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1474–1533

CANTO PRIMO

Ludovico Ariosto

L E donne i caval lier: l'arme: gli amori Le cortesie: l'au daci imprese io canto Che furo al tem/ po che passa/ ro i Mori D'Africa il ma re, e in Francia nocquer tanto

Seguendo l'ire, e i giovenil furori D'Agramante lor Re, che si die vanto Di vendicar la morte di Troiano Sopra Re carlo Imperator Romano

Dirò d'Orlando in un medesmo tratto Cosa non detta in prosa mai ne in rima Che per amor venne in furore e matto D'huom che saggio era stimato prima

Se da colei che tal quasi m'ha fatto Che'l poco ingegno adhor adhor mi lima Me ne sara perho tanto concesso Che mi basti a finir quanto ho promesso

Piacciavi generosa Herculea prole Ornamento e splendor del secol nostro Hippolyto aggradir questo che vuole E darvi sol puo l'humil servo vostro

Quel ch'io vi debbo,posso di parole Pagare in parte, e d'opera d'inchiostro, Ne che poco io vi dia da imputar sono Che quanto io posso dar, tutto vi dono

Voi sentirete fra i piu degni Heroi Che nominar con laude m'apparecchio Ricordar quel Ruggier che fu di voi E devostri avi illustri il ceppovecchio.

L'alto valore e chiari gesti suoi Vi faro udir se voi mi date orecchio E vostri alti pensier cedino un poco Si che tra lor miei versi habbiano loco

Orlando che gran tempo inamorato Fu de la bella Angelica, e per lei In India,in Media,In Tartaria lasciato Havea infiniti, & immortal trophei

In Ponente con essa era tornato Dove sotto i gran monti Pyrenei Con la gente di Francia e de Lamagna Re Carlo era attendato alla campagna

Per far al re Marsilio e al Re Agramante Battersi anchor del folle ardir la guancia D'haver condotto l'un d'Africa quante Genti erano atte a portar spada e lancia

L'altro d'haver spinta la Spagna inante A destruttion del bel regno di Francia E cosi Orlando arrivo quivi a punto Ma tosto si penti d'esservi giunto

Che vi fu tolta la sua donna poi, Ecco il giudicio human come spesso erra Quella che da gli Hesperii a i liti Eoi Havea difesa con si lunga guerra

Hor tolta gli e: fra tanti amici suoi Senza spada adoprar:ne la sua terra Il savio Imperator ch'estinguer volse Un grave incendio, fu che gli la tolse

Nata pochi di inanzi era una gara Tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo: Che ambi havean per la bellezza rara D'amoroso disio l'animo caldo,

Carlo che non havea tal lite cara Che gli rendea l'aiuto lor men saldo Questa donzella che la causa n'era Tolse, e die in mano al Duca di Bavera.

In premio promettendola a quel d'essi Ch'in quel conflitto: in quella gran giornata De gli infideli piu copia uccidessi, E di sua man prestassi opra piu grata,

Contrari a i voti poi furo i successi Ch'in fuga ando la gente battezata, E con molti altri fu'l Duca prigione. E resto abbandonato il padiglione.

Dove poi che rimase la donzella Ch'esser dovea del vincitor mercede: Inanzi al caso era salita in sella: E quando bisogno le spalle diede:

Presaga che quel giorno esser rubella Dovea Fortuna alla christiana fede, Entro in un bosco: e ne la stretta via Rincontro un cavallier ch'a pie venia.

Indosso la corazza: l'elmo in testa: La spada al fianco: e in braccio havea lo scudo E piu leggier correa per la foresta Ch'al pallio rosso il villan mezo ignudo,

Timida pastorella mai si presta Non volse piede inanzi a serpe crudo: Come Angelica tosto il freno torse Che del guerrier: ch'apie venia: s'accorse.

Era costui quel paladin gagliardo Figliuol d'Amon signor di Montalbano: A cui pur dianzi il suo destrier Baiardo Per strano caso uscito era di mano,

Come alla donna egli drizzo lo sguardo Riconobbe: quantunque di lontano: L'angelico sembiante e quel bel volto Ch'all'amorose reti il tenea involto.

