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1474–1533

CANTO DUODECIMO.

Ludovico Ariosto

C Erere poi che da la madre idea Tornando in fret ta alla solinga valle La dove calca La montagna Ethnea Al fulminato Encelado le spalle:

La figlia non trovo dove l'haveani Lasciata fuor d'ogni segnato calle: Fatto c'hebbe alle guancie al petto a i cri E a gliocchi danno, al fin svelse duo pini.

E nel fuoco gli accese di Vulcano E die lor non potere esser mai spenti, E portandosi questi uno per mano Sul carro che tiravan dui Serpenti

Cerco le selve, i campi, il monte, il piano Le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti La terra, e'l mare, e poi che tutto il mondo Cerco di sopra, ando al tartareo fondo.

S'in poter fosse stato Orlando pare All'Eleusina Dea come in disio: Non havria per Angelica cercare Lasciato, o selva, o campo, o stagno, o rio,

O valle, o monte, o piano, o terra, o mare: Il Cielo, e'l fondo del eterno oblio, Ma poi che'l carro e i draghi non havea, La gia cercando al meglio che potea.

L'ha cercata per Francia hor s'apparecchia Per Italia cercarla e per Lamagna Per la nuova Castiglia, e per la vecchia, E poi passaare in Lybia il mar di Spagna

Mentre pensa cosi sente all'orecchia Una voce venir che par che piagna, Si spinge inanzi e sopra un gran destriero Trottar si vede inanzi un cavalliero.

Che porta in braccio, e su l'arcion davante Per forza una mestissima Donzella: Piange ella e si dibatte e fa sembiante Di gran dolore, & in soccorso appella,

Il valoroso principe d'Anglante, Che come mira alla giovane bella Gli par colei, per cui la notte e il giorno, Cercato Francia havea dentro e d'intorno.

Non dico ch'ella fosse: ma parea Angelica gentil ch'egli tant'ama: Egli che la sua donna e la sua dea Vede portar si addolorata e grama:

Spinto da l'ira e da la furia rea Con voce horrenda il cavallier richiama: Richiama il cavalliero e gli minaccia E Brigliadoro a tutta briglia caccia.

Non resta quel fellon ne gli risponde All'alta preda al gran guadagno intento E si ratto ne va per quelle fronde Che saria tardo a seguitarlo il vento

L'un fugge e l'altro caccia, e le profonde Selve s'odon sonar d'alto lamento, Correndo usciro in un gran prato e quello, Havea nel mezzo un grande e ricco hostello.

Di vari marmi con suttil lavoro Edificato era il palazzo altiero, Corse dentro alla porta messa d'oro Con la Donzella in braccio il cavalliero,

Dopo non molto giunse Brigliadoro Che porta Orlando disdegnoso e fiero: Orlando come e dentro gliocchi gira Ne piu il guerrier ne la Donzella mira,

Subito smonta e fulminando passa Dove piu dentro il bel tetto s'alloggia Corre di qua, corre di la, ne lassa Che non vegga ogni camera ogni loggia,

Poi che i segreti d'ogni stanza bassa Ha cerco in van: su per le scale poggia: E non men perde ancho a cercar di sopra, Che perdessi di sotto il tempo e l'opra.

D'oro e di seta i letti ornati vede Nulla de muri appar ne de pareti: Che quelle e il suolo ove si mette il piede Son da cortine ascose e da tapeti:

Di su di giu va il Conte Orlando e riede, Ne per questo puo far gli occhi mai lieti, Che riveggiano Angelica o quel ladro, Che n'ha portato il bel viso leggiadro.

E mentre hor quinci hor quindi in vano il passo Movea pien di travaglio e di pensieri, Ferau,Brandimarte, e il Re Gradasso Re Sacripante, & altri cavallieri

Vi ritrovo, ch'andavano alto e basso Ne men facean di lui vani sentieri: E si ramaricavan del malvagio. Invisibil Signor di quel palagio.

Tutti cercando il van tutti gli danno, Colpa di furto alcun che lor fatt'habbia, Del destrier che gli ha tolto altri e in affanno C'habbia perduta altri la donna arrabbia:

Altri d'altro l'accusa, e cosi stanno Che non si san partir di quella gabbia, E vi son molti a questi inganno presi Stati le settimane intiere e i mesi.

