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1474–1533

Canto diciassettesimo

Ludovico Ariosto

aLcun non puó saper da chi sia amato quando felice in su la ruota siede perhò cha i veri e i finti amici a lato che mostran tutti una medesma fede

se poi si cangia in tristo il lieto stato volta la turba adulatrice il piede et quel che di cor ama riman forte et ama il suo signor dopo la morte

Si come il viso si mostrasse il core tal e grande in la corte, et li altri preme et tal è in poca gratia al suo signore che la lor sorte mutariano insieme

questo humil diverria presto il maggiore staria quel grande in fra le turbe estreme ma torniamo a Medor fedele et grato che in vita e in morte ha il suo signor amato

Cercando gia nel piu intricato calle il Giovene infelice di salvarsi ma il grave peso chavea su le spalle gli facea uscir tutti i partiti scarsi

non sa il paese, onde convien che falle et torni fra le spine a inviluparsi lungi da lui tratto al sicuro s era l altro chavea la spalla piu liggiera

Cloridan s é ridutto, ove non sente piu di chi segue il strepito e il rumore ma quando da Medor si vede absente gli pare haver lasciato adrieto il core

deh come fui (dicea) si negligente deh come fui si di me stesso fuore che senza te Medor qui mi ritrassi ne sappia quando o dove io ti lasciassi

Così dicendo, in l intricata via della fallace selva si ricaccia et onde era venuto, si ravia et torna di sua morte in su la traccia

ode i cavalli e i gridi tuttavia e la nemica voce che minaccia all ultimo ode il suo Medoro, et vede che tra molti a cavallo è solo a piede

Cento, et tutti a caval, gli sono intorno Zerbin commanda, et grida che sia preso l infelice s aggira come un torno et quanto può si tien da lor difeso

hor drieto a quercia, hor olmo, hor faggio, hor orno ne si discosta mai dal caro peso l havea su lherba alfin posato, quando regger nol puote, et gli iva intorno errando

Come Orsa che l alpestre cacciatore ne la petrosa tana assalito habbia sta sopra i figli con incerto core et freme in suono di pietade et rabbia

Ira l invita et natural furore mover lartiglio e n sanguinar le labbia Amor l intenerisce et la ritira mirare i cari figli in mezo l ira

Cloridan che non sa come l aiuti e ch esser vuol a morir seco anchora ma non che prima in essa il viver muti che via non truovi, ove piu d un ne mora

mette su l arco un de suoi strali acuti et nascoco con quel si ben lavora che fora a un Scotto il capo e le cervella et senza vita il fa cader di sella

Volgonsi tutti li altri a quella banda onde era uscito il calamo homicida intanto un altro il Saracin ne manda perche il secondo a lato al primo uccida

che mentre infretta a questo, e a quel dimanda chabbia tirato l arco, et forte grida arrivò il stral che gli passò la gola et gli taglió pel mezo la parola

Hor Zerbin ch era il capitaneo loro non puote a questo haver piu patienza con ira et con furor venne a Medoro dicendo, ne farai tu penitenza

stese la mano in quella chioma d oro et strassinollo a se con violenza ma come gliocchi a quel bel volto mise gli ne venne pietade, et non l uccise

Il giovinetto se rivolse a prieghi et disse, Cavallier per il tuo Dio non esser si crudel che tu mi nieghi ch io sepelisca il corpo del Re mio

non vuò ch altra pietà per me ti pieghi ne pensi che di vita habbi disio ho tanta di mia vita e non piu, cura quanta ch al mio signor dia sepultura

Et se pur pascer voi fiere et augelli che in te sia il spirto del Theban Creonte di me li pasci, ma lascia ch io avelli prima il figliuol del glorioso Aimonte

così dicea Medor con modi belli et con parole atte a voltar un monte et si commosso già Zerbino havea che d amor tutto, et di pietade ardea

In questo mezo un cavallier villano havendo al suo signor poco rispetto ferì con una lancia sopra mano al supplicante il delicato petto

spiacque a Zerbin l atto crudele et strano tanto piu, che del colpo il Giovinetto vide cader, sì sbigottito et smorto che in tutto giudicò che fusse morto

