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1474–1533

Canto ottavo

Ludovico Ariosto

o Quante sono incantatrici, o quanti incantator tra noi, che non si sanno che con loro arti, huomini, e donne, amanti, di se (cangiando ivisi lor) fatto hanno

non con spirti constretti, tali incanti ne con osservation di stelle, fanno ma con simulation, menzogne, e frodi, legano i cor d indisolubil nodi

Chi l annello d Angelica, o più presto chavesse quel de la ragion, potria veder il proprio viso manifesto rimossi e fuchi e fittion, qual sia

e tal par bello, e buon, ch in tutto a questo o contrario, o dissimile, parria fù gran ventura quella di Ruggiero, chebbe l annel che gli scoperse il vero

Ruggier (come io dicea) dissimulando sù Rabican venne alla porta armato trovó le guardie sprovedute, e quando tra lor fu, il brando si cacciò da lato

chi morto, e chi a mal termine lasciando esce del ponte, e come havea imparato prende al bosco la via, ma poco corre ch ad un de servi de la fata occorre

Il servo impugno havea un augel griphagno che volar con piacer facea ogni giorno hora a campagna, hora a un vicino stagno, dove era sempre da far preda intorno

havea da lato il can fido compagno cavalcava un roncin, non troppo adorno ben pensò che Ruggier devea fuggire, quando lo vide in tal fretta venire

Et gli si fece incontra, e con altiero sembiante, dimandogli ove ne gisse risponder non gli volse il buon Ruggiero perciò colui più certo che fuggisse

di volerlo arrestar fece pensiero e distendendo il braccio manco, disse che dirai tu se subito ti giugno? e gli spinse l augel ch egli havea in pugno

Quel augel vien, con tal prontezza dale, che non l avanza Rabican di corso del palafreno il cacciator giu sale, e tutto a un tempo hagli levato il morso

quel par da l arco uno aventato strale di calci formidabile, e di morso el servo drieto si veloce viene che par che l vento, anzi che l fuoco il mene

Non vuol parere il can desser piú tardo ma segue Rabican, con quella fretta con che seguir suol caprioli, il Pardo vergogna a Ruggier par, se non aspetta

voltassi a quel che vien si a piè gagliardo ne gli vede arme, fuor che una bacchetta quella con che ubidire al cane insegna Ruggier di trar la spada si disdegna

Quel se gli appressa, et forte lo percuote lo morde a un tempo il can, nel piede manco el sfrenato caval la groppa scuote, tre volte, e più, ne falla il destro fianco

gira l augello, e gli fà mille ruote, e con lugna sovente il ferisce ancho e l destrier col stridor si impaurisce, che ne alla man, ne al spron, troppo ubidisce

Ruggiero, al fin constretto, il ferro caccia e perche tal molestia se ne vada, di taglio, e punta, quel villan minaccia hor li animali, e fà fischiar la spada

più l importuna turba ogn hor l impaccia presi hà chi quà, chi là, tutta la strada vede Ruggiero il dishonore, e il danno che gli averrà, se più tardar lo fanno

Sà ch ogni poco più, ch ivi rimane, Alcina havrà, col populo alle spalle di trombe, di tamburi, e di campane, già il strepito ribomba, in ogni valle

gli par, che se s insanguina le mane d un servo disarmato, troppo falle meglio e piú breve è dunque, che gli scopra el scudo, che d Atlante era stato opra

El drappo levò dunque in che coperto (già molti giorni) il bel scudo si tenne fece l effetto mille volte experto, il lume, ove a ferir ne gli occhi venne

resta da i sensi, il cacciator deserto cade il cane, e il ronzin, cadon le penne ch in aria sostenner l augel non ponno, lieto Ruggier, li lascia in preda al sonno

Alcina chavea intanto, havuto aviso di Ruggier, che sforzato havea la porta e de la guardia buon numero ucciso fù, vinta dal dolor, per restar morta

squarciossi i panni, e si percosse il viso e sciocca nominosse, e mal accorta e fece dar all arme immantinente e ntorno a sè racor tutta sua gente

