regno Non era dopo il Re di lu'il piu degno.

Mi persuade per opra mia Potesse al suo Signor genero farsi, (Che veder posso che se n'alzeria A quanto presso alRe possa huom alzarsi)

Che me n'havria bon merto, e non saria Mai tanto beneficio per scordarsi: E ch'alla moglie e ch'ad ognaltro inante Mi porrebbe egli in sempre essermi amante

Io ch'era tutta a satisfargli intenta Ne seppi o volsi contradirgli mai: E sol quei giorni io mi vidi contenta C'haverlo compiaciuto mi trovai:

Piglio l'occasion che s'appresenta Di parlar d'esso, edi lodarlo assai, Et ogni industria adopro ogni fatica: Per far del mio amator Ginevra amica.

Feci col core e con l'effetto tutto Quel che far si poteva, e sallo Idio, Ne con Ginevra mai potei far frutto Ch'io le ponessi in gratia il Duca mio,

E questo che ad amar'ella havea indutto, Tutto il pensiero, e tutto il suo disio: Un gentil cavallier bello e cortese, Venuto in Scotia di lontan paese.

Che con un suo fratel ben giovinetto Venne d'Italia a stare in questa corte, Si fe ne l'arme poi tanto perfetto, Che la Bretagna non havea il piu forte,

Il Re l'amava: e ne mostro l'effetto Che gli dono di non picciola sorte Castella: e ville: e iuriditioni: Et lo fe grande al par de i gran baroni.

Grato era alRe: piu grato era alla figlia Quel cavallier chiamato Ariodante: Per esser valoroso a maraviglia: Ma piu ch'ella sapea che l'era amante,

Ne Vesuvio: ne il monte di Siciglia: Ne Troia avampo mai di fiamme tante: Quante ella conoscea che per suo amore Ariodante ardea per tutto il core.

L'amar che dunque ella facea colui Con cor sincero: e con perfetta Fede: Fe che pel Duca male udita fui: Ne mai risposta da sperar mi diede,

Anzi quanto io pregava piu per lui, E gli studiava d'impetrar mercede: Ella biasmandol sempre e dispregiando Se gli venia piu sempre inimicando.

Io confortai l'amator mio sovente Che volesse lasciar la vana impresa: Ne si sperasse mai volger la mente Di costei:troppo ad altro amore intesa

E gli feci conoscer chiaramente Come era si d'Ariodante accesa: Che quanta acqua e nel mar piccola dramma Non spegneria de la sua immensa fiamma.

Questo da me piu volte Polinesso (Che cosi nome ha il Duca) havendo udito E ben compreso e visto per se stesso Che molto male era il suo amor gradito

Non pur di tanto amor si fu rimesso: Ma di vedersi un altro preferito: Come superbo, cosi mal sofferse Che tutto in ira e in odio si converse.

E tra Ginevra e l'amator suo pensa Tanta discordia: e tanta lite porre: E farvi inimicitia cosi intensa Che mai piu non si possino comporre,

E por Ginevra in ignominia immensa Donde non s'habbia, oviva,o morta a torre Ne del' iniquo suo disegno meco Volse, o con altri ragionar che seco.

Fatto il pensier: Dalinda mia mi dice (Che cosi son nomata) saper dei Che come suol tornar da la radice Arbor che tronchi e quattro volte e sei

Cosi la pertinacia mia infelice Benche sia tronca da i successi rei: Di germogliar non resta: che venire Pur vorria a fin di questo suo desire.

E non lo bramo tanto per diletto: Quanto perche vorrei vincer la pruova E non possendo farlo con effetto S'io lo fo imaginando ancho mi giuova,

Voglio qual'volta tu mi dai ricetto Quando allhora Ginevra si ritruova Nuda nel letto: che pigli ogni vesta Ch'ella posta habbia: e tutta te nevesta.