E se ne sdegnò in guisa, e se ne dolse che disse, non serà senza vendetta trasse la spada, et per punir si volse il cavallier che fe la mala incetta

ma quel prese il vantaggio, et via si tolse perchebbe di Zerbin molto piu fretta Cloridan che Medor vide per terra salì del bosco a discoperta guerra

Et getta l arco et tutto pien di rabbia tra li nemici il ferro intorno gira piu per morir, che per pensier ch egli habbia di far vendetta che pareggi l ira

del proprio sangue rosseggiar la sabbia fra tante spade, e al fin venir se mira et tolto che si sente ogni potere si lascia a canto al suo Medor cadere

Segueno i Scotti ove la guida loro per l alta selva alto disdegno mena poi che lasciato ha l uno et l altro Moro l un morto in tutto, et l altro vivo a pena

giacque gran pezzo il giovene Medoro spicciando il sangue da si larga vena che di sua vita al fin seria venuto se non sopravenia chi gli diè aiuto

Gli sopravenne a caso una donzella avolta in pastorali, et humil veste ma di real presentia e viso bella d alte maniere e accortamente honeste

tanto è, ch io non ne dissi piu novella che apena riconnoscer la devreste questa (se nol sapete) Angelica era del gran Can del Catai la figlia altiera

Poi chel suo annello Angelica rihebbe di che Brunel l havea tenuta priva in tanto fausto in tanto orgoglio crebbe ch esser parea di tutto il mondo schiva

se ne va sola e non se degnarebbe compagno haver qual piu famoso viva si sdegna a rimembrar che già suo amante habbia Orlando nomato, o Sacripante

Et sopra ogni altro error via piu pentita era del ben che già a Rinaldo volse troppo parendole essersi avilita che a riguardar si basso gliocchi volse

tanta arrogantia havendo Amor sentita piu lungamente comportar non volse dove giacea Medor si pose al varco et quivi l aspettò col strale all arco

Quando Angelica vide il giovinetto languir ferito assai vicino a morte che del suo Re che giacea senza tetto piu che del proprio mal si dolea forte

insolita pietade in mezo il petto si sentì entrar per disusate porte che le fè il duro cor tenero e molle et piu quando il suo caso egli narrolle

E rivocando alla memoria l arte che in India imparó già di chirurgia che nobile et reale in quella parte par che tal studio, et di gran laude sia

et senza molto rivoltar di charte chel patre a figli hereditario il dia se dispose operar con succo d herbe che a piu matura vita lo riserbe

Et ricordossi, che passando havea veduta una herba in una piaggia amena fusse Ditamo, o fusse Panacea o non só qual, di tal effetto piena

che stagna il sangue, et de la piaga rea lieva ogni spasmo et perigliosa pena lo riconnobbe al fior simile a l oro et con essa tornò verso Medoro

Nel ritornar se incontra in un pastore che pel bosco a caval se ne veniva cercando una iuvenca, che già fuore duo dì, di mandra senza guardia giva

seco lo trasse, ove perdea il vigore Medoro col sangue che del petto usciva et già ne havea di tanto il terren tinto ch era hormai presso a rimaner extinto

Del palafreno Angelica discese et scendere il Pastor seco fece anche pestò co sassi l herba, indi la prese et succo ne cavò fra le man bianche

e n infuse in la piaga, et ne distese per il petto et pel ventre, e sin a lanche et fu di tal virtù questo liquore che stagnò il sangue, et gli tornò il vigore

Et lo tornò in tal forza, che salire sul caval puote chel pastor condusse non perhò volse indi Medor partire prima che in terra il suo signor non fusse

e Cloridan col Re fe sepelire et poi dove a lei piacque si ridusse et ella per pietá ne l humil case del cortese pastor seco rimase

Et fin che nol tornasse in sanitade di partisene mai non fece stima tanto se intenerì de la pietade chebbe di lui come lo vide prima

poi vistone e costumi et la beltade roder si sentì il cor d ascosa lima rodere si sentí il cor e apoco apoco tutto infiammarlo d amoroso foco

Stava il Pastor in assai buona et bella stanza, nel bosco in fra duo monti piatta con la moglie, et coi figli, et havea quella tutta di nuovo, et poco inanzi fatta

quivi a Medoro fu per la Donzella la piaga in breve a sanità ritratta ma in minor tempo si sentì maggiore piaga di questa haver ella nel core

Assai piu larga piaga, et piu profonda nel cor sentì da non veduto strale, che da begliocchi et da la testa bionda di Medoro aventò l Arcier c hà l ale

arder si sente, et sempre il fuoco abonda et piu cura l altrui chel proprio male di se non cura, et non è ad altro intenta che risanar chi lei fere et tormenta

La sua piaga piu s apre, et piu incrudisce quanto piu l altra si ristringe et salda il giovene si sana, ella languisce di nova febre, hor aggiacciata, hor calda

di giorno in giorno in lui beltá fiorisce la misera si strugge, come falda strugger di neve in tempestiva, suole che in luoco aprico habbia scoperto, il sole

Se di disio non vuol morir bisogna che senza indugia ella se stessa aiti et ben le par che di quel ch essa agogna non sia tempo aspettar ch altri la inviti

dunque rotto ogni freno di vergogna la lingua hebbe non men che li occhi arditi et di quel colpo dimandò mercede che forse non sapendo, esso le diede

O conte Orlando, o Re di Circasia vostra inclyta virtù dite, che giova? vostro alto honor dite in che prezzo sia? o che mercè vostro servir ritruova?

fate che sol veggia una cortesia che mai costei ve usasse, o vecchia o nuova per ricompensa, et guidardon et merto di quanto havete già per lei sofferto

Oh se potessi ritornar mai vivo quanto ti parria duro o Re Agricane che tanto Re Costei già t hebbe a schivo che poi s è data ad un vil Moro in mane

o Ferraù, o mille altri ch io non scrivo che havete fatto mille prove vane per questa ingrata, quanto aspro vi fora sin braccio di Medor, la vedesse hora

Angelica a Medor la prima rosa coglier lasciò, non anchor tocca inante ne persona fu mai si aventurosa che in quel giardin potesse por le piante

per adombrar per honestar la cosa si celebrò con cerimonie sante il matrimonio che auspice hebbe Amore et Pronuba la moglie del Pastore

Fersi le nozze in l humil tetto le piu solenni che vi poter farsi et piu d un mese poi stero a diletto li duo tranquilli amanti a recrearsi

piu lunge non vedea, del Giovinetto, la Donna, ne di lui potea satiarsi ne per mai sempre penderli dal collo il suo disir sentia di lui satollo

Se stava all ombra, o se del tetto usciva havea dí et notte il bel Giovene a lato matina et sera hor questa hor quella riva cercando andava, o qualche verde prato

nel mezo giorno un antro li copriva forse non men di quel commodo et grato c hebber, fuggendo lacqua, Enea et Dido de lor secreti, testimonio fido

Fra piacer tanti, ovunque un arbor dritto vedesse ombrar un fonte, o un rivo puro v havea spillo, o coltel subito fitto, così se v era alcun sasso men duro,

et era intorno a mille luochi scritto et così in casa in altri tanti il muro Angelica et Medor, in vari modi legati insieme di diversi nodi

Poi che le parve haver fatto soggiorno quivi piu che a bastanza, fe disegno di fare in India del Catai ritorno et Medor coronar del suo bel regno

portava al braccio un cerchio d oro, adorno di ricche gemme, in testimonio e segno del ben chel conte Orlando le volea et portato gran tempo già l havea

Quel donò già Morgana a Ziliante nel tempo che nel lago ascoso il tenne et esso (poi ch al padre Monodante per opra et per virtù d Orlando) venne

lo diede a Orlando, Orlando ch era amante di porse al braccio il cerchio d or sostenne havendo disegnato di donarlo alla Reina sua di chi vi parlo

Non per amor del paladino, quanto perche era ricco, e d artificio egregio caro havuto l havea la Donna tanto che piu non si può haver cosa di pregio

se lo serbò nel Isola del pianto non sò già dirvi con che privilegio la dove exposta al marin Mostro nuda fu da la gente inhospitale e cruda

Quivi non si trovando altra mercede che al buon pastor et alla moglie dessi che lor servito havea con si gran fede dal di che nel suo albergo si fur messi

levò dal braccio il cerchio, et gli lo diede et volse per suo amor che lo tenessi indi saliron verso la montagna che divide la Francia da la Spagna