La Donna il palafreno a dietro volta E per la selva a tutta briglia il caccia: Ne per la rara piu che per la folta La piu sicura e miglior via procaccia.

Ma pallida, tremando: e di se tolta: Lascia cura al destrier' che la via faccia, Di su di giu ne l'alta selva fiera Tanto giro: che venne a una riviera.

Su la riviera Ferrau trovosse Di sudor pieno: e tutto polveroso, Da la battaglia dianzi lo rimosse Un gran disio di bere e di riposo.

E poi:mal grado suo: quivi fermosse, Perche de l'acqua ingordo e frettoloso L'elmo nel fiume si lascio cadere Ne l'havea potuto ancho rihavere.

Quanto potea piu forte ne veniva Gridando la donzella ispaventata, A quella voce salta in su la riva Il Saracino: e nel viso la guata,

E la conosce subito ch'arriva: Benche di timor pallida e turbata: E sien piu di che non n'udi novella: Che senza dubbio ell'e Angelica bella.

E perche era cortese: e n'havea forse Non men de i dui cugini il petto caldo: L'aiuto che potea tutto le porse Pur come havesse l'elmo ardito e baldo:

Trasse la spada: e minacciando corse Dove poco di lui temea Rinaldo, Piu volte s'eran gia non purveduti: Ma'l paragon de l'arme conosciuti.

Cominciar quivi una crudel battaglia Come a pie si trovar co i brandi . Non che le piastre e la minuta maglia: Ma a i colpi lor non reggerian gl'incudi,

Hor mentre l'un con l'altro si travaglia Bisogna al palafren che'l passo studi: Che quanto puo men de le calcagna Colei lo caccia al bosco o alla campagna.

Poi che s'affaticar gran pezzo in vano I duo guerrier per por l'un l'altro sotto Quando non meno era con l'arme in mano Questo di quel, ne quel di questo dotto:

Fu primiero il Signor di Montalbano Ch'al cavallier di Spagna fece motto: Si come quel c'ha nel cor tanto fuoco Che tutto n'arde, e non ritrova loco.

Disse al Pagan,me sol creduto havrai E pur'havrai te meco anchora offeso: Se questo avvien, perche i fulgenti rai Del nuovo Sol t'habbino il petto acceso

Di farmi qui tardar che guadagno hai? Che quando anchor tu m'habbi morto o preso Non perho tua la bella Donna fia Che mentre noi tardian se ne va via.

Quanto fia meglio amandola tu anchora Che tu le venga a traversar la strada A ritenerla e farle far dimora Prima che piu lontana se ne vada:

Come l'havremo in potestate, allhora Di ch'esser de si provi con la spada: Non so altrimenti dopo un lungo affanno Che possa riuscirci altro che danno.

Al pagan la proposta non dispiacque Cosi fu differita la tenzone: E tal tregua tra lor subito nacque Si l'odio e l'ira va in oblivione:

Che'l Pagano al partir da le fresche acque Non lascio a piedi il buon figliol d'Amone Con preghi invita, & al fin toglie ingroppa: E per l'orme d'Angelica galoppa.

O gran bonta de cavallieri antiqui Eran rivali, eran di fe diversi, E si sentian de gli aspri colpi iniqui Per tutta la persona ancho dolersi,

E pur per selve oscure e calli obliqui Insieme van senza sospetto haversi: Da quattro sproni il destrier punto arriva Ove una strada in due si dipartiva.

E come quei che non sapean se l'una O l'altra via facesse la donzella (Perho che senza differentia alcuna Apparia in amendue l'orma novella)

Si messdero ad arbitrio di Fortuna Rinaldo a questa: il Saracino a quella: Pel bosco Ferrau molto s'avvolse: E ritrovossi al fine onde si tolse.

Pur si ritrova anchor su la riviera La dove l'elmo gli casco ne l'onde: Poi che la donna ritrovar non spera Per haver l'elmo che'l fiume gli asconde

In quella parte onde caduto gliera Discende ne l'estreme humide sponde: Ma quello era si fitto ne la sabbia Che molto havra da far prima che l'habbia.