Come ella s'orna: e come il crin dispone Studia imitarla, e cerca il piu che sai Di parer dessa: e poi sopra il Verrone A mandar giu la scala ne verrai:

Io verro a te con imaginatione Che quella sii:di cui tu i panni havrai: E cosi spero me stesso ingannando Venir in breve il mio desir sciemando.

Cosi disse egli: io che divisa e sevra E lungi era da me: non posi mente Che questo in che pregando egli persevra Era una fraude pur troppo evidente,

E dal Verron coi panni di Ginevra Mandai la scala: onde sali sovente: Et non m'accorsi prima de l'inganno Che n'era gia tutto accaduto il danno.

Fatto in quel tempo con Ariodante Il Duca havea queste parole, o tali: Che grandi amici erano stati inante Che per Ginevra si fesson rivali,

Mi maraviglio (incomincio il mio amante) C'havendoti io fra tutti li mie'uguali Sempre havuto in rispetto, e sempre amato Ch'io sia da te si mal rimunerato.

Io son ben certo che comprendi e sai Di Ginevra e di me l'antiquo amore, E per sposa legitima hoggimai Per impetrarla son dal mio Signore,

Perche mi turbi tu? perche pur vai Senza frutto in costei ponendo il core? Io ben a te rispetto havrei per Dio S'io nel tuo grado fossi e tu nel mio.

Et io (rispose Ariodante a lui) Di te mi maraviglio maggiormente, Che di lei prima inamorato fui Che tu l'havessi vista solamente,

E so che sai quanto e l'amor tra nui: Ch'esser non puo, di quel che sia piu ardente Et sol d'essermi moglie intende e brama Et so che certo sai ch'ella non t'ama

Perche non hai tu dunque a me il rispetto Per l'amicitia nostra? che domande Ch'ate haver debba?e ch'io t'havre'in effetto Se tu fossi con lei di me piu grande?

Ne men di te per moglie haverla aspetto: Se ben tu sei piu ricco in queste bande: Io non son meno al Re che tu sia grato: Ma piu di te da la sua figlia amato.

O (disse il Duca a lui) grande e cotesto Errore: a che t'ha il folle Amor condutto Tu credi esser piu amato, io credo questo Medesmo, ma si puo vedere al frutto,

Tu fammi cio c'hai seco manifesto: Et io il secreto mio t'apriro tutto E quel di noi che manco haver si veggia Ceda a chi vince, e d'altro si proveggia.

E saro pronto se tu vuoi ch'io giuri Di non dir cosa mai che mi riveli Cosi voglio ch'anchor tu m'assicuri Che quel ch'io ti diro sempre mi celi:

Venner dunque d'accordo alli scongiuri E posero le man su gli Evangeli, E poi che di tacer fede si diero, Ariodante incomincio primiero.

E disse per lo giusto e per lo dritto Come tra se eGinevra era la cosa: Ch'ella gli havea giurato e a bocca,e in scritto Che mai non saria ad altri ch'allui sposa,

E se dal Re le venia contraditto, Gli promettea di sempre esser ritrosa Da tutti gli altri maritaggi poi, E viver sola in tutti i giorni suoi.

E ch'esso era in speranza pel valore C'havea mostrato in arme a piu d'un segno Et era per mostrare a laude,a honore: A beneficio del Re: e del suo regno,

Di crescer tanto in gratia al suo Signore, Che sarebbe da lui stimato degno Che la figliuola sua per moglie havesse, Poi che piacer a lei cosi, intendesse.

Poi disse a questo termine son'io, Ne credo gia ch'alcun mi venga appresso Ne cerco piu di questo: ne desio De l'amor d'essa haver segno piu espresso

Ne piu vorrei: se non quanto da Dio Per connubio legitimo e concesso E saria in vano il domandar piu inanzi Che di bonta so come ogn'altra avanzi.

Poi c'hebbe il vero Ariodante esposto De la merce ch'aspetta a sua fatica, Polinesso che gia s'havea proposto Di far Ginevra al suo amator nemica:

Comincio, sei da me molto discosto, E vo che di tua bocca ancho tut'l dica, E del mio ben veduta la radice Che confessi me solo esser felice.