Orlando poi che quattro volte e sei Tutto cercato hebbe il palazzo strano Disse fra se: qui dimorar potrei Gittare il tempo e la fatica in vano:

E potria il ladro haver tratta costei Da un'altra uscita e molto esser lontano: Con tal pensiero usci nel verde prato, Dal qual tutto il palazzo era aggirato.

Mentre circonda la casa silvestra Tenendo pur a terra il viso chino: Per veder s'orma appare o da man destra, O da sinistra di nuovo camino:

Si sente richiamar da una finestra E leva gliocchi, e quel parlar divino Gli pare udire, e par che miri il viso Che l'ha da quel che fu tanto diviso.

Pargli Angelica udir: che supplicando E piangendo gli dica aita aita La mia virginita ti raccomando Piu che l'anima mia piu che la vita:

Dunque in presentia del mio caro Orlando Da questo ladro mi sara rapita? Piu tosto di tua man dammi la morte Che venir lasci a si infelice sorte.

Queste parole una & un'altra volta Fanno Orlando tornar per ogni stanza: Con passione, e con fatica molta, Ma temperata pur d'alta speranza,

Talhor si ferma & una voce ascolta, Che di quella d'Angelica ha sembianza: E s'egli e da una parte suona altronde, Che chieggia aiuto, e non sa trovar donde.

Ma Tornando a Ruggier ch'io lasciai: quando Dissi che per sentiero ombroso e fosco Il Gigante e la Donna seguitando In un gran prato uscito era del bosco:

Io dico ch'arrivo qui dove Orlando Dianzi arrivo (se'l loco riconosco) Dentro la porta il gran Giagante passa Ruggier glie appresso e di seguir non lassa

Tosto che pon dentro alla soglia il piede Per la gran corte, e per le loggie mira: Ne piu il Gigante, ne la Donna vede: E gliocchi indarno hor quinci hor quindi aggira

Di su di giu va molte volte e riede Ne gli succede mai quel che desira: Ne si sa imaginar dove si tosto, Con la Donna il fellon si sia nascosto.

Poi che revisto ha quattro volte e cinque Di su di giu camere e loggie e sale, Pur di nuovo ritorna: e non relinque, Che non ne cerchi fin sotto le scale,

Con speme al fin che sian ne le propinque Selve, si parte, ma una voce, quale Richiamo Orlando, lui chiamo non manco: E nel palazzo il fe ritornar'ancho.

Una voce medesma una persona Che paruta era Angelica ad Orlando, Parve a Ruggier la donna di Dordona Che lo tenea di se medesmo in bando

Se con Gradasso o con alcun ragiona Di quei ch'andavan nel palazzo errando A tutti par che quella cosa sia Che piu ciascun per se brama e desia.

Questo eraun nuovo e disusato incanto C'havea composto Atlante di Carena: Perche Ruggier fosse occupato tanto In quel travaglio, in quella dolce pena,

Che'l mal'influsso n'andasse da canto L'influsso ch'a morir giovene il mena, Dopo il castel d'acciar che nulla giova E dopo Alcinna, Atlante anchor fa pruova.

Non pur costui, ma tutti glialtri anchora Che di valore in Francia han maggior fama: Accio che di lor man Ruggier non mora: Condurre Atlante in questo incanto trama

E mentre fa lor quivi dimora: Perche di cibo non patischin brama: Si ben fornito havea tutto il palagio, Che donne e cavalliervi stanno adagio.

Ma torniamo ad Angelica che seco Havendo quell'annel mirabil tanto Ch'in bocca aveder lei fa l'occhio cieco Nel dito l'assicura dal'incanto:

E ritrovato nel montano speco Cibo havendo,e cavalla, eveste, e quanto Le fu bisogno, havea fatto disegno Di ritornare in India al suo bel regno.

Orlando volentieri o Sacripante Voluto havrebbe in compagnia: non ch'ella Piu caro havesse l'un,che l'altro amante, Anzzi di par fu a lor disii ribella,

Ma dovendo per girsene in Levante Passar tante citta, tante castella: Di compagnia bisogno havea e di guida . Ne potea haver con altri la piu fida.