Con un gran ramo d'albero rimondo Di ch'avea fatto una pertica lunga: Tenta il fiume e ricerca sino al fondo Ne loco lascia ove non batta e punga:

Mentre, con la maggior stizza del mondo, Tanto l'indugio suo quivi prolunga Vede di mezo il fiume un cavalliero Insino al petto uscir d'aspetto fiero,

Era fuor che la testa tutto armato Et havea un'elmo ne la destra mano: Havea il medesimo elmo che cercato Da Ferrau fu lungamente in vano:

A Ferrau parlo come adirato E disse, ah mancator di fe Marano Perche di lasciar l'elmo anche t'aggrevi Che render gia gran tempo mi dovevi?

icordati Pagan quando uccidesti D'Angelica il fratel (che son quell'io) Dietro all'altr'arme tu mi promettesti Gittar fra pochi di l'elmo nel rio

Hor se Fortuna: quel che non volesti Far tu,pone ad effetto il voler mio Non ti turbare, e se turbar ti dei Turbati che di fe mancato sei.

Ma se desir pur hai d'un'elmo fino Trovane un altro, & habbil con piu honor Un tal ne porta Orlando paladino Un tal Rinaldo, e forse ancho migliore:

L'un fu d'Almonte,e l'altro di Mambrino: Acquista un di quei duo col tuo valore E questo c'hai gia di lasciarmi detto Farai bene a lasciarmi con effetto.

All'apparir che fece all'improviso De l'acqua l'ombra, ogni pelo arricciossi E scolorossi al Saracino il viso, La voce ch'era per uscir fermossi:

Udendo poi da l'Argalia,ch'ucciso Quivi havea gia (che l'Argalia nomossi ) La rotta fede cosi impoverarse Discorno e d'ira, dentro ,e di fuor arse

Ne tempo havendo a pensar altra scusa E conoscendo ben che'l ver gli disse Resto senza risposta a bocca chiusa: Ma la vergogna il cor si gli trafisse

Che giuro per la vita di Lanfusa Non voler mai ch'altro elmo lo coprisse: Se non quel buono che gia in Aspromonte Trasse del capo Orlando al fiero Almonte.

E servo meglio questo giuramento Che non havea quell'altro fatto prima Quindi si parte tanto mal contento Che molti giorni poi si rode e lima:

Sol di cercare e il Paladino intento Di qua, di la dove trovarlo stima Altra ventura al buon Rinaldo accade Che da costui tenea diverse strade.

Non molto va Rinaldo che si vede Saltare inanzi il suo destrier feroce Ferma Baiardo mio, deh ferma il piede Che l'esser senza te troppo mi nuoce:

Per questo il destrier sordo a lui non riede Anzi piu se ne va sempre veloce: Segue Rinaldo e d'ira si distrugge, Ma seguitiamo Angelica che fugge.

Fugge tra selve spaventose e scure Per lochi inhabitati, ermi e selvaggi: Il mover de le frondi e di verzure Che di cerri sentia, d'olmi, e di faggi:

Fatto le havea con subite paure Trovar di qua: di la strani viaggi: Ch'ad ogni ombra veduta o in monte o in valle Temea Rinaldo haver sempre alle spalle.

Qual pargoletta o damma o capriuola Che tra le fronde del natio boschetto Alla madre veduta habbia la gola Stringer dal pardo, o aprirle'l fianco o'l petto

Di selva in selva dal crudel s'invola E di paura triema e di sospetto: Ad ogni sterpo che passando tocca Esser si crede all'empia fera in bocca.

Quel di e la notte e mezo l'altro giorno S'ando aggirando, e non sapeva dove Trovossi al fine in un boschetto adorno Che lievemente la fresca aura muove

Duo chiari rivi mormorando intorno Sempre l'herbe vi fan tenere e nuove E rendea ad ascoltar dolce concento Rotto tra picciol sassi, il correr lento.

