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1474–1533

Canto dodicesimo

Ludovico Ariosto

nEi molti assalti e nei spessi conflitti chavuti havea con Francia Africa e Spagna morti erano infiniti, e derelitti al Lupo al Corvo all Aquila griphagna

e ben che i Franchi fussero piu afflitti che tutta havean perduta la campagna piu si doleano i saracin, per molti principi e gran baron ch eran lor tolti

Hebbon vittorie cosi sanguinose che lor poco avanzò di che allegrarse e s alle antique le moderne cose invitto Alphonso, denno assimigliarse

la gran vittoria, onde alle virtuose opere vostre, puo la gloria darse di che haver sempre lachrymose ciglia Ravenna debbe, a questa s assimiglia

Quando cedendo Morini e Picardi l exercito Normando e l Aquitano voi nel mezo assalite li stendardi del quasi vincitor nemico Hispano

seguendo voi li gioveni gagliardi che meritar con valorosa mano quel dì da voi per honorati doni cinger le spade e li dorati sproni

Con sì animosi petti che vi foro vicini, o poco lungi al gran periglio crollaste sì le ricche Giande d oro si rompeste il baston giallo e vermiglio

ch a voi si deve il triomphal alloro che non fu guasto ne adhuggiato il Giglio d un altra fronde v orna ancho la chioma l haver servato il suo Fabricio a Roma

La gran Colonna del nome Romano che voi prendeste e che servaste intiera vi da piu honor, che se di vostra mano havesse uccisa la milita fiera

quanta ne ingrassa il campo Ravegnano e quanta se n andò senza bandiera d Aragon di Castiglia e di Navarra veduto non giovar spiedi ne carra

Quella vittoria fu piu di conforto che di allegrezza, perche troppo pesa contra la gioia nostra, il veder morto il capitan di Francia, e de l impresa

e seco haver una procella absorto tanti principi illustri, che a difesa de suoi confini, e suoi confederati di qua da le fredde alpi eran passati

Nostra salute nostra vita, in questa vittoria, suscitata si connoscie che difende chel verno, e la tempesta di Giove irato, sopra noi non croscie

ma ne goder potemo ne far festa sentendo li ramarichi e l angoscie ch in veste bruna e lachrimosa guancia le vedovelle fan per tutta Francia

Bisogna che proveggia il Re Luigi di nuovi capitani alle sue squadre che per honor de l aurea Fiordiligi castighino le man rapaci e ladre

che sore, e frati, e bianchi, neri, e bigi violati hanno, e sposa, e figlia, e madre gettato in terra Christo in sacramento per torgli il tabernaculo d ariento

O misera Ravenna t era meglio che al vincitor non fessi resistenza far che ti fusse inanzi Brescia speglio che tu lo fussi a Arimino e a Faenza

manda Luigi il buon Traulcio veglio ch insegni a questi tuoi piu continenza e conti lor dil sangue che fu spanto al vespro ch intonò l horribil canto

Come di capitani bisogna hora chel Re di francia al campo suo proveggia così Marsilio et Agramante allhora per dar buon reggimento alla sua greggia

da i luochi dove il verno fe dimora vuol ch in campagna all ordine si veggia perche vedendo ove bisogno sia guida e governo ad ogni schiera dia

Marsilio prima, e poi fece Agramante passar la gente sua schiera per schiera li Cathalani a tutti gli altri inante di Doriphebo van con la bandiera

dopo vien senza il suo Re Folvirante (che per man di Rinaldo già morto era) la gente di Navarra, et il Re Hispano halle dato Isolier per capitano

Balugante dil popul di Leone Grandonio cura de li Algarbi piglia el fratel di Marsilio Falsirone ha seco armata la minor Castiglia

seguon di Madarasso il gonfalone quei che lasciato han Malaga e Siviglia dal mar di Gade a Cordova feconda le verdi ripe ovunque il Bethy inonda

Stordilano e Tesira e Baricondo lun dopo l altro mostra la sua gente Granata al primo Ulispona al secondo è Maiorica al terzo ubidiente

fe Portugal, tolto Larbin dal mondo, suo Re Tesira di Larbin parente poi vien Gallitia che sua guida in vece di Maricoldo, Serpentino fece

Quei di Tolledo e quei di Calatrava di chebbe Sinagon già la bandiera con tutta quella gente che si lava in Guadiana e bee de la riviera

l audace Matalista governava lui seguia Bianzardino, e in una schiera da Avila havea le genti e di Piagenza di Salamanca e Zamora e Palenza

Di quei di Saragosa e de la corte del Re Marsilio ha Ferraù il governo tutta la gente è ben armata e forte in questi é Malgarino e Balinverno

Malzarise e Morgante ch una sorte havea fatto habitar paese externo che poi che i regni lor, lor furon tolti Marsilio in Spagna havea tutti raccolti

In questa è di Marsiglio il gran Bastardo Follicon d Almeria con Doriconte Bavarte e Largalifa et Analardo et Archidante il Sagontino conte

e Lamirante e Langhiran gagliardo e Malagur chavea l astutie pronte piu che le forze, et altri ch ove tempo serà, vi mostrarò alle prove

Poi che passò lo exercito di Spagna con bella mostra inanzi il Re Agramante con la sua squadra apparve alla campagna il Re d Oran che quasi era gigante

l altra che vien per Martasin si lagna il qual morto le fu da Bradamante e le duol ch una femina si vanti d haverle ucciso il Re de Garamanti