Hor l'uno hor l'altro ando molto cercando Prima ch'inditio ne trovasse o spia, Quando in cittade, e quando inville, e quando In alti boschi, e quando in altra via:

Fortuna al fin la dove il conte Orlando, Ferrau e Sacripante era, la invia Con Ruggier con Gradasso, & altri molti Che v'havea Athlante in strano intrico avolti.

Quivi entra che veder non la puo il Mago E cerca il tutto, ascosa dal suo annello, E truova Orlando e Sacripante vago Di lei cercare in van per quello hostello,

Vede come fingendo la sua imago Athlante usa gran fraude a questo, e a quello, Chi tor debba di lor molto rivolve Nel suo pensier, ne ben se ne risolve.

Non sa stimar chi sia per lei migliore Il conte Orlando, o il Re de i fier Circassi Orlando la potra con piu valore Meglio salvar ne i perigliosi passi,

Ma se sua guida il fa, se'l fa signore Ch'ella non vede come poi l'abbassi Qualunque volta, o in Francia rimandarlo. Ma il Circasso depor quando le piaccia

Potra, se ben l'havesse posto in cielo: Questa sola cagion vuol ch'ella il faccia Sua scorta, e mostri havergli fede e zelo L'annel trasse di bocca, e di sua faccia

Levo da Gliocchi a Sacripante il velo, Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne Ch'Orlando e Ferrau le sopravvenne. Le sopravenne Ferrau & Orlando,

Che l'uno e l'altro parimente giva Di su di giu, dentro, e di fuor cercando Del gran palazzo, lei ch'era lor diva, Corser di par tutti alla Donna, quando

Nessuno incantamento gli impediva: Perche l'annel ch'ella si pose in mano Fece d'Atlante ogni disegno vano. L'usbergo indosso haveano, el'elmo in testa

Dui di questi guerrier de iquali io canto, Ne notte o di, dopo ch'entraro in questa Stanza, l'haveano mai messi da canto, Che facile a portar come la vesta

Era lor, perche in uso l'havean tanto: Ferrau il terzo era ancho armato, eccetto Che non havea, ne volea havere elmetto. Fin che quel non havea, che'l Paladino

Tolse Orlando al fratel del Re Troiano: Ch'allhora lo giuro che l'elmo fino Cerco de l'Argalia nel fiume in vano, E se ben quivi Orlando hebbe vicino

Ne perho Ferrau pose in lui mano, Avenne che conoscersi tra loro Non si poter mentre la dentro foro. Era cosi incantato quello albergo

Ch'insieme riconoscer non poteansi, Ne notte mai ne di, spada ne usbergo Ne scudo pur dal braccio rimoveansi, I lor cavalli con la sella al tergo

Pendendo i morsi da l'arcion, pasceansi In una stanza, che presso all'uscita D'orzo, e di paglia sempre era fornita. Atlante riparar non sa: ne puote

Ch'in sella non rimontino i guerrieri: Per correr dietro alle vermiglie gote All'auree chiome, & a begli occhi neri De la donzella, ch'in fuga percuote

La sua iumenta, perche volentieri, Non vede li tre amanti in compagnia, Che forse tolti un dopo l'altro havria. E poi che dilungati dal palagio

Gli hebbe si, che temer piu non dovea Che contra lor l'incantator malvagio Potesse oprar la sua fallacia rea: L'annel che le schivo piu d'un disagio

Tra le rosate labra si chiudea: Donde lor sparve subito da gliocchi, E gli lascio come insensati e sciocchi. Come che fosse il suo primier disegno

Di voler seco Orlando o Sacripante: Ch'a ritornar l'havessero nel regno Di Galaphron ne l'ultimo Levante: Le vennero amendua subito a sdegno,

E si muto di voglia in uno instante: E senza piu obligarsi o a questo, o a quello Penso bastar per amendua il suo annello. Volgon pel bosco hor quinci, hor quindi in fretta