Quivi parendo a lei d'esser sicura E lontana a Rinaldo mille miglia: Da la via stanca e da l'estiva arsura Di riposare alquanto si consiglia,

Tra fiori smonta, e lascia alla pastura Andare il palafren senza la briglia: E quel va errando intorno alle chiare onde Che di fresca herba havean piene le sponde

Ecco non lungi un bel cespuglio vede Di prun fioriti e di vermiglie rose: Che de le liquide onde al specchio siede Chiuso dal Sol fra l'alte quercie ombrose,

Cosi voto nel mezo, che concede Fresca stanza fra l'ombre piu nascose, E la foglia coi rami in modo e mista Che'l Sol non v'entra, non che minor vista.

Dentro letto vi fan tenere herbette Ch'invitano a posar chi s'appresenta: La bella donna in mezo a quel si mette Ivi si corca, & ivi s'addormenta:

Ma non per lungo spatio cosi stette Che un calpestio le par che venir senta: Cheta si leva, e appresso alla riviera Vede ch'armato un Cavallier giunt'era

Segli e amico o nemico non comprende Tema e speranza il dubbio cuor le scuote E di quella aventura il fine attende Ne pur d'un sol sospir l'aria percuote:

Il cavalliero in riva al fiume scende Sopra l'un braccio a riposar le gote: E in suo gran gran pensier tanto penetra Che par cangiato in insensibil pietra.

Pensoso piu d'un'hora a capo basso Stette Signore il cavallier dolente: Poi comincio con suono afflitto e lasso A lamentarsi si soavemente:

C'havrebbe di pietra spezzato un sasso: Una tygre crudel fatta clemente Sospirando piangea, tal ch'un ruscello Parean le guancie, e'l petto un Mongibello.

Pensier (dicea) che'l cor m'aggiacci & ardi E causi il duol che sempre il rode e lima, Che debbo far? poi ch'io son giunto tardi E ch'altri a corre il frutto e andato prima,

A pena havuto io n'ho parole e sguardi Et altri n'ha tutta la spoglia opima: Se non ne tocca a me frutto ne fiore Perche affliger per lei mi vuo' piu il core?

La verginella e simile alla rosa Ch'in bel giardin' su la nativa spina Mentre sola e sicura si riposa Ne gregge ne pastor se le avicina:

L'aura soave, e l'alba rugiadosa L'acqua, la terra al suo favor s'inchina: Gioveni vaghi e donne inamorate Amano haverne, e seni, e tempie ornate .

Ma non si tosto dal materno stelo Rimosa viene, e dal suo ceppo verde Che quanto havea da gli huomini e dal cielo Favor gratia e bellezza tutto perde.

La vergine che'l fior, di che piu zelo Che de begliocchi, e de lavita, haver de Lascia altrui corre, il pregio c'havea inanti Perde nel cor di tutti glialtri amanti.

Sia vile a glialtri, e da quel solo amata A cui di se fece si larga copia Ah Fortuna crudel Fortuna ingrata Trionphan glialtri, e ne moro io d'inopia:

Dunque esser puo che non mi sia piu grata? Dunque io posso lasciar mia vita propia ? Ah piu tosto hoggi manchino i di miei Ch'io viva piu, s'amar non debbo lei.

Se mi domanda alcun chi costui sia Che versa sopra il rio lachryme tante Io diro ch'egli e il Re di Circassia: Quel d'amor travagliato Sacripante:

Io diro anchor che di sua pena ria Sia prima e sola causa essere amante, E pur'un de gli amanti di costei E ben riconosciuto fu da lei.

Appresso ove il Sol cade per suo amore Venuto era dal capo d'Oriente: Che seppe in India con suo gran dolore Come ella Orlando sequito in ponente:

Poi seppe in Francia che l'Imperatore Sequestrata l'havea da l'altra gente, Per darla all'un de duo che contra il Moro Piu quel giorno aiutasse i gigli d'oro.

Stato era in campo e inteso havea di quella Rotta crudel che dianzi hebbe Re Carlo Cerco vestigio d'Angelica bella Ne potuto havea anchora ritrovarlo:

Questa e dunque la trista e ria novella Che d'amorosa doglia fa penarlo Affligger,lamentare, e dir parole Che di pieta potrian fermare il Sole.

Mentre costui cosi s'affligge e duole E fa de gliocchi suoi tepida Fonte E dice queste e molte altre parole Che non mi par bisogno esser racconte:

L'aventurosa sua Fortuna vuole Ch'alle orecchie d'Angelica sian conte: E cosi quel ne viene a un'hora a un punto Ch'in mille anni, o mai piu non e raggiunto.

Con molta attention la bella donua Al pianto alle parole, al modo attende Di colui ch'in amarla non assonna: Ne questo e il primo di ch'ella l'intende,

Ma dura e fredda piu d'una colonna Ad haverne pieta non perho scende: Come colei c'ha tutto il mondo a sdegno E non le par ch'alcun sia di lei degno.

Pur tra quei boschi il ritrovarsi sola Le fa pensar di tor costui per guida: Che chi ne l'acqua sta fin'alla gola Ben'e ostinato se merce non grida

Se questa occasione hor se l'invola Non trovera mai piu scorta si fida Ch'a lunga prova conosciuto inante S'havea quel Re fedel sopra ogni amante.

Ma non perho disegna de l'affanno Che lo distrugge,alleggierir chi l'ama, E ristorar d'ogni passato danno Con quel piacer ch'ogni amator piu brama:

Ma alcuna fintione alcuno inganno Di tenerlo in speranza ordisce e trama: Tanto ch'a quel bisogno se ne serva Poi torni all'uso suo dura e proterva.

E fuor di quel cespuglio oscuro e cieco Fa di se bella & improvisa mostra, Come di selva, o fuor d'ombroso speco Diana in Scena o Cytherea si mostra:

E dice all'apparir pace sia teco Teco difenda Dio la fama nostra: E non comporti contra ogni ragione Ch'abbi di me si falsa opinione.

Non mai con tanto gaudio o stupor tanto Levo gliocchi al figliuolo alcuna madre C'havea per morto sospirato e pianto Poi che senza esso udi tornar le squadre:

Con quanto gaudio il Saracin, con quanto Stupor: l'alta presenza, e le leggiadre Maniere, e il vero angelico sembiante Improviso apparir si vide inante.

Pieno di dolce, e d'amoroso affetto Alla sua donna,alla sua diva corse, Che con le braccia al collo il tenne stretto Quel ch'al Catai non havria fatto forse:

Al patrio regno al suo natio ricetto Seco havendo costui,l'animo torse, Subito in lei s'avviva la speranza Di tosto riveder sua ricca stanza.

Ella gli rende conto pienamente Dal giorno che mandato fu da lei A domandar soccorso in Oriente Al Re de Sericani Nabatei,

E come Orlando la guardo sovente Da morte, da disnor,da casi rei: E che'l fior virginal cosi havea salvo Come se lo porto del materno alvo.

Forse era ver,ma non perho credibile A chi del senso suo fosse signore : Ma parve facilmente a lui possibile Ch'era perduto in via piu grave errore:

Quel che l'huom vede Amor gli fa invisibile E l'invisibil fa vedere Amore: Questo creduto fu, che'l miser suole Dar facile credenza a quel che vuole.

Se mal si seppe il cavallier d'Anglante Pigliar per sua sciochezza il tempo buono Il danno se ne havra, che da qui inante Nol chiamera Fortuna a si gran dono:

(Tra se tacito parla Sacripante) Ma io per imitarlo gia non sono: Che lasci tanto ben che m'e concesso E ch'a doler poi m'habbia di me stesso.

Corro la fresca e matutina rosa Che tardando stagion perder potria: So ben ch'a donna non si puo far cosa Che piu soave e piu piacevol sia:

Anchor che se ne mostri disdegnosa E talhor mesta e flebil se ne stia: Non staro per repulsa o finto sdegno Ch'io non adombri e incarni il mio disegno.