E poi ne fà due parti, e manda luna per quella strada, ove Ruggier camina al porto laltra subito raguna e imbarca, et uscir fà ne la marina

sotto le vele aperte il mar, simbruna, con questi và la disperata Alcina chel desiderio di Ruggier si rode che lascia sua città senza custode

Non lascia alcuno a guardía del palagio il che a Melissa, che stava alla posta per liberar di quel regno malvagio la gente che in miseria v era posta

diede facilità. diede grande agio di gir cercando ogni cosa a sua posta imagini abbruciar, sugelli torre e nodi, e rombi, e turbini disciorre

Indi pei campi, accelerando i passi, l antiqui amanti, ch erano a gran torma conversi, in fonti, in fere, in legni, in sassi, ritornar fece in loro humana forma

e quei (poi che allargati furo i passi) tutti del buon Ruggier seguiron l orma a Logistilla si salvaro, et indi tornarò, a Schyti, a Persi, a Greci, ad Indi

Melissa tornò tutti in suo paese con obligo da mai non esser sciolto prima di tutti l altri, il Duca Inglese fù per lei ritornato in human volto

e così fè perche Ruggier cortese la n havea di buon cor pregata molto e lasciato l havea l annello anchora che sì a lui, per fuggir, stato util fora

A prieghi dunque di Ruggier, rifatto fù il paladin ne la sua prima faccia nulla par a Melissa d haver fatto quando ricovrar l arme non gli faccia

e quella lancia d or ch al primo tratto di sella al scontro, i cavallieri caccia de l Argalia, poi fù d Astolfo lancia e molto honor fè a luno e a l altro in Francia

Trovò Melissa questa lancia d oro ch Alcina havea reposta nel palagio e tutte l arme che del Duca foro et gli fur tolte nel hostel malvagio

montó l destrier del Negromante Moro e Astolfo in groppa fè montare adagio e quindi a Logistilla si condusse d un hora prima che Ruggier vi fusse

Tra duri sassi e folti spini gia Ruggiero intanto in ver la fata saggia di balzo, in balzo, e d una in altra via aspra, solinga, inhospita, e selvaggia

tanto che a gran fatica reuscia sù la fervida nona, in una spiaggia tra il mar, e il monte, al mezo dì scoperta arsiccia, nuda, sterile, e deserta

Il sol percuote in la sponda del colle e del calor, che si riflette adietro in modo l aria, e l arena ne bolle che saria troppo a far liquido il vetro

stassi cheto ogni augello all ombra molle sol la cicada, col noioso metro fra i densi rami, del fronzuto stelo e valli e monti assorda, e il mare e il cielo

Quivi il caldo, la sete, e la fatica che era di gir per quella via arenosa fanno dietro alla spiaggia, erma et aprica a Ruggier compagnia grave e noiosa

ma perche non convien che sempre io dica ne ch io v occupi sempre in una cosa io lascierò Ruggiero in questo caldo e girò in Scotia a ritrovar Rinaldo

Era Rinaldo molto ben veduto dal Re, da la figliuola, e dal paese poi la cagion che quivi era venuto più adagio, il paladin fece palese

ch in nome del suo Re chiedeva aiuto e dal regno di Scotia e dal Inglese suggiunse dopo li prieghi di Carlo al Re giuste cagion che devea farlo

Dal Re senza indugiar, gli fù risposto che di quanto sua forza si estendea per utile, et honor, sempre disposto di Carlo e del Imperio esser volea

e che fra pochi dí gli harebbe posto piú cavallieri in punto che potea e se non ch esso era hoggimai pur vecchio capitano verria del suo apparecchio

Ne tal rispetto anchor gli parria degno farlo restar, sel figlio non havesse che di forza, di ardire, e più d ingegno dignissimo era a ch il governo desse

ben che non si trovasse allhor nel regno ma che sperava che venir devesse mentre ch insieme adunarebbe il stuolo e saria in punto, al giunger del figliuolo

Cosí mandò per tutta la sua terra suoi thesoreri, a far cavalli, e gente Navi apparecchia, e munition da guerra vittuaglia, e denar maturamente

venne intanto Rinaldo in Inghilterra e il Re nel suo partir cortesemente insino a Beroicche accompagnollo e visto pianger fù quando lasciollo

Spirando il vento prospero alla poppa monta Rinaldo, et adio dice a tutto la fune indi al viaggio il nocchier sgroppa tanto che giunge ove in li salsi flutti

del mar, Tamigi amareggiando intoppa e prese il porto, onde da lui condutti li naviganti per camin sicuro a vela e remi insino a Londra furo

Rinaldo havea da Carlo e dal Re Othone che con Carlo in Parigi era assediato al principe di Valia commissione per contrasegni e letere portato

che ció che potea far la regione, di fanti e cavallier per ogni lato, devesse traghittar tutto a Calesse, si che Francia aiutar se ne potesse

El principe (chio dico) ch era in vece d Othon rimaso, nel seggio reale a Rinaldo d Amon tanto honor fece che non l havrebbe al suo Re fatto uguale

indi alle sue dimande satisfece perche a tutta la gente martiale e di Bertagna, e de l isole intorno di ritrovarse al mar, prefisse il giorno

Signor far mi convien come fa il buono sonator sopra il suo instromento arguto che spesso muta corda, e varia suono ricercando hor lo grave, hora lacuto

mentre a dir di Rinaldo attento sono d Angelica gentil m è sovenuto di che lasciai ch era da lui fuggita e che havea riscontrato uno Eremita

Alquanto la sua historia vuò seguire dissi che dimandava con gran cura come potesse alla marina gire che di Rinaldo havea tanta paura,

che non passando il mar, credea morire ne in tutta Europa se tenea sicura ma l Eremita abada la tenea, per gran piacer che star con essa havea

Quella rara bellezza il cor gli accese e gli scaldò le frigide medolle ma poi che vide, che puoco gli attese e ch oltra soggiornar seco non volle

di cento punte lasinello offese ne di sua tardità perhò lo tolle et poco và di passo, e men di trotto ne stender vi si vuol la bestia sotto

E perche molto già slungata s era l incantator n havea perduta l orma siche ricorse alla spelonca nera, e di demoni uscir fece una torma

et ne sceglie uno, di tutta la schiera, e del bisogno suo prima l informa poi lo fà intrare adosso al corridore che via gli porta con la donna il core

E qual sagace can, nel monte usato a volpi, o lepri dar spesso la caccia che se la fera andar vede da un lato ne và da unaltro, e par sprezzi la traccia

tu l senti al varco poi, che gli è arrivato con quella a un tempo, e la pelle le straccia tal l Eremita per diversa strada aggiugnerà la donna ovunque vada

Che sia il disegno suo, ben io comprendo e dirollo ancho a voi, ma in altro luoco Angelica di ciò nulla temendo cavalcava a giornate hor molto, hor poco

el demon nel caval se ivà coprendo come s asconde alcuna volta il fuoco che con si grave incendio poscia avampa che non s extingue, a pena se ne scampa

Poi che la donna preso hebbe il sentiero dietro il gran mar che li Guasconi lava tenendo appresso a l onde il suo destriero dove l humor la via più ferma dava

trasse il caval nel acqua, il demon fiero tanto che tutto dentro vi nuotava non sà che far la misera donzella se non tenersi ferma in sù la sella

Per tirar briglia, non gli può dar volta più e più sempre quel si caccia in l alto ella tenea la veste in sù raccolta, per non bagnarla, e trahea i piedi in alto

per le spalle la chioma iva disciolta e l aura le facea lascivo assalto stavano cheti tutti i maggior venti forse a tanta beltà, col mar attenti

Ella volgea i begliocchi a terra in vano che bagnavan di pianto il viso, e il seno e vedea il lito andar sempre lontano e decrescer più sempre e venir meno

il destrier che nuotava a destra mano, dopo un gran giro, la portó al terreno tra scuri sassi, e spaventose grotte, giá cominciando ad oscurar la notte

Quando si vide sola in quel deserto che a riguardarlo sol, mettea paura ne l hora, che nel mar Phebo coperto lasciato havea ciascuna cosa oscura

fermosse in atto, chavria fatto incerto chiunque havesse vista sua figura s ella era donna sensitiva, e vera o sasso colorito, in tal maniera

Stupida e fissa nella incerta sabbia, con li capelli sciolti e rabuffati, con le man giunte, e con l immote labbia li languidi occhi, al ciel tenea levati

come accusando il gran Motor che l habbia tutti inclinati nel suo danno i fati immota, e come attonita, stè alquanto poi sciolse al duol la lingua, e gli occhi al pianto

Dicea, fortuna che più afar ti resta perche di me ti satii e ti diffami? che dar ti posso homai piú, se non questa misera vita, ma tu non la brami

chora a trarla del mar sei stata presta quando potea finir suoi giorni grami perche t è parso di voler più anchora vedermi tormentar prima ch io mora

Ma che mi possa nocere non veggio piú di quel che sin quì nocciuto m hai per te cacciata son del Real seggio dove più ritornar non spero mai

hò perduto l honor, ch è stato peggio che se ben con effetto io non peccai io dò perho materia, ch ognun dica, ch essendo peregrina, io sia mpudica

Chaver può donna al mondo piú di buono a cui la castità levata sia mi noce (ahime) chio son giovane, e sono tenuta bella, o sia vero, o bugia

già non ringratio il ciel di questo dono che di quì nasce ogni ruina mia morto per questo fù Argalia mio frate che poco gli giovar l arme incantate

Per questo il Re di Tartaria Agricane disfece il genitor mio Galaphrone che in India del Cataio era gran Cane, onde io son giunta a tal conditione

che muto albergo da sera, a dimane s in l haver, s in l honor, s in le persone il peggio fatto m hai, che farmi puoi, a che più doglia, ancho servar mi vuoi?

Se l affogarmi in mar morte non era a tuo senno crudel, pur ch io ti satii non recuso che mandi alcuna fera che mi divori e non mi tenga in stratii

d ogni martir che sia, pur ch io ne pera esser non può, ch assai non te ringratii così dicea la donna con gran pianto quando le apparve l Eremita accanto

Havea mirato da la estrema cima d un rilevato sasso l Eremita, la donna, che arrivata era nel ima parte del scoglio, afflitta e sbigottita

era sei giorni esso venuto prima ch un spirto lo portò per via non trita e venne a lei, fingendo devotione, quanta havesse mai Paulo, o Hilarione

Come la Donna il cominciò a vedere prese (non connoscendolo) conforto e cessò a poco a poco il suo temere bench ella havesse anchora il viso smorto

come fu presso, disse miserere patre di me, che son giunta a mal porto e con voce interrotta dal singulto gli disse quel, ch a lui non era occulto

Comincia l Eremita a confortarla con alquante ragion belle e devote e pon laudaci man (mentre che parla) hor per il seno, hor per l humide guote

poi più sicuro, và per abbracciarla et ella sdegnosetta lo percuote con una man nel petto, e lo rispinge e d honesto rossor tutta si tinge

Ei chavea allato una taschetta, aprilla e trassene una ampolla di liquore e ne gli occhi possenti, onde sfavilla la più cocente face chabbia Amore

spruzzò di quel liggiermente una stilla che di farla dormir hebbe valore gia resupina, ne l arena giace a tutte voglie del vecchio rapace

E gli abbraccia, et a piacer la tocca et ella dorme, e non può far ischermo hor le bacia il bel petto hora la bocca non è chil veggia in quel luogo aspro et ermo

ma ne l incontro il suo destrier trabocca ch al disio, non risponde il corpo infermo era mal atto, perche havea troppo anni e potrà peggio, quanto più l affanni

Tutte le vie, tutti li modi, tenta ma quel pigro rozzon non perhò salta indarno il fren gli scuote, e lo tormenta e non può far, che tenga la testa alta

al fin presso alla donna s addormenta e nuova altra sciagura ancho l assalta non comincia fortuna mai per poco, quando un mortal si piglia a scherno e giuoco

Bisogna, prima ch io vi narri il caso ch un poco dal sentier dritto mi torca oltra la Irlanda e piu verso l Occaso e Tramontana, una Isola si corca

il popul suo rarissimo è rimaso poi che l horribil Phoca, e la brutta Orca e l altro marin gregge, la destrusse ch in sua vendetta Proteo vi condusse

Narran l antique historie, o vere, o false che tenne già quel luogo un Re possente chebbe una figlia, in cui bellezza valse e gratia sì che puote agevolmente

poi che mostrossi in su l arene salse Proteo lasciare in mezo lacqua ardente e quello (un dì che sola ritrovolla) compresse, e di se gravida lasciolla

La cosa fu gravissima e molesta al patre, piu d ogn altro empio e severo ne per iscusa, o per pietà, la testa le perdonò, si puote il sdegno fiero

ne per vederla gravida si resta di subito exequire il crudo impero el Nipotin che non havea peccato prima fece morir, che fusse nato

Proteo marin, che pasce il fiero armento di Neptuno che l onda tutta regge sente de la sua donna aspro tormento e per grande ira, rompe ordine, e legge

si che a ponere in terra, non è lento l Orche e le Phoche, e tutto l marin gregge che destroggon non sol pecore e buoi ma ville, e borghi, e li cultori suoi

E spesso vanno alle città murate e d ognintorno lor mettono assedio notte e dì stanno le persone armate con gran timore, e dispiacevol tedio

tutte hanno le campagne abbandonate e per trovarvi al fin qualche rimedio, andarsi a consigliar di queste cose con l Oracol che lor così rispose

Che trovar bisognava una donzella che fusse allaltra di bellezza pare et a Proteo sdegnato offerir quella in cambio de la morta in lito al mare

s a sua satisfattion gli parrà bella se la terrà, ne li verrà a sturbare se per questo non stà, se gli appresenti una, et unaltra, fin che si contenti

E così cominciò la dura sorte, tra quelle che piu grate eran di faccia ch a Proteo, ciascun giorno una si porte fin che trovino donna, che gli piaccia

la prima, e tutte laltre, hebbono morte che tutte giu pel ventre, se le caccia una Orca, che restò presso alla foce poi chel resto partì del gregge atroce

O vera, o falsa, che fusse la cosa di Proteo ch io non sò ch io me ne dica servosse in quella terra, con tal chiosa contra le donne una empia legge antica

che di lor carni, l Orca monstruosa (che vene ogni dì al lito) si notrica ben che esser donna, sia in tutte le bande danno e sciagura, quivi era pur grande

O misere donzelle, che trasporte fortuna ingiuriosa al lito infausto dove le genti stan sul mar accorte, per far de le stranere, empio holocausto

che come piu di fuor ne sono morte el numero de le loro è meno exhausto ma perche il vento ogn hor preda non mena ricercando ne van per ogni arena

Van discorrendo tutta la marina con Fusti, e Grippi, et altri legni loro e da lontana parte, e da vicina, portan sollevamento allor martoro

molte donne han per forza, e per rapina alcune per lusinghe, altre per oro e sempre da diverse regioni n hanno piene le torri e le pregioni

Passando una lor Fuste a terra, a terra, nanzi allinculta e solitaria riva, dove fra sterpi in su l herbosa terra la sfortunata Angelica dormiva

smontaro alquanti galeotti in terra per riportarne e legna, et acqua viva e di quante mai fur belle, e liggiadre trovaro il fiore, inbraccio al santo padre

O troppo degna, o troppo excelsa preda che venir debbia a quei corsari in mane o fortuna crudel, chi fia ch il creda che versi per tal via le cose humane

che per cibo d un mostro tu conceda la gran beltà, che in India il Re Agricane fece venir da le Caucasee porte, con meza Scythia, a guadagnar la morte

La gran beltà che fù da Sacripante posta nanti al suo honor, nanti al so regno la gran beltà, che al gran signor dAnglante macchiò la chiara fama, e l alto ingegno

la gran beltá, che fè tutto Levante sottosopra voltarsi, e star al segno hora non hà (così è rimasa sola) che le dia aiuto pur d una parola

La bella donna di gran sonno oppressa incatenata fú, prima che desta portaro il frate incantator con essa nel legno pien di turba afflitta e mesta

la vela in cima l arbore rimessa spinse il naviglio, a l Isola funesta dove chiuser la donna in rocca forte sin a quel dì ch a lei toccò la sorte

Ma puote sì (per esser tanto bella) la fiera gente movere a pietade che molti dì, le differiro quella morte, e serbarla a gran necessitade

e fin chebber di fuore altra donzella perdonaro all angelica beltade al Mostro fù condutta finalmente piangendo drieto a lei, tutta la gente

Chi narrerà langoscie, e pianti, e gridi, l alta querela, che nel ciel penetra maraveglia hò, che non sapriro ilidi quando fú posta in su la fredda pietra

dove in catena priva di sussidi, attendea morte, abominosa e tetra io nol diró, che sì il dolor mi move, che mi sforza voltar le rime altrove

E trovar versi non tanto lugubri sin chel mio spirto stanco se rihabbia che ne leon ne i squalidi colubri ne lorba tigre accesa in maggior rabbia

ne ciò che da l Atlante ai liti Rubri venenoso erra, per la calda sabbia si potria imaginar senza cordoglio Angelica legata al nudo scoglio

O se l havesse il suo Orlando saputo, ch era per ritrovarla ito a Parigi o li dua ch ingannò quel vecchio astuto col messo, che venìa da i luoghi stygi

fra mille morti, per donarle aiuto cercato harian l angelici vestigi ma che farian, se ben n havesson spia poi che distanti son di tanta via?

Parigi intanto, havea l assedio intorno dal famoso figliuol del Re Troiano, et venne a tanta estremitade un giorno, che n andò quasi al suo nemico in mano

e se non che li voti il ciel placorno che dilagò di pioggia oscura il piano cadea quel dì per l Africana lancia el santo Imperio e il gran nome di Francia

Il sommo Creator gli occhi rivolse al giusto lamentar del vecchio Carlo e con subita pioggia, il fuoco tolse ne forse human saper potea smorzarlo

savio chiunque a Dio sempre si volse ch altri non puote mai meglio aiutarlo ben dal devoto Re fù connosciuto chel si salvò per il divino aiuto

La notte Orlando in le noiose piume del veloce pensier fa parte assai hor quinci hor quindi il volta, hora lassume tutto in un luoco, e non lafferma mai

qual d acqua chiara il tremolante lume dal sol percosso, o da notturni rai, per l ampi tetti va, con lungo salto hor adestra, hor sinistra, hor basso, hor alto

La donna sua, che gli ritorna a mente anzi che mai non era indi partita gli raccende nel core, e fa piu ardente la fiamma che nel dì parea sopita

costei venuta seco era in Ponente sin dal Chataio, e qui l havea smarrita ne ritrovato poi vestigio della che Carlo rotto fu presso Bordella

Di questo Orlando havea gran doglia, e seco indarno a sua sciocchezza ripensava cor mio (dicea) come vilmente teco mi son portato, ohime quanto mi grava

che potendoti haver notte e dì meco quando la tua bontà non m el negava t habbia lasciato in man di Namo porre per non sapermi a tanta ingiuria opporre

Non, havevo ragione io di scusarme e Carlo non m haria forse disdetto se pur disdetto e chi potea sforzarme? che ti mi volea torre al mio dispetto

non potevo venir piu presto all arme, lasciar piu presto trarmi il cor del petto? ma ne Carlo ne tutta la sua gente levarmiti per forza era possente

Almen l havesse posta in guardia buona dentro a Parigi, o in qualche rocca forte che l habbia data a Namo mi consuona. sol perche a perder l habbia a questa sorte

chi la devea guardar meglio persona di me, ch io devea farlo sino a morte guardarla piu chel cor, che gli occhi miei e devi, e potei farlo, e pur nol fei

Deh dove senza me, dolce mia vita rimasa sei si giovane e si bella? come, poi che la luce è disparita riman tra boschi la smarrita agnella

che dal pastor sperando esser udita si va languendo, in questa parte, e in quella tanto chel lupo l ode di lontano e il misero pastor ne piagne in vano

Dove speranza mia, dove hora sei? vai tu soletta forse anchora errando? o pur t hanno trovata i lupi rei senza la guardia del tuo fido Orlando?

e il fior ch in ciel potea porme fra i dei el fior ch io m iva intatto riserbando per non turbarti (ohime) lanimo casto ohime per forza haranno colto e guasto

O infelice, o misero, che chero se non morir, sel mio bel fiore colto hanno o sommo Idio, piu presto chel sia vero famme patir ogn altro grave danno

se gli è vero, io son morto, io mi dispero me stesso uccido, allinferno mi danno così piangendo forte, e suspirando seco dicea l addolorato Orlando

Già in ogni parte li animanti lassi davan riposo a travagliati spirti chi su le piume, e chi su duri sassi e chi su l herbe, e chi su faggi e mirti

tu le palpebre Orlando a pena abbassi punto da tuoi pensieri, acuti, et hirti ne quel si breve, e fuggitivo sonno goder in pace ancho lasciar ti ponno

Parea ad Orlando, s una verde riva d odoriferi fior, tutta dipinta mirare il bello avorio, e la nativa purpura, chavea Amor di sua man tinta

e le due chiare stelle, onde notriva l anima già gran tempo in laccio avinta io parlo de begliocchi, e del bel volto che gli hanno il cor di mezo il petto tolto

Sentia il maggior piacer, la maggior festa che sentir possa alcun felice amante ma ecco intanto uscir una tempesta che struggea i fiori, et abbattea le piante

non se ne suol veder simile a questa quando giostra Aquilone, Austro, e Levante parea, che per trovar qualche coperto andasse errando in van per lo deserto

In tanto l infelice (e non sa come) perde la donna sua, per l aer fosco onde di qua e di la del suo bel nome fa risonare ogni campagna, e bosco

e mentre dice indarno, misero me chi ha cangiata mia dolcezza in tosco ode la donna sua, che gli dimanda piangendo aiuto, e se gli raccomanda

Onde par ch esca il grido, va veloce e quinci e quindi s affatica assai o quanto è il suo dolor aspro et atroce che non puó rivedere i dolci rai

ecco che altronde ode da un altra voce non sperar piu gioirne in terra mai a questo horribil grido, risvegliosse e tutto pien di lachrime trovosse

Senza pensar, che sian l imagin false quando per tema, o per disio si sogna de la donzella per modo gli calse che stimò giunta a danno, od a vergogna

che fulminando fuor del letto salse di piastra, e maglia, quanto ne bisogna tutto guarnissi, e Brigliadoro tolse ne di scudiero alcun servigio volse

E per potere intrar ogni sentiero che la sua dignità macchia non pigli non l honorata insegna del quartiero distinta di color bianchi, e vermigli,

ma portar volse un paramento nero e forse, acciò ch al suo dolor simigli e quello havea già tolto a uno Amostante ch uccise di sua man pochi anni inante

Da meza notte tacito si parte ne saiutò, ne fece motto al Cio ne al fido suo compagno Brandimarte (che tanto amar solea) pur disse a dio

ma poi chel sol con l auree chiome sparte del ricco albergo di Tithone uscio e discacciando l ombra oscura, e nera fece apparir ciò che nascoso v era

Con suo gran dispiacer s avide Carlo che partito la notte era il Nipote quando esser devea seco, e piu aiutarlo e contener la colera non puote

ch a lamentarsi d esso, et aggravarlo non cominciassi di biasmevol note e minacciar se non tornava, e dire che lo faria di tanto error pentire

Brandimarte ch Orlando amava a pare di se medesmo, non fece soggiorno o che sperassi farlo ritornare o sdegno havesse udirne biasmo e scorno

e volse a pena tanto dimorare ch uscissi fuor nel oscurar del giorno a Fiordeligi sua nulla ne disse perche el disegno suo non gli impedisse

Era questa una donna che fu molto da lui diletta, e ne gia raro senza di costumi, di gratia, e di bel volto dotata, e d accortezza, e di prudenza

et se congedo hor non n haveva tolto fu che sperò tornarle alla presenza el di medesmo, ma gli accade poi che lo tardò piu de i disegni suoi

Et ella poi che l hebbe quasi un mese atteso in vano e che, tornar no l vide di desiderio sì di lui s accese che se partì senza compagni o guide

e cercandone andò molto paese come l historia al luoco suo dicide di questi dua non vi dico hor piu inante che piu m importa il cavallier d Anglante

Poi chebbe Orlando le spoglie d Aimonte mutate, in vestir nero andò alla porta e disse nel orecchio, io sono il Conte a un capitan, che vi facea la scorta

e quel gli fe abbassar subito il ponte il conte Orlando, per la via che porta all inimici, se n andò diritto quel che seguì, ne l altro canto è scritto

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