F Ra quanti Amor fra quante fe/ de al mondo Mai si trovar: fra quanti cor constanti: Fra quante o per dolente o per iocondo Stato, fer prove mai famosi amanti:
Piu tosto il primo loco ch'il secondo Daro ad Olympia: e se pur non va inanti Ben voglio dir che fra gli antiqui e nuovi Maggior del amor suo non si ritruovi.
E che con tante e con si chiare note: Di questo ha fatto il suo Bireno certo, Che donna piu far certo huomo non puote Quando ancho il petto e'l cor mostrasse aperto
E s'anime si fide e si devote D'un reciproco Amor denno haver merto Dico ch'Olympia e degna che non meno Anzi piu che se anchor, l'ami Bireno.
E che non pur non l'abandoni mai Per altra donna, se ben fosse quella Ch'Europa & Asia messe in tanti guai: O s'altra ha maggior titolo di bella:
Ma piu tosto che lei lasci cco i rai Del Sol, l'udita, e il gusto,e la favella: E la vita, e la fama, e s'altra cosa Dire o pensar si puo piu preciosa.
Se Bireno amo lei: come ella amato Bireno havea: se fu si a lei fedele Come ella a lui: se mai non ha voltato Ad altra via che a seguir lei le vele:
O pur s'a tanta servitu fu ingrato: A tanta fede, e a tanto amor crudele, Io vi vo dire e far di maraviglia Stringer le labra & inarcar le ciglia,
E poi che nota l'impieta vi fia Che di tanta bonta fu a lei mercede, Donna alcuna di voi mai piu non sia Ch'a parole d'Amante habbia a' dar fede
L'Amante per haver quel che desia, Senza guardar cheDio tutto ode evede: Aviluppa promesse e giuramenti Che tutti spargon poi per l'aria iventi.
I giuramenti e le promesse vanno Da i venti in aria disipate e sparse: Tosto che tratta questi amanti s'hanno L'avida sete che gli accese & arse:
Siate a prieghi & a pianti che vi fanno Per questo esempio a credere piu scarse, Bene e felice quel Donne mie care Ch'essere accorto all'altrui spese impare.
Guardatevi da questi che sul fiore De lor beglianni il viso han si polito: Che presto nasce in loro e presto muore Quasi un foco di paglia ogni appetito,
Come segue la lepre il cacciatore Al freddo, al caldo, alla montagna, al lito Ne piu l'estima poi che presa vede E sol dietro a chi fugge affretta il piede.
Cosi san questi gioveni: che tanto Che vi mostrate lor dure e proterve: V'amano, e riveriscono con quanto Studio de far che fedelmente serve,
Ma non si tosto si potra dar vanto De la vittoria: che di donne serve Vi dorrete esser fatte, e da voi tolto Vedrete il falso amore e altrove volto.
Non vi vieto per questo (c'havrei torto) Che vi lasciate amar: che senza amante Sareste come inculta vite in horto Che non ha palo ove s'appogi o piante,
Sol la prima lanugine vi eshorto Tutta a fuggir: volubile e inconstante: E corre i frutti non acerbi e duri, Ma che non sien perho troppo maturi.
Di sopra io vi dicea ch'una figliuola Del Re di Frisa quivi hanno trovata, Che fia per quanto n'han mosso parola Da Bireno al fratel per moglie data,
Ma a dire il vero esso v'havea la gola Che vivanda era troppo delicata, E riputato havria cortesia sciocca Per darla altrui levarsela di bocca.
La damigella non passava anchora Quattordici anni: & era bella e fresca, Come rosa che spunti alhora alhora Fuor de la buccia, e col sol nuovo cresca
Non pur di lei Bireno s'inamora Ma fuoco mai cosi non accese esca. Ne se lo pongan l'invide e nimiche Mani talhor, ne le mature spiche.
Come egli se n'accese immantinente Come egli n'arse fin ne le medolle, Che sopra il padre morto lei dolente Vide di pianto il bel viso far molle,
E come suol se l'acqua fredda sente Quella restar che prima al fuoco bolle, Cosi l'ardor ch'accese Olympia, vinto Dal nuovo successore: in lui fu estinto.
Non pur satio di lei, ma fastidito Ne gia cosi che puo vederla a pena, E si de l'altra acceso ha l'appetito Che ne morra se troppo in lungo il mena,
Pur finche giunga il di c'ha statuito A dar fine al disio: tanto l'affrena Che par ch'odori Olympia, non che l'ami: E quel che piace a lei sol voglia e brami.
E se accarezza l'altra, che non puote Far che non l'accarezzi piu del dritto: Non e chi questo in mala parte note, Anzi a pietade anzi a bonta glie asscritto
Che rilevare un che Fortuna ruote Talhora al fondo, e consolar l'afflitto, Mai non fu biasmo: ma gloria sovente, Tanto piu una fanciulla una innocente.