Quelli scherniti la stupida faccia Come il cane tal'hor se gli e intercetta O Lepre o Volpe, a cui dava la caccia, Che d'improviso in qualche tana stretta

O in folta macchia, o in un fosso si caccia, Di lor si ride Angelica proterva, Che non e vista, e i lor progressi osserva. Per mezo il bosco appar sol una strada:

Credono i cavallier che la donzella Inanzi alor per quella se ne vada: Che non se ne puo andar se non per quella, Orlando corre e Ferrau non bada

Ne Sacripante men sprona e puntella : Angelica la briglia piu ritiene, E dietro lor con minor fretta viene. Giunti che fur correndo, ove i sentieri

A perder si venian ne la foresta: E cominciar per l'herba i cavallieri A riguardar se vi trovavan pesta: Ferrau che potea fra quanti altieri

Mai fosser,gir con la corona in testa: Si volse con mal viso a glialtri dui, E grido lor dove venite vui? Tornate a dietro, o pigliate altra via

Se non volete rimaner qui morti: Ne in amar, ne in seguir la donna mia Si creda alcun che compagnia comporti: Disse Orlando al Circasso che potria

Piu dir costui? s'ambi ci havesse scorti Per le piu vili, e timide puttane Che da conocchie mai trahesser lane? Poi volto a Ferrau disse, huom bestiale

S'io non guardassi che senza elmo sei Di quel c'hai detto, s'hai ben detto o male Senz'altra indugia accorger ti farei: Disse il Spagnuol, di quel ch'ame non cale

Perche pigliarne tu cura ti dei? Io sol contra ambidui per far son buono Quel che detto ho, senza elmo come sono. Deh (disse Orlando al Re di Circasia)

In mio servigio a costui l'elmo presta Tanto ch'io gli habbia tratta la pazzia Ch'altra non vidi mai simile a questa, Rispose il Re, chi piu pazzo saria?

Ma se ti par pur la domanda honesta Prestagli il tuo, ch'io non saro men atto, Che tu sia forse, a castigare un matto. Suggiunse Ferrau sciocchi voi, quasi

Che se mi fosse il portar elmo aggrado Voi senza non ne fosse gia rimasi, Che toltii vostri havrei vostro mal grado Ma per narrarvi in parte li miei casi

Per voto cosi senza me ne vado: Et andero fin ch'io non ho quel fino, Che porta in capo Orlando paladino. Dunque rispose sorridendo il Conte

Ti pensi a capo nudo esser bastante Far ad Orlando, quel che in Aspramonte Egli gia fece al figlio d'Agolante? Anzi credo io se tel vedessi a fronte

Ne tremeresti dal capo alle piante, Non che volessi l'elmo, ma daresti L'altre arme a lui di patto che tu vesti. Il vantator Spagnuol disse, gia molte

Fiate, e molte: ho cosi Orlando astretto Che facilmente l'arme gli havrei tolte Quante indosso n'havea, non che l'elmetto: E s'io nol feci, occorrono alle volte

Pensier, che prima non s'haveano in petto: Non n'hebbi, gia fu, voglia, hor l'haggio e spero Che mi potra succeder di leggiero Non pote haver piu patientia Orlando

E grido mentitor brutto Marrano In che paese ti trovasti? e quando? A poter piu di me con l'arme in mano? Quel paladin, di che ti vai vantando

Son'io, che ti pensavi esser lontano: Hor vedi se tu puoi l'elmo levarme O s'io son buon per torre a te l'altre arme. Ne da te voglio un minimo vantaggio,

Cosi dicendo l'elmo si disciolsee, E lo suspese a un ramuscel di faggio: E quasi a un tempo Durindana tolse, Ferrau non perde di cio il coraggio:

Trasse la spada e in atto si raccolse, Onde con essa e col levato scudo Potesse ricoprirsi il capo nudo. Cosi li duo guerrieri incominciaro

Lor cavalli aggirando, a volteggiarsi: E dove l'arme li giungeano, e raro Era piu il ferro, col ferro a tentarsi, Non era in tutto'l mondo un altro paro

Che piu di questo havessi ad accopiarsi: Pari eran di vigor, pari d'ardire Ne l'un ne l'altro si potea ferire. C'habbiate Signor mio gia inteso estimo

