gRavi pene in amor si provan molte di che patito io n hó la maggior parte e quelle in danno mio si ben raccolte ch io ne posso parlar come per arte
perhò s io dico e s hò detto altre volte e quando in voce, e quando in vive charte ch un mal sia leve, un altro acerbo e fiero date credenza al mio giudicio vero
Io dico e dissi, e dirò fin ch io viva che chi si truova in degno laccio preso se ben di se vede sua donna schiva se n tutto aversa al suo desir acceso
se ben Amor d ogni mercede il priva poscia chel tempo e la fatica hà speso pur ch altamente habbia locato il core pianger non dè se ben languisce e more
Pianger dè quel, che già sia fatto servo di dua vaghi occhi, e d una bella treccia sotto cui si nasconda un cor protervo che poco puro habbia con molta feccia
vorria il miser fuggir, e come Cervo ferito, ovunque và porta lafreccia hà da se stesso del suo amor vergogna ne l osa dir e in van sanarsi agogna
In questo caso è il giovene Griphone che non se puó emendar, e l suo error vede vede quanto vilmente il suo cor pone in Horrigille iniqua e senza fede
pur dal mal uso é vinta la ragione e pur l arbitrio allo appetito cede perfida sia quantunque ingrata e ria è sforzato a cercar dov ella sia
Dico, la bella historia ripigliando, che uscì de la città secretamente ne parlarne se ardì col fratel, quando ripreso in van da lui ne fu sovente
verso Rama a sinistra declinando prese la via piu piana e piu corrente fu in sei giorni a Damasco di Soria quindi verso Antiochia se ne gia
Scontrò presso a Damasco il Cavalliero a chi Horrigille havea donato il core e convenian di rei costumi in vero come ben si convien l herba col fiore
che l uno e l altro era di cor liggiero perfido l uno, e l altro e traditore e copria l uno e l altro il suo difetto con danno altrui, sotto cortese aspetto
Come io vi dico il cavallier venia s un gran destrier con molta pompa armato la perfida Horrigille in compagnia in un vestir azur d oro fregiato
e duo valetti, donde si servia a portar l elmo e il scudo, haveva allato come quel che volea con bella mostra comparir in Damasco ad una giostra
Una splendida festa che bandire fece il Re di Damasco in quelli giorni era cagion di far quivi venire li cavallier quanto potean piu adorni
tosto che la puttana comparire vede Griphon, ne teme oltraggi e scorni s à che l amante suo non è si forte che da Griphon l habbia a campar da morte
Ma si come audacissima e scaltrita anchor che tutta di paura trema s acconcia il viso, e si la voce aita che non appare in lei segno di tema
col Drudo havendo già l astutia ordita corre, e fingendo una leticia estrema, verso Griphon l aperte braccia tende lo stringe al collo, e gran pezzo ne pende
Dopo accordando affettuosi gesti alla suavitá de le parole dicea piangendo, signor mio, son questi debiti premi a chi t adora e cole
che sola senza te già un anno resti e va per l altro, e anchor non te ne duole e sio stavo aspettar il tuo ritorno non sò se mai veduto harei quel giorno
Quando aspettavo che di Nicosia dove tu te n andasti alla gran corte tornassi a me, che con la febre ria lasciata havevi in dubbio de la morte
intesi che passato eri in Soria il che a patir mi fu si duro e forte che non sapendo come io ti seguissi quasi il cor di man propria mi traffissi
Ma Fortuna di me con doppio dono mostra d haver (quel che non hai tu) cura mandommi il fratel mio col quale io sono sin qui venuta del mio honor sicura
et hor mi manda questo incontro buono di te, ch io stimo sopra ogni aventura e bene a tempo il fá, che piu tardando morta sarei, te signor mio bramando