O sommo Dio come i giudicii humani Spesso offuscati son da un nembo oscuro: I modi di Bireno empii e profani, Pietosi e santi riputati furo,
I Marinari gia messo le mani A i Remi, e sciolti dal lito sicuro: Portavan lieti pei salati stagni, Verso Selandia il Duca e i suoi compagni
Gia dietro rimasi erano e perduti Tutti di vista i termini d'Olanda: Che per non toccar Frisa piu tenuti S'eran ver Scotia alla sinistra banda:
Quando da un vento fur sopravenuti Ch'errando in alto mar tre di li manda, Sursero il terzo gia presso alla Sera, Dove'inculta e deserta un'Isola era.
Tratti che si fur dentro un picciol seno: Olympia venne in terra, e con diletto In compagnia del'infedel Bireno Ceno contenta, e fuor d'ogni sospetto:
Indi con lui la dove in loco ameno Teso era un padiglione entro nel letto, Tutti glialtri compagni ritornaro E sopra i legni lor si riposaro.
Il travaglio del mare, e la paura Che tenuta alcun di l'haveano desta: Il ritrovarsi al lito hora sicura: Lontana da rumor ne la foresta:
E che nessun pensier nessuna cura: Poi che'l suo amante ha seco: la molesta, fur cagion c'hebbe Olimpia sigran sonno che gliorsi ei ghiri haver maggior nol ponno
Il falso Amante, che i pensati inganni Veggiar facean: come dormir lei sente: Pian piano esce del letto: e de suoi panni Fatto un fastel: non si veste altrimente,
E lascia il padiglione: e come i vanni Nati gli sian: rivola alla sua gente: E li risveglia, e senza udirsi un grido Fa entrar nel alto, e abandonare il lido.
Rimase a dietro il lido: e la meschina Olympia che dormi senza destarse, Fin che l'Aurora la gelata Brina Da le dorate ruote in terra sparse,
E s'udir le Alcione alla marina De l'antico infortunio lamentarse, Ne desta ne dormendo, ella la mano Per Bireno abbracciar stese: ma invano .
Nessuno truova: a se la man ritira: Di nuovo tenta: e pur nessuno truova: Di qua l'un braccio: e di la l'altro gira, Hor l'una hor l'altra gamba, e nulla giova
Caccia il sonno il timor, gliocchi apre e mira Nonvede alcuno, hor gia non scalda e cova Piu le vedove piume: ma si getta Del letto e fuor del padiglione infretta.
E corre al mar graffiandosi le gote: Presaga e certa hormai di sua fortuna: Si straccia i crini: e il petto si percuote E va guardando (che splendea la luna)
Se veder cosa fuor che'l lito puote: Ne fuor che'l lito vede cosa alcuna, Bireno chiama: e al nome di Bireno: Rispondean gl'Antri che pieta n'havi eno.
Quivi surgea nel lito estremo un sasso, C'haveano l'onde col picchiar frequente Cavo e ridutto a guisa d'arco al basso: E stava sopra il mar curvo e pendente,
Olympia in cima vi sali a gran passo, (Cosi la facea l'animo possente) E di lontano le gonfiate vele Vide fuggir del suo Signor crudele.
Vide lontano, o le parve vedere Che l'aria chiara anchor non era molto Tutta tremante si lascio cadere Piu bianca, e piu che nieve fredda involto
Ma poi che di levarsi hebbe potere: Al camin de le navi il grido volto, Chiamo quanto potea chiamar piu forte Piu volte il nome del crudel consorte.
E dove non potea la debil voce Supliva il pianto, e'lbatter palma a palma Dove fuggi crudel cosi veloce? Non ha il tuo legno la debita salma,
Fa che lievi me anchor, poco gli nuoce Che porti il corpo poi che porta l'alma E con le braccia e con le vesti segno, Fa tuttavia: perche ritorni il legno.
Ma i venti che portavano le vele Per l'alto mar di quel giovene infido Portavano ancho i prieghi e le querele De l'infeliceOlympia, e'l pianto e'l grido
Laqual tre volte a se stessa crudele Per affogarsi si spicco dal lido: Pur al fin si levo da mirar l'acque, E ritorno dove la notte giacque.
E con la faccia in giu stesa sul letto: Bagnandolo di pianto: dicea lui: Hiersera desti insieme a dui ricetto: Perche insieme al levar non siamo dui?
O perfido Bireno, o maladetto Giorno ch'al mondo generata fui: Che debbo far? che possio far qui sola? Chi mi da aiuto (ohime) chi mi consola.