Seguia la terza schiera di Marmonda che Argosto morto abbandonò in Guascogna a questa un capo come alla seconda e come ancho alla quarta dar bisogna

quantunque il Re Agramante non abonda di capitani, pur ne finge e sogna dunque Buraldo, Ormida, Arganio elesse e capo e guida ad ogni stuol ne messe

Diede ad Arganio quei di Libycana che piangean morto il negro Dudrinasso guida Brunello i suoi di Tingitana con viso nubiloso e ciglio basso

che poi che ne la selva non lontana dal castel chebbe Atlante in cima al sasso gli fu tolto l annel da Bradamante caduta era indisgratia al Re Agramante

E sel fratel di Ferraù Isoliero ch al arbore legato ritrovollo non facea fede inanzi il Re del vero harebbe dato in su le forche un crollo

mutò a prieghi di molti il Re pensiero già havendo fatto porgli il laccio al collo gli lo fece levar, ma riserbarlo per primo error, che poi giuró impiccarlo

Si che havea causa di venir Brunello col viso mesto e con la testa china seguia poi Farurante, e drieto a quello eran cavalli e fanti di Maurina

venia Libanio appresso il Re Novello la gente era con lui di Constantina perhò che la condutta e il scettro d oro gli ha dato il Re, che fu di Pinadoro

Con la gente d Hesperia Soridano e Dorilon ne vien con quei di Setta ne vien coi Nasamoni Puliano quelli d Amonia il Re Agricalte affretta

Malabuferso quelli di Fizano da Finadurro e l altra squadra retta che di Canaria viene e di Marocco Balastro ha quei che fur del Re Tardocco

Duo squadre una di Mulga una d Arzilla seguono, e questa ha l suo signor antico quella n è priva, e perhó il Re Sortilla e diella a Corineo suo fido amico

e così de la gente d Almansilla chavea Tanfirione fe Re Caico diè quella di Getulia a Rimedonte poi vien con quei di Cosca Balinfronte

Quella altra schiera è la gente di Bolga suo Re è Clarindo, e già fu Mirabaldo vien Baliverzo, il qual vuò che tu tolga di tutto l gregge pel maggior ribaldo

non credo in tutto l campo si disciolga bandiera chabbia exercito piu saldo de l altra con che segue il Re Sobrino ne piu di lui prudente saracino

Quei di Bella marina che Gualciotto solea guidare hor guida il Re d Algieri Rodomonte e di Sarza, che condotto di nuovo havea pedoni e cavallieri

che mentre il sol fu nubiloso sotto el gran Centauro, e i corni horridi e fieri fu in Africa mandato da Agramante onde venuto era tre giorni inante

Non havea il campo d Africa piu forte ne saracin piu audace di costui e piu temean le Parigine porte et havean piu cagion di temer lui

che Marsilio Agramante e la gran corte chavea seguito in Francia questi dui e piu d ogni altro che facesse mostra era nemico de la fede nostra

Vien Prusione il Re de l Alvaracchie poi quel de la zumara Dardinello non so s habbiano o nottule o cornacchie o altro manco et importuno augello

che da li tetti o da li arbori gracchie futuro mal, predetto è a questo e a quello che fissa in ciel nel di seguente è l hora che luno e l altro in la battaglia mora

In campo non haveano altri a venire che quei di Tremisenne e di Noritia ne si vedea alla mostra comparire il segno lor, ne dar di se notitia

stava Agramante e non sapea che dire ne che pensar, di questa lor pigritia fin che del Re di Tremisen condutto gli fu scudiero, ilqual gli narrò l tutto

E del Re Alzirdo e del Re Manilardo che con molti de suoi giaceano al campo signor (dissegli) il cavallier gagliardo ch ucciso ha i nostri, ucciso haria il tuo campo

se fosse stato a torsi via piu tardo di me che a pena anchor così ne scampo fa quel di cavallieri e di pedoni chel lupo fa di capre e di montoni

Era venuto pochi giorni inante nel campo del Re d Africa un signore ne in Ponente era, ne in tutto Levante di piu forza di lui, ne di piu core

gli facea grande honor il Re Agramante per esser costui figlio e successore in Tartaria del Re Agrican gagliardo suo nome era il feroce Mandricardo

Per molti chiari gesti era famoso e di sua fama tutto il mondo empia ma lo facea piu d altro glorioso ch al castel de la fata di Soria

l usbergo havea acquistato luminoso ch Hettor Troian portò mille anni pria per strana e formidabile aventura chel ragionarne pur mettea paura

Trovandosi costui dunque presente a quel parlar, alzó l ardita faccia e se dispose andare immantinente per trovar quel guerrier dietro alla traccia

ritenne occulto il suo pensier in mente o sia perche d alcun stima non faccia o perche tema sel pensier palesa ch unaltro inanzi a lui pigli l impresa

A quel scudier fe dimandar come era la sopravesta di quel cavalliero colui rispose quella è tutta nera e nero il scudo, e non ha alcun cimiero

e fu signor la sua risposta vera perche lasciato Orlando havea il quartiero che come dentro l animo era in doglia così imbrunir di fuor volse la spoglia

