eL giusto Dio quando i peccati nostri han di remission passato il segno acciò che la giustitia sua dimostri ugual alla pietà, spesso da regno
a tyranni atrocissimi et a mostri e dà lor forza, et di mal far ingegno per questo Mario et Sylla pose al mondo et duo Neroni, et Caio furibondo
Domitiano, e il figlio d Antonino e tolto da la immonda e bassa plebe exaltò nel Imperio Maximino e nascer prima fe Creonte a Thebe
e diè Mezentio al populo Agilino che grasse fe di sangue human le glebe e diede Italia a tempi men remoti in preda agli Hunni, ai Longobardi ai Gothi
Che d Atila dirò? che de l iniquo Ezzellin da Roman? che d altri cento? che dopo lungo andar sempre in obliquo ne manda Dio per multa et per tormento
di questo haven non pur al tempo antiquo ma anchora al nostro, chiaro experimento quando a noi greggi inutili et mal nati hà dato per guardian lupi arrabbiati
A cui non par c habbia a bastar lor fame c habbia il lor ventre a capir tanta carne e chiaman lupi di piu ingorde brame da boschi oltramontani a divorarne
di Trasimeno l insepulto ossame di Canne e Trebbia poco e d Allia parne verso quel che le ripe e i campi ingrassa dove Ada e Mella e il Ronco e il Tarro passa
Hor Dio consente che noi sian puniti da populi di noi forse peggiori de li multiplicati et infiniti nostri nefandi obbrobriosi errori
tempo verrá che a depredar lor liti andaren noi, se mai saren migliori e li peccati lor giungano al segno che l eterna bontà muovano a sdegno
Deveano allhora haver li excessi loro di Dio turbata la serena fronte ch ogni lor luoco scorse il Turco e il Moro con stupri, uccision, rapine, et onte
ma piu di tutti li altri danni, foro gravati dal furor di Rodomonte dissi c hebbe di lui la nuova Carlo et che in piazza venia per ritrovarlo
Vede tra via la gente sua troncata arsi i palazzi et ruinati i templi gran parte de la terra desolata mai non si vider si crudeli exempli
dove fuggite turba spaventata non è tra voi ch il danno suo contempli? che città, che refugio piu vi resta quando si perda si vilmente questa?
Dunque un huom solo in vostra terra preso cinto di mura onde non può fuggire si partirà per viltá vostra illeso quando tutti v havrà fatto morire
così Carlo dicea, che d ira acceso tanta vergogna non potea patire et giunse dove inanti alla gran corte vide il Pagan por la sua gente a morte
Quivi gran parte era del populazzo sperandovi trovar aiuto, ascesa perche forte di mura era il palazzo con munition, da far lunga difesa
Rodomonte di orgoglio e d ira pazzo solo s havea tutta la piazza presa e l una man che prezza il mondo poco ruota la spada, e l altra getta el fuoco
E de la regal casa alta e sublime percuote e risuonar fa le gran porte gettan le turbe da le excelse cime et merli et torri, et si metton per morte
guastar li tetti non è alcun che stime et legna, et pietre, vanno ad una sorte lastre, colonne, e li dorati travi che furo in prezzo a li lor padri et avi
Stà quel crudel et su la prima entrata di ferrigno splendor lucido appare come il serpe che dianzi la vernata pasciute hà ne le tane l esche amare
che poscia che la pelle hà rinovata esce del scuro albergo all aure chiare et le splendide scaglie et scorze nuove superbo liscia, e al sol girando muove
Non sasso, merlo, trave, arco, o balestra ne ciò che sopra il Saracin percuote ponno allentar la sanguinosa destra che la gran porta taglia spezza e scuote
et dentro fatto le hà tanta finestra che ben veder e veduto esser puote da visi impressi di color di morte che tutta piena havea quivi la corte
Risuonan dentro a spatiosi tetti feminil gridi gemiti et lamenti l afflitte donne percuotendo i petti corron per casa pallide et dolenti
et abbracciano e li usci e i cari letti come habbiano a lassarsi a strane genti tratta la cosa era in periglio tanto quando il Re giunse, et suoi baroni a canto
Carlo si volse a quelle man robuste c hebbe altre volte a gran bisogno pronte non sete quelli voi che meco fuste contra Agolante (disse) in Aspramonte?