Finge ella teco ne t'ama ne prezza Che ti pasce di speme e di parole, Oltra questo il tuo amor sempre a sciochezza/ Quando meco ragiona , imputar suole

Io ben d'esserle caro altra certezza Veduta n'ho che di promesse e fole: E tel diro sotto la fe in secreto Ben che farei piu il debito a star cheto.

Non passa mese che tre: quatro: e sei: E tal'hor diece notti: io non mi truovi Nudo, abbracciato in quel piacer con lei Ch'all'amoroso ardor par che si giovi,

Si che tu puoi veder s'a piacer miei Son d'aguagliar le ciance che tu pruovi, Cedimi dunque, e d'altro ti provedi Poi che si inferior di me ti vedi.

Non ti vo creder questo (gli rispose Ariodante) e certo so che menti: E composto fra te t'hai queste cose, Accio che da l'impresa io mi spaventi:

Ma perche a lei son troppo ingiuriose, Questo c'hai detto sostener convienti: Che non bugiardo sol, mavoglio anchora Che tu sei traditor, mostrarti hor hora.

Suggiunse il Duca: non sarebbe honesto Che noi volessen la battaglia torre Di quel che t'offerisco manifesto, Quando ti piaccia: inanzi a gliocchi porre

Resta smarrito Ariodante a questo, E per l'ossaun tremor freddo gli scorre, E se creduto ben gli havesse a pieno, Venia sua vita allhora allhora meno.

Con cor trafitto, e con pallida faccia: E con voce tremante, e bocca amara: Rispose, quando sia che tu mi faccia Veder questa aventura tua si rara,

Prometto di costei lasciar la traccia: A te si liberale: a me si avara, Ma ch'io tel voglia creder non far stima S'io non lo veggio con questi occhi prima.

Quando ne sara il tempo avisarotti Suggiunse Polinesso, e dipartisse, Non credo che passar piu di due notti Ch'ordine fu che'l Duca a me venisse,

Per scoccar dunque i lacci che condotti Havea si cheti: ando al rivale e disse, Che s'ascondesse la notte seguente Tra quelle case ove non sta mai gente.

E dimostrogli un luogo a dirimpetto Di quel Verrone, ove solca salire, Ariodante havea preso sospetto Che lo cercasse far quivi venire,

Come in un luogo dove havesse eletto Di por gli aguati, e farvelo morire, Sotto questa fintion che vuol mostrargli Quel di Ginevra ch'impossibil pargli.

Di volervi venir prese partito, Ma in guisa che di lui non sia men forte, Perche accadendo che fosse assalito, Si truovi si, che non tema di morte,

Un suo fratello havea saggio & ardito, Il piu famoso in arme de la corte: Detto Lurcani: e havea piu cor con|esso Che se dieci altri havesse havuto appresso

Seco chiamollo: e volse che prendesse L'arme, e la notte lo meno con lui, Non che'l secreto suo gia gli dicesse, Ne l'havria detto ad esso ne ad altrui,

Da se lontano, un trar di pietra il messe Se mi senti chiamar, vien (disse) a nui Ma se non senti prima ch'io ti chiami, Non ti partir di qui frate se m'ami.

Va pur non dubitar (disse il fratello) E cosi venne Ariodante cheto, Et si celo nel solitario hostello, Ch'era d'incontro al mio Verron secreto,

Vien d'altra parte il fraudolente e fello, Che d'infamar Ginevra era si lieto, E fa il segno, tra noi solito inante, A me che de l'inganno era ignorante.

Et io con veste candida, e fregiata Per mezo a liste d'oro, e d'ognintorno, E con rete pur d'or, tutta adombrata Di bei fiocchivermigli al capo intorno,

Foggia che sol fu da Ginevra usata: Non d'alcuna'ltra, udito il segno torno Sopra il verron, ch'in modo era locato Che mi scopria dinanzi, e d'ogni lato.

Lurcanio in questo mezo dubitando, Che'l fratello a pericolo non vada: O come e pur commun disio: cercando Di spiar sempre cio che ad altri accada,

L'era pian pian venuto seguitando, Tenendo l'ombre, e la piu oscura strada: E a men di dieci passi a lui discosto, Nel medesimo hostel s'era riposto.

Non sappiendo io di questo cosa alcuna Venni al verron nel'habito c'ho detto, Si come gia venuta era piu d'una Et piu di due fiate a buono effetto,

Le veste si vedean chiare alla Luna, Ne dissimile essendo anch'io d'aspetto Ne di persona da Ginevra molto, Fece parere un perun'altro il volto.

E tanto piu, ch'era gran spatio in mezo Fra dove io venni: e quelle inculte case: Ai dui fratelli, che stavano al rezo Il Duca agevolmente pervase

Quel ch'era falso, hor pensa in che ribrezo Ariodante in che dolor rimase, Vien Polinesso e alla scala s'appoggia Che giu mandagli, e monta in su la loggia.

A prima giunta io gli getto le braccia Al collo, ch'io non penso esser veduta, Lo bacio in bocca, e per tutta la faccia: Come far soglio ad ogni sua venuta,

Egli piu de l'usato si procaccia D'accarezzarmi, e la sua fraude aiuta, Quell'altro al rio spettacolo condutto Misero sta lontano, e vede il tutto.

Cade in tanto dolor, che si dispone Allhora allhora di voler morire: Eil pome de la spada in terra pone, Che su la punta si volea ferire,

Lurcanio, che con grande ammiratione Havea veduto il Duca a me salire: Ma non gia conosciuto chi si fosse, Scorgendo l'atto del fratel: si mosse.

E gli vieto, che con la propria mano Non si passasse in quel furore il petto, S'era piu tardo, o poco piu lontano, Non giugnea a tempo, e non faceva effetto,

Ah misero fratel, fratello insano (Grido) perc'hai perduto l'intelletto? Ch'una femina a morte trar ti debbia Ch'ir possan tutte come al vento nebbia.

Cerca far morir lei: che morir merta, E serva a piu tuo honor tu la tua morte: Fu d'amar lei, quando non t'era aperta La fraude sua, hor'e da odiar ben forte:

Poi che con gliocchi tuoi tu vedi certa Quanto sia meretrice, e di che sorte, Serba quest'arme che volti in te stesso A far dinanzi al Re tal fallo espresso.

Quando si vede Ariodante giunto Sopra il fratel, la dura impresa lascia, Ma la sua intention, da quel ch'assunto Havea gia di morir, poco s'accascia:

Quindi si leva, e porta non che punto, Ma trapassato il cor d'estrema ambascia, Pur finge col fratel, che quel furore Non habbia piuche dianzi havea nel core.

Il seguente matin senza far motto Al suo fratello o ad altri, in via si messe, Da la mortal disperation condotto: Ne di lui per piu di, fu chi sapesse

Fuor che'l duca, e il fratelloogn'altro in dotto Era chi mosso al dipartir l'havesse, Ne la casa del Re di lui diversi Ragionamenti: e in tutta Scotia fersi.

In capo d'otto,o di piu giorni,in corte Venne inanzi a Ginevra un viandante, E novelle arreco di mala sorte, Che s'era in mar summerso Ariodante:

Di volontaria sua libera morte, Non per colpa di Borea, o di Levante, D'un sasso che sul mar sporgea molt'alto Havea col capo in giu preso un gran salto.

(Colui dicea) pria che venisse a questo, A me, che a caso riscontro per via, Disse vien meco, accio che manifesto Per te a Ginevra il mio successo sia,

E dille poi, che la cagion del resto Che tu vedrai di me, c'hor hora fia. E stato sol perc'ho troppo veduto, Felice se senza occhi io fossi suto.