Marsilio a Mandricardo havea donato un destrier baio a scorza di castagna con gambe e chiome nere, et era nato di Frisa matre, e di caval di Spagna

sopra vi salta Mandricardo armato e galoppando va per la campagna e giura non tornare a quelle schiere se non trova il campion da l arme nere

Molti scontró de la paurosa gente che da le man d Orlando era fuggita chi del figliuol chi del fratel dolente che nanzi a gliocchi suoi perse la vita

anchora la codarda e trista mente ne la pallida faccia era sculpita anchor per la paura che havuto hanno pallidi muti, et insensati vanno

Sprezzando lor, giunse l altiero, dove crudel spettaculo hebbe, et inhumano ma testimonio alle mirabil prove che fur raconte inanzi al Re Africano

hor mira questi hor quelli morti, e move e vuol le piaghe misurar con mano mosso da strana invidia che egli porta al cavallier chavea la gente morta

Come il mastin che tardo al pasto giugne dal bue lasciato morto da villani che trova sol le corna l ossa e l ugne del resto son sfamati augelli e cani

riguarda in vano il teschio che non ugne così fa il crudel Barbaro in que piani per duol biastemmia e mostra invidia immensa che tardi è giunto a così lauta mensa

Quel giorno e mezo l altro segue incerto il cavallier dal negro, e ne dimanda ecco vede un pratel d ombre coperto che sì d un alto fiume si ghirlanda

che lascia a pena un breve spatio aperto dove l acqua si torce ad altra banda un simil luoco con girevole onda sotto Ocricoli il Tevere circonda

Dove intrar si potea coll arme indosso stavano molti cavallieri armati chiede il pagan chi li havea in stuol si grosso et a che effetto insieme ragunati

gli fe risposta il Capitano mosso dal signoril sembiante, e da fregiati d oro e di gemme arnesi di gran pregio che lo mostravan cavalliero egregio

Dal nostro Re siam (disse) di Granata chiamati in compagnia de la figliuola laquale al Re di Sarza ha maritata ben che di ciò la fama anchor non vola

come appresso alla sera racchetata la cicaletta sia, chor s ode sola dinanzi al padre fra l Hispane torme la condurremo, intanto ella si dorme

Colui che tutto il mondo vilipende disegna di veder presto la prova se quella gente bene, o mal difende la donna alla cui guardia si ritrova

disse, costei per quanto se ne intende è bella, e di saperlo hora mi giova allei mi mena, o falla qui venire ch altrove mi convien subito gire

Esser per certo dei pazzo solenne rispose il Granatin, ne piu gli disse ma il Tartaro a ferir tosto lo venne con lhasta bassa, e il petto gli traffisse

che la corazza il colpo non sostenne e forza fu che morto in terra gisse lhasta ricovra il figlio d Agricane perche altro da ferir non gli rimane

Non porta spada ne baston, che quando l arme acquistò che fur d Hettor Troiano perche trovò che lor mancava il brando gli convenne giurar (ne giurò in vano)

che sin che non togliea quella d Orlando mai non porrebbe ad altra spada mano Durindana che Aimonte hebbe in gran stima e Orlando hor porta, Hettor portava prima

Grande è l ardir del Tartaro che vada con disvantaggio tal, contra coloro gridando chi mi vuol vietar la strada? e con la lancia si cacciò tra loro

chi lhasta abbassa, e chi tra fuor la spada chi tira l arco, e d ognintorno foro egli ne fece morire una frotta prima che la sua lancia fusse rotta

Rotta che se la vide, il gran troncone che resta intiero, ad ambe mano afferra, e fa morir con quel tante persone che non fu vista mai piu crudel guerra

come tra Philistei l hebreo Sansone con la mascella che levò di terra scudi spezza, elmi schiaccia, e un colpo spesso spenge i cavalli ai cavallieri appresso

Correno a morte que miseri a gara ne perche cada l un, l altro andar cessa che la maniera del morire, amara lor par piu assai, che non è morte istessa

patir non ponno che la vita cara tolta lor sia da un pezzo d hasta fessa e siano sotto le picchiate strane a morir giunti, come biscie o rane

Ma poi che, a spese lor, si furo accorti che male in ogni guisa era morire essendo già presso ai duo terzi morti tutto lo avanzo comminciò a fuggire

come del proprio haver via se gli porti il Saracin crudel non puó patire che alcun di quella turba sbigottita da lui partir si debbia colla vita

Come in palude asciutta dura poco stridula canna, o in campo arrida stoppia contra il soffio di Borea e contra il fuoco chel cauto agricultor insieme accoppia

quando la vaga fiamma occupa il luoco e scorre per li solchi, e stride e scoppia così costor contra la furia accesa di Mandricardo, fan poca difesa

Poscia ch egli restar vide l intrata che mal guardata fu, senza custode per la via che di nuovo era segnata ne l herba, e al suon de li ramarchi ch ode

viene a veder la Donna di Granata se di bellezza è pare alle sue lode passa tra i corpi de la gente morta dove gli da, torcendo il fiume, porta

E Doralice in mezo l prato vede (che così nome la donzella havea) laqual suffolta da l antico piede d un frassino silvestre, si dolea

il pianto come un rivo che succede di viva vena, nel bel sen cadea e nel bel viso si vedea ch insieme de l altrui mal si duole, e del suo teme