sono le vostre forze hora si fruste che s uccideste Lui, Troiano, e Aimonte con cento mila, hor ne temete un solo che pur è di quel sangue et di quel stuolo
Perche debbo veder minor fortezza adesso in voi, ch io la vedessi allhora mostrate a questo Can vostra prodezza a questo Can che li huomini divora
un magnanimo cor morte non prezza presto o tardi che pur che ben mora ma dubitar non posso ove voi sete che fatto sempre vincitor m havete
Al fin de le parole urta il destriero con l hasta bassa al Saracino adosso mossesi a un tratto il paladino Ugiero a un tempo Namo et Olivier s è mosso
Avino, Avolio, Othone et Belingiero ch un senza l altro mai veder non posso et tutti ferir sopra a Rodomonte et nel petto, et ne fianchi, et ne la fronte
Ma lasciamo per dio signor hormai di parlar d ira, et ragionar di morte et sia per questa volta detto assai del Saracin non men crudel che forte
che tempo è ritornar dove lasciai Griphon, giunto a Damasco in su le porte con Horrigille perfida, et con quello che adultero era, et non di lei fratello
De le piu ricche terre di Levante de le piu popolose, e meglio ornate si dice esser Damasco, che distante siede a Hierusalem sette giornate
in un piano fruttifero e abondante non men giocondo il verno che l estate a questa terra il primo raggio tolle de la nascente Aurora, un vicin colle
Per la città duo fiumi crystallini vanno inaffiando per diversi rivi un numero infinito di giardini che mai non son de fiori o frondi privi
dicesi anchor, che macinar molini potrian far l acque Nanfe che son quivi e chi va per le vie vi sente, fuore di tutte quelle case, uscirne odore
Tutta coperta è la strada maestra di panni di diversi color lieti et di odorifer herba, et di silvestra fronda, la terra, et tutte le pareti
adorna era ogni porta ogni finestra di finissimi drappi, et di tapeti, ma piu di belle et ben ornate donne di ricche gemme, et di superbe gonne
Vedeasi celebrar dentro alle porte in molti luochi solazzevol balli il popul per le vie di miglior sorte moeva li ben guarniti, et bei cavalli
facea piu bel veder la ricca corte di principi baroni et gran vassalli con ciò che d India e d Erithree Maremme di perle haver si può d oro et di gemme
Venia Griphone et la sua compagnia mirando quinci et quindi il tutto adagio quando fermolli un cavalliero in via et li fece smontare a un suo palagio
e per lusanza, et per sua cortesia di nulla li lascio patir dissagio li fece in bagno entrar, poi con serena fronte, raccolse a sontuosa cena
E narrò lor, come il Re Norandino Re di Damasco e di tutta Soria fatto havea il paesano e il peregrino ch ordine havesse di cavalleria
alla giostra invitar, ch al matutino del dì seguente, in piazza si faria et che s havean valor pare al sembiante potrian mostrarlo senza andar piu inante
Anchor che quivi non venne Griphone a questo effetto, pur l invito tenne che qual volta se n habbia occasione mostrar virtude mai non disconvenne
interrogollo poi de la cagione di quella festa, et s ella era solenne usata ogn anno, o pur impresa nuova del Re, che i suoi veder volesse in pruova
Rispose il Cavallier, la bella festa s ha da far sempre ad ogni quarta luna de l altre che verran la prima é questa anchora non se n è fatta piu alcuna
serà in memoria che salvò la testa il Re in tal giorno da una gran fortuna dopo che quattro mesi in doglie e in pianti sempre era stato et con la morte inanti
Ma per dirti la cosa pienamente, il nostro Re che Norandin s appella molti et molt anni ha havuto il cor ardente per desiderio di Lucina bella
figlia del Re di Cypro, et finalmente l hebbe per moglie, et si partì con quella con cavallieri et donne in compagnia sperando ritornarsene in Soria
Ma poi che fummo tratti a piene vele lungi dal porto nel Carpathio iniquo la tempesta saltò tanto crudele che sbigottì sino al padrone antiquo
tre dì e tre notti andammo errando, ne le minacciose onde, per camino obliquo uscimmo al fin nel lito stanchi e molli tra freschi rivi ombrosi e verdi colli
Piantar li padiglioni et le cortine fra li arbori tirar facemmo lieti s apparecchiaro i fuochi et le cucine le mense d altra parte in su tapeti
in tanto il Re cercando alle vicine valli, era andato a boschi piu secreti se ritrovasse capre, o danni, o cervi et l arco gli portar drieto duo servi
Mentre che in gran piacer stiamo attendendo che da cacciar ritorni il signor nostro vedemo l Orco a noi venir correndo lungo il lito del mar terribil mostro
Dio vi guardi signor ch el viso horrendo del Orco agliocchi mai vi sia dimostro meglio è per fama haver notitia d esso che andargli sì che lo veggiate appresso
Non gli può comparir quanto sia lungo si smisuratamente é tutto grosso in luoco d occhi, di color di fungo sotto la fronte, ha duo coccole d osso
verso noi vien (come vi dico) lungo el lito, e par, ch un monticel sia mosso mostra le zanne fuor come fa il porco ha lungo il naso, il sen bavoso e sporco
Correndo vien, e il muso a guisa porta chel braccio suol quando entra in su la traccia tutti che lo veggiam con faccia smorta in fuga andamo, ove il timor ne caccia
poco, il veder lui cieco, ne conforta quando fiutando sol, par che piu faccia ch altri non fa c habbia odorato et lume et a fuggirne era uopo haver le piume
Corron chi qua chi la, ma poco lece fuggir da lui veloce piu chel Noto di quaranta ch eramo, a pena diece sopra il naviglio si salvaro a nuoto
sotto il braccio un fastel d alcuni fece nel grembo si lasciò nel seno vuoto un suo capace Zaino impiessene ancho che gli pendea, come a pastor, dal fianco
Portonne alla sua tana il Mostro cieco che stava in ripa al mar cava in un scoglio di marmo così bianco era quel speco come esser soglia anchor non scritto foglio
quivi habitava una matrona seco di dolor piena in vista et di cordoglio et havea in compagnia donne et donzelle d ogni età, d ogni sorte, et brutte et belle
Era presso alla grotta in ch egli stava quasi alla cima del giogo superno un altra non minor di quella cava dove del gregge suo facea governo
tanto n havea che non si numerava et n era egli il pastor l estade e l verno gli apriva alli suoi tempi, et tenea chiuso per spasso che n havea, piu che per uso
L humana carne meglio si sapeva et prima il fa veder che all antro arrivi che tre de nostri gioveni che haveva tutti li mangia, anzi trangugia vivi
viene alla stalla, e un gran sasso ne lieva ne caccia il gregge, e ne riserra quivi con quel se n va dove il suol far satollo suonando una zampogna chavea in collo
El signor nostro in tanto ritornato alla marina, il suo danno comprende che truova gran silentio in ogni lato vuoti, fraschati, padiglioni, e tende
ne fa pensar che si gli habbia rubato et pien di gran timor al lito scende onde i nocchieri suoi vede in disparte l ancore trarre e in opra por le sarte
Tosto ch essi lui veggono sul lito el palaschermo mandano a levarlo ma non si presto ha Norandino udito de l Orco che venuto era a rubarlo
che senza piu pensar piglia partito dovunque andato sia di seguitarlo vedersi tor Lucina sì gli duole che o racquistarla o non piu viver, vuole
Dove vede apparir lungo la sabbia la frescha orma, ne va con quella fretta con che lo spinge l amorosa rabbia fin che giunge alla tana ch io vhò detta
ove con tema la maggior che s habbia a patir mai, l Orco da noi s aspetta ad ogni suono di sentirlo parne che affamato ritorni a divorarne
Quivi fortuna il Re da tempo guida che senza l Orco in casa era la moglie come ella il vede, fuggine gli grida misero te, se l Orco te ci coglie
coglia (disse) o non coglia, o salvi, o uccida che miserrimo i sia, non mi si toglie disir mi mena e non error di via chò di morir presso alla moglie mia
Poi seguì dimandandole novella di quei che prese l Orco in su la riva prima de li altri, di Lucina bella se l havea morta, o la tenea captiva
la donna humanamente gli favella e lo conforta che Lucina è viva e che non è alcun dubbio, ch ella mora che mai femina l Orco non divora
Esser di ciò argumento ti posso io et tutte queste donne che son meco a noi non è mai l Orco stato rio pur che partir non si voglian dal speco
a chi cerca fuggir pon grave fio ne pace mai pon ritrovar piu seco o le sotterra vive, o l incatena o fa star nude al sol sempre in l arena
Quando hoggi egli portò qui la tua gente le femine da i maschi non divise ma si come l havea, confusamente dentro a quella spelonca tutti mise
sentirà a naso il sesso differente le donne non temer che siano uccise li huomini siane certo, et impieranne di quattro, il giorno, o sei l avide canne
Di levar lei di qui non hò consiglio che dar ti possa, e contentar te puoi che ne la vita sua non è periglio starà qui al ben e al mal c havremo noi
ma vattene (per dio) vattene figlio che l Orco non te senta e non te ingoi tosto che giunge d ognintorno annasa et sente sin a un topo che sia in casa
Rispose il Re, non si voler partire se non vedea la sua Lucina prima e piu presto voler con lei morire che viver senza lei faceva stima
quando vede ella non poterli dire cosa, chel muova da la voglia prima per aiutarlo fa nuovo disegno e ponvi ogni sua industria, ogni suo ingegno
Morte havea in casa e in ogni tempo appese con lor mariti, assai capre et agnelle onde a se et alle sua facea le spese et dal tetto pendea piu d una pelle
la donna fe, chel Re del grasso prese chavea un gran becco intorno le budelle et che se n unse dal capo alle piante fin che l odor cacció ch egli hebbe inante
Et poi chel tristo puzzo haver gli parve di che il fetido becco ogn hora sape piglia l hirsuta pelle, et fallo intrarve si spatiosa che tutto vi cape
coperto sotto a così strane larve per le corna carpon seco lo rape la dove chiuso era da un sasso grave de la sua donna il bel viso soave
Norandin ubidisce, et alla buca de la spelonca, ad aspettar si mette acciò col gregge dentro si conduca e fin al sera disiando stette
ode la sera il suon de la sambuca con che invita a lasciar l humide herbette e ritornar le pecore all albergo l horribile pastor, channo da tergo
Pensate voi se gli tremava il core quando l Orco sentì che ritornava e il crudel viso pien di tanto horrore vide appressar all uscio de la cava
ma puote la pietà piu ch el timore vedi se ardeva, o fintamente amava vien l Orco al speco, et lieva il sasso et apre Norandin entra fra pecore et capre
Intrato il gregge, l Orco a noi discende ma prima sopra se l uscio si chiude tutti ne va odorando, al fin duo prende che vuol cenar de le lor carni crude
al rimembrare di quelle zanne horrende non posso far ch anchor non tremi e sude partito l Orco, il Re getta la gonna chavea di becco, e abbraccia la sua donna
Dove haverne piacer deve et conforto (vedendol quivi) ella nha affanno e noia lo vede giunto, ove ha da restar morto et non può far perhò, ch essa non muoia
con tutto il mal (diceagli) ch io supporto sentia signor non mediocre gioia che ritrovato non t eri con nui quando da l Orco hoggi pigliata fui
Che sel morir ben m era duro et forte come è a ciascun per natural instinto sol pianto harei, che havesse la mia sorte del mondo in sul fiorir, mio viver spinto
pianger la tua convienmi, et la mia morte o prima o dopo me, che tu sia extinto et poi seguì, mostrando che del danno havria di lui, piu che del proprio, affanno
La speme (disse il Re) mi fa venire chó di salvarte, et tutti questi teco et s io nol posso far, meglio è morire che senza te, mio sol, viver poi cieco
come io ci venni mi potrò partire et voi tutti altri ne verrete meco se non havete, come io non hò havuto schivo, a pigliar odor d animal bruto
La fraude insegnò noi, che contra il naso de l Orco, allui mostrò la moglie d esso et le pelli vestir, per ogni caso ch egli ne palpi ne l uscir del fesso
poi che di questo ognun fu persuaso per quanti eran de l uno et l altro sesso tanti uccidemmo de li hirsuti becchi quelli che piu fetean ch eran piu vecchi
Se ungemo i corpi di quel grasso opimo che ritroviamo alle intestina intorno et de l horride pelli si vestimo in tanto uscì dal aureo albergo il giorno
alla spelonca come apparve il primo raggio del Sol, fece il pastor ritorno et dando spirto alle sonore canne chiamò il suo gregge fuor de le cappanne
Tenea la mano al buco de la tana acciò col gregge non uscisson noi ne prendea al varco, e quando pelo o lana sentia sul dosso, ne lasciava poi
huomini et donne uscimmo per si strana starda, coperti da li hirsuti cuoi et l Orco alcun di noi mai non ritenne fin che con gran timor Lucina venne
Lucina o fusse per ch ella non volle ungersi, come noi, che schivo n hebbe o chavesse l andar piu lento o molle che l imitata bestia non harebbe
o quando l Orco la groppa toccolle gridasse, per la tema che le accrebbe o che se le sciogliessero le chiome sentita fu, ne ben sò dirvi come
Tutte eramo si intenti al caso nostro che non havemmo gliocchi alli altrui fatti io mi rivolsi al grido, et vide il Mostro che i spogli hirsuti havea a Lucina tratti
poi vide che la chiuse in stretto chiostro noi altri dentro a nostre gonne piatti col gregge andiamo, ove il pastor ne mena tra verdi colli in una piaggia amena
Quivi attendemo in fin che steso all ombra d un bosco opaco il nasuto Orco dorma chi lungo il mar, chi verso il monte sgombra sol Norandin non vuol seguir nostra orma
l amor de la sua donna si l ingombra che alla grotta tornar vuol fra la torma ne partirsene mai sino alla morte se non racquista la fedel consorte
Che quando dianzi havea all uscir del chiuso vedutola restar captiva sola fu per gettarsi dal dolor confuso, spontaneamente al vorace Orco in gola
et si mosse et gli corse in sino al muso ne fu lontano andar sotto la mola ma pur lo tenne in mandra la speranza che havea di trarla anchor di quella stanza
La sera quando alla spelonca mena il gregge l Orco, et che fuggito sente noi tutti, et che riman privo di cena chiama Lucina d ogni mal nocente
et la condanna star sempre in catena sopra il suo tetto nel scoglio eminente vedela il Re per sua cagion patire et di duol spasma, et sol non può morire
Matino e sera l infelice amante la può veder come se affliga et agna che misto fra le capre le va inante torni alla stalla, o torni alla campagna
ella con viso mesto e supplicante gli accenna, che per dio qui non rimagna dove egli sta a gran rischio de la vita ne perhò allei puó dare alcuna aita
Così la moglie anchor de lOrco prega il Re che se ne vada, ma non giova che di gir mai senza Lucina niega et sempre in ciò piu fermo si ritruova
in questa servitude, in che lo lega Pietate e Amor, stette con lunga pruova tanto che a capitar venne a quel sasso il figlio d Agrican e l Re Gradasso
Dove con lor audacia tanto fenno che liberaron la bella Lucina ben che vi fu aventura piu che senno et lei al padre, che per la marina
venia cercando liberarla, denno et questo fu ne l hora matutina che Norandin con l altro gregge stava a ruminar ne la montana cava
Ma poi ch el giorno aperta fu la sbarra e seppe il Re, la Donna esser partita che la moglie de l Orco gli lo narra e come apunto era la cosa gita
gratie a Dio rende, et con voto ne inarra ch essendo fuor di tal miseria uscita faccia che giunga, onde per arme possa per prieghi o per thesoro esser riscossa
Pien di letitia va con l altra schiera del simo gregge, et vien a i verdi paschi et quivi aspetta, sin che all ombra nera vinto dal sonno il Mostro in l herba caschi
poi ne vien tutto il giorno et tutta sera sicuro al fin che l Orco non l intaschi sopra un naviglio monta in Satalia et son tre mesi che arrivò in Soria
In Rhodi in Cypro per città e castella e d Africa e d Egytto e di Turchia il Re cercar fe di Lucina bella ne fin l altriher ne puote spia
l altriher n hebbe dal socero novella che seco l havea salva in Nicosia dopo che molti dì vento crudele era stato contrario alle sue vele
Per allegrezza de la buona nuova prepara il nostro Re la ricca festa et vuol che ad ogni quarta luna nuova una se n habbia a far simil a questa
che la memoria refrescar gli giova de quattro mesi, che in hirsuta vesta fu tra il gregge de l Orco, e un giorno quale serà dimane, uscì di tanto male
Questo ch io v hò narrato in parte vidi in parte udì da chi trovosse al tutto dico dal Re, che le Kalende et l Idi vi stette, sin che volse in riso il lutto
e se n udite mai far altri gridi dicete a chi li fa ch è mal instrutto el gentilhuomo in tal modo a Griphone di lor festa narrò l alta cagione
Un gran pezzo di notte si dispensa da cavallieri in tal ragionamento e conchiudon ch amore e pietà immensa mostrò quel Re con grande experimento
trarronsi, poi che si levar da mensa dove hebbon grato e buon alloggiamento nel seguente matin sereno e chiaro al suon de le allegrezze si destaro
Vanno scorrendo timpani et trombette et ragunando impiazza la cittade hor poi che de cavalli et de carrette e gente udiro ribombar le strade
Griphon le lucide arme si rimette che son di quelle che si truovan rade che le havea impenetrabili e incantate la Fata bianca di sua man temprate
Quel d Antiochia piu d ogn altro vile armossi seco, e compagnia gli tenne preparate havea lor l hoste gentile nerbose lance, e salde e grosse antenne
e del suo parentado non humile compagnia tolta, e seco in piazza venne e scudieri a caval, e alcuni a piede a tal servigi attissimi, lor diede,
Giunsero in piazza e trarronsi in disparte ne pel campo curar far di se mostra per veder meglio il bel popul di Marte ch ad uno, a dua, a tre, veniano in giostra
chi con colori accompagnati ad arte letitia o doglia alle sue donne mostra chi nel cimier, chi nel depinto scudo disegna amor, se l hà benigno o crudo
Soriani in quel tempo haveano usanza d armarsi a questa guisa di Ponente forse ve l inducea la vicinanza che de Franceschi havean continuamente
che quivi allhor reggean la sacra stanza dove in carne habitò Dio omnipotente chor li superbi e miseri christiani con biasmo lor, lasciano in man de Gani
Dove abbassar devrebbeno la lancia in augumento de la santa fede tra lor si dan nel petto, e ne la pancia a destruttion del poco che si crede
che fate qui gente di Spagna e Francia? volgete altrove e voi Svizari il piede e voi Thedeschi a far piu degno acquisto che quanto qui cercate è già di Christo
S esser voi christianissimi volete e voi altri catholici nomati perche di Christo li huomini uccidete? perche de beni lor son dispogliati?
perche Hierusalem non rihavete? che tolto è stato a voi da rinegati perche Constantinopoli, e del mondo la miglior parte, occupa il Turco immondo?
Non hai tu Spagna l Africa vicina che t hà via piu di questa Italia offesa e pur per dar travaglio alla meschina lasci la prima tua si bella impresa
o d ogni vitio fetida sentina dormi Italia imbriaca, e non ti pesa chora di questa gente, hora di quella che già serva ti fu, sei fatta ancella
Se l dubbio di morir ne le tue tane Svizer di fame, in Lombardia ti guida e tra noi cerchi, o chi ti dia del pane o per uscir d inopia chi te uccida
alle ricchezze d Asia pon le mane d Europa il Turcho, o almen di Grecia snida o del lungo digiun potrai sfamarti o cader con piu merto in quelle parti
Quel ch a te dico, i dico al tuo vicino Thedesco anchor, la le ricchezze sono che vi portò da Roma Constantino portonne il meglio, e fe del resto dono
Pactolo et Hermo onde si trà l or fino Migdonia e Lydia e quel paese buono per tante laudi in tante historie noto non è, s andar vi vuoi, troppo remoto
Tu gran Leone a cui premon le terga de le chiavi del ciel le gravi some non lasciar che nel sonno si summerga Italia, se la man l hai ne le chiome
tu sei Pastore, e Dio t hà quella verga data a portar, e scelto il fiero nome perche tu ruggia, e che le braccia stenda sì che da lupi il gregge tuo difenda
Ma d un parlare in altro ove sono ito si lungi dal camin ch io facevo hora non lo credo perhò si haver smarrito ch io non lo sappia ritrovare anchora
dicea ch in la Soria si tenea il rito d armar, che li Franceschi haveano allhora si che bella in Damascho era la piazza di gente armata d elmo e di corazza
Le vaghe donne gettano da palchi sopra i giostranti, i fior vermigli e gialli mentre essi fanno a suon de li oricalchi levare a salti et aggirar cavalli
ciascuno o bene o mal ch egli cavalchi vuol far quivi vedersi, e sprona e dalli di ch altri ne riporta pregio e lode move altri a riso, e gridar drieto s ode
De la giostra era il prezzo una armatura che fu donata al Ré pochi dì inante che su la strada ritrovò a ventura ritornando d Armenia un mercadante
el Re di nobilissima testura le sopraveste all arme giunse, e tante perle vi pose intorno, et gemme et oro che stimar si potea molto thesoro
Se connosciute il Re quell arme havesse care havute l haria sopra ogni arnese ne n premio de la giostra l havria messe come che liberal fusse e cortese
lungo seria chi raccontar volesse chi l havea si sprezzate e vilipese ch in la publica strada le lasciasse preda, a chiunque inanzi o indrieto andasse
Di questo hò da contarvi piu di sotto hor dirò di Griphon ch alla sua giunta un paro e piu di lancie trovò rotto menato piu d un taglio e d una punta
de li piu cari a Norandin furo otto che quivi insieme havean liga congiunta gioveni in arme pratichi et industri tutti o signori o di famiglie illustri
Rispondean questi in la sbarrata piazza per quel dì ad uno ad uno, a tuttol mondo prima di lancia e poi di spada o mazza sin che guardarli al Re fusse giocondo
e si foravan spesso la corazza per giuoco in summa qui facean, secondo fan li nemici capitali, excetto che potea il Re partirli a suo diletto
Quel d Antiochia un huom senza ragione che Martano il codardo nominosse come se de la forza di Griphone esso consorte e participe fosse
audace intrò nel martiale agone e poi da canto ad aspettar fermosse sin che finisce una battaglia fiera che tra duo cavallier comminciata era
El signor di Seleucia di quelli uno ch a sostener l impresa haveano tolto combattendo in quel tempo con Ombruno lo ferì d una punta in mezo il volto
si che l uccise, e pietà n hebbe ognuno ognun n hebbe pietà, perch era molto buon cavallier, ne un altro si cortese era in Damasco, o in tutto quel paese
Veduto ció Martano hebbe paura che parimente a se non avenisse e ritornando in la sua vil natura a pensar cominciò come fuggisse
pur Griphon ch era appresso e nhavea cura lo spinse al fin poi ch assai fece e disse contra un gentil guerrier, che s era mosso come si spinge il cane al lupo adosso
Che diece passa gli và drieto o venti e poi si ferma, et abbaiando guarda come degrigni i minacciosi denti e come in gli occhi horribil fuoco gli arda
quivi ove erano e principi presenti e tanta gente nobile e gagliarda fuggì l incontro il timido Martano e torse il freno e il capo a destra mano
Pur la colpa potea dar al cavallo chi di scusarlo havesse tolto il peso ma con la spada poi fe si gran fallo che non l havria Demosthene difeso
di charta amato par, non di metallo si teme d ogni colpo essere offeso ne fugge al fine, e l ordine disturba ridendo intorno allui tutta la turba
El batter de le mani il grido il scorno se gli levò de populari drieto tornò all albergo, e gran spatio del giorno stette aspettando in camera secreto
fin che la compagnia fesse ritorno ma torniamo a Griphon, che poco lieto di costui vide le biasmevol prove e stato volentier serebbe altrove
Arde nel core, e fuor nel viso avampa come sia tutta sua quella vergogna perche l opere sue di simil stampa vedere aspetta il populo et agogna
si che refulga chiara piu che lampa sua virtù, questa volta gli bisogna ch un oncia, un dito sol d error che faccia per la mal impression parrá sei braccia
Già la lancia havea tolta su la coscia Griphon ch errare in arme era poco uso spinse il cavallo a tutta briglia, e poscia ch alquanto andato fu, la messe suso
e portò nel ferire estrema angoscia al baron di Sidonia ch andò giuso ognun maravigliando in piè si lieva chel contrario di ciò tutto attendeva
Tornò Griphon con la medesma antenna ch intiera e ferma ricovrata havea et in tre pezzi la ruppe alla penna del scudo del signor di Lodicea
quel per cader tre volte e quattro accenna che tutto steso in la groppa giacea pur rilevato al fin la spada strinse volta il cavallo, e ver Griphon si spinse
Griphon chel vede in sella, e che non basta si fiero incontro perche a terra vada dice fra se, quel che non puote l hasta in cinque colpi o sei, fará la spada
e su la tempia subito l attasta d un dritto tal che par che dal ciel cada e un altro gli accompagna e un altro appresso tanto che l hà stordito, e in terra messo
Quivi erano d Apamia duo germani soliti in giostra rimaner di sopra Tirse e Corimbo, et ambo per le mani del figlio d Olivier cader sosopra
lasciò il primo li arcion nel scontro vani con l altro messa fu la spada in opra già per commun giudicio si tien certo che di costui fia de la giostra il merto
Entrato era in la lizza Salinterno gran Diodarro e Maliscalco regio costui di tutto il stato havea il governo e di sua man fu cavallier egregio
e disdegnoso ch un guerrier externo debbia portarne de la giostra il pregio piglia una lancia, e verso Griphon grida e minacciando alla battaglia il sfida
Ma quel con un lancion gli fa risposta chavea per lo miglior fra diece eletto e per non fare error nel scudo apposta e quel via passa e la corazza e il petto
passa il ferro crudel tra costa e costa e fuor pel tergo un palmo esce di netto el colpo (excetto l Re) fu a tutti caro ch ognuno odiava Salinterno avaro
Griphone appresso a questi in terra getta dui di Damasco, Ermophilo, e Carmondo la militia del Re dal primo è retta del mar grande Almiraglio era il secondo
l uno al scontro lasciò la sella in fretta adosso a l altro riversciossi il pondo del rio destrier che sostener non puote l alto valor con che Griphon percuote
El signor di Seleucia anchor restava miglior guerrier di tutti li altri sette e ben la sua possanza accompagnava con destrier buono, e con arme perfette
dove de l elmo la vista si chiava sua lancia al scontro l uno e l altro mette pur Griphon maggior scontro al Pagan diede che lo fe staffeggiar dal manco piede
Gettaro i tronchi e si tornaro adosso pieni di molt ardir coi brandi nudi fu l Pagan prima da Griphon percosso d un colpo che spezzato haria l incudi
con quel fender si vide e ferro et osso d un ch eletto s havea tra mille scudi e se non era doppio e fin l arnese feria la coscia, ove cadendo scese
Ferì quel di Seleucia alla visera Griphone a un tempo, e fu quel colpo tanto che l haria aperta e rotta, se non era fatta come l altre arme, per incanto
gli è un perder tempo chel Pagan piu fera che non ha via dove entri in ignun canto e in piu parti Griphon già fessa e rotta hà l armatura a lui, ne perde botta
Già si potea veder quanto di sotto il signor di Seleucia era a Griphone et se a partir non li venian di botto quel che stà peggio la vita vi pone
siche l Re alla sua guardia fece motto ch intrasse a distaccar l aspra tenzone quindi fu l uno, et quindi l altro tratto et fu lodato il Re di si buon atto
Li otto che dianzi havean col mondo impresa e non potuto durar poi contra uno havendo mal la parte lor difesa usciti eran del campo ad uno ad uno
l altri ch eran venuti allor contesa quivi restar senza contrasto alcuno havendo lor Griphon solo interrotto quel che tutti essi havean a far contra otto
Et durò quella festa così poco ch in men d un hora il tutto fatto s era ma Norandin per far lungo il giuoco et per continuarlo insino a sera
dal palco scende al spatioso luoco et fa partir in dua la grossa schiera indi secondo il sangue, et la lor prova li huomini accoppia, et fa una giostra nuova
Griphon in tanto havea fatto ritorno alla sua stanza, pien d ira et di rabbia che del compagno piu gli preme il scorno che non giova l honor ch esso vinto habbia
quivi per tor l obbrobrio chavea intorno Martano adopra le mendaci labbia et l astuta et bugiarda meretrice come meglio sapea gli era adiutrice
O sí o non ch el Gioven lor credesse mostrò pur starsi a quella scusa cheto et pel suo meglio allhora allhora elesse quindi levarsi, tacito et secreto
temendo che Martano si facesse se comparia, gridarsi il popul drieto così per una via nascosa et corta usciro al camin lor fuor de la porta
Griphon, o ch egli o il caval stanco fosse o gli gravasse il sonno pur le ciglia al primo albergo che trovar, fermosse che non erano andati oltra duo miglia
trassesi l elmo, et tutto disarmosse et trar fece a cavalli et sella et briglia et poi serrossi in camera soletto et nudo per dormir si pose in letto
Non hebbe così presto il capo basso che chiuse li occhi, et fu dal sonno oppresso così profundamente, che mai Tasso ne Ghiro mai s addormentò quanto esso
Martano in tanto et Horrigille a spasso entrati in un giardin, ch era li presso un tradimento ordir, che fu il piu strano che mai cadesse in sentimento humano
Martano disegnò torre il destriero et panni, et arme, che Griphon s hà tratte venire inanzi al Re pel cavalliero che tante prove havea giostrando fatte
l effetto ne seguì fatto il pensiero tolle il caval piu candido che latte scudo, cimiero, et arme, et sopraveste et tutte di Griphon l insegne veste
Et con la Donna et suoi scudieri, dove era il populo anchora, in piazza venne et giunse a tempo che finian le prove di girar spade et arrestar antenne
commanda il Re chel cavallier si truove che per cimier havea le bianche penne bianche le vesti, et bianco il corridore chel nome non sapea del vincitore
Colui che in dosso il non suo cuoio haveva come l Asino già quel del Leone chiamato se ne andò come attendeva a Norandino, in luoco di Griphone
quel Re cortese incontro se gli leva l abbraccia et bacia, e allato se lo pone ne gli basta honorarlo et dargli loda che vuol chel suo valor per tutto s oda
Et fa gridarlo a suon de li oricalchi vincitor de la giostra di quel giorno l alta voce ne va per tutti i palchi che l nome indegno udir fa d ognintorno
seco il Re vuol che apar apar cavalchi quando al palazzo suo poi fa ritorno et di sua gratia tanto gli comparte che bastaria che fusse Hercole o Marte
Bello et ornato alloggiamento dielli in corte, et honorar fece con lui Horrigille ancho, e nobili donzelli mandò con essa et cavallieri sui
ma tempo è homai che di Griphon favelli il qual ne dal compagno ne d altrui temendo inganni, addormentato s era ne mai se risveglió fino alla sera
Tosto che è desto et che de l hora tarda s accorge, esce di camera con fretta dove il falso cognato et la bugiarda Horrigille, lasciò con l altra setta
et come non gli truova et che riguarda non v esser l arme et suoi panni, suspetta ma il veder poi piu suspettoso il fece quelli del suo compagno in quella vece
Sopravien l hoste, et di colui l informa che già gran pezzo di bianche arme adorno con la donna et col resto de la torma havea ne la città fatto ritorno
truova Griphon a poco a poco l orma che ascosa gli havea amor sin a quel giorno et con suo gran dolor vede esser quello adulter di Horrigille, et non fratello
Di sua sciocchezza indarno hora si duole c havendo il ver da peregrini udito lasciato mutar s habbia alle parole di chi l havea piu volte già tradito
vendicar si potea, ne seppe, hor vuole l inimico punir che gli è fuggito et è constretto con troppo gran fallo a tor di quel vil huom l arme é l cavallo
Eragli meglio andar senza arme e nudo che porsi indosso la corazza indegna o che imbracciar l abominato scudo o por su l elmo la beffata insegna
ma per seguir la meretrice e l drudo ragion in lui par al disio non regna a tempo venne alla città, che anchora il giorno havea quasi di vivo un hora
Presso alla porta ove Griphon venia siede a sinistra un splendido castello che piu che forte, et a guerre atto sia di ricche stanze, è accommodato et bello
con gran signori et primi di Soria ed alte donne in un gentil drappello quivi si celebrava in loggia amena la real sontuosa et lieta cena
La bella loggia sopra il muro usciva con l alta rocca fuor de la cittade et per gran tratto di lontan scopriva li larghi campi, et le diverse strade
hor che Griphon verso la porta arriva con quell arme di obbrobrio et di viltade fu con non troppa aventurosa sorte dal Re veduto, et da tutta la corte
Et reputato quel di chi havea insegna mosse le donne e i cavallieri a riso el vil Martano, come quel che regna in gran favor, dopo il Re, è il primo assiso
et presso allui la Donna di se degna da quali Norandin con lieto viso volse saper, chi fusse quel codardo che havea sì del suo honor poco riguardo
Chavendo fatto il dì la trista pruova con tanta fronte, hor torna loro inante dicea, questa mi par cosa assai nuova ch essendo voi guerrier degno e prestante
costui compagno habbiate, che non truova di viltà pare in terra di Levante forse il facete, per mostrar maggiore per tal contrario il vostro alto valore
Ma ben vi giuro per li eterni dei che se non fusse ch io riguardo a vui la publica ignominia gli farei ch io soglio far a glialtri uguali a lui
perpetua ricordanza, gli darei come ognhor di viltá nimico fui ma sappia grado, se si parte indenne che hoggi in vostra compagnia qui venne
Colui che fu di vitii un pieno vaso rispose, alto signor dir non sapria chi sia costui, che ritrovallo a caso venendo d Antiochia in su la via
il suo sembiante m havea persuaso che fusse degno di mia compagnia che di lui pruova non hò inteso o vista se non quella che fece hoggi assai trista
Laqual mi spiacque sì, che mancò poco che per punir l estrema sua viltade non gli facessi allhora allhora un giuoco che non toccasse mai lance ne spade
ma hebbi piu che allui rispetto al luoco et reverentia a vostra maestade ne per me voglio che gli sia guadagno d essermi stato un giorno o dui compagno
Di che contaminato ancho esser parme et sopra il cor mi serà eterno peso se con vergogna del mestier de l arme costui de nostre man si parte illeso
et meglio che lasciarlo, satisfarne potrete, se quel fia da un merlo impeso et fia lodevol opra et signorile per chel sia exempio et specchio d ogni vile
Al detto suo Martano Horrigille have senza accennar confermatrice presta non son (rispose il Re) l opre si prave ch al mio parer v habbia d andar la testa
voglio per pena del peccato grave che sol rinuovi al populo la festa e presto a un suo baron che fe venire impose quanto havesse ad exequire
Molti armati il baron drieto si tolse et alla porta de la terra scese e quivi con silentio li raccolse et la venuta di Griphone attese
e nel entrar sì d improviso il colse che fra i duo ponti a salvamento il prese et lo ritenne con beffe et con scorno in una oscura stanza in sin al giorno
Il Sol a pena havea il dorato crine tolto di grembio alla nutrice antica et cominciava da le piaggie alpine a cacciar l ombre, e far la cima aprica
quando temendo il vil Martan, ch al fine Griphone ardito la sua causa dica et ritorni la colpa onde era uscita tolse licentia, et fece indi partita
Trovando idonia scusa al priego regio perche non stia ad spettacolo ordinato altri doni gli havea fatto, col pregio de la non sua vittoria, il signor grato
et sopra tutto un amplo privilegio dove era d alti honori al summo ornato lasciando andar, ch io vi prometto certo che la mercede havrà secondo il merto
Fu Griphon tratto a gran vergogna in piazza quando piu si trovò piena di gente gli havean levato l elmo et la corazza lasciatolo in farsetto, assai vilmente
et come il conducessero alla mazza posto l havean sopra un carro eminente che lento lento tiravan duo vacche da lunga fame attenuate e fiacche
Venian d intorno all ignobil quadriga vecchie sfacciate et dishoneste putte di che n era una, et hor un altra auriga et con gran biasmo lo mordeano tutte
poneanlo li fanciulli in maggior briga che, oltra le parole infami et brutte l harian con sassi insino a morte offeso se da i piu saggi non era difeso
L arme che del suo mal erano state cagion, che di lui fer non vero indicio da la coda del carro strasinate patian nel fango debito supplicio
le ruote inanzi a un tribunal fermate gli fero udir de l altrui maleficio la sua ignominia, ch en su gliocchi detta gli fu, gridando un publico trombetta
Quindi il levaro, et lo mostrar per tutto dinanzi a templi, et officine et case dove alcun nome scelerato et brutto che non gli fusse detto, non rimase
fuor de la terra all ultimo condutto fu da la turba, che si persuase bandirlo, et cacciar indi, a suon di busse non connoscendo ben ch egli si fusse
Si presto a pena gli sferraro i piedi et liberaro l una et l altra mano che torre l scudo, et impugnar gli vedi la spada che rigò gran pezzo il piano
non hebbe contra se lance ne spiedi che senza arme venia il populo insano ma differisco in l altro canto il resto che tempo è homai signor di finir questo
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