Eramo a caso sopra Capobasso, Cheverso Irlanda alquanto sporge in mare Cosi dicendo di cima d'un sasso Lo vidi a capo in giu sott'acqua andare,

Io lo lasciai nel mare, & a gran passo Ti son venuto la nuova a portare, Ginevra sbigottita, e in viso smorta Rimase a quello annuntio meza morta.

O Dio che disse e fece, poi che sola Si ritrovo nel suo fidato letto, Percosse il seno, e si straccio la stola: E fece all'aureo crin danno e dispetto,

Ripetendo sovente la parola Ch'Ariodante havea in estremo detto, Che la cangio del suo caso empio e tristo, Tutta venia per haver troppo visto.

Il rumor scorse di costui per tutto, Che per dolor s'havea dato la morte, Di questo il Re non tenne il viso asciutto, Ne cavallier, ne donna de la corte,

Di tutti il suo fratel mostro piu lutto, Et si sommerse nel dolor si forte, Ch'ad essempio di lui, contra se stesso, Volto quasi la man, per irgli appresso.

E molte volte ripetendo seco, Che fu Ginevra che'l fratel gli estinse E che non fu se non quell'atto bieco Che di lei vide ch'a morir lo spinse,

Di voler vendicarsene,si cieco Venne, e si l'ira e si il dolor lo vinse Che di perder la gratia vilipese Et haver l'odio del Re e del paese.

E inanzi al Re, quando era piu di gente La sala piena, se ne venne e disse Sappi Signor che di levar la mente Al mio fratel, si ch'a morir ne gisse:

Stata e la figlia tua sola nocente: Ch'alui tanto dolor l'alma trafisse D'haver veduta lei poco pudica: Che piu che vita: hebbe la morte amica.

Erano amante, e perche le sue voglie Dishoneste non fur, nol vo coprire, Per virtu meritarla haver per moglie Da te sperava, e per fedel servire,

Ma mentre il lasso ad odorar le foglie Stava lontano, altrui vide salire Salir sul'arbor riserbato, e tutto, Essergli tolto il disiato frutto.

E seguito come egli havea veduto Venir Ginevra sul verrone, e come Mando la scala, onde era a lei venuto Un drudo suo, di chi eglii non sa il nome,

Che s'havea (per non esser conosciuto ) Cambiati i panni, e nascose le chiome, Suggiunse che con l'arme, egli volea Provar tutto esser ver, cio che dicea.

Tu puoi pensar se'l padre addolorato Riman,quando accusar sente la figlia Si perche ode di lei quel che pensato Mai non havrebbe, e n'ha gran maraviglia

Si perche sa che fia necessitato, Se la difesa alcun guerrier non piglia: Ilqual Lurcanio possa far mentire: Di condannarla, e di farla morire.

Io non credo Signor che ti sia nuova La legge nostra, che condanna a morte Ogni donna, e donzella, che si pruova Di se far copia altrui ch'al suo consorte,

Morta ne vien, s'in un mese non truova In sua difesa un cavallier si forte Che contra il falso accusator sostegna Che sia innocente, e di morire indegna.

Ha fatto il Re bandir, per liberarla (Che pur gli par ch'a torto sia accusata) Che vuol per moglie: e con gran dote darla A chi torra l'infamia che l'e data,

Chi per lei comparisca non si parla Guerriero anchora, anzi l'un l'altro guata, Che quel Lurcanio in arme e cosi fiero, Che par che di lui tema ogni guerriero.

Atteso ha l'empia sorte che Zerbino Fratel di lei: nel regno non si truove, Che va gia molti mesi peregrino Mostrando di se in arme inclyte pruove,

Che quando si trovasse piu vicino Quel cavallier gagliardo: o in luogo dove Potesse havere a tempo la novella, Non mancheria d'aiuto alla sorella.

Il Re ch'in tanto cerca di sapere Per altra pruova, che per arme anchora Se sono queste accuse o false, o vere, Se dritto o torto e che sua figlia mora,

Ha fatto prender certe cameriere Che lo dovrian saper, se vero fora, Ond'io previdi che se presa era io Troppo periglio era del Duca e mio.

E la notte medesima mi trassi Fuor de la corte, e al Duca mi condussi, E gli feci veder quanto importassi Al capo d'amendua, se presa io fussi,

Lodommi, e disse, ch'io non dubitassi, A suoi conforti poi venir m'indussi Ad una sua fortezza: ch'e qui presso In compagnia di dui: che mi diede esso.

Hai sentito Signor: con quanti effetti: De l'amor mio fei Polinesso certo, E s'era debitor: per tai rispetti D'havermi cara o no, tu'l vedi aperto,

Hor senti il guidardon che io ricevetti, Vedi la gran merce del mio gran merto: Vedi se deve per amare assai Donna sperar d'essere amata mai.

Che questo ingrato perfido e crudele De la mia fede ha preso dubbio al fine, Venuto e in sospition ch'io non rivele Al lungo andar: le fraudi sue volpine,

Ha finto, accio che m'allontane e cele: Fin che l'ira, e il furor del Re decline: Voler mandarmi ad un suo luogo forte: E mi volea mandar dritto alla morte.

Che di secreto ha commesso alla guida Che come m'habbia in queste selve tratta, Per degno premio di mia fe m'uccida, Cosi l'intention gli venia fatta

Se tu non eri appresso alle mie grida, Ve come Amor ben chi lui segue tratta, Cosi narro Dalinda al paladino Seguendo tutta volta il lor camino,

A cui fu sopra ogn'aventura grata Questa d'haver trovata la donzella, Che gli havea tutta l'historia narrata De l'innocentia di Ginevra bella,

E se sperato havea (quando accusata Anchor fosse a ragion) d'aiutar quella: Via con maggior baldanza, horviene in prova Poi che evidente la calunnia truova.

E verso la citta di santo Andrea Dove era il Re: con tutta la famiglia: E la battaglia singular dovea Esser de la querela de la figlia:

Ando Rinaldo, quanto andar potea: Fin che vicino giunse a poche miglia Alla Citta vicino giunse, dove Trovo un scudier c'havea piu freschenuove.

Ch'un cavalliere istrano era venuto: Ch'a difender Ginevra s'havea tolto, Con non usate insegne, e sconosciuto: Perho che sempre ascoso andava molto,

E che dopo che v'era, anchor veduto Non gli havea alcuno al discoperto ilvolto: E che'l proprio scudier che gli servia Dicea giurando: io non so dir chi sia.

Non cavalcaro molto, ch'alle mura Si trovar de la terra, e in su la porta, Dalinda andar piu inanzi havea paura, Pur va, poi che Rinaldo la conforta:

La porta e chiusa, & a chi n'havea cura Rinaldo domando: questo ch'importa? E fugli detto: perche'l popul tutto A veder la battaglia era ridutto.

Che tra Lurcanio e un cavallier'istrano Si fa ne l'altro capo de la terra, Ove era un prato spatioso e piano E che gia cominciata hanno la guerra,

Aperto fu al Signor di Montealbano E tosto il Portinar dietro gli serra. Per la vota citta Rinaldo passa, Ma la Donzella al primo albergo lassa.

Et dice che sicura ivi si stia Fin che ritorni allei, che sara tosto, E verso il campo poi ratto s'invia, Dove li dui guerrier dato e risposto

Molto s'haveano, e davan tutta via, Stava Lurcanio di mal cor disposto Contra Ginevra: e l'altro in sua difesa Ben sostenea la favorita impresa.

Sei cavallier con lor ne lo steccato Erano a piedi, armati di corazza, Col Duca d'Albania, ch'era montato S'un possente corsier di buona razza,

Come a Gran contestabile: a lui dato La guardia fu del campo, e de la piazza E di veder Ginevra in gran periglio Havea il cor lieto, & orgoglioso ilciglio

Rinaldo se ne va tra gente e gente Fassi far largo il buon destrier Baiardo, Chi la tempesta del suo venir sente A dargli via non par zoppo ne tardo,

Rinaldo vi compar sopra eminente: E ben rassembra il fior d'ogni gagliardo, Poi si ferma all'incontro ove il Re siede: Ognun s'accosta per udir che chiede.

Rinaldo disse al Re: magno Signore Non lasciar la battaglia piu seguire, Perche di questi dua qualunche more: Sappi ch'a torto: tu'l lasci morire,

L'un crede haver ragione, & e in errore, E dice il falso, e non sa di mentire, Ma quelmedesmo error:che'l suo germano A morir trasse, a lui pon l'arme in mano.

L'altro non sa: se s'habbia drittoo torto, Ma sol per gentilezza e per bontade In pericol si e posto d'esser morto Per non lasciar morir tanta beltade,

Io la salute all'innocentia porto, Porto il contrario a chiusa falsitade, Ma per Dio questa pugna prima parti Poi mi da audienza, a quel ch'iovo narrarti

Fu da l'authorita d'un huom si degno Come Rinaldo gli parea al sembiante : Si mosso il Re, che disse e fece segno Che non andasse piu la pugna inante,

Al quale insieme, & ai baron del regno, E a i cavallieri, e all'altre turbe tante: Rinaldo fe l'inganno tutto espresso C'havea ordito a Ginevra Polinesso.

Indi s'offerse di voler provare Coll'arme, ch'eraver quel c'havea detto, Chiamasi Polinesso: & ei compare: Ma tutto conturbato nel'aspetto,

Pur con audacia comincio a negare, Disse Rinaldo hor noivedrem l'effetto, L'uno e l'altro era armato,il campo fatto Siche senza indugiar vengono al fatto.

O quanto ha il Re, quanto ha il suo popul caro/ CheGinevra aprovar s'habbiinnocente Tutti han speranza cheDio mostri chiaro Ch'impudica era detta ingiustamente,

Crudel: superbo: e riputato avaro Fu Polinesso: iniquo,e fraudolente: Si che ad alcun miracolo non fia, Che l'inganno da lui, tramato sia.

Sta Polinesso con la faccia mesta, Col cor tremante: e con pallida guancia E al terzo suon mette la lancia in resta, Cosi Rinaldo inverso lui si lancia,

Che disioso di finir la festa, Mira a passargli il petto con la lancia, Ne discorde al disir segui l'effetto, Che meza l'hasta gli caccio nel petto.

Fisso nel tronco lo transporta in terra Lontan dal suo destrier piu di sei braccia. Rinaldo smonta subito, e gli afferra L'elmo,pria che si levi, e gli lo slaccia,

Ma quel che non puo far piu troppa guerra Gli domanda merce con humil faccia, E gli confessa udendo il Re e la corte La fraude sua, che l'ha condutto a morte .

Non fini il tutto: e in mezo la parola E la voce, e la vita l'abandona, Il Re, che liberata la figliuola Vede da morte, e da fama non buona,

Piu s'allegra, gioisce: e raconsola: Che s'havendo perduta la corona Ripor se la vedesse allhora allhora: Si che Rinaldo unicamente honora.

Et poi ch'al trar de l'elmo conosciuto L'hebbe, perch'altre volte l'haveavisto, Levo le mani a Dio, che d'un'aiuto Come era quel: gli havea si ben provisto,

Quell'altro cavallier che sconosciuto Soccorso havea Ginevra al caso tristo : Et armato per lei s'era condutto, Stato da parte era a vedere il tutto.

Dal Re pregato fu, di dire il nome, O di lasciarsi al men veder scoperto, Accio da lui fosse premiato: come Di sua buona intention, chiedevail merto,

Quel dopo lunghi preghi: da le chiome Si levo l'elmo: e fe palese e certo Quel che ne l'altro canto ho da seguire Se grata vi sara l'historia udire.

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CANTO QUINTO · Ludovico Ariosto · Poetry Cove