Che Ferrau per tutto era fatato, Fuor che la dove l'alimento primo Piglia il bambin nel ventre anchor serrato, E fin che del sepolchro il tetro limo

La faccia gli coperse: il luogo armato Uso portar, dove era il dubbio sempre Di sette piastre fatte a buone tempre. Era ugualmente il principe d'Anglante

Tutto fatato fuor che in una parte: Ferito esser potea sotto le piante: Ma le guardo con ogni studio & arte: Duro era il resto lor piu che diamante

(Se la fama dal ver non si diparte) E l'uno e l'altro ando piu per ornato Che per bisogno alle sue imprese armato. S'incrudelisce e inaspra la battaglia

D'horrore in vista, e di spavento piena : Ferrau quando punge e quando taglia Ne mena botta che non vada piena, Ogni colpo d'Orlando, o piastra, o maglia

E schioda, erompe, & apre, e astraccio mena Angelica invisibil lor pon mente Sola a tanto spettacolo presente. In tanto il Re di Circassia, stimando

Che poco inanzi Angelica corresse: Poi ch'attaccati Ferrau & Orlando Vide restar, per quella via si messe Che si credea, che la donzella quando

Da lor disparve, seguitata havesse : Si che a quella battaglia, la figliuola Di Galafron, fu testimonia sola. Poi che horribil come era e spaventosa,

L'hebbe da parte ella mirata alquanto: E che le parve assai pericolosa Cosi da l'un come da l'altro canto, Di veder novita voluntarosa

Disegno l'elmo tor, per mirar quanto Fariano i duo guerrier,vistosel tolto Ben con pensier di non tenerlo molto. Ha ben di darlo al Conte intentione,

Ma se ne vuole in prima pigliar gioco: L'elmo dispicca, e in grembio se lo pone E sta a mirare i cavallieri un poco: Dipoi si parte, e non fa lor sermone:

E lontana era un pezo da quel loco Prima ch'alcun di lor v'havesse mente, Si l'uno e l'altro era nel'ira ardente. Ma Ferrau che prima v'hebbe gliocchi

Si dispicco da Orlando, e disse a lui Deh come n'ha damale accorti e sciocchi Trattati il cavallier ch'era con nui : Che premio fia ch'al vincitor piu tocchi

Se'l bel'elmo involato n'haa costui? RitrassiOrlando, e gliocchi al ramo gira Non vede l'elmo, e tutto avampa d'ira. E nel parer di Ferrau concorse

Che'l cavallier che dianzi era con loro Se lo portasse, onde la briglia torse E se sentir gli sproni a Brigliadoro: Ferrau che del campo il vide torse

Gli venne dietro, e poi che giunti foro Dove nel'herba appar l'orma novella, C'havea fatto il Circasso, e la donzella. Prese la strada alla sinistra il Conte

Verso una valle, ove il Circasso era ito: Si tenne Ferrau piu presso al monte, Dove il sentiero Angelica havea trito, Angelica in quel mezo ad una fonte

Giunta era, ombrosa e di giocondo sito, Ch'ognun che passa alle fresche ombre invita Ne senza ber mai lascia far partita. Angelica si ferma alle chiare onde

Non pensando ch'alcun le sopravegna E per lo sacro annel che la nasconde Non puo temer che caso rio le avegna: A prima giunta in su l'herbose sponde

Del rivo l'elmo, a un ramuscel consegna: Poi cerca ove nel bosco e miglior frasca La iumenta legar, perche si pasca. Il cavallier di Spagna,che venuto

Era per l'orme, alla fontana giunge, Non l'ha si tosto Angelica veduto Che gli dispare, e la cavalla punge: L'elmo che sopra l'herba era caduto,

Ritor non puo, che troppo resta lunge, Come il Pagan d'Angelica s'accorse Tosto ver lei pien di letitia corse. Gli sparve (come io dico) ella davante

Come fantasma al dipartir del sonno: Cercando egli la va per quelle piante Ne i miseri occhi piu veder la ponno, Bestemiando Machone e Trivigante,