Dentro a Siviglia, o dentro ad Ulispona per qualche giorno, havean pensato porse fin che accadesse alcuna nave buona che apparecchiasse in verso l India sciorse

videro il mar scoprir sotto a Girona nel calar giu de li montani dorsi e costeggiando a man sinistra il lito a Barcelona andar pel camin trito

Ma non vi giunser prima, ch uno huom pazzo giacer trovaro in su l estreme arene che, come porco, havea di loto et guazzo el viso brutto, e braccio, e petto, e schiene

costui si scagliò lor come cagnazzo che assalir forestier subito viene e diè lor noia e fu per far gran scorno ma di Marphisa a ricontar vi torno

Di Marphisa, d Astolfo, d Aquilante di Griphon e de li altri io vi vuò dire che travagliati e con la morte inante mal si poteano in contra il mar scremire

che sempre piu superba et arrogante crescea fortuna le minaccie e l ire e già tre giorni era durato il sdegno ne di placarsi anchor mostrava segno

Castello e ballador spezza e fraccassa l onda nemica e il vento ognhor piu fiero se parte ritta, il verno pur ne lassa la taglia e dona al mar presto il nocchiero

chi sta col capo chino in una cassa su la charta appuntando il suo sentiero a lume di lanterna piccolina e chi col torchio acceso in la sentina

Un sotto poppe, un altro sotto prora si tiene inanzi l horiuol da polve e torna a rivedere ogni mezhora quanto è già corso, et a chi via si volve

indi ciascun con la sua charta fuora a meza nave il suo parer risolve la dove a un tempo i marinari tutti sono a consiglio dal padron ridutti

Chi dice, sopra Limissò venuti semo (per quel ch io trovo) alle seccagne chi di Tripoli appresso a scogli acuti dove il mar le piu volte i legni fragne

chi dice semo in Satalia perduti, per cui piu d un nocchier sospira et piagne ciascun secondo il parer suo argomenta ma tutti ugual timor preme e sgomenta

El terzo giorno con maggior dispetto li assale il vento, e il mar piu irato freme e l un ne spezza, e portane lontano il Trinchetto el Temon l altro, e chi lo volge insieme,

ben é di forte e di marmoreo petto e piu duro ch acciar, chora non teme Marphisa che già fu tanto sicura non negò che quel giorno hebbe paura

Al monte Sinai fu peregrino a Gallicia promesso, a Cypro, a Roma al Sepolchro, alla Vergine d Hettino e se celebre luoco altro si noma

sul mare in tanto e spesso al ciel vicino l afflitto e conquassato legno toma, di cui per men travaglio, havea il padrone fatto l arbor tagliar de l Artimone

E colli e casse e ciò che havea di grave facea gettar da prore, e poppe, e sponde facea vuotar le camare e le giave e dar le ricche merci all avide onde

altri attende alle trombe, e a tor di nave l acque importune, e il mar nel mar refonde soccorre altri in sentina, ovunque appare legno da legno haver sdruscito il mare

Stero in questo travaglio, in questa pena ben quattro giorni, e non havean piu schermo e n havria havuto il mar vittoria piena poco piu ch el furor teneva fermo

ma diede speme lor d aria serena la disiata luce di santo Hermo ch in prua s una cochina a por si venne che piu non v erano arbori ne antenne

Veduto fiammeggiar la bella face s inginocchiaro tutti i naviganti e dimandaro il mar tranquillo, e pace, con humidi occhi, e con voci tremanti

la tempesta crudel, che pertinace fu sino allhora, non andò piu inanti Maestro e traversia piu non molesta e sol del mar tyran Libecchio resta

Questo resta sul mar tanto possente e da la negra bocca in modo exhala et è con lui sì il rapido corrente del agitato mar ch in fretta cala

che porta il legno piu velocemente che peregrin Falcon mai facesse ala con timor del nocchier, chal fin del mondo non lo trasporti, o rompa, o cacci al fondo

Rimedio a questo il buon nocchier ritruova che comanda gettar per poppa spere e caluma la gomona e fa pruova di duo terzi del corso ritenere

questo consiglio, e piu l augurio giova di chi havea acceso in proda le lumiere questo il legno salvò che peria forse e fe ch in alto mar sicuro corse

Nel golfo di Laiazzo in ver Soria sopra una gran città si trovò sorto e si vicino al lito, che scopria l uno e l altro castel che serra il porto

come il padron s accorse de la via che fatto havea, ritornò in viso smorto che ne porto pigliar quivi volea, ne star in alto, ne fuggir potea