Cosi dice egli, e mentre s'apparecchia Al dolce assalto, un gran rumor che suona Dal vicin bosco, gl'intruona l'orecchia Si che mal grado, l'impresa abbandona:

E si ponl'elmo (c'havea usanza vecchia Di portar sempre armata la persona :) Viene al destriero, e gli ripon la briglia Rimonta in sella e la sua lancia piglia.

Ecco pel bosco un cavallier venire Il cui sembiante e d'huom gagliardo e fiero Candido come nieve e il suo vestire: Un bianco pennoncello ha per cimiero:

Re Sacripante che non puo patire Che quel con l'importuno suo sentiero Glihabbia interrotto il gran piac rc'havea Con vista il guarda disdegnosa e rea.

Come e piu presso lo sfida a battaglia Che crede ben fargli votar l'arcione: Quel che di lui non stimo gia chevaglia Un grano meno, e ne fa paragone,

L'orgogliose minaccie amezo taglia: Sprona a un tempo, e la lancia in resta pone Sacripante ritorna con tempesta E corronsi a ferir testa per testa.

Non si vanno i Leoni, o i Tori in salto A dar di petto ad accozzar si crudi Si come i duo guerrieri al fiero assalto Che parimente si passar gli scudi:

Fe lo scontro tremar dal basso all'alto L'herbose valli insino a i poggi ignudi E ben giovo che fur buoni e perfetti Gliosberghi si, che lor salvaro i petti.

Gia non fero i cavalli un correr torto Anzi cozzaro a guisa di montoni, Quel del Guerrier pagan mori di corto Ch'era vivendo in numero de buoni:

Quell'altro cadde anchor,ma fu risorto Tosto ch'al fianco si senti gli sproni: Quel del Re saracin resto disteso Adosso al suo Signor con tutto il peso.

L'incognito campion che resto ritto E vide l'altro col cavallo in terra Stimando havere assai di quel conflitto Non si curo di rinovar la guerra:

Ma dove per la selva e il camin dritto Correndo a tutto briglia si disserra: E prima che di briga esca il pagano Un miglio o poco meno:e gia lontano,

Qual'istordito e stupido aratore Poi ch'e passato il fulmine si leva Di la: dove l'altissimo fragore Appresso ai morti buoi steso l'haveva

Che mira senza fronde e senza honore Il Pin che di lontan veder soleva: Tal si levo il Pagano, a pie rimaso Angelica presente al duro caso.

Sospira e geme, non perche l'annoi Che piede o braccias'habbi rotto o mosso Ma per vergogna sola,onde a di suoi Ne pria ne dopo il viso hebbe si rosso,

E piu ch'oltre al cader, sua donna poi Fu che gli tolse il gran peso d'adosso Muto restava, mi cred'io,se quella Non gli rendea la voce e la favella.

Deh (diss'ella) Signor non vi rincresca Che dal cader non e la colpa vostra : Ma del cavallo, a cui riposo & esca Meglio si convenia che nuova giostra:

Ne percio quel guerrier sua gloria accresca Che d'esser stato il perditor dimostra: Cosi, per quel ch'io me ne sappia,stimo Quando a lasciare il campo e stato primo.

Mentre costei conforta il Saracino Ecco col corno, e con la tasca al fianco Galoppando venir sopra un ronzino Un messaggier, che parea afflitto e stanco:

Che come a Sacripante fu vicino Gli domando, se con un scudo bianco E con un bianco pennoncello in testa Vide un guerrier passar per la foresta.

Rispose Sacripante come vedi M'ha qui abbattuto, e se ne parte hor'hora E perch'io sappia chi m'ha messo a piedi Fa che per nome io lo conosca anchora

Et egli a lui, di quel che tu mi chiedi Io ti satisfaro senza dimora Tu dei saper che ti levo di sella L'alto valor d'una gentil donzella.