Huomo non veggio qui: non ci veggio opra Donde io possa stimar c'huomo qui sia, Nave non veggio, a cui salendo sopra Speri allo scampo mio ritrovar via,
Di disagio morro: ne che mi cuopra Gliocchi sara, ne chi sepolchro dia: Se forse in ventre lor non me lo danno I Lupi (ohime) ch'in queste selve stanno .
Io sto in sospetto, e gia di veder parmi Di questi boschi, Orsi o Leoni uscire, O Tigri o fiere tal, che natura armi D'aguzzi denti, e d'ungne da ferire:
Ma quai fere crudel peggio di te morire? Darmi una morte so lor parra assai, E tu di mille (ohime) morir mi fai. Ma presupongo anchor c'horhora arrivi
Nochier:che per pieta di qui mi porti : E cosi Lupi: Orsi, Leoni, schivi Strati, disagi, & altre horribil morti: Mi portera forse in Olanda? s'ivi
Per te si guardan le fortezze, e i porti? Mi portera alla terra ove son nata? Se tu con fraude gia me l'hai levata? Tu m'hai lo stato mio sotto pretesto
Di parentado, e d'amicitia tolto: Ben fosti a porvi le tue genti presto Per haver il dominio a te rivolto, Tornero inFiandra? ove hovenduto il resto
Di che io vivea benche non fossi molto, Per sovenirti e di prigione trarte Mischina dove andro? non so in qual parte. Debbo forse ire in Frisa? ove io potei
E per te non vi volsi esser Regina? Ilche del padre, e de i fratelli miei E d'ogn'altro mio ben fu la ruina, Quel c'ho fatto per te non ti vorrei
Ingrato improverar, ne disciplina Dartene, che non men di me lo sai Hor ecco il guiderdon che me ne dai. Deh pur che da color chevanno in corso
Io non sia presa: e poi venduta schiava: Prima che questo, il Lupo,il Leon,l'Orso Venga e la Tigre: e ogn'altra fera brava: Di cui l'ugna mi stracci, e franga il morso
E morta mi strascini alla sua cava, Cosi dicendo le mani si caccia Ne capei d'oro, e a chiocca a chiocca straccia Corre di nuovo in su l'estrema sabbia
E ruota il capo, e sparge all'aria il crine: E sembra forsennata: e ch'adosso habbia Non un Demonio sol: ma le decine, O qual Hecuba sia conversa in rabbia,
Vistosi morto Polydoro al fine, Hor si ferma s'un sasso e guarda il mare, Ne men d'un vero sasso un sasso pare. Ma lascianla doler fin ch'io ritorno
Per voler di Ruggier dirvi pur ancho, Che nel piu intenso ardor del mezo giorno, Cavalca il lito affaticato e stanco, Percuote il Sol nel colle, e fa ritorno:
Di sotto bolle il sabbion trito e bianco, Mancava all'arme c'havea indosso poco Ad esser come gia tutte di fuoco. Mentre la sete: e de l'andar fatica
Per l'alta sabbia, e la solinga via Gli facean lungo quella spiaggia aprica Noiosa e dispiacevol compagnia: Trovo, ch'all'ombra d'una torre antica
Che fuor de l'onde appresso|il lito uscia De la corte d'Alcina eran tre donne Che le conobbe a i gesti, & alle gonne. Corcate su tapeti Allessandrini
Godeansi il fresco rezo in gran diletto, Fra molti vasi di diversi vini E d'ogni buona sorte di confetto, Presso alla spiaggia co i flutti marini
Scherzando le aspettava un lor legnetto Fin che la vela empiesse agevol'Ora Ch'un fiato pur non ne spirava allhora Queste ch'andar per la non ferma sabbia
Vider Ruggiero al suo viaggio dritto Che sculta havea la sete in su le labbia Tutto pien di sudore il viso afflitto: Gli cominciaro a dir, che si non habbia,
Il cor voluntaroso al camin fitto Ch'alla fresca e dolce ombra non si pieghi E ristorar lo stanco corpo nieghi. E di lor una, s'accosto al cavallo
Per la staffa tener, che ne scendesse: L'altra con una coppa di chrystallo Di vin spumante: piu sete gli messe: MaRuggiero a quel suon non entro in ballo,
Perche d'ogni tardar che fatto havesse Tempo di giunger dato havria ad Alcina Che venia dietro, & era homai vicina. Non cosi fin salnitro, e Zolfo puro
Tocco dal fuoco subito s'avampa, Ne cosi freme il mar quando l'oscuro Turbo discende, e in mezo segliaccampa Come vedendo che Ruggier sicuro
Al suo dritto camin l'arena stampa E che le sprezza (e pur si tenean belle) D'ira arse, e di furor la terza d'elle . Tu non sei ne gentil, ne cavalliero
(Dice gridando quanto puo piu forte) Et hai rubate l'arme: e quel destriero Non saria tuo per veruna altra sorte: E cosi come ben m'appongo al vero