E seguitò la Donna fraudolente di cui l opere fur piu che di volpe la querimonia sua si astutamente che riversò in Griphon tutte le colpe
gli fa stimar colui (non che parente) ma che da un patre, seco habbia ossa et polpe e con tal modo sa tesser l inganni che men verace par Luca et Giovanni
Non pur di sua perfidia non riprende Griphon la donna iniqua piu che bella non pur vendetta di colui non prende che fatto s era adultero di quella
ma gli par far assai se si difende che tutto il biasmo in lui non riversi ella e come fusse suo cognato vero non cessa accarezzar quel cavalliero
E con lui se ne vien verso le porte di Damasco, e da lui sente tra via che la dentro devea splendida corte tener il ricco Re de la Soria
e ch ognun quivi, di qualunque sorte o sia christiano, o d altra legge sia dentro e di fuor hà la città sicura per tutto il tempo che la festa dura
Non son perhò sì di seguir intento l historia de la perfida Horrigille ch a giorni suoi non pur un tradimento fatto alli amanti havea, ma mille e mille
ch io non ritorni a riveder ducento mila persone, e piu de le scintille del stuzzicato fuoco, ove alle mura di Parigi facean danno e paura
Io vi lasciai come assaltato havea Agramante una porta de la terra che trovar senza guardia si credea ne piu riparo altrove il passo serra
perche in persona Carlo la tenea et havea seco i mastri de la guerra duo Guidi duo Angelini uno Angeliero Avino, Avolio, Othone, et Belingiero
Nanzi il Re Carlo, e nanzi il Re Agramante l un stuolo e l altro si vuol far vedere ove gran l oda, ove mercè abondante ponno acquistar, facendo il suo devere
ma Mori non perhò fer prove tante che par ristor al danno, habbino havere perche ve ne restar morti parecchi che alli altri fur di folle audacia specchi
Grandine sembran le spesse saette che son dal muro in li nemici sparte e forse insino al ciel paura mette l alto gridar de l una e l altra parte
ma Carlo un poco, et Agramante aspette ch io vuò cantar de l africano Marte Rodomonte terribile et horrendo che per mezo Parigi iva correndo
Non sò signor se piu vi ricordiate di questo Saracin tanto sicuro che sue genti in la fossa havea lasciate tra l secondo ripar, e il primo muro
da la rapace fiamma devorate che non fu mai spettaculo piu oscuro dissi ch entrò d un salto ne la terra sopra la fossa che la cinge e serra
Quando fu noto il Saracino atroce al strano armar de la scagliosa pelle la dove vecchi, e il popul men feroce tendean l orecchie a tutte le novelle
levossi un pianto un strido una alta voce con un batter di man ch andò alle stelle e chi puote fuggir non vi rimase per serrarsi ne tempii e ne le case
Ma questo a pochi il brando rio conciede ch intorno arruota il Saracin robusto qui fa restar con meza gamba un piede la fa un capo sbalzar lungi dal busto
l un tagliare a traverso se gli vede dal capo all anche un altro fender giusto e de tanti che uccide fere e caccia non se gli vede alcun segnare in faccia
Quel che la Tigre de l armento imbelle ne campi Hircani, o la vicino al Gange ol lupo de le capre e de l agnelle nel monte che Typheo sotto si frange
quivi il crudel Pagan facea di quelle non dirò squadre, non dirò phalange n exercito, ma vulgo voglio dire degno, primo che nasca, di morire
Non ne truova un che veder possa in fronte fra tanti che ne taglia fora e svena per quella strada che vien dritto al ponte di san Michel, si populata e piena
corre il fiero e terribil Rodomonte e la sanguigna spada a cerco mena non riguarda ne al servo ne la signore ne al giusto hà piu pietà, che al peccatore
Religion non giova al sacerdote ne l innocentia al pargoletto giova per sereni occhi, o per vermiglie guote mercè non donna ne donzella truova
la vecchiezza si caccia e si percuote ne quivi il Saracin fa maggior prova di gran valor, che di gran crudeltade che non discerne sesso ordine etade
Non pur nel sangue human l ira si stende del empio Re, capo e signor de li empi ma contra i tetti anchor, si che n incende le belle case e li sacrati tempi
le case eran per quel che se n intende quasi tutte di legno in quelli tempi e ben creder si può, ch in Parigi hora de le diece le sei son così anchora
Non par, quantunque il fuoco ogni cosa arda, che si grande odio ancho satiar si possa dove saggrappi con le mani, guarda si che ruini un tetto ad ogni scossa
signor havete a credere che bombarda mai non vedeste a Padoa così grossa che tanto muro possa far cadere quanto fa in una scossa il Re d Algiere
Mentre quivi con sangue il maledetto fuoco e ruina facea tanta guerra se di fuor Agramante havesse astretto perduta era quel dì tutta la terra
ma non v hebbe agio, che gli fu interdetto dal Paladin che venia d Inghilterra con l Inglese alle spalle e popul Scotto dal Silentio e da l Angelo condotto
Dio volse che all intrar che Rodomonte fe ne la terra, e tanta fiamma accese, che presso a muri il fior di Chiaramonte Rinaldo giunse, e seco il campo Inglese
tre leghe sopra havea gettato il ponte e torte vie da man sinistra prese che dissegnando i Barbari assalire il fiume non l havesse ad impedire
Mandato havea sei mila fanti arcieri sotto l altiera insegna di Odoardo e presso allor mille cavai liggieri drieto la guida d Ariman gagliardo
e mandati li havea per i sentieri che vanno e vengon dritti al mar Picardo ch a porta san Martino, o san Dionygi intrassero a soccorso di Parigi
Li carriaggi e li altri impedimenti con lor fece drizzar per questa strada egli con tutto il resto de le genti piu sopra andò girando la contrada
seco havean navi e ponti et argumenti di passar Senna, che non ben si guada passato ognuno, e rotti i ponti a drieto ordinò il campo e lo fe mover cheto
Ma prima li baroni e i capitani Rinaldo intorno havendosi ridutti sopra una mota ch alta era da i piani si che poteano udirlo e veder tutti
disse, signor ben a levar le mani havete a Dio, che qui v habbia condutti acciò dopo un brevissimo sudore sopra ogni nation vi doni honore
Per voi faran dui principi salvati Se levate l assedio a quelle porte el vostro Re, che voi sete ubligati da servitù a difendere e da morte
et uno Imperator de piu lodati che mai tenuto al mondo habbiano corte e con lor altri Re, Duci, e Marchesi signor e cavallier di piu paesi
Si che salvandó una città, non soli Parigini ubligati vi saranno che molto piu che di lor proprii duoli timidi afflitti e sbigottiti stanno
di lor moglie e lor teneri figliuoli ch a medesmo pericolo seco hanno e de le sante vergini richiuse che de li voti lor non sien deluse
Dico, salvando voi questa cittade vi ubligate non soli i Parigini ma d ognintorno tutte le contrade non parlo sol de populi vicini
ma non è terra per christianitade che non habbia qua dentro cittadini si che vincendo, havete da tenere che piu che Francia v habbia obligo havere
Se donavan li antiqui una corona a chi salvasse a un cittadin la vita hor che degna mercede a voi si dona? salvando multitudine infinita
ma se da invidia, o da viltà, si buona opra, o d altra cagion, serà impedita credetemi, che prese quelle mura ne Italia ne Lamagna fia sicura
Ne quella parte tutta, ove s adora quel che volse per noi pender sul legno ne sete voi senza periglio anchora ben che pel mare sia forte il vostro regno
che s altre volte i Mori uscendo fuora di Zibeltaro, e del Herculeo segno riportar prede da l isole vostre che faranno hor, s havran le terre nostre?
Ma quando anchor nessuno honor, nessuno util, v inanimasse a questa impresa commun debito è ben, soccorrer l uno l altro, che militian sotto una Chiesa
darvi i nemici rotti, senza alcuno dubbio prometto, e senza gran contesa che gente mal experta tutta parmi senza possanza, senza cor, senza armi
Puotè con queste e con miglior ragioni con parlar expedito e chiara voce excitar quei magnanimi baroni Rinaldo, e illor exercito feroce
e fu, com è in proverbio, aggiunger sproni al buon corsier che già ne va veloce finito el ragionar nanti alle schiere fe mover passo passo le bandiere
Senza strepito alcun senza rumore fa il tripartito exercito venire lungo l fiume, a Zerbin dona l honore d esser il primo i Barbari assalire
e fa quelli d Irlanda con maggiore volger di via, piu tra campagna gire e il duca di Lencastro in mezo serra con cavallieri, e fanti d Inghilterra
Drizzati che li ha tutti allor camino cavalca il Paladin lungo la riva e passa inanzi al buon duca Zerbino e a tutto il campo che con lui veniva
tanto che al Re d Orano, e al Re Sobrino e lor altri compagni sopra arriva che mezo miglio appresso quei di Spagna guardavan da quel canto la campagna
L exercito Christian che con si fida e si sicura scorta era venuto c hebbe il Silentio, e l Angelo per guida non puote hormai patir piu di star muto
sentiti li nemici alzò le grida e diè in le trombe, e sparse il suono arguto e con l alto rumor ch arrivò al cielo mandò ne l ossa a Saracini il gelo
Rinaldo inanzi aglialtri il caval punge e tien la lancia per cacciarla in resta e lascia i Scotti un tratto d arco lunge ch ogni indugio a ferir si lo molesta
come groppo di vento talhor giunge che traggia drieto un horrida tempesta tal fuor di squadra, il cavallier gagliardo ne vien spronando il corridor Baiardo
Al comparir del paladin di Francia Mori presenton lor future angosce a tutti in man vedi tremar la lancia li piedi in staffa, e ne l arcion le cosce
Re Puliano sol non muta guancia che questo esser Rinaldo non connosce ne pensando trovar si duro intoppo gli move il destrier contra di galoppo
E su la lancia nel partir si stringe et tutto si raccoglie in la persona e poi con ambo e sproni il caval spinge e le redine inanzi gli abbandona
da l altra parte il suo valor non finge et mostra in fatto quel che in nome suona quanto habbia nel giostrar e gratia et arte il figliuolo d Amone, anzi di Marte
Furo al segnar de li aspri colpi pari che si posero i ferri ambi alla testa ma furo in arme, et in virtù dispari che l un via passa, et l altro morto resta
bisognan di valor segni piu chiari che por con liggiadria la lancia in resta ma fortuna ancho piu bisogna assai che senza, val virtù raro o non mai
La buona lancia il paladin ricovera et verso il Re d Oran ratto si spicca a cui Natura la persona povera fece di cor, ma d ossa et polpe ricca
tra brutti colpi questo non si annovera se ben in fondo al gran scudo l appicca et ognun chil sapesse l havria excuso perche non si potea giunger piu suso
Non vieta il scudo al colpo, che non entre ben che fuor sia d acciar, dentro di palma e che da quel gran corpo uscir pel ventre non faccia l inuguale e piccola alma
el caval che portar si credea mentre durasse il lungo dì, si grave salma referì in mente sua gratia a Rinaldo cha quel incontro gli schivò un gran caldo
Rotta l hasta Rinaldo il destrier volta tanto liggier, che fa sembiar chabbia ale e dove la piu stretta e maggior folta vide stiparsi, impetuoso assale
mena fusberta sanguinosa in volta che fa l arme parer di vetro frale tempra di ferro il suon tagliar non schiva che non vada a trovar la carne viva
Ritrovar poche tempre e pochi ferri può la tagliente spada, ove s incappi ma targhe, altre di coio, altre di cerri giuppe trappunte, e attorcigliati drappi
giusto è ben dunque, che Rinaldo atterri qualunque arriva, e fori, e squarci, e affrappi che non piu si difende da sua spada cherba da falce, o da tempesta biada
La prima schiera era già messa in rotta quando Zerbin, con l antiguardo arriva el gentil cavallier nanzi alla frotta con la lancia arrestata ne veniva
la gente sotto il suo pennon condotta con non minor fierezza lo seguiva tanti lupi parean tanti leoni che andassero assalir capre o montoni
Spinse a un tempo ciascuno il suo cavallo poi che fur presso, et tolsero repente quel breve spatio, quel poco intervallo che si vedea fra l una e l altra gente
non fu sentito mai piu strano ballo che feriano i Sconcesi solamente solamente i pagani eran destrutti come sol per morir fusser condutti
Parve piu freddo ogni pagan che giaccio parve ogni Scotto piu che fiamma caldo Mori credean ch ogni Christian il braccio devesse haver, chebbe in lor mal, Rinaldo
mosse Sobrino i suoi schierati avaccio senza aspettar che l invitasse araldo de l altra squadra quesat era migliore di capitano d arme, et di valore
D Africa v era la men, trista gente ben che ne questa anchor gran prezzo vaglia Dardinel la sua mosse incontinente non meglio armata, o meglio usa in battaglia
ben chegli in capo havea l elmo lucente et fusse tutto armato a piastra e maglia io credo che la quarta miglior fia con chi Isoliero appresso lo seguia
Trason in tanto il buon duca di Marra che ritrovarsi in l alta impresa gode a cavallieri suoi schiude la sbarra et quelli invita seco alle gran lode
perche Isoliero con quelli di Navarra intrar ne la battaglia vede et ode poi mosse Ariodante la sua schiera che nuovo duca d Albania fatto era
L alto rumor de le sonore trombe timpani, corni, et barbari stromenti giunti al continuo suon d archi e di frombe di diserrate machine, e tormenti
et quel, di che piu par chel ciel ribombe gridi et tumulti gemiti, et lamenti rendeno un alto suon, che a quel s accorda con che i vicini il Nil cadendo assorda
Grande ombra d ognintorno il ciel involve nata dal saettar de li duo campi il fumo del sudor alito et polve par che ne l aria oscura nebbia stampi
l un campo et l altro hor qua hor la si volve vedresti hor come un segua, hor come scampi et ivi alcuno o non troppo diviso rimaner morto, ove ha il nemico ucciso
Dove una squadra per stanchezza è mossa un altra presto fassi andare inanti di qua e di la, la gente d arme ingrossa la cavallieri, et qua si metton fanti
la terra che sostien l assalto è rossa mutato ha il verde ne sanguigni manti et dove erano i fiori azurri et gialli giaceno uccisi li huomini e i cavalli
Zerbin facea le piu mirabil prove che mai facesse di sua età garzone lo exercito pagan che intorno piove taglia et uccide, e mena a destruttione
Ariodante alle sue genti nuove mostra di sua virtù gran paragone e dà di se timore e maraviglia a quelli di Navarra, e di Castiglia
Chelindo e Mosco i duo figliuol bastardi del morto Calabrun Re d Aragona et un che reputato fra gagliardi era Calamidor da Barcelona
lasciar da lungi adrieto illor stendardi et credendo acquistar gloria et corona per uccider Zerbin, gli furo adosso et ne fianchi il caval gli hanno percosso
Passato da tre lance il destrier morto cade, ma il buon Zerbin subito è in piedi che a quei che al suo caval han fatto torto per vendicarlo va dove li vede
et prima a Mosco al giovene mal scorto che gli sta sopra, et di pigliar s el crede menò di punta, et lo passò nel fianco et fuor di sella il cacciò freddo e bianco
Poi che Chelindo vide il viver curto del fratel suo, di pietosa ira pieno venne a Zerbino, e pensò dargli d urto ma gli prese egli il corridor pel freno
trasselo in terra, onde non è mai surto e non mangiò mai piu biada ne fieno che Zerbin si gran forza a un colpo mise che lui col suo signor d un taglio uccise
Come Calamador quel colpo mira volta la briglia per levarsi in fretta ma Zerbin dietro un gran fendente tira dicendo traditor aspetta aspetta
non va la botta, ove andò la mira non che perhò lontana vi si metta lui non puote arrivar, ma il caval prese sopra la groppa destra, e n terra il stese
Colui lascia il cavallo, et via carpone va per campar, ma poco gli successe che venne caso chel duca Trasone gli passò sopra, e col peso oppresse
Ariodante et Lurcanio si pone dove Zerbino è fra le genti spesse et seco hanno altri cavallieri e conti che fanno ogn opra che Zerbin rimonti
Menava Ariodante il brando in giro et ben lo seppe Attalico et Margano ma piu sentillo Etarco et Casimiro che tutti a un tempo fur seco alle mano
li primi dui feriti se ne giro rimaser li altri dui morti sul piano Lurcanio fa veder quanto sia forte che fere urta riversa, et mette a morte
Non crediate signor che fra campagna pugna minor che presso al fiume sia e che drieto l exercito rimagna che di Licastro il buon duca seguia
le bandiere assalì questo di spagna e molto ben di par la cosa gia che fanti cavallieri, e capitani di qua e di la sapean menar le mani
Dinanzi vien Oldrado e Fieramonte un duca di Glocestra un di Eborace con lor Ricardo di Varuecia conte e di Chiaranza il duca Henrigo audace
han Matalista e Follicone a fronte e Baricondo et ogni lor seguace tiene il primo Almeria, tien il secondo Granata, tien Maiorca Baricondo
La fiera pugna un pezzo andò di pare che vi si discernea poco vantaggio vedeasi hor l uno hor l altro ire e tornare come le biade al ventolin di maggio
o come sopra il lito un mobil mare hor vien hor va ne mai tien un viaggio poi che fortuna hebbe scherzato un pezzo dannosa a Mori ritornó da sezzo
Tutto in un tempo il duca di Glocestra a Matalista fa vuotar l arcione ferito a un tempo ne la spalla destra Fieramonte riversa Follicone
e l un pagan e l altro si sequestra e tra l Inglesi se ne va prigione e Baricondo a un tempo riman senza vita, al scontrar del duca di Chiarenza
Indi li Mori tanto a spaventarsi indi i Fedeli a pigliar tanto ardire che quei non facean altro che ritrarsi e partirse da l ordine e fuggire
e questi andar inanzi, et avanzarsi sempre terreno, e spinger e seguire e se non vi giungea, che lor diè aiuto lor campo da quel lato era perduto
Ma Ferraù che sin qui mai non s era dal Re Marsilio suo, troppo disgiunto quando vide fuggir quella bandiera et l exercito suo mezo consunto
spronò el cavallo, e dove ardea piu fiera la battaglia lo spinse, e arrivò a punto che vide dal destrier cader in terra col capo fesso Olimpio da la serra
Un giovinetto che col dolce canto concorde al suon de la cornuta cetra di intenerir un cor si dava vanto anchor che fusse piu duro che pietra
felice lui se contentar di tanto honor sapeassi, et scudo arco e pharetra haver in odio, et scimitarra e lancia che lo trarro a morir giovene in Francia
Quando lo vide Ferraù cadere chel solea amar, e haver in prezzo e stima si sente di lui sol via piu dolere che di mille altri che periro prima
et sopra chi l uccise in modo fere che gli divide l elmo da la cima per la fronte, per li occhi, et per la faccia per mezo il petto, et morto a terra il caccia
Ne qui s indugia, e il brando intorno ruota ch ogni elmo rompe, ogni lorica smaglia a chi segna la fronte, a chi la guota ad altri il capo, ad altri il braccio taglia
hor questo hor quel di sangue e d alma vuota per lo petto et pel fianco, et la battaglia ferma dal canto, ove l ignobil frotta senza ordine fuggia spezzata e rotta
Cacciossi in la battaglia il Re Agramante d uccider gente et far gran prove vago et seco ha Baliverzo et Farurante Prusion, Soridano, et Bambirago
poi son le genti senza nome tante che del suo sangue hoggi faranno un lago che meglio a conto harei ciascuna foglia quando l autonno li arbori ne spoglia
In tanto il Re Agramante una gran banda di fanti e cavallier dal muro tolta col Re di Setta e Re di Feza manda che drieto ai padiglion piglin la volta
e vadano ad opporsi a quei d Irlanda le cui squadre vedea con fretta molta dopo gran giri e larghi avolgimenti venir per levar lui li alloggiamenti
Quei se ne andaro, e bisognò ben presto ch ogni tardar troppo nocciuto haria raguna in tanto il Re Agramante il resto parte le squadre, e alla battaglia invia
egli va al fiume, che gli par ch in questo luoco, del suo venir bisogno sia e da quel canto un messo era venuto del Re Sobrin, che dimandava aiuto
Menava in una squadra piu di mezo l Africa drieto, e sol del gran rumore tremaro i Scotti, e tanto fu il ribrezo ch abbandonavan l ordine e l honore
Zerbin, Lurcanio, e Ariodante in mezo li restar soli contra a quel furore e Zerbin ch era a piè vi peria forse mal buon Rinaldo a tempo se n accorse
Altrove intanto il paladin s havea fatto inanzi fuggir cento bandiere hor che l orecchie la novella rea del gran periglio di Zerbin gli fere
ch apiedi fra la gente Cyrenea lasciato sol havean tutte sue schiere volta il caval, e dove il popul Scotto vede fuggir, prende la via di botto
La dove i Scotti ritornar fuggendo vede, s appara, e grida hor dove andate perche tanta viltade in voi comprendo che a si vil gente il campo abbandonate
son queste forse le spoglie ch io intendo che a vostri templi già promesso havate? o che laude, o che gloria, chel figliuolo del vostro Re si lasci a piedi e solo
Da un suo scudier una grossa hasta afferra et vede Prusion poco lontano Re d Alvaracchie, e adosso se gli serra et de l arcion il porta morto al piano
morto Agricalte, et Bambirago atterra dopo fere aspramente Soridano et come li altri l havria messo a morte se nel ferir la lancia era piu forte
Stringe fusberta, poi che l hasta è rotta et tocca Serpentin quel da la stella fatate l arme havea, ma quella botta pur tramortito il manda fuor di sella
al capitano de la gente Scotta fa piazza intorno, Ariodante in quella arriva col cavallo di Serpentino che havea pigliato, e fa montar Zerbino
Zerbin non potea meglio accorre il tempo che forse nol facea se piu tardava perche Agramante, et Dardinello a un tempo Sobrin col Re Balstro vi arrivava
ma egli che montato era per tempo di qua e di la col brando se aggirava mandando hor questo hor quel giu nel inferno a dar notitia del stato moderno
Rinaldo che havea mente a porre in terra hor questo hor quel che piu vedea gagliardo la spada contra il Re Agramante afferra ch un pezzo egli mirò con fiero sguardo
che sol piu che mille altri facea guerra e se gli spinse adosso con Baiardo lo fere a un tempo, et urta di traverso si che lui col destrier manda riverso
Mentre di fuor con si crudel battaglia odio, rabbia, furor, l un l altro offende Rodomonte in Parigi il popul taglia le belle case, e i sacri tempii accende
Carlo ch in altra parte si travaglia questo non vede, e nulla anchor n intende con gaudio e festa entrar fa ne la terra Arimanno e Odoardo d Inghilterra
Allui venne un scudier pallido in volto che a pena trar potea dal petto il fiato ahime signor ahime, replica molto, prima chabbia a dir altro incominciato
hoggi il Romano imperio, hoggi è sepolto hoggi hà il suo popul Christo abandonato il Demonio dal ciel è piovuto hoggi perche in questa città piu non s alloggi
Satanasso (perche altri esser non puote) strugge e ruina la città infelice volgiti e mira le fumose ruote de la rovente fiamma predatrice
ascolta il pianto che nel ciel percuote et faccian fede a quel, chel servo dice un solo è quel, che a ferro e fuoco strugge la bella terra e inanzi ognun gli fugge
Qual è colui che prima oda il tumulto et de vicine squille il batter spesso che veggia il fuoco a nessun altro occulto ch a se che piu gli tocca e gli è piu presso
tal è il Re Carlo, udendo il nuovo insulto et connoscendol poi con l occhio istesso onde col sforzo di sua miglior gente si drizza dove il maggior grido sente
De paladini et cavallier piu degni Carlo si chiama drieto una gran parte e ver la piazza fa drizzare i segni che s era il Pagan tratto in quella parte
ode il rumor vede l horribil segni di crudeltà, l humane membra sparte hora non piu, ritoni un altra volta chi volentier la bella historia ascolta
Cookies on Poetry Cove