E di sua legge ogni maestro e donno Ritorno Ferau verso la Fonte U ne l'herba giacea l'elmo del Conte. Lo riconobbe tosto che mirollo

Per lettere c'havea scritte ne l'orlo Che dicean, dove Orlando guadagnollo E come, e quando, & a chi fe deporlo Armossene il Pagano il capo , e il collo,

Che non lascio pel duol, c'havea di torlo Pel duol c'havea di quella che gli sparve Come sparir soglion notturne larve. Poi ch'allacciato s'ha il buon elmoin testa

Aviso glie che a contentarsi a pieno Sol ritrovar Angelica gli resta Che gli appar'e dispar come baleno, Per lei tutta cerco l'alta foresta.

E poi ch'ogni speranza venne meno Di piu poterne ritrovar vestigi, Torno al campo spagnuol verso Parigi. Temperando il dolor che gli ardea il petto:

Di non haver si gran disir sfogato, Col refrigerio di portar l'elmetto Che fu d'Orlando, come havea giurato, Dal Conte, poi che'l certo gli fu detto

Fu lungamente Ferrau cercato Ne fin quel di dal capo gli lo sciolse Che fra duo ponti la vita gli tolse. Angelica invisibile e soletta

Via sene va, ma con turbata fronte, Che de l'elmo le duol,che troppa fretta Le havea fatto lasciar presso alla fronte, Per voler far quel ch'a me far non spetta

(Tra se dicea) levato ho l'elmo al Conte: Questo pel primo merito,e assai buono Di quanto a lui pur ubligata sono. Con buona intentione (e sallo Idio)

(Ben che diverso e tristo effetto segua) Io levai l'elmo, e solo il pensier mio Fu di ridur quella battaglia a triegua, E non che per mio mezo il suo disio

Questo bruttoSpagnuol'hoggi consegua: Cosi di se s'andava lamentando D'haver de l'elmo suo privato Orlando, Sdegnata e mal contenta, la via prese

Che le parea miglior verso Oriente, Piu volte ascosa ando, talhor palese Secondo era oportuno infra la gente, Dopo molto veder molto paese

Giunse in un bosco, dove iniquamente Fra duo compagni morti, un giovinetto Trovo, ch'era ferito in mezo il petto. Ma non diro d'Angelica hor piu inante,

Che molte cose ho da narrarvi prima, Ne sono a Ferrau ne a Sacripante Sin'a gran pezzo per donar piu rima, Da lor mi leva il Principe d'Anglante

Che di se vuol che inanzi a glialtri esprima Le fatiche, e gli affanni che sostenne Nel gran disio di che a fin mai non venne. Alla prima citta ch'egli ritruova

(Perche d'andare occulto havea gran cura) Si pone in capo una barbuta nuova Senza mirar s'ha debil tempra,o dura, Sia qual si vuol, poco gli nuoce o giova

Si ne la fatagion si rassicura Cosi coperto seguita l'inchiesta , Ne notte, o giorno, o pioggia, o Sol l'arresta. Era ne l'hora che trahea i cavalli

Phebo del mar con rugiadoso pelo, E l' Aurora di fior vermigli e gialli Venia spargendo d'ognintorno il cielo: E lasciato le stelle haveano i balli

E per partirsi postosi gia il velo: Quando appresso a Parigi un di passando Mostro di sua virtu gran segno Orlando. In dua squadre incontrossi,e Manilardo

Ne reggea l'una il Saracin canuto, Re di Noritia gia fiero e gagliardo Hor miglior di consiglio che d'aiuto : Guidava l'altra sotto il suo stendardo

Il Re di Tremisen ch'era tenuto Tra gli Africani cavallier perfetto, Alzirdo fui (da chil conobbe)detto. Questi con l'altro esercito pagano

Quella invernata havean fatto soggiorno Chi presso alla citta,chi piu lontano Tutti alle ville, o alle castella intorno: C'havendo speso il Re Agramante in vano

(Per espugnar Parigi) piu d'un giorno: Volse tentar l'assedio finalmente Poi che pigliar non lo potea altrimente. E per far questo, havea gente infinita