Ti vedessi punir di degna morte: Che fossi fatto in quarti, arso o impiccato Brutto ladron, villan superbo ingrato. Oltr'a queste, e molt'altre ingiuriose
Parole, che gliuso la donna altiera, Anchor che mai Ruggier non le rispose Che de si vil tenzon poco honor spera: Con le sorelle tosto ella si pose
Su'l legno in mar, che al loro servigio v'era Et affrettando i remi, lo seguiva Vedendol tuttavia dietro alla riva. Minaccia sempre, maledice e incarca
(Che l'onte sa trovar per ogni punto) In tanto a quello stretto, onde si varca Alla fata piu bella, e Ruggier giunto, Dove un vecchio nochiero, una sua barca
Scioglier da l'altra ripa vede apunto, Come avisato, e gia provisto,quivi Si stia aspettando che Ruggiero arrivi. Scioglie il nochier come venir lovede
Di trasportarlo a miglior ripa lieto, Che se la faccia puo del cor dar fede Tutto benigno, e tutto era discreto, Pose Ruggier sopra il navilio il piede,
Dio ringratiando, e per lo mar quieto Ragionando venia col Galeotto, Saggio, e di lunga esperientia dotto. Quel lodava Ruggier, che si se havesse
Saputo a tempo tor da Alcina, e inanti Che'l calice incantato ella gli desse C'havea al fin dato a tutti glialtri amanti: E poi che a Logistilla si trahesse:
Dove veder potria costumi santi, Bellezza eterna, & infinita gratia Chel cor notrisce e pasce, e mai non satia. Costei (dicea) stupore, e riverenza
Induce all'alma ove si scuopre prima, Contempla meglio poi l'alta presenza Ogn'altro ben ti par di poca stima, Il suo amore ha da glialtri differenza
Speme o timor ne glialtri il cor ti lima, In questo il desiderio piu non chiede, E contento riman come la vede. Ella t'insegnera studii piu grati
Che suoni, danze, odori, bagni, e cibi, Ma come i pensier tuoi meglio formati, Poggin piu ad alto, che per l'aria i Nibi, E come de la gloria de beati
Nel mortal corpo parte si delibi, Cosi parlando il Marinar veniva Lontano anchora alla sicura riva. Quando vide scoprire alla marina
Molti navili, e tutti alla sua volta, Con quei ne vien l'ingiurata Alcina E molta.di sua gente have raccolta: Per por lo stato: e se stessa in ruina
O racquistar la cara cosa tolta, E bene e Amor di cio cagion non lieve Ma l'ingiuria non men che ne riceve. Ella non hebbe sdegno da che nacque
Di questo il maggior mai c'hora la rode, Onde fa i remi si affretar per l'acque Che la spuma ne sparge ambe le prode Al gran rumor, ne mar ne ripa tacque
Et Eccho risonar per tutto s'ode Scuopre Ruggier lo scudo che bisogna Se non sei morto o preso con vergogna. Cosi disse il nocchier di Logistilla,
Et oltreil detto, egli medesmo prese La tasca, e da lo scudo dipartilla, Et fe il lume di quel chiaro e palese L'incantato splendor che ne sfavilla
Gliocchi de gli aversari cosi offese Che li fe restar ciechi allhora allhora: E cader chi da poppa e chi da prora. Un ch'era alla veletta in su la rocca
De l'armata d'Alcina si fu accorto, E la campana martellando tocca, Onde il soccorsovien subito al porto, L'artegliaria: come tempesta fiocca
Contra chi vuole al buon Ruggier far torto Si che gli venne d'ogni parte aita, Tal che salvo la liberta e la vita. Giunte son quattro donne, in su la spiaggia
Che subito ha mandate Logistilla, La valorosa Andronica, e la saggia Phronesia, e l'honestissima Dicilla, E Sophrosina casta, che come haggia
Quivi a far piu che l'altre, arde esfavilla L'esercito ch'al mondo e senza pare Del castello esce, e si distende al mare. Sotto il castel ne la tranquilla foce:
Di molti e grossi legni era una armata Ad un botto di squilla: ad una voce Giorno e notte a battaglia apparecchiata E cosi fu la pugna, aspra & atroce:
E per acqua, e per terra incominciata, Per cui fu il regno sottosopra volto, C'havea gia Alcina alla sorella tolto. O di quante battaglie il fin successe
Diverso a quel che si credette inante, Non sol ch'Alcina alhor non rihavesse (Come stimossi) il fugitivo amante, Ma de le navi, che pur dianzi spesse
Fur si, ch'apena il mar ne capia tante Fuor de la fiamma che tutt'altre avampa Con un legnetto sol misera scampa. Fuggesi Alcina, e sua misera gente