Crebbe il timor come venir lo vide di sangue brutto e con faccia empia e oscura el grido sin al ciel l aria divide di se e de la sua gente per paura

che oltra i cavallieri v erano guide che de la bella Infante haveano cura maturi vecchi, e assai donne e donzelle del regno di Granata, e le piu belle

Come il Tartaro vede quel bel viso che non ha paragone in tutta Spagna e cha nel pianto (hor ch esser d è nel riso) tesa d amor l inestricabil ragna

non sa se vive o in terra o in paradiso ne de la sua vittoria altro guadagna se non che in man de la sua prigioniera si da prigione, e non sa in qual maniera

Allei perhò non si concede tanto che del travaglio suo le doni il frutto benche piangendo ella dimostri, quanto possa donna mostrar dolore e lutto

egli sperando volgerli quel pianto in summo gaudio, era disposto al tutto menarla seco, e sopra un bianco ubino montar la fece, e tornò al suo camino

Donne e donzelle e vecchi e l altra gente ch eran con lei venuti di Granata tutti licentiò benignamente dicendo, assai di me fia accompagnata

io mastro, io balia, io le serò sergente in tutti i suoi bisogni, a dio brigata così non gli possendo far riparo piangendo e suspirando se ne andaro

Tra lor dicendo, quanto doloroso ne serà il patre come il caso intenda quanta ira, quanto duol, ne havrà il suo sposo o come ne farà vendetta horrenda

deh perche a tempo tanto bisognoso non è qui presso, a far che costui renda il sangue illustre del Re Stordilano prima che se lo porti piu lontano

De la gran preda il Tartaro contento che fortuna e valor gli ha posta inanzi di trovar quel dal negro vestimento non par chabbia la fretta chavea dianzi

correva dianzi, hor vien adagio e lento e pensa tutta via dove si stanzi dove ritrovi alcun commodo luoco per exhalar tanto amoroso fuoco

Tuttavolta conforta Doralice chavea di pianto e gliocchi e il viso molle compone e finge molte cose e dice che per fama gran tempo ben le volle

e che la patria e il suo regno felice chel nome di grandezza aglialtri tolle lasciò non per veder Spagna ne Francia ma sol per contemplar sua bella guancia

Se per amar lhuom debbe essere amato merito il vostro amor, che v ho amato io se per stirpe, di me chi é meglio nato? chel possente Agrican fu il padre mio

se per ricchezza, quale ha maggior stato? che di dominio io cedo a pena a Idio se per valor, credo hoggi haver experto ch essere amato per valore io merto

Queste parole et altre assai, che Amore a Mandricardo di sua bocca ditta van dolcemente a consolare il core de la Donzella di paura afflitta

il timor cessa, e poi cessa il dolore che le havea quasi l anima trafitta ella commincia con piu patienza a dar piu grata al suo amator udienza

Poi con risposte piu benigne molto a mostrarglise affabile e cortese e non negargli di fermar nel volto talhor le luci di pietade accese

onde l amante che dal stral fu colto altre volte d Amor, certeza prese non che speranza, che la donna bella non gli seria sempre ai disir ribella

Con questa compagnia lieto e gioioso che si gli satisfà si gli diletta essendo presso allhora ch a riposso la fredda notte ogni animal alletta

vedendo il sol già basso e mezo ascoso comminciò a cavalcar con maggior fretta tanto che udì sonar zuffoli e canne e vide poi fumar ville e capanne

Erano pastorali alloggiamenti miglior stanza e piu commoda che bella quivi el guardian cortese de li armenti honorò il Cavalliero e la Donzella

tanto che si chiamar da lui contenti che pur le cittadi e le castella ma li tugurii anchora e li fenili han qualche volta li huomini gentili

Che si facesse poi la notte al scuro tra Doralice e il figlio d Agricane io non l ardisco a dir troppo sicuro ch io non li vidi e non vi havea le mane

ma v era indicio che d accordo furo che con ridente faccia la dimane si levò Doralice, e gratie rese al pastor che le fu tanto cortese

Indi d uno in un altro luogo errando si ritrovaro al fin sopra un bel fiume che con silentio al mar va declinando che se vada o si stia mal si presume

limpido e chiaro si, che in lui mirando senza contesa al fondo porta il lume e n ripa quello a una fresca ombra e bella trovar dui cavallieri e una donzella

Hor l alta fantasia, che un sentier solo non vuol chi segua ogn hor, quindi mi guida e mi ritorna ove il Moresco stuolo assorda Francia di rumor e grida

d intorno il padiglione in che il figliuolo del Re Troiano il santo Imperio sfida e Rodomonte audace se gli vanta arder Parigi, e spianar Roma santa

Venuto ad Agramante era all orecchio che giá l Inglesi havean passato il mare perhò Marsilio e il Re del Garbo vecchio e li altri capitan fece chiamare

consiglian tutti a far grande apparecchio si che Parigi possino expugnare ponno esser certi che piu non se expugna se nol fa prima che lo aiuto giugna

Già scale innumerabili per questo da luoghi intorno havea fatto raccorre e crate assai di vimine contesto che le poteano a diversi usi porre

e navi e ponti e piu facea chel resto il primo e secondo ordine disporre a dar l assalto, et egli vuol venire tra quei che la città denno assalire

L Imperatore, il dì chel dì precesse de la battaglia, fe dentro a Parigi per tutto celebrare uffici e messe a preti, a frati, e bianchi, neri, e bigi

e le genti che dianzi eran confesse e di man tolte all inimici stygi tutti communicar non altrimente chavessero a morire il dì seguente

Et egli tra baroni e paladini principi et oratori, al maggior tempio con gran religione alli divini atti intervenne, e ne diè a li altri exempio

con le man giunte, e gli occhi al ciel supini disse, signor ben che io sia iniquo et empio non voglia tua bontà pel mio fallire chel tuo popul fedele habbia a patire

E se gli è tuo voler ch egli patisca e chabbia il nostro error degni supplici almen la punition si differisca si che per man non sia de tuoi nemici

che quando lor d uccider noi sortisca che nome havemo pur d esser tuoi amici li pagani diran che nulla puoi che perir lasci i partigiani tuoi

E per un che ti sia fatto ribelle cento ti si faran per tutto il mondo tal che la legge falsa di Babelle cacciarà la tua fede e porrà al fondo

difende queste genti che son quelle chel tuo sepulchro hanno purgato e mondo da brutti cani, e la tua santa Chiesa con li vicarii tuoi spesso difesa

So che i meriti nostri atti non sono a satisfare il debito d una oncia ne devemo sperar da te perdono se riguardamo a nostra vita sconcia

ma se vi giungi di tua gratia il dono nostra ragion fia ragguagliata e concia ne il tuo soccorso disperar possiamo qualhor di tua pietà ci ricordiamo

Cosi dicea l Imperator devoto con humiltade e contrition di core giunse altri prieghi e convenevol voto a si grande uopo all alto suo splendore

non fu l caldo pregar d effetto vuoto perhò chel Genio suo l Angel migliore tolse li prieghi e spiegó al ciel le penne et a narrarli al Salvator li venne

E furon altri infiniti in quello instante da tali messaggier portati a Dio che come l ascoltar l anime sante dipinte di pietà nel viso pio

tutti mirano il sempiterno amante e gli mostraro il commun lor disio che la giusta oration fusse exaudita del populo christian che chiedea aita

E la bontà ineffabile, ch in vano non fu pregata mai da cor fedele leva gli occhi pietosi, e fa con mano cenno, che vegna a se l angel Michele

va (gli disse) all exercito Christiano che dianzi in Picardia calò le vele et al mur di Parigi l appresenta ch el campo saracin non se ne senta

Trova prima il Silentio, e da mia parte gli di, che teco a questa impresa vegna ch egli ben vi saprà con ottima arte proveder ciò che proveder convegna

fornito questo, subito va in parte dove il suo seggio la Discordia regna dille che l esca e il fucil seco prenda e nel campo de Mori il fuoco accenda

E tra quei che vi son detti piu forti sparga tante zizanie e tante liti che combattono insieme, et altri morti altri ne siano presi, altri feriti

e fuor del campo alcuni il sdegno porti si che il suo Re poco al bisogno aiti non replica a tal detto altra parola el benedetto Augel, ma dal ciel vola

Dovunque drizza Michel angel l ale fuggon le nubi e torna il ciel sereno gli gira intorno un aureo cerchio, quale veggian di notte lampeggiar baleno

seco pensa tra via dove si cale el celeste Corrier per fallir meno a trovar quel nemico di parole a cui la prima commission far vuole

Vien scorrendo ov egli habiti ove egli usi e s accordaro in fin tutti i pensieri che de frati e de monachi rinchiusi lo può trovare in chiese e monasteri

dove sono i parlari in modo exclusi chel Silentio, ove cantano i salteri ove dormono, ove hanno la piatanza e finalmente è scritto in ogni stanza

Credendo quivi ritrovarlo, mosse con maggior fretta le dorate penne e di veder ch anchor Pace vi fosse Quiete e Charità sicuro tenne

ma da la opinion sua ritrovosse tosto ingannato, che nel chiostro venne non è Silentio quivi, e gli fu ditto che habitar non vi suol se non in scritto

Ne Pietà, ne Quiete, ne Humiltade ne quivi Amor, ne quivi Pace mira ben vi fur già, ma ne l antiqua etade che le cacciar, Gola, Avaritia, et Ira

Superbia, Invidia, Inertia, e Crudeltade di tanta novità l Angel s ammira nel volersi partir, guardò in la schiera e vide ch ancho la Discordia v era

Quella che gli havea detta il Patre eterno dopo il Silentio, che trovar devesse pensato havea di far la via d Averno che si credea che tra dannati stesse

e ritrovolla in questo nuovo inferno (chil crederia?) tra santi ufficii e messe non piace già a Michel ch ella vi sia se ben gli tol di cercar lei gran via

La connobbe al vestir di color cento fatto a liste inequali et infinite chor la coprono hor non, che i passi e il vento qua le volgono e la, ch eran sdruscite

li crini havea chi d oro e chi d ariento chi negro, e insieme haver pareano lite e ch in treccia ch in nastro havea raccolti altri alle spalle, altri nel petto sciolti

Havea di citationi e di libelli piene le mani e, di rescritti, quali dianzi con disfattion de poverelli mandava un capo torto a tribunali

che credo se nasciuto fusse a quelli tempi, come poi fece a nostri mali stato seria tra li compagni brutti de la Discordia, et il peggior di tutti

La chiama a se Michele, e le commanda che tra i piu forti saracini Scenda trovi cagion, che lor con memoranda strage, e ruina, insieme a lite accenda

poi del Silentio, nuova le dimanda facilmente esser può ch essa ne intenda si come quella che accendendo fuochi di qua e di la va per diversi luochi

Rispose la Discordia io non ho a mente in alcun luoco haverlo mai veduto udito l hò ben nominar sovente e molto commendarlo per astuto

ma la Fraude una qui di nostra gente che compagnia tal volta gli ha tenuto penso che dir te ne saprà novella e verso una alzò il dito, e disse è quella

Havea piacevol viso, habito honesto un humil volger d occhi, un andar grave un parlar si benigno e si modesto che parea Gabriel che dicesse ave

era brutta e deforme in tutto il resto ma nascondea queste fattezze prave con lungo habito, e largo, e sotto quello attosicato havea sempre il coltello

Dimanda a costei l Angelo, che via debbia tener, chel Silentio trove disse la Fraude, già costui solia fra virtudi habitare e non altrove

con quei di Benedetto e quei d Helia ne le abbadie quando erano anchor nuove fece in le scole assai de la sua vita al tempo di Pythagora e d Archyta

Mancati quei philosophi e quei santi che lo solean tener pel camin ritto da li buoni costumi chavea inanti fece alle sceleraggini traghitto

comminciò andar la notte con li amanti indi coi ladri, e fare ogni delitto molto col Tradimento egli dimora veduto l hò con l Homicidio anchora

Con quei che falsan le monete ha usanza di ripararsi in qualche buca scura muta si spesso egli compagni e stanza chel ritrovarlo ti seria ventura

ma pur ho d insegnartelo speranza se di arrivare a meza notte hai cura alla casa del Sonno, senza fallo potrai (che quivi dorme) ritrovallo

Ben che soglia la Fraude esser bugiarda pur è tanto il suo dir simil al vero che l Angelo le crede, indi non tarda a volarsene fuor del monastero

tempra il batter de l ale, e studia e guarda giungere in tempo al fin del suo sentiero ch alla casa del Sonno (che ben dove era sapea) questo Silentio trove

Giace in Arabia una valletta amena lontana da cittadi e da villaggi chall ombra di duo monti è tutta piena d antiqui Abeti, e di robusti Faggi

il Sole indarno il chiaro dì vi mena che non vi può mai penetrar coi raggi sì gli è la via da spessi rami tronca e quivi entra sotterra una spelonca

Sotto la negra selva una capace e spatiosa grotta entra nel sasso di cui la fronte l Hedera seguace tutta aggirando va con storto passo

in questo albergo il grave Sonno giace l Ocio da un canto corpulento e grasso da l altro la Pigritia in terra siede che non puó andare, e mal reggersi in piede

El smemorato Oblio sta su la porta non lascia intrar, ne riconnosce alcuno non ascolta ambasciata, ne riporta e parimente tien cacciato ognuno

el Silentio va intorno, e fa la scorta ha le scarpe di feltro, il mantel bruno et a quanti n incontra di lontano che non debbia venir cenna con mano

Se gli accosta all orecchio e pianamente l Angel gli disse, Dio vuol che tu guidi a Parigi Rinaldo con la gente che per dar mena al suo signor sussidi

ma che lo facci tanto chetamente ch alcun de saracin non oda i gridi si che piu presto che ritrovi il calle la fama d avisar, l habbia alle spalle

Altrimente il Silentio non rispose che del capo, accennando che faria e drieto ubidiente se gli pose e furo al primo volo in Picardia

Michel mosse le squadre coraggiose e fe lor breve un gran tratto di via si che in un dì a Parigi le condusse ne alcun s avide che miracol fusse

Discorreva il Silentio tutta volta e dinanzi alle squadre e d ognintorno facea girare un alta nebbia in volta et era bello in l altre parti il giorno

e non lasciava questa nebbia folta che s udisse di fuor tromba ne corno poi n andò tra pagani e meno seco un non sò che, ch ognun fe sordo e cieco

Mentre Rinaldo in tal fretta venia che ben parea da l Angelo condotto e con silentio tal, che non s udia nel campo saracin farsene motto

el Re Agramante havea la fantaria messe ne borghi di Parigi, sotto le minacciate mura in su la fossa per far quel dì l estremo di sua possa

Chi può contar l exercito che mosso questo dì contra Carlo ha il Re Agramante conterà anchora in su l ombroso dosso del silvoso Apennin tutte le piante

dirà quante onde quando è il mar piu grosso bagnano i piedi al mauritano Atlante e per quant occhi il ciel le furtive opre de li amatori a meza notte scopre

Dentro la terra suonano a martello con spaventevol fretta le campane nanzi alli altari in questo tempio e in quello donne e fanciulli alzano al ciel le mane

sel thesoro paresse a Dio si bello come lo stiman le sciocchezze humane questo era il dì chel santo Consistoro fatto havria in terra ogni sua statua d oro

S odon ramaricare i vecchi giusti che s erano serbati in quelli affanni e nominar felici i sacri busti composti in terra già molti e molt anni

ma li animosi gioveni robusti che miran poco i lor propinqui danni sprezzando le ragion de piu maturi di qua e di la vanno correndo a muri

Quivi erano baroni e paladini Re, duci, cavallier, marchesi, e conti soldati forestieri e cittadini per Christo e pel suo honor, a morir pronti

che per uscire adosso ai Saracini pregan l Imperator ch abbassi i ponti gode egli di veder l animo audace ma di lasciarli uscir non li compiace

E li dispone in opportuni luochi per divietare a i Barbari la via la si contenta che ne vadan pochi qua non basta una grossa compagnia

alcuni han cura maneggiar li fuochi le machine altri, ove bisogno fia Carlo di qua e di la non sta mai fermo va soccorrendo, e fa per tutto schermo

Siede Parigi in una gran pianura di Francia in l ombilico, anzi nel core da mezo giorno un fiume entra le mura e corre et esce a tramontana fuore

ma fa una isola prima e v assicura de la città una parte, e la migliore l altre due (ch in tre parti é la gran terra) di fuor la fossa e dentro il fiume serra

Alla città che molte miglia gira da molte parti si può dar battaglia ma sol da un canto il Re Agramante mira chel campo suo mal volentier sbarraglia

tutto di la dal fiume lo ritira verso Ponente, e vuol che quindi assaglia perhò che ne cittade ne campagna ha dietro (se non sua) fin alla Spagna

Dovunque intorno il gran muro circonda gran munitioni havea già Carlo fatte fortificato d argine ogni sponda con scannafossi dentro, e case matte

onde entra ne la terra, onde esce l onda grossissime catene haveva tratte ma fece piu ch altrove provedere la dove havea piu causa di temere

Con occhi d Argo il figlio di Pipino previde ove assalir devea Agramante e non fece dissegno il Saracino a cui non fusse riparato inante

con Ferraù, Isoliero, e Serpentino con Falsiron, Grandonio, e Balugante e con ciò che di Spagna havea menato restò Marsiglio in la campagna armato

Sobrin gli era a man manca in ripa a Senna con Pulian, con Dardinel d Aimonte col Re d Oran ch esser gigante accenna lungo sei braccia dai piedi alla fronte

deh perche a mover men sono io la penna che quelle genti a mover l arme pronte chel Re di Sarza pien d ira e di sdegno grida e biastemmia, e non può star piu a segno

Come assalire, o vasi pastorali o de le dolci reliquie de convivi soglion con rauco suon di stridule ali l audaci mosche a caldi giorni estivi

o come vanno a rosseggianti pali di mature uve i storni, così quivi empiendo il ciel di grida e di rumori se ne veniano a dar l assalto i Mori

L exercito Christian sopra le mura con spade, e lancie, e scure, e pietre, e fuoco difende la città senza paura e l Barbarico orgoglio estima poco

e dove Morte uno et un altro fura non è chi per viltà ricusi il luoco tornano i saracin giu ne le fosse a furia di ferite e di percosse

Non ferro solamente vi s adopra ma grossi massi, e merli integri e saldi e li muri spiccati con molt opra tetti di torre, e gran pezzi di spaldi

l acque bollenti che vengon di sopra portano a Mori insupportabil caldi e male a questa pioggia si resiste ch entra per l elmi e fa acciecar le viste

E questa piu nocea chel ferro quasi hor che dè far la nebbia de calcine hor che deveano far li ardenti vasi pieni di solfi, peci, e trementine

li cerchi in munition non son rimasi che d ogni intorno hanno di fiamma il crine questi scagliati per diverse bande metteano a Saracini aspre ghirlande

In tanto il Re di Sarza havea cacciato sotto le mura la schiera seconda da Buraldo da Ormida accompagnato quel Garamante, e questo da Marmonda

Clarindo e Soridan gli sono allato ne par chel Re di Setta si nasconda segue il Re di Marocco, e quel di Cosca ciascun perche il valor suo si connosca

Ne la bandiera ch è tutta vermiglia Rodomonte di Sarza il leon spiega che la feroce bocca ad una briglia che gli pon la sua donna, aprir non niega

al leon se medesimo assimiglia e per la donna che lo frena e lega la bella Doralice ha figurata figlia di Stordilan Re di Granata

Quella che tolto havea (come io narrava) Re Mandricardo (e dissi e dove e a cui) era costei che Rodomonte amava piu che il suo regno, e piu che gliocchi sui

e cortesia e valor per lei mostrava non già sapendo ch era in forza altrui se saputo l havesse allhora allhora fatto haria quel, che fe quel giorno anchora

Sono appoggiate a un tempo mille scale che non han men di dua per ogni grado spinge il secondo quel ch inanzi sale chel terzo lui montar fa suo mal grado

chi per virtù chi per paura vale convien ch ognun per forza entri nel guado che qualunque s adagia, il Re d Algere Rodomonte crudele uccide o fere

Ognun dunque si sforza di salire tra il fuoco e le ruine in su le mura ma tutti li altri guardano s aprire veggiano passo, ove sia poca cura

sol Rodomonte sprezza di venire se non dove la via meno è sicura dove nel caso desperato e rio li altri fan voti, egli biestemmia Idio

Armato era d un forte e duro usbergo che fu di drago una scagliosa pelle di questo già si cinse il petto e il tergo quello Avo suo che edificò Babelle

e si pensò cacciar de l aureo albergo e torre a Dio l governo de le stelle la spada il scudo e fe l elmo perfetto far tutto a un tempo, e solo a questo effetto

Rodomonte non giá men di Nembrotte indomito superbo e furibondo che d ire al ciel non tardarebbe a notte quando la strada si trovasse al mondo

quivi non mira dove intiere o rotte siano le mura, o s habbia l acqua fondo passa la fossa anzi la corre e vola nel acqua e nel pantan sin alla gola

Di fango brutto e molle d acqua, vanne tra l fuoco e i sassi e li archi e le balestre come andar suol tra le palustri canne de la acquosa Mallea porco silvestre

che col petto col ceffo e con le zanne fa dovunque si volga ample finestre col scudo in capo il Saracin sicuro ne vien sprezzando il ciel, non che quel muro

Non fu si presto al sciutto Rodomonte che giunto si senti su le baltresche che dentro alla muraglia facean ponte capace e largo alle squadre Francesche

hor si vede spezzar piu d una fronte e far chierce maggior de le fratesche braccia e capi volare, e ne la fossa cader da muri una fiumana rossa

Getta il Pagano il scudo, e a duo man prende la crudel spada, e giunge il duca Arnolfo costui venia di la, dove discende l acqua del Rheno nel salato golfo

quel miser contra lui non se difende meglio, che faccia contra il fuoco il solfo e cade in terra, e da l ultimo crollo dal capo fesso, un palmo sotto il collo

Uccise di roverso in una volta Anselmo, Oldrado, Spineloccio e Prando il luoco stretto e la gran turba folta fece girar si pienamente il brando

fu la prima metade a Fiandra tolta l altra scemata al popul Normando divise appresso da la fronte al petto et indi al ventre, il Maganzese Orghetto

Getta da merli Andropono e Moschino giu ne la fossa, il primo è sacerdote non adora il secondo altro ch el vino e le bigonce a un sorso ha spesso vuote

come arsenico o sangue viperino vivendo, fuggì l acque piu che puote more in la fossa, e quel che piu l annoia è di veder che in l acqua se ne muoia

Taglió in due parti il provenzal Luigi e passò l petto al Tolosano Arnaldo di Torse Oberto, Claudio, Ugo e Dionigi mandaro il spirto fuor col sangue caldo

e presso a questi, quattro da Parigi Gualtiero, Satallone, Odo, et Ambaldo et altri molti, et io non saprei come di tutti nominar la patria e il nome

La turba dietro a Rodomonte presta le scale appoggia, e monta in piu d un luoco quivi non fanno i Parigin piu testa che la prima difesa lor val poco

san ben che alli nemici assai piu resta dentro da fare, e non l havran da giuoco perche tra il muro e l argine secondo discende il fosso horribile e profondo

Oltra che i nostri facciano difesa dal basso all alto, e mostrino valore nuova gente succede alla contesa sopra l erta pendice interiore

che fa con lancie e con saette offesa alla gran moltitudine di fuore che credo ben che seria stata manco se non le fusse il Re di Sarza al fianco

Egli questi conforta, e quei riprende e con voce, e con man nanzi li caccia ad altri il petto, ad altri il capo fende che per fuggir veggia voltar la faccia

molti ne spinge, et urta, alcuni prende pe capelli, pel collo, e per le braccia e sosopra la giu tanti ne getta che quella fossa a capir tutti è stretta

Mentre il stuolo de Barbari se cala anzi trabbocca al periglioso fondo et indi cerca per diversa scala di salir sopra l argine secondo

il Re di Sarza (come havesse una ala per ciascun de suoi membri) levò il pondo di si gran corpo, e con tante arme in dosso e netto si lanciò di la dal fosso

Poco era men di trenta piedi, o tanto et egli il passò destro come un veltro e fece nel cader strepito, quanto sotto li piedi havesse havuto il feltro

et a questo, et a quello affrappa il manto come sian l arme di tenero peltro e non di ferro, anzi pur sian di scorza tal la sua spada e tanta é la sua forza

In questo tempo i nostri da chi tese sono l insidie in la cava profonda che v hanno secche vimini distese intorno cui di molta pece abonda

ne perhò alcuna si vede palese ben che n è piena l una e l altra sponda dal fondo cupo insino al orlo quasi e senza fin v hanno appiattati vasi

Qual con salnitrio, qual con oglio, quale con solfo, qual con altra simile esca i nostri in questo tempo perche male a Saracini il folle ardir riesca

ch eran nel fosso, e per diverse scale credean montar su l ultima baltresca udito l segno da opportuni luochi di qua e di la fenno avampare i fuochi

Tornò la fiamma sparsa tutta in una che tra una ripa e l altra ha il fosso pieno e tanto ascende in alto, che alla Luna da presso puo sciugar l humido seno

sopra si volve oscura nebbia e bruna chel Sole adombra, e spegne ogni sereno sentesi un scoppio in un perpetuo suono simile a un grande e spaventoso tuono

Aspro concento horribile harmonia d alte querele d ululi e de strida de la misera gente che peria nel fondo, per cagion de la sua guida

e stranamente concordar s udia col fiero suon de la fiamma homicida non piu signor non piu di questo canto ch io son già rauco e vuò posarmi alquanto

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Canto dodicesimo · Ludovico Ariosto · Poetry Cove