Che oltre a quella che con lui giunt'era E quella che di Spagna havea seguita Del Re Marsilio la real bandiera: Molta di Francia n'havea al soldo unita

Che da Parigi insino alla riviera D'Arli, con parte di Guascogna(eccetto Alcune rocche) havea tutto suggetto. Hor cominciando i trepidi ruscelli

Asciorre il freddo giaccio in tiepide onde E i prati di nuove herbe, e gli arbuscelli A rivestirsi di tenera fronde, Raguno il Re Agramante tutti quelli

Che seguian le fortune sue seconde: Per farsi rassegnar l'armata torma Indi alle cose sue dar miglior forma. A questo effetto il Re di Tremisenne

Con quel de la Noritia ne venia, Per la giungere a tempo, ove si tenne Poi conto d'ogni squadra o buona o ria, Orlando a caso ad incontrar si venne

(Come io v'ho detto) in questa compagnia: Cercando pur colei come egli era uso Che nel carcer d'Amor lo tenea chiuso. Come Alzirdo appressarvide quel Conte

Che di valor non havea pari al mondo, In tal sembiante, in si superba fronte: Che'l Dio de l'arme a lui parea secondo, Resto stupito alle fattezze conte

Al fiero sguardo, al viso furibondo, E lo stimo guerrier d'alta prodezza Ma hebbe del provar troppavaghezza. Era giovane Alzirdo,& arrogante

Per molta forza,e per gran cor pregiato: Per giostrar spinse il suo cavallo inante, Meglio per lui se fosse in schiera stato: Che ne lo scontro, il principe d'Anglante

Lo fe cader, per mezo il cor passato: Giva in fuga il destrier di timor pieno, Che su non v'era chi reggesse il freno. Levasi un grido subito & horrendo

Che d'ogni'intorno n'ha l'aria ripiena, Come si vede il giovene cadendo Spicciar il sangue di si larga vena, La turba verso il Conte vien fremendo

Disordinata, e tagli,e punte mena Ma quella e piu: che con pennuti dardi Tempesta il fior de i cavallier gagliardi. Con qual rumor la setolosa frotta

Correr da monti suole,o da campagne, Se'l Lupo uscito di nascosa grotta O l'Orso sceso alle minor montagne Un tener porco preso habbia tal'hotta:

Che con grugnito e gran stridor si lagne: Con tal,lo stuol barbarico era mosso, Verso il Conte, gridando adosso adosso. Lance saette e spade hebbe l'usbergo

A un tempo mille, e lo scudo altretante Chi gli percuote con la mazza il tergo Chi minaccia da lato, e chi davante: Ma quel ch'al timor mai non diede albergo

Estima la vil turba, e l'arme tante, Quel che dentro alla mandra, all'aer cupo Il numer de l'agnelle estimi il Lupo. Nuda havea in man quella fulminea spada

Che posti ha tanti saracini a morte, Dunque chi vuol di quanta turba cada Tenere il conto, ha impresa dura e forte, Rossa di sangue gia correa la strada

Capacee a pena a tante genti morte, Perche ne targa ne capel difende La fatal Durindana, ove discende. Ne vesta piena di cotone, o tele

Che circondino il capo in mille volti: Non pur per l'aria, gemiti, e querele Ma volan braccia e spalle, e capi sciolti: Pel campo errando va morte crudele

In molti varii, e tutti horibil volti: E tra se dice in man d'Orlando valci Durindana per cento de mie falci. Una percossa,a pena l'altra aspetta

Ben tosto cominciar tutti a fuggir: E quando prima ne veniano in fretta Perch'era sol, credeanselo inghiottire: Non e chi per levarsi de la stretta

L'amico aspetti e cerchi insieme gire, Chi fugge a piedi in qua, chi colaa sprona Nessun domanda se la strada e buona. Virtude andava intorno con lo speglio

Che fa veder ne l'anima ogni ruga: Nessun vi si miro, se non un veglio A cui il sangue l'eta non l'ardir sciuga: Vide costui, quanto il morir sia meglio

Che con suo dishonor mettersi in fuga, Dico il Re di Noritia, onde la lancia Arresto contra il Paladin di Francia. E la roppe alla penna de lo scudo

Del fiero Conte, che nulla si mosse: Egli c'havea alla posta il brando nudo Re Manilardo al trapassar percosse: Fortuna l'aiuto che'l ferro crudo

In man d'Orlando al venir giuvoltosse: Tirare i colpi a filo ogn'hor non lece, Ma pur di sella stramazzar lo fece. Stordito de l'arcion quel Re stramazza

Non si rivolge Orlando a rivederlo: Che glialtri taglia, tronca,fende,amazza, A tutti pare in ssu le spalle haverlo: Come per l'aria ove han si larga piazza

Fuggon li storni da l'audace Smerlo, Cosi di quella squadra hormai disfatta Altri cade, altri fugge, altri s'appiatta. Non cesso pria la sanguinosa spada

Che fu di viva gente il campo voto: Orlando e in dubbio a ripigliar la strada Ben che gli sia tutto il paese noto, O da man destra, o da sinistra vada,

Il pensier da l'andar sempre e remoto, D'Angelica cercar fuor ch'ove sia Sempre e in timore, e far contraria via. Il suo camin (di lei chiedendo spesso)

Hor per li campi hor per le selve tenne: E (si come era uscito di se stesso) Usci di strada.e a pie d'un monte venne: Dove la notte, fuor d'un sasso fesso

Lontan vide un splendor batter le penne: Orlando al sasso per veder s'accosta, Se quivi fosse Angelica reposta. Come nel bosco del'humil Ginepre

O ne la stoppia alla campagna aperta: Quando si cerca la paurosa Lepre Per traversati solchi e per via incerta: Si va ad ogni cespuglio,ad ogni vepre

Se per ventura vi fosse coperta: Cosi cercava Orlando con gran pena La donna sua, dove speranza il mena. Verso quel raggio andando infretta il conte

Giunse ove ne la selva si diffonde Dal'angusto spiraglio di quel monte Ch'una capace grotta in se nasconde, E truova inanzi, ne la prima fronte

Spine,e virgulti come mura e sponde Per celar quei che ne la grotta stanno Da chi far lor cercasse oltraggioe danno. Di giorno ritrovata non sarebbe,

Ma la facea di notte il lume aperta: Orlando pensa ben quel ch'esser debbe Pur vuol saper la cosa ancho piu certa, Poi che legato fuor Brigliadoro hebbe

Tacito viene alla grotta coperta: E fra li spessi rami ne la buca Entra senza chiamar chi l'introduca. Scende la tomba molti gradi al basso

Dove la viva gente sta sepolta, Era non poco spatioso il sasso Tagliato a punte di scarpelli involta, Ne di luce diurna in tutto casso,

Ben che l'entrata non ne dava molta, Ma ve ne venia assai da una finestra, Che sporgea in un pertugio da man destra. In mezo la spelonca appresso a un fuoco

Era una donna di giocondo viso: Quindici anni passar dovea di poco Quanto fu al Conte al primo sguardo aviso: Et era bella si, che facea il loco

Salvaticco parere un Paradiso: Ben c'havea gliocchi di lachryme pregni Del cor dolente manifesti segni. V'era una vecchia e facean gran contese

Come uso femini spesso esser suole Ma come il Conte ne la grotta scese, Finiron le dispute e le parole, Orlando a salutarle fu cortese

(Comme con donne sempre esser si vuole) Et elle si levaro immantinente E lui risalutar benignamente. Glie ver che si smarriro in faccia alquanto

Come improviso udiron quella voce, E insieme entrare armato tutto quanto Vider la dentro un huom tanto feroce: Orlando domando qual fosse tanto

Scortese ingiusto barbaro & atroce Che ne la grotta tenesse sepolto Un si gentile & amoroso volto. La vergine a fatica gli rispose

Interrotta da fervidi signiozzi, Che da i Coralli e da le pretiose Perle uscir fanno i dolci accenti mozzi, La lachryme scendean tra gigli e rose

La dove avien ch'alcuna se n'inghiozzi Piacciavi udir nel'altro canto il resto Signor, che tempo e homai di finir questo.

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CANTO DUODECIMO. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove