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1474–1533

Canto primo

Ludovico Ariosto

dI DONNE E CAVALLIER LI ANTIQUI AMORI LE CORTESIE LAUDACI IM prese io canto che furo al tempo che passaro i Mori dAphrica il mare, e in Francia nocquer tanto

tratti da l ire e giovenil furori d Agramante lor Re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra Re Carlo Imperator Romano

Dirò d Orlando in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai ne in rima che per amor venne in furore e matto d huom che sì saggio era stimato prima

se da colei che tal quasi m ha fatto ch el poco ingegno adhor adhor mi lima ma ne serà perhò tanto concesso che mi basti a compir quanto hò promesso

Piacciavi generosa Herculea prole ornamento e splendor del secol nostro Hippolyto aggradir questo che vuole e darvi sol può l humil servo vostro

quel ch io vi debbio posso di parole pagare in parte e d opera d inchiostro ne che poco io vi dia da imputar sono che quanto io posso dar tutto vi dono

Voi sentirete fra piu degni Heroi che nominar con laude m apparecchio ricordar quel Ruggier che fu di voi de li avi e maggior vostri il ceppo vecchio

l alto valore e chiari gesti suoi vi farò udir se voi mi date orecchio e vostri alti pensier cedeno un poco siche tra lor miei versi habbiano luoco

Orlando che gran tempo inamorato fu de la bella Angelica, e per lei in India, in Media, in Tartaria, lasciato havea infiniti et immortal trophei

in Ponente con essa era tornato dove sotto i gran monti Pyrenei con la gente di Francia e d Alemagna Re Carlo era attendato alla campagna

Per fare al re Marsiglio e al re Agramante battersi anchor del folle ardir la guancia d haver condottto l un d Aphrica quante genti erano atte a portar spada e lancia

l altro d haver spinta la Spagna inante a destruttion del bel regno di Francia e cosí Orlando arrivò quivi a punto ma presto si pentì d esservi giunto

Perche vi perse la sua donna poi, ecco il giudicio human come spesso erra quella che da li Hesperii a i liti Eoi havea difesa con sí lunga guerra

hor tolta gli è fra tanti amici suoi senza colpo di spada, e in la sua terra, il savio Imperator che extinguer volse un grave incendio, fu che gli la tolse

Nata pochi dì inanzi era una gara tra l conte Orlando e il suo cugin Rinaldo che ambi havean per la bellezza rara d amoroso disio l animo caldo

Carlo che non havea tal lite cara che gli rendea l aiuto lor men saldo questa donzella che la causa n era tolse, e diè in mano al duca di Bavera

In premio promettendola a quel d essi ch in la dubbiosa pugna la giornata de li infedeli in piu copia uccidessi e di sua man prestasse opra piu grata

contrari a i voti poi furo i successi che in fuga andò la gente battizata et con molti altri fu il Duca pregione e restò abbandonato il padiglione

Dove poi che rimase la donzella ch esser devea del vincitor mercede inanzi al caso era salita in sella e quando bisognò le spalle diede

presaga che quel giorno esser rubella devea Fortuna alla christiana fede entrò in un bosco e ne la stretta via scontrossi un cavallier che a piè venia

La corazza havea in dosso, e l elmo in testa, cinta la spada, et imbracciato il scudo, e piu liggier correa per la foresta ch al palio rosso il villan mezo nudo

timida pastorella mai sì presta non volse piede inanzi a serpe crudo come Angelica tosto il freno torse che del guerrier ch apiè venia, s accorse

Era costui quel paladin gagliardo figliuol d Amon signor di Montalbano a cui pur dianzi il suo caval Baiardo per strano caso uscito era di mano

come egli volse alla Donzella il sguardo riconnobbe quantunque di lontano l angelico sembiante e quel bel volto ch alle amorose reti il tenea involto

La Donna il palafreno a dietro volta e per la selva a tutta briglia caccia ne per la rara piu che per la folta la piu sicura e miglior via procaccia

ma pallida, tremando, e di se tolta lascia cura al caval che la via faccia di su di giu ne l alta selva fiera tanto vagó che giunse a una rivera

Su la rivera Ferraù trovosse di sudor pieno e tutto polveroso da la battaglia dianzi lo rimosse un gran disio di bere e di riposo

e poi (mal grado suo) quivi fermosse perche de l acqua ingordo e frettoloso l elmo nel fiume si lasciò cadere n anchor l havea potuto rihavere

Quanto potea piu forte ne veniva gridando la donzella ispaventata a quella voce salta in su la riva quel Saracino, e nel viso la guata

e la connosce subito ch arriva ben che turbata in faccia e scapigliata e sien piu dì che non udì novella che senza dubbio ella è Angelica bella

E perche era cortese e n havea forse non men de i due Cugini il petto caldo l aiuto che potea tutto le porse pur come havesse l elmo ardito e baldo

trasse la spada, e minacciando corse dove poco di lui temea Rinaldo piu volte s eran già non pur veduti m al paragon de l arme connosciuti

Cominciar quivi una crudel battaglia come a piè si trovar co i brandi ignudi non che le piastre e la minuta maglia ma a colpi lor non reggerian l incudi

hor mentre l un con l altro si travaglia bisogna al palafren ch el passo studi che quanto può menar de le calcagna colei lo caccia al bosco alla campagna

Poi che s affaticar gran pezzo in vano i dui guerrier per por l un l altro sotto quando non meno era con l arme in mano questo di quel, ne quel di questo dotto,

fu premiero il signor di Montalbano ch al cavallier di Spagna fece motto si come quel cha nel cor tanto fuoco che tutto n arde e non ritruova luoco

Disse al Pagan, me sol creduto havrai et havrai pur te stesso anchora offeso se questo avien, perche i fulgenti rai del nuovo sol t habbiano il petto acceso

di farmi qui tardar che guadagno hai? che quando anchor tu m habbi morto o preso non perhò tua la bella donna fia che mentre noi tardian se ne va via

Quanto fia meglio amandola tu anchora che tu sia meco a traversar la strada siche a costei si faccia far dimora prima che piu lontana se ne vada

come l havremo in potestade, allhora di che esser dè si provi con la spada non sò altrimente dopo un lungo affanno che possa reuscire altro che danno

Al Pagan la proposta non dispiacque così fu differita la tenzone e tal tregua tra lor subito nacque sì l odio e l ira va in oblivione

ch el Pagano al partir da le fresche acque non lasciò a piedi il buon figliuol d Amone con preghi invita, et al fin tolle ingroppa e per l orme de Angelica galoppa

O gran bontà de cavallieri antiqui eran rivali, eran di fe diversi, e in tutta la persona, i colpi iniqui che s havean dati, anchor sentian dolersi

et hor per selve oscure e calli obliqui insieme van senza suspetto haversi da quattro sproni il caval punto arriva dove una strada in due se dippartiva

E come quei che non sapean se l una o l altra via facesse la donzella perhò che senza differentia alcuna apparia in amendue l orma novella

s appresero ad arbitrio di Fortuna Rinaldo a questa e il Saracino a quella pel bosco Ferraù molto s avolse e ritrovossi al fine onde si tolse

Pur se ritruova anchor su la rivera la dove l elmo gli cascò nel onde poi che la donna ritrovar non spera per haver l elmo ch el fiume gli asconde

in quella parte onde caduto gli era discende ne le estreme humide sponde ma quello era sì fitto ne la sabbia che molto havrà da far prima che l habbia

Con un gran ramo d albero rimondo di che havea fatta una pertica lunga tenta il fiume e ricerca sino al fondo ne luoco lascia ove non batta e punga

mentre con la maggior stizza del mondo tanto l indugia sua quivi prolunga di mezo l fiume vide un cavalliero in sino al petto uscir di aspetto fiero

Era fuor che la testa tutto armato et havea un elmo ne la destra mano (havea il medesimo elmo, che cercato da Ferraù fu lungamente in vano)

a Ferraù parlò come adirato e disse ah mancator di fe Marano perche lasciarmi anchor l elmo t aggrevi? che render già gran tempo me devevi?

Ricordati Pagan quando uccidesti d Angelica il fratel (che son quell io) drieto al altre arme tu mi promettesti fra pochi dì gettar l elmo nel rio

hor se Fortuna quel che non volesti far tu, pone ad effetto il voler mio non ti turbar, e se turbar ti dei turbati che di fe mancato sei

Ma se desir hai pur d un elmo fino trovane un altro, et habbil con piu honore un tal ne porta Orlando paladino un tal Rinaldo, e forse ancho migliore

l un fu d Aimonte, e l altro di Mambrino acquista un di quei dui col tuo valore e questo ch hai già detto di lasciarmi lasciami, e non cercar piu di levarmi

All apparir che fece all improviso di l acqua il spirto, ogni pelo arricciosse e scolorosse al Saracino il viso la voce ch era per uscir fermosse

udendo poi da l Argalia, che ucciso quivi havea già (che l Argalia nomosse) la rotta fede in faccia improverarse di scorno e d ira, e dentro, e di fuor arse

Ne tempo havendo a pensar altra scusa e connoscendo ben ch el ver gli disse restò senza risposta a bocca chiusa ma la vergogna il cor sì gli traffisse

che giurò per la vita di Lanfusa non voler mai ch altro elmo lo coprisse se non havea quel buon ch in Aspramonte trasse del capo Orlando al fiero Aimonte

E servò meglio questo giuramento che non havea quel altro fatto prima quindi se parte tanto mal contento che molti giorni poi si rode e lima

sol di cercare è il Paladino intento di qua e di là dove trovarlo stima altra aventura al buon Rinaldo accade che da costui tenea diverse strade

Non molto và Rinaldo che si vede saltare inanzi il suo destrier feroce ferma Baiardo mio deh ferma il piede che l esser senza te troppo mi nuoce

per questo il destrier sordo a lui non riede anzi piu se ne và sempre veloce segue Rinaldo e d ira se distrugge ma seguitiamo Angelica che fugge

Fugge tra selve spaventose e scure per luochi inhabitati ermi e silvaggi el muover de le frondi e di verdure di cerri, d olmi, abeti, pini, e faggi,

fatto le havea con subite paure trovar di qua e di là strani viaggi che d ogni ombra veduta o in monte o in valle temea Rinaldo haver sempre alle spalle

Qual pargoletta o damma o capriola che tra le fronde del natio boschetto alla madre veduta habbia la gola stringer el pardo, e aprirle il fianco o il petto

di selva in selva dal crudel s invola e di paura trema e di suspetto e ad ogni sterpo che passando tocca esser si crede all empia fiera in bocca

Quel dì e la notte e mezo l altro giorno s andò aggirando, e non sapeva dove trovasi in fine in un boschetto adorno che lieve mente la fresca aura muove

dui chiari rivi mormorando intorno facean l herbette tenerelle e nuove tra piccol sassi rotto il correr lento rendeva ad ascoltar dolce concento

Quivi parendo a lei d esser sicura et lontana a Rinaldo mille miglia da la via stanca et da la estiva arsura, di riposare alquanto si consiglia

smonta tra fiori alla fresca verdura et al suo palafren lieva la briglia e lo lascia nel margine de l onde che di fresca herba havea piene le sponde

Non men ch al suo cavallo a sè provede e mira intorno ove piu agiata pose ecco non lungi un bel cespuglio vede di spin fiorito e di vermiglie rose

ch in modo di spelonca in se conciede ombroso albergo ne le parti ascose e la foglia con rami in modo è mista ch el Sol non v entra, non che minor vista

Dentro letto vi fan tenere herbette che invitano a posar chi s appresenta la bella donna in mezo a quel si mette ivi si corca, et ivi se addormenta

ma non per lungo spatio così stette che par che calpistar pel bosco senta cheta si lieva et oltra alla rivera vede che all acqua un cavallier giunto era

Se l è amico o nemico non comprende tema e speranza il dubbio cuor le scuote e di quella aventura il fine attende ne pur d un sol sospir l aria percuote

il cavalliero in ripa il fiume scende sopra l un braccio a riposar le guote e n un suo gran pensier tanto penetra che par cangiato in insensibil pietra

Pensoso piu d una hora a capo basso stette Signore il cavallier dolente poi cominciò in un suono afflitto e lasso a lamentarsi sì suavemente

ch avrebbe di pietà spezzato un sasso una tygre crudel fatta clemente suspirando piangea tal che un ruscello parean le guancie, e il petto un Mongibello

Pensier (dicea) chel cor m aggiacci et ardi e causi il duol che sempre il rode e lima che debbio far? poi che son giunto tardi e truovo ch altri il frutto ha colto prima

io non hebbi da lei mai se non sguardi hor truovo ch altri n ha la spoglia opima se non ne tocca a me frutto ne fiore perche affliger per lei vommi piu il core?

La verginella e simile alla rosa che nun chiuso horto in la nativa spina mentre sola e sicura si riposa ne gregge ne pastor se le avicina

l aura soave, e l alba rugiadosa, l acqua, la terra al suo favor s inchina gioveni vaghi e donne inamorate amano haverne, e seni, e tempie ornate

Ma non sì tosto dal materno stelo rimossa viene, e dal suo ceppo verde, ch el favor e de li huomini e del Cielo e de l Elementi e di Natura perde

la vergine ch el fior anzi ch el melo lascia ricorre altrui ch un solo haver dè l amor, la gratia, il pregio che havea inanti perde nel cor di tutti li altri amanti

Sia vile alli altri e da quel solo amata a cui di se fece sì larga copia ah Fortuna crudel Fortuna ingrata trionphan li altri, e ne moro io di inopia

dunque esser può che non mi sia piu grata? dunque io potró lasciar mia vita propia? ah più presto hoggi manchino i dì miei ch io viva piu s amar non debbo lei

Se mi dimanda alcun chi costui sia che versa sopra il rio lachryme tante io dirò ch egli è il Re di Circassia quel d amor travagliato Sacripante

io dirò anchor che di sua pena ria sia prima e sola causa esser amante e pur un dè li amanti di costei e ben riconnosciuto fu da lei

Appresso ove il Sol cade per amore di lei, venia dal capo d Oriente che seppe in India con suo gran dolore come seguito Orlando havea in Ponente

poi seppe in Francia, che gli passò il core, che tolta Carlo imperiosamente l havea, e promessa in premio a l un di dui che in la battaglia piu fesse per lui

Stato era in campo, havea veduta quella quella rotta che dianzi hebbe Re Carlo cercò vestigio di Angelica bella ne havea potuto anchora ritrovarlo

questa é dunque la trista e ria novella che d amorosa doglia fa penarlo affligger, lamentar, e dir parole che di pietà potrian fermare il Sole

Mentre costui così s affligge e duole e fa de li occhi suoi tepida fonte e dice queste e molte altre parole che non mi par bisogno esser racconte

l aventurosa sua Fortuna vuole che alle orecchie d Angelica sien conte e così quel ne vien a un hora a un punto che n mille anni, o mai piu non è raggiunto

Con molta attention la bella donna al pianto, alle parole, al modo attende di colui che in amarla non assonna ne questo è l primo di ch ella l intende

ma dura e fredda piu d una colonna ad haverne pietà non perhò scende come colei cha tutto il mondo a sdegno e non le par ch alcun sia di lei degno

Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola le fa pensar di tuor costui per guida che chi nel acqua stà fin alla gola ben é ostinato se mercè non grida

se questa occasione hor se l invola non troverà mai piu scorta sì fida ch a lunga prova connosciuta inante s havea quel Re fedel sopra ogni amante

Per ciò non pensa, il dispiacer, la noia in ch ella vede il misero che l ama di convertirli in quella somma gioia ch ogni amator da la sua donna brama

m alcuna fittione alcuna soia di tenerlo in speranza ordisce e trama tanto ch al suo bisogno se ne serva poi torni al uso suo dura e proterva

E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco fa di se bella et improvisa mostra come talhor uscir di selva o speco Diana in scena o Cytherea si mostra

e dice all apparir pace sia teco teco difenda Dio la fama nostra e non comporti contra ogni ragione chabbi di me sí falsa opinione

Non mai con tanto gaudio o stupor tanto levò li occhi al figliuolo alcuna madre chavea per morto suspirato e pianto poi che senza esso udì tornar le squadre

con quanto gaudio il Saracin, con quanto stupor, l alta presenza, e le liggiadre maniere, e vero angelico sembiante improviso apparir si vide inante

Pieno di dolce affetto, e reverente alla sua donna, alla sua diva corse, lo raccolse ella piu cortesemente che non faria se fusse in India forse

al regno di suo padre in Oriente seco havendo costui l animo torse subito in lei s aviva la speranza di presto riveder sua ricca stanza

Angelica gli rese pienamente conto di se dal dì ch esso da lei a cercar fu mandato in Oriente lontan soccorso alli suoi casi rei

disse che Orlando da tutta la gente che tra li Franchi alberghi e i Nabattei le havea servato il fior virgineo salvo come ella sel portò dal materno alvo

Forse era ver, ma non perhò credibile a chi del senso suo fosse signore ma parve facilmente a lui possibile ch era perduto in via piu grave errore

quel che l huom vede Amor gli fa invisibile e l invisibil fa vedere Amore questo creduto fu, ch el miser suole dar facile credenza a quel che vuole

Se mal si seppe il cavallier d Anglante pigliar per sua sciocchezza il tempo buono il danno se n havrà, che da qui inante nol chiamera Fortuna a sì gran dono

(tra se tacito parla Sacripante) ma io per imitarlo già non sono che lasci tanto ben che mè concesso e che a doler poi m habbia di me stesso

Corrò la fresca e matutina rosa che tardando stagion perder potria sò ben che ad donna non si puó far cosa che piu soave e piu piacevol sia

anchor che se ne mostri disdegnosa e talhor mesta e flebil se ne stia non starò per repulsa o finto sdegno ch io non adombri e incarni el mio disegno

Così dice egli, e mentre s apparecchia a dar l assalto, un gran rumor che suona dal vicin bosco l introna l orecchia siche malgrado l impresa abbandona

e si pon l elmo, chavea usanza vecchia di portar sempre armata la persona viene al destriero e gli repon la briglia rimonta in sella e la sua lancia piglia

Ecco pel bosco un cavallier venire il cui sembiante è di huom gagliardo e fiero candido come neve é il suo vestire un bianco pennoncello ha per cimiero

Re Sacripante che non può patire che quel con l importuno suo sentiero gli habbia interrotto el gran piacer chavea con vista il guarda disdegnosa e rea

Come è piu appresso lo sfida a battaglia che crede ben fargli vuotar l arcione quel che di lui non stimo già che vaglia un grano meno, e ne fa paragone

l orgogliose minaccie a mezo taglia sprona il destriero, e l hasta al scudo pone Sacripante ritorna con tempesta e corronsi a ferir testa per testa

Non si vanno i Leoni o i Tori in salto a dar di petto e ad accozarsi sì crudi come li dui guerrieri al fiero assalto che parimente si passaro i scudi

fece il scontro tremar dal basso a l alto l herbose valli sino a i poggi ignudi e ben giovò che fur buoni e perfetti li usbergi sì che lor salvaro i petti

Li dui cavalli con terribile urto cozzaro insieme a guisa di montoni quel del guerrier Pagan morì di curto ch era vivendo in numero de buoni

quel altro cadde anchor, ma l hà risurto presto il suo cavallier con briglia e sproni ma quel del Saracin restò disteso adosso il suo Signor con tutto il peso

L incognito campion che restò ritto e vide l altro col cavallo in terra stimando havere assai di quel conflitto non si curò di rinovar la guerra

ma dove per la selva è il camin dritto correndo a tutta briglia si disserra e prima che di briga esca il Pagano un miglio o poco meno è già lontano

Qual sbigottito e stupido aratore poi ch è passato il fulmine si lieva di là dove l altissimo fragore presso alli morti buoi steso l haveva

che mira senza fronde e senza honore il pin che veder lungi si soleva tal si levó il Pagan a piè rimaso Angelica presente al duro caso

Sospira e geme, non perche l annoi che piede o braccio s habbia rotto o mosso ma per vergogna sola, onde a di suoi ne pria ne dopo el viso hebbe sí rosso

e piu ch oltra il cader sua donna poi fu che gli tolse il gran peso da dosso muto restava mi cred io, se quella non gli rendea la voce e la favella

Deh (disse ella) Signor non vi rincresca che del cader non è la colpa vostra ma del cavallo a cui riposo et esca meglio si convenia che nuova giostra

ne perciò quel guerrier sua gloria accresca che d esser stato il perditor dimostra così per quel ch io me ne sappia stimo quando a lasciar il campo e stato il primo

Mentre costei conforta il Saracino ecco col corno e con la tasca al fianco galoppando venir sopra un ronzino un messaggier che parea afflitto e stanco

che come a Sacripante fu vicino gli dimandò se quel dal scudo bianco che la bandiera candida havea in testa veduto havea passar per la foresta

Rispose Sacripante come vedi m hà qui abbattuto, e se ne parte hor hora e perch io sappia chi m hà messo a piedi fa che per nome io lo connosca anchora

et egli a lui, di quel che tu mi chiedi io te satisfarò senza dimora hai da saper che ti levò di sella l alto valor d una gentil donzella

Ella è gagliarda ma piu bella é molto ne ti vuò il nome suo tener secreto fu Bradamante quella che t hà tolto quanto honor acquistato hai per adrieto

poi chebbe così detto a freno sciolto n andó lasciando il Saracin non lieto che non sa che si dica o che si faccia tutto abbragiato di vergogna in faccia

Poi che gran pezzo al caso intervenuto hebbe pensato in vano, e finalmente da una donzella si trovò abbattuto che pensandolo piu, piu dolor sente

montò l altro caval tacito e muto e senza altra contesa chetamente tolse Angelica in groppa, e differilla a piu lieto uso a stanza piu tranquilla

Non furo iti duo miglia, che sonare odon la selva che li cingie intorno con tal rumor e strepito che pare che tremi la foresta d ognintorno

e poco dopo un gran destrier n appare d oro guarnito e riccamente adorno che salta macchie e rivi, et a fracasso arbori mena, e ciò che vieta il passo

Se l intricati rami e l aer fosco (disse la donna) a gli occhi non contende Baiardo e quel destrier ch in mezo l bosco con tal rumor nanzi la via si fende

questo e certo Baiardo io l riconnosco deh come ben nostro bisogno intende che un sol caval per dui seria mal atto e ne vien egli a satisfarne ratto

Smonta il Circasso et al destrier s accosta e si pensava dar di mano al freno colle groppe il destrier gli fa risposa che fu presto a voltar come un baleno

ma non arriva dove i calci apposta misero il cavallier se giungea pieno che ne calci tal possa havea il cavallo chavria spezzato un monte de metallo

Indi va mansueto alla donzella con humile sembiante e gesto humano come intorno al patrone il can saltella che sia dui giorni o tre stato lontano

Baiardo anchora havea memoria d ella che n Albracca il servia già di sua mano nel tempo che da lei tanto era amato Rinaldo alhor crudele alhora ingrato

Con la sinistra man prende la briglia con l altra come e palpa il collo e il petto quel destrier chavea ingegno a maraviglia a lei come un agnel si fa suggetto

in tanto Sacripante il tempo piglia monta Baiardo, e l urta, e lo tien stretto del ronzin disgravato la donzella lasciò la groppa e ritornò in la sella

Poi rivolgendo a caso li occhi mira venir sonando d arme un gran pedone tutta s avampa di dispetto e d ira che connosce il figliuol del duca Amone

piu che sua vita l ama egli e desira l odia e fugge ella piu che grue falcone già fu ch esso odiò lei piu che la morte ella amò lui, hor han cangiato sorte

E questo hanno causato due fontane che di diverso effetto hanno liquore ambe in Ardenna, e non sono lontane d amoroso disio l una empie il core

che bee de l altra senza amor rimane e volge tutto in odio il primo amore Rinaldo gustò d una, e amor lo strugge Angelica de l altra, e l odia e fugge

Quel liquor di secreto venen misto che muta in odio l amorosa cura fa che la donna che Rinaldo hà visto ne sereni occhi subito se oscura

e Sacripante con pallido e tristo viso, e tremando supplica e scongiura che quel guerrier piu presso non attenda ma che insieme con lei la fuga prenda

Son dunque (disse il Saracino) sono dunque in sì poco credito con vui? che me stimiate inutil e non buono da potervi difender da costui

le battaglie d Albracca già vi sono di mente uscite? e la notte ch io fui per la salute vostra solo e nudo contra Agricane e tutto il campo scudo?

Non gli diè piu risposta la donzella perche Rinaldo hormai le troppo appresso che da lontano al Saracin favella come vide il cavallo e connobbe esso

e quella donna riconnobbe quella che l amoroso incendio in cor gli hà messo quel che seguì tra questi dui superbi vuò che per l altro canto si riserbi

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