Ne potea stare in alto, ne fuggire, che l arbori e l antenne havea perdute, eran tavole e travi, pel ferire del mar, sdrucite macere e sbattute

el pigliar porto era un voler morire, o perpetuo legarsi in servitute, che riman serva ogni persona, o morta, che quivi errore, o rea fortuna porta

El star in dubbio era con gran periglio che non salisser genti de la terra, che sempre armate havean qualche naviglio con che tenean tutto quel mar in guerra

mentre il padron non sa pigliar consiglio fu dimandato da quel d Inghilterra chi gli tenea si l animo suspeso e perche già non havea il porto preso

El padron narrò lui, che quella riva tutta, tenean le femine homicide, di cui l antiqua legge, ognun che arriva in perpetuo tien servo, o che l uccide

e questa sorte solamente schiva chi nel campo dieci huomini conquide, e poi la notte può assaggiar nel letto diece donzelle di carnal diletto

E se la prima prova gli vien fatta e non fornisca la seconda poi, egli vien morto, e chi è con lui si tratta da zappatore, o da guardian di buoi

se di far l uno e l altro è persona atta impetra libertade a tutti i suoi a se non già, cha da restar marito di diece donne, elette al suo appetito

Non puote udire Astolfo senza risa, de la vicina terra il rito strano sopravien Sansonetto, e poi Marphisa, indi Aquilante, et seco il suo germano,

el padrone ugualmente lor divisa la causa, che dal porto il tien lontano voglio (dicea) che nanzi il mar m affoghi ch io senta mai di servitude i gioghi

Del parer del padrone, i marinari e tutti li altri naviganti furo, Marphisa e li compagni eran contrari che piu che lacque, il lito havean sicuro

via piu vedersi intorno irati mari che cento mila spade era lor duro, e questo e ognaltro luoco era lor tuto dove con l arme potean darsi aiuto

Bramavano i guerrier venire a proda ma con maggior baldanza il duca Inglese che sa come del corno il rumor s oda sgombrar d intorno si farà il paese

pigliar il porto l una parte loda l altra lo biasma, e son alle contese ma la piu forte, in guisa il padron stringe ch al porto (suo mal grado) il legno spinge

Intrò nel porto remorchiando, e a forza de remi, piu che per favor di vele perhò che l alternar di poggia e d orza havea levato il vento lor crudele

intanto ripigliar la dura scorza li cavallieri e il brando lor fedele et al padron, et a ciascun che teme non cessan dar, con lor conforti speme

Fatto è il porto a sembianza d una Luna e gira piu di quattro miglia intorno, seicento passi è in bocca, et in ciascuna parte, una rocca ha nel finir del corno,

non teme alcuno assalto di fortuna se non quando gli vien dal mezo giorno, a guisa di theatro se gli stende la città a cerco, e verso il poggio ascende

Non fu quindi si presto il legno sorto, ch andò l aviso per tutta la terra, e fur sei mila femine sul porto con l archi in mano in habito di guerra

e per tor de la fuga ogni conforto tra l una rocca e l altra il mar si serra da navi e da catene fu rinchiuso che tenean sempre instrutte a cotal uso

Una che d anni la Cumea d Apollo puote uguagliar, e la matre d Hettorre fe chiamare il padrone, e dimandollo se si volean lasciar la vita torre,

o se voleano pur al giogho il collo secondo la costuma sottoporre, de li duo l uno haveano a torre, o quivi tutti morire, o rimaner captivi

Gli è ver (dicea) che s huom si ritrovasse tra voi così animoso e così forte che contra dieci nostri huomini osasse prender battaglia, e desse lor la morte

e far con diece famine bastasse per una notte, ufficio di consorte egli si rimarrà principe nostro, e gir voi ne potrete al camin vostro

E serà in vostro arbitrio restar ancho vogliate o tutti o parte, ma con patto che chi vorrà restare, e restar franco, marito sia per diece femine atto

ma quando il guerrier vostro possa manco de li dieci chavrà nemici a un tratto o la seconda prova non fornisca vogliam voi siate schiavi, egli perisca

Dove la vecchia ritrovar timore credea nei cavallier, trovò baldanza che ciascun si tenea tal feritore che fornir l uno e l altro havea speranza

et a Marphisa non mancava il core (ben che male atta alla seconda danza) ma dove non l aitasse la natura con la spada supplir stava sicura

Al padron fu commessa la risposta prima conclusa per commun consiglio chavean tra lor, che le faria a sua posta in piazza, e in letto poi, di se periglio

levan l offese, et il nocchiero accosta quanto al lito accostar si può il naviglio e fa gettar il ponte, onde i guerrieri escono armati, e tranno i lor destrieri

E quindi van per mezo la cittade e vi ritrovan le donzelle altiere succinte cavalcar, per le contrade, e in le piazze armeggiar, come guerriere

quivi ne calciar spron ne cinger spade ne cosa d arme puon li huomini havere se non dieci alla volta, per rispetto de l antiqua costuma ch io v hò detto

Tutti li altri alla spola, all aco, al fuso, al pettine, alla naspa sono intenti, con vesti feminil, che vanno giuso in sin al piè, che li fa molli e lenti

si tengono altri in la catena, ad uso d arar la terra, o di guardar li armenti son pochi i maschi, e non son ben, per mille femine, cento fra cittadi e ville

Volendo torre i cavallieri a sorte chi devesse di lor pel commun scampo l una decina in piazza porre a morte e poi l altra ferire in altro campo

non designavan di Marphisa forte che lor parea che a ritrovare inciampo ella havesse in la giostra de la sera, perche uscirne con laude habil non era

Ma con li altri esser volse ella sortita hor sopra lei la sorte in summa cade prima vhò a por (diceva ella) la vita che v habbiate a por voi la libertade

ma questa spada (e lor la spada addita che cinta havea) vi dò per segurtade ch io vi sciorrò tutti li intrichi al modo che fe Alexandro il Gordiano nodo

Non vuó mai piu che forestier si lagni di questa terra, sin chel mondo dura così disse, e non potero i compagni torle quel che le dava sua aventura

dunque o ch in tutto lor perda o guadagni la libertà, le lasciano la cura ella di piastre giá guarnita e maglia s appresentò nel campo alla battaglia

Gira una piazza in l alto de la terra di gradi a seder atti intorno chiusa che solamente a giostre, a simil guerra, a caccie, a lotte, e non ad altro s usa

con quattro porte di metal si serra quivi la moltitudine confusa de le armigere femine si trasse e poi fu detto a Marphisa ch intrasse

Intrò Marphisa s un destrier leardo tutto sparso di macchie e di rotelle di piccol capo, e d animoso sguardo d andar superbo e di fattezze belle

pel maggior e piu vago e piu gagliardo di mille che n havea, con briglie e selle scelse in Damasco, e realmente ornollo et a Marphisa Norandin donollo

Da mezo giorno da la porta d Austro intrò Marphisa e non vi stette guari che appropinquare e risuonar pel claustro udì di trombe acuti suoni e chiari

e vide poi diverso il freddo plaustro entrar nel campo dieci suoi contrari il primo cavallier ch apparea inante di valer tutto il resto havea sembiante

Quel venne in piazza sopra un gran destriero che fuor ch in fronte e al piè dirieto manco, era piu che mai corbo oscuro e nero nel piè e nel capo havea alcun pelo bianco

del color del cavallo il cavalliero vestito, volea dir, che come manco era il chiaro chel scuro, era altro tanto il riso in lui, verso loscuro pianto

Dato che fu de la battaglia il segno nove guerrier l haste chinaro a un tratto ma quel dal nero hebbe il vantaggio a sdegno si ritirò, ne di giostrar fece atto

vuol che alle leggi inanzi di quel regno che alla sua cortesia sia contrafatto si tra da parte e sta a veder le prove che una sola hasta, fará contra nove

El destrier chavea andar trito e suave portò all incontro la Donzella in fretta che nel corso arrestò lancia si grave che quattro huomini hariano a pena retta

l havea pur dianzi al dismontar di nave per la piu salda in molte antenne eletta el fier sembiante con ch ella si mosse mille faccie imbiancò, mille cor scosse

Aperse al primo che trovò si il petto che fora assai che fusse stato nudo gli passò la corazza, e il soprapetto e prima un ben ferrato e grosso scudo

dietro alle spalle un braccio il ferro netto si vide uscir, tanto fu il colpo crudo quel fitto ne la lancia adrieto lassa e sopra li altri a tutta briglia passa

Diede al secondo che trovò d un urto si fiero incontro si terribil botta ch a mezo il ruppe, e fe morir di curto e tanto stretta insieme era la frotta

ch in terra (onde mai piu non fu risurto) cader fe il terzo con la spalla rotta hó veduto bombarde, a quella guisa le squadre aprir, ch aperse il stuol Marphisa

Tre lancie e piu sopra lei rotte furo ma di lor colpi tanto ella si mosse quanto nel giuoco de le caccie, un muro si muova a colpi de le palle grosse

l usbergo suo di tempra era si duro che non gli potean contra le percosse e per incanto, al fuoco del inferno cotto e temprato all acque fu d Averno

Al fin del campo il caval tenne, e volse, e fermò alquanto, e poi con fretta spinse contra li sette e sbarragliolli, e sciolse e di lor sangue insino lelsa tinse,

ad uno il capo, a un altro il braccio tolse e un altro in guisa con la spada cinse chel petto in terra andò col capo, e ambe le braccia, e in sella il ventre era e le gambe

Lo partì dico per dritta misura in confine di l anche e de le coste e lo fe rimaner meza figura qual son d argento, e piu di cera, poste

d intorno a qualche Virginal pittura che le genti vicine e le discoste che lor giuste dimande ottenute hanno a rengratiare e sciorle il voto, vanno

Ad uno che fuggia drieto si mise ne fu a mezo la piazza che lo giunse e il capo e il collo in modo gli divise che medico mai piu non lo raggiunse

in summa tutti un dopo l altro uccise o ferì sì, ch ogni vigor ne emunse e fu sicura, che levar di terra mai piu non si potrian, per farle guerra

Stato era il cavallier sempre in un canto che la decina in piazza havea condutta perhó che contra un solo andar, con tanto vantaggio, opra gli parve iniqua e brutta

hor che per una man torse da canto vide si presto la compagna tutta per dimostrar che la tardanza fosse per virtù stata, e non timor, si mosse

Cennò con mano di volere inanti che facesse altro, alcuna cosa dire e non pensando in si viril sembianti che s havesse una vergine a coprire

le disse, Cavalliero homai di tanti esser dei stanco, chai fatto morire e sio volessi, piu di quel che sei stancarti anchor, discortesia farei

Che ti riposi insino al giorno nuovo e diman torni in campo, ti concedo non mi fia honor se teco hoggi mi provo che travagliato e lasso esser ti credo

il travagliare in arme non m è nuovo ne per si poco, alla fatica cedo disse Marphisa, e ti faró di questo con chiaro experimento, aveder presto

De la cortese offerta te ringratio ma riposare anchor non mi bisogna e n avanza del giorno si gran spatio ch a porlo tutto in otio è pur vergogna

rispose il cavallier, fussio si satio d ognaltra cosa chel mio cor agogna come t ho in questo da satiar, ma vedi che non ti manchi il dì piu che non credi

Così disse egli, e fe portare in fretta due grosse lance, anzi due gravi antenne et a Marphisa dar ne fe l eletta tolse l altra per se, che indrieto venne

già sono in punto, et altro non s aspetta che un alto suon, che lor la giostra accenne ecco la terra, e l aria e il mar ribomba nel mover lor al primo suon di tromba

Trar fiato bocca aprir, o batter occhi non si vedea de riguardanti alcuno tanto a mirare a chi la palma tocchi de dui campioni, attento era ciascuno

Marphisa acciò che del caval trabbocchi sì che mai non si lievi il Guerrier bruno drizza la lancia, il Guerrier bruno forte studia non men, poner Marphisa a morte

Le lancie ambe sembrar di secco salce e non di verde frassino superbo così n andaro in tronchi sin al calce e fu l incontro sì a cavalli acerbo

che parimente parve da una falce de le gambe esser lor tronco ogni nerbo cadero ambi ugualmente, ma i campioni fur presti a disbrigarsi da li arcioni

A mille cavallieri alla sua vita al primo incontro havea la sella tolta Marphisa, et ella mai non n era uscita e n uscí (come udite) a questa volta

del strano caso non pur sbigottita ma quasi fu per rimanerne stolta parve ancho strano al cavallier dal nero che non solea cader già di liggiero

Tocca havean nel cader la terra a pena che furo in piedi, e rinovar l assalto tagli e punte a furor quivi si mena quivi ripara, hor scudo, hor lama, hor salto

vada la botta vuota, o vada piena l aria ne stride, e ne risuona in alto quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi mostrar ch erano saldi piu che incudi

Se de l aspra Donzella il braccio pesa ne quel del Cavallier nemico, è leve ugual misura all uno e l altro è resa quanto apunto l un da, tanto riceve

chi vuol trovar duo pari a una contesa cercar piu la di questi dui, non deve, di destrezza, d ardire, e di possanza l un l altro una sol dramma non avanza

Le donne che gran pezzo mirato hanno continuar tante percosse horrende e che nei cavallier segno d affanno e di stanchezza anchor non si comprende

de i dui miglior guerrier lode lor danno che sian tra quanto il mar sua braccia extende par lor che se non fusser piu che forti esser devrian sol del travaglio morti

Ragionando tra sè, dicea Marphisa, buon fu per me che Costui non si mosse, ch andavo arisco di restarne uccisa se dianzi stato co i compagni fosse

quando io mi truovo a pena a questa guisa di potergli star contra alle percosse così dicea Marphisa, e tutta volta non restava menar la spada in volta

Buon fu per me (dicea) quell altro anchora che riposar Costui non hò lasciato difender me ne posso a fatica hora che de la pugna dianzi è travagliato

se sin al nuovo giorno havea dimora a ripigliar vigor, che seria stato? ventura hebbi io quanto piu possa haversi che non volesse tor quel ch io gli offersi

La battaglia durò fin alla sera ne chavesse ancho il meglio era palese ne l un ne l altro piu senza lumiera saputo havria come schivar l offese

giunta la notte, alla inclyta Guerriera fu primo a dir il Cavallier cortese, che farem? poi che con ugual fortuna n hà sopraggiunti la notte importuna

Meglio mi par chel viver tuo prolunghi almeno insino a tanto che s aggiorni io non posso concederti che aggiunghi se non sola una notte, alli tuoi giorni

e di ció che non li habbi haver piu lunghi la colpa sopra me non vuò che torni tornala sopra la spietata legge del sesso feminil chel luogo regge

Se di te duolmi, e di quest altri tuoi lo sa colui che nulla cosa ha oscura con tuoi compagni star meco ti puoi con altri non havrai stanza sicura

perche la turba, a chi i mariti suoi hoggi uccisi hai,già contra te congiura ciascun di questi a cui dato hai la morte era di diece femine consorte

Del danno chan da te ricevuto hoggi disian novanta femine vendetta si che se meco ad albergar non poggi questa notte assalito esser t aspetta

disse Marphisa, accetto che m alloggi con sicurtà, che non sia men perfetta in te la fede, e la bontà del core che sia l ardire, e il corporal valore

Ma che t incresca che m habbi ad uccidere ben ti può increscier ancho del contrario sin qui non credo che l habbi da ridere per ch io sia men di te duro aversario

o la pugna seguir vogli, o dividere, o farla a l uno o al altro luminario ad ogni cenno pronta m haverai et come, et ogni volta che vorrai

Così fu differita la tenzone fin che di Gange uscisse il nuovo albore e si restò senza conclusione chi de li dui guerrir fusse il migliore

ad Aquilante venne, et a Griphone e a gli altri dui quel liberal Signore e li pregò, che sin al nuovo giorno piacesse lor di far seco soggiorno

Tener l invito senza alcun suspetto indi al splendor de bianchi torchi ardenti tutti saliro ove era un real tetto distinto in molti adorni alloggiamenti

stupefatti al levarsi de l elmetto mirandosi restaro i combattenti chel cavallier (per quanto apparea fuora) non excedea li deciott anni anchora

Si maraviglia la Donzella, come in arme tanto un giovinetto vaglia, si maraviglia l altro, che alle chiome s avede con chi havea fatto battaglia

et si dimandan l un l altro il nome et tal debito presto si raguaglia ma come si nomasse il giovinetto ne l altro canto ad ascoltar v aspetto

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Canto diciassettesimo · Ludovico Ariosto · Poetry Cove