Ella gagliarda, & e piu bella molto, Ne il suo famoso nome ancho t'ascondo Fu Bradamante quella: che t'ha tolto Quanto honor mai tu guadagnasti al mondo

Poi c'hebbe cosi detto: a freno sciolto Il Saracin lascio poco giocondo Che non sa che si dica o che si faccia Tutto avvampato di vergogna in faccia .

Poi che gran pezzo al caso intervenuto Hebbe pensato in vano, e finalmente Si trovo da una femina abbattuto Che pensandovi piu, piu dolor sente:

Monto l'altro destrier tacito e muto E senza far parola, chetamente Tolse Angelica in groppa,e differilla A piu lieto uso, a stanza piu tranquilla .

Non furo iti duo miglia,che sonare Odon la selva che li cinge intorno : Con tal rumore e strepito, che pare Che triemi la foresta d'ognintorno :

E poco dopo un gran destrier n'appare D'oro guernito, e riccamente adorno: Che salta macchie e rivi, & a fracasso Arbori mena, e cio che vieta il passo.

Se l'intricati rami e l'aer fosco (Disse la Donna) a gli occhi non contende Baiardo e quel destrier: ch'i mezo il bosco Con tal rumor la chiusa via si fende:

Questo e certo Baiardo,io'l riconosco, Deh come ben nostro bisogno intende Ch'un sol ronzin per dui saria mal'atto E ne viene egli a satisfarci ratto.

Smonta il Circasso & al destrier s'accosta E si pensava dar di mano al freno: Colle groppe il destrier gli fa risposta Che fu presto a girar come un baleno:

Ma non arriva dove i calci apposta Misero il cavallier se giungea a pieno: Che ne i calci tal possa havea il cavallo C'havria spezzato un monte di metallo.

Indi va mansueto alla Donzella Con humile sembiante e gesto humano: Come intorno al padrone il can saltella Che sia duo giorni o tre stato lontano:

Baiardo anchora havea memoria d'ella Ch'in Albracca il servia gia di sua mano Nel tempo che da lei tanto era amato Rinaldo allhor crudele allhor'ingrato.

Con la sinistra man prende la briglia Con l'altra tocca e palpa il collo e'l petto: Quel destrier c'havea ingegno a maraviglia A lei come un agnel si fa suggetto

In tanto Sacripante il tempo piglia Monta Baiardo, e l'urta, e lo tien stretto: Del ronzin disgravato la Donzella Lascia la groppa e si ripone in sella.

Poi rivolgendo a caso gliocchi, mira Venir sonando d'arme un gran pedone: Tutta s'avvampa di dispetto e d'ira Che conosce il figliuol del Duca Amone

Piu che sua vita l'ama egli e desira L'odia e fugge ella piu che Gru falcone Gia fu ch'esso odio lei piu che la morte Ella amo lui, hor'han cangiato sorte.

E questo hanno causato due fontane Che di diverso effetto liquore, Ambe in Ardenna, e non sono lontane: D'amoroso disio l'una empie il core:

Chi bee de l'altra senza amor rimane E volge tutto in ghiaccio il primo ardore Rinaldo gusto d'una, e Amor lo strugge Angelica de l'altra, e l'odia e fugge.

Quel liquor di secreto venen misto Che muta in odio l'amorosa cura Fa che la donna che Rinaldo ha visto Ne i sereni occhi subito s'oscura,

E con voce tremante e viso tristo Supplica Sacripante e lo scongiura Che quel guerrier piu appresso non attenda: Ma ch'insieme con lei la fuga prenda.

Son dunque (disse il Saracino) sono Dunque in si poco credito con vui? Che mi stimiate inutile, e non buono Da potervi difender da costui?

Le battaglie d'Albracca gia vi sono Di mente uscite? e la notte ch'io fui Per la salute vostra solo e nudo Contra Agricane e tutto il campo scudo?

Non risponde ella, e non sa che si faccia Perche Rinaldo hormai le troppo appresso Che da lontano al Saracin minaccia Come vide il cavallo, e conobbe esso,

E riconobbe l'angelica faccia Che l'amoroso incendio in cor gli ha messo Quel che segui tra questi duo superbi Vo che per laltro canto si riserbi

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