Arsa e presa riman, rotta e sommersa, D'haver Ruggier perduto ella si sente Via piu doler che d'altra cosa aversa , Notte e di per lui geme amaramente
E lachryme per lui da gliocchi versa, E per dar fine a tanto aspro martire Spesso si duol di non poter morire. Morir non puote alcuna Fata mai
Fin che Sol gira, o il ciel non muta stilo Se cio non fosse: era il dolore assai Per muover Cloto ad inasparle il filo O qual Didon finia col ferro i guai,
O la Regina splendida del Nilo Havria imitata con mortifer sonno: Ma le Fate morir sempre non ponno. Torniamo a quel di eterna gloria degno
Ruggiero, e Alcina stia ne la sua pena Dico di lui, che poi che fuor del legno Si fu condutto in piu sicura arena, Dio ringratiando, che tutto il disegno
Gliera successo, al mar volto la schena Et affrettando per l'asciutto il piede Alla rocca ne va, che quivi siede. Ne la piu forte anchor ne la piu bella
Mai vide occhio mortal prima ne dopo, Son di piu prezzo le mura di quella Che se Diamante fossino o Piropo, Di tai gemme qua giu non si favella
Et a chi vuol notitia haverne, e d'uopo Che vada quivi: che non credo altrove (Se non forse fu in ciel) se ne ritruove. Quel che piu fa, che lor si inchina e cede
Ogn'altra gemma, e che mirando in esse L'huom sin in mezo all'anima si vede Vede suoi vitii, e sue virtudi espresse, Si che a lusinghe poi di se non crede,
Ne a chi dar biasmo a torto gli volesse, Fassi mirando allo specchio lucente Se stesso conoscendosi prudente. Il chiaro lume lor ch'imita il Sole
Manda splendore, in tanta copia intorno Che chi l'ha, ovunque sia, sempre chevuole, Phebo (mal grado tuo) si puo fargiorno Ne mirabil vi son le pietre sole:
Ma la materia, e l'artificio adorno Contendon si: che mal giudicar puossi Qual de ledue eccellenze maggior fossi Sopra glialtissimi archi che puntelli
Parean che del ciel fossino avederli: Eran giardin si spatiosi, e belli Che saria al piano ancho fatica haverli Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
Si puon veder fra i luminosi merli, Ch'adorni son l'estate, e il verno tutti Di vaghi fiori, e di maturi frutti. Di cosi nobili arbori non suole
Prodursi fuor di questi bei giardini, Ne di tai Rose, o di simil Viole, Di Gigli, di Amaranti, o di Gesmini Altrove appar come aun medesmo Sole
E nasca, e viva, e morto il capo inchini, E come lasci vedovo il suo stelo, Il fior suggetto al variar del cielo. Ma quivi era perpetua la verdura,
Perpetua la belta de fiori eterni: Non che benignita de la Natura Si temperatamente li governi : Ma Logistill a con suo studio e cura
Senza bisogno de moti superni (Quel che a glialtri impossibile parea) Sua primavera ogn'hor ferma tenea. Logistilla mostro molto haver grato
Ch'a lei venisse un si gentil signore, E comando che fosse accarezzato E che studiasse ogn'un di fargli honore, Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato
Che visto da Ruggier fu di buon core, Fra pochi giorni venner glialtri tutti Ch'a l'esser lor Melissa havea ridutti. Poi che si fur posati un giorno e dui
Venne Ruggiero alla fata prudente Col duca Astolfo, che non men di lui Havea desir di riveder Ponente Melissa le parlo per amendui,
E supplica la fata humilemente, Che li consigli favorisca e aiuti Si che ritornin d'onde eran venuti. Disse la Fata io ci porro il pensiero,
E fra dui di te li daro espediti: Discorre poi tra se, come Ruggiero E dopo lui, come quel Duca aiti, Conchiude in fin, che'l volator destriero
Ritorni il primo a gli Aquitani liti, Ma prima vuol che segli facciaun morso, Con che lo volga, e gli raffreni il corso. Gli mostra come egli habbia a farsevuole
Che poggi in alto, e come a far che cali, E come se vorra che in girro vole O vada ratto, o che si stia su l'ali, E quali effetti il cavallier far suole
Di buon destriero in piana terra, tali Facea Ruggier che mastro ne divenne, Per l'aria del destrier c'havea le penne. Poi che Ruggier fu d'ogni cosa in punto
Da la Fata gentil comiato prese, Alla qual resto poi sempre congiunto Di grande amore, e usci di quel paese, Prima di lui che se n'ando in buon punto:
E poi diro come il guerriero Inglese Tornasse con piu tempo e piu fatica, Al magno Carlo, & alla corte amica. Quindi parti Ruggier, ma non rivenne
Per quella via che fe gia suo mal grado: Allhor che sempre l'Hippogripho il tenne Sopra il mare: e terren vide di rado Ma potendogli hor far batter le penne
Di qua di la dove piu gliera agrado Volse al ritorno far nuovo sentiero Come schivando Herode i Magi fero. Al venir quivi, era lasciando Spagna
Venuto India a trovar per dritta riga, La dove il mare Oriental la bagna, Dove una fata havea con l'altra briga, Hor veder si dispose altra campagna
Che quella dove i venti Eolo instiga: E finir tutto il cominciato tondo, Per haver (come il Sol) girato il mondo. Quinci il Chataio, e quindi Mangiana
Sopra il granQuinsai, vide passando: Volo sopra l'Imavo, e Sericana Lascio a man destra, e sempre declinando Da l'Hiperborei Scyti a l'onda Hircana
Giunse alle parti di Sarmatia, e quando Fu dove Asia da Europa si divide: Russi e Pruteni e la Pomeria vide. Ben che di Ruggier fosse ogni desire
Di ritornare a Bradamante presto: Pur gustato il piacer, c'havea di gire Cercando il mondo, non resto per questo Ch'alli Pollacchi, a gli Hungari venire
Non volesse ancho, alli Germani, e al resto Di quella Boreale horrida terra E veenne al fin ne l'ultima Inghilterra. Non crediate Signor che perho stia
Per si lungo camin sempre su l'ale, Ogni sera all'albergo se ne gia Schivando a suo poter d'alloggiar male, E spese giorni e mesi in questa via
Si di veder la terra, e il mar gli cale, Hor presso a Londra giunto una matina, Sopra Tamigi il volator declina. Dove ne prati alla citta vicini
Vide adunati huomini d'arme, e santi Ch'a suondi trombe, e a suon di tamburini Venian partiti a belle schiere avanti Il buon Rinaldo honor de Paladini
Del qual se vi ricorda, io dissi inanti Che mandato da Carlo era venuto In queste parti, a ricercare aiuto. Giunse apunto Ruggier, che si facea
La bella mostra fuor di quella terra: E per sapere il tutto, ne chiedea Un cavallier, ma scese prima in terra, E quel ch'affabil'era gli dicea,
Che di Scotia, e d'Irlanda, e d'Inghilterra, E de l'Isole intorno eran le schiere Che quivi alzate havean tante bandiere. E finita la mostra che faceano
Alla marina se distenderanno, Dove aspettati per solcar l'Oceano Son da i navili che nel porto stanno, I Franceschi assediati si ricreano
Sperando in questi che a salvar il vanno: Ma accio tu te n'informi pienamente Io ti distinguero tutta la gente. Tu vedi ben quella bandiera grande
Ch'insieme pon la Fiordaligi e i Pardi: Quella il granCapitano all'aria spande E quella han da seguir gli altri stendardi, Il suo nome famoso in queste bande
E Leonetto, il fior de li gagliardi Di consiglio e d'ardire in guerra mastro Del Re nipote: e Duca di Lincastro. La prima appresso il gonfalon reale
Ch'el vento tremolar fa verso il monte E tien nel campo verde tre bianche ale Porta Ricardo di Varuccia conte, Del Duca di Glocestra e quel segnale
C'ha duo Corna di Cervio e meza fronte Del Duca di Chiarenza e quella face, Quel arbore e del Duca d'Eborace. Vedi in tre pezzi una spezzata lancia
Glie'l gonfalon del Duca di Northfotia , La fulgure, e del buon Conte di Cancia, Il Gryphone e del Conte di Pembrotia , Il Duca di Sufolcia ha la bilancia,
Vedi quel giogo che due Serpi assotia , E del conte d'Esenia, e la ghirlanda In campo azurro, ha quel di Norbelanda. Il conte d'Arindelia, e quel c'ha messo
In mar quella barchetta che s'affonda, Vedi il Marchese di Barchlei, e appresso Di Marchia il conte, e il conte di Rithmonda Il primo porta in bianco un monte fesso
L'altro la palma, il terzo un pin ne l'onda, Quel di Dorsetia, e conte e quel d'Antona Che l'uno ha il carro, e l'altro la corona . Il Falcon che sul nido i vanni inchina
Porta Raimondo il Conte di Devonia, Il giallo e negro ha quel di Vigorina, Il can quel d'Erbia , un'Orso quel d'Osonia, La croce che la vedi chrystallina
E del ricco prelato di Battonia, Vedi nel bigio una spezzata sedia E del Duca Ariman di Sormosedia. Gli huomini d'arme, e gliarcieri a cavallo
Di quarantaduo mila numer fanno, Sono duo tanti, o di cento non fallo Quelli ch'a pie ne la battaglia vanno, Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo
E di nero, e d'azur listato un panno, Gofredo, Henrigo, Ermante, & Odoardo, Guidan pedoni, ognun col suo stendardo. Duca di Bocchingamia e quel dinante,
Henrigo ha la Contea di Sarisberia, Signoreggia Burgenia il vecchio Ermante Quello Odoardo e conte di Croisberia, Questi alloggiati piu verso Levante
Sono gl'Inglesi, hor volgeti all'Hesperia Dove si veggion trenta mila Scotti, Da Zerbin figlio del lor Re condotti. Vedi tra duo Unicorni, il gran Leone
Che la spada d'argento ha ne la zampa, Quell'e del Re di Scotia il gonfalone, Il suo figliol Zerbino ivi s'accampa, Non e un si bello in tante altre persone:
Natura il fece: e poi roppe la stampa: Non e in cui tal virtu, tal gratia luca: O tal possanza: & e di Roscia Duca. Porta in azurro una dorata sbarra
Il Conte d'Ottonlei ne lo stendardo, L'altra bandiera e del Duca di Marra Che nel travaglio porta il Leopardo, Di piu colori, e di piu augei bizarra
Mira l'insegna d'Alcabrun gagliardo, Che non e Duca Conte ne Marchese Ma primo nel salvatico paese. Del Duca di Trasfordia e quella insegna
Dove e l'augel ch'al Sol tien gliocchi franchi Lurcanio Conte ch'in Angoscia regna Porta quel Tauro c'ha duo veltri a i fianchi Vedi la il Duca d'Albania, che segna
Il campo di colori azurri e bianchi, Quel Avoltor ch'un drago verde lania, E l'insegna del Conte di Boccania. Signoreggia Forbesse il forte Armano
Che di bianco e di nero ha la bandiera: Et ha il Conte d'Erelia a destra mano, Che porta in campo verde una lumiera, Hor guarda gl'Hibernesi appresso il piano,
Sono duo squadre, e il Conte di Childera Mena la prima, e il Conte di Desmonda Da fieri monti ha tratta la seconda. Ne lo stendardo il primo ha un pino ardente,
L'altro nel bianco una vermiglia banda: Non da soccorso a Carlo solamente La terra Inglese, e la Scotia,e l'Irlanda: Ma vien di Svetia, e di Norvegia gente,
Da Tile, e fin da la remota Islanda: Da ogni terra in somma, che la giace, Nimica naturalmente di pace. Sedici mila sono, o poco manco
De le spelonche usciti, e de le selve Hanno piloso il viso, il petto, il fianco, E dossi, e braccia, e gambe, come belve Intorno allo stendardo tutto bianco
Par che quel pian di lor lance s'inselve, Cosi Moratto il porta il capo loro Per dipingerlo poi di sangue Moro. Mentre Ruggier di quella gente bella:
Che per soccorrer Francia si prepara Mira le varie insegne, e ne favella E de i Signor Britanni i nomi impara, Uno & un altro a lui: per mirar quella
Bestia sopra cui siede unica o rara: Maraviglioso corre e stupefatto, E tosto il cerchio intorno gli fu fatto. Si che per dare anchor piu maraviglia
E per pigliarne il buonRuggier piu gioco: Al volante Corsier scuote la briglia: E congli sproni a i fianchi il toccaun poco Quel verso il ciel per l'aria il camin piglia
E lascia ogn'uno attonito in quel loco Quindi Ruggier (poi che di banda in banda, Vide gl'Inglesi) ando verso l'Irlanda. E vide Hibernia fabulosa, dove
Il santo vecchiarel fece la cava: In che tanta merce par che si truove, Che lhuom vi purga ogni sua colpa prava, Quindi poi sopra il mare il destrier muove,
La dove la minor Bretagna lava, E nel passar vide mirando a basso Angelica legata al nudo sasso. Al nudo sasso, all'Isola del pianto
(Che l'Isola del pianto era nomata Quella che da crudele, e fiera tanto Et inhumana gente era habitata, Che (come io vi dicea sopra nel canto)
Per varii liti sparsa iva in armata, Tutte le belle donne depredando Per farne a un Mostro poi cibo nefando. Vi fu legata pur quella matina,
Dove venia per trangugiarla viva Quel smisurato mostro Orca marina, Che di abhorrevole esca si nutriva, Dissi di sopra come fu rapina
Di quei che la trovaro in su la riva, Dormire al vecchio incantatore a canto Ch'ivi l'havea tirata per incanto. La fiera gente inhospitale e cruda
Alla bestia crudel nel lito espose La bellissima donna cosi ignuda Come Natura prima la compose, Un velo non ha pure:in che richiuda
I bianchi gigli: e le vermiglie rose Da non cader per Luglio, o per Dicembre Di che son sparse le polite membre. Creduto havria che fosse statua finta
O d'Alabastro: o d'altri marmi illustri, Ruggiero, e su lo scoglio cosi avinta Per artificio di scultori industri, Se non vedea la lchryma distinta
Tra fresche rose, e candidi ligustri Far rugiadose le crudette pome, Et l'aura sventolar l'aurate chiome. E come ne begliocchi gliocchi affisse
De la sua Bradamante gli sovenne, Pietade e Amore a un tempo lo traffisse, E di piangere a pena si ritenne, E dolcemente alla donzella disse
(Poi che del suo destrier freno le penne) O donna degna sol de la cathena Con chi i suoi servi Amor legati mena. E ben di questo, e d'ogni male indegna:
Chi e quel crudel che con voler perverso, D'importuno livor stringendo segna Di queste belle man l'avorio terso? Forza e ch'a quel parlare ella divegna
Quale e di granaun bianco avorio asperso Di se vedendo quelle parte ignude Ch'anchor che belle sian, vergogna chiude E coperto con man s'havrebbe il volto
Se non eran legate al duro sasso, Ma del pianto ch'almen non l'era tolto Lo sparse: e si sforzo di tener basso, E dopo alcun signozzi il parlar sciolto
Incomincio con fioco suono e lasso: Ma non segui che dentro il fe restare Il gran rumor che si senti nel mare. Ecco apparir lo smisurato Mostro
Mezo ascoso ne l'onda, e mezo sorto: Come sospintosuol da Borea o d'Ostro, Venir lungo navilio a pigliar porto, Cosi ne viene al cibo che le mostro
La bestia horrenda, e l'intervallo e corto La Donna e meza morta di paura Ne per conforto altrui si rassicura. Tenea Ruggier la lancia non in resta
Ma sopramano, e percoteva l'Orca: Altro non so che s'assimigli a questa Ch'una gran massa che s'aggiri e torca, Ne forma ha d'animal se non la testa,
C'ha gliocchi e i denti fuor come di porca, Ruggierin fronte la feria tra gliocchi Ma par che un ferro, o un duro sasso tocchi Poi che la prima botta poco vale
Ritorna per far meglio la seconda, L'Orca che vede sotto le grandi ale L'ombra di qua e di la correr su l'onda: Lascia la preda certa litorale
E quella vana segue furibonda: Dietro quella si volve: e si raggira, Ruggier giu cala, e spessi colpi tira. Come d'alto venendo Aquila suole
Ch'errar fra l'herbe visto habbia la biscia O che stia sopra un nudo sasso al Sole Dove le spoglie d'oro abbella e liscia: Non assalir da quel lato la vuole
Onde la velenosa, e soffia e striscia, Ma da tergo la adugna, e batte i vanni Accio non se le volga, e non la azzani. Cosi Ruggier con l'hasta, e con la spada:
Non dove era de denti armato il muso: Ma vuol che'l colpo tra l'orecchie cada Hor su le schene, hor ne la coda giuso, Se la fera si volta, ei muta strada,
Et a tempo giu cala, e poggia in suso, Ma come sempre giunga in un diaspro Non puo tagliar lo scoglio duro & aspro Simil battaglia fa la mosca audace
Contra il mastin, nel polveroso Agosto, O nel mese dinanzi: o nel seguace, L'uno di spiche, e l'altro pien di mosto : Ne gliocchi il punge, e nel grifo mordace
Volagli intorno, e gli sta sempre accosto E quel suonar fa spesso il dente asciutto Maun tratto che gliarrivi appaga il tutto. Si forte ella nel mar batte la coda
Che fa vicino al ciel l'acqua inalzare Tal che non sa se l'ale in aria snoda O pur sel suo destrier nuota nel mare: Glie spesso che disia trovarsi a proda
Che se lo sprazzo in tal modo ha a durare Teme si l'ale inaffi all'Hippogryfo Che brami in vano havere, o zucca o schifo Prese nuovo consiglio, e fu il migliore
Di vincer con altre arme il mostro crudo Abbarbagliar lo vuol con lo splendore Ch'era incantato nel coperto scudo: Vola nel lito, e per non fare errore
Alla donna legata al sasso nudo, Lascia nel minor dito de la mano L'annel che potea far l'incanto vano. Dico l'annel che Bradamante havea
Per liberar Ruggier tolto a Brunello: Poi per trarlo di man d'Alcina rea Mandato in India per Melissa a quello, Melissa (come dianzi io vi dicea)
In ben di molti adopero l'annello, Indi l'havea a Ruggier restituito, Dal qual poi sempre fu portato in dito, Lo da ad Angelica hora: perche teme
Che del suo scudo il fulgurar non viete: E perche a lei ne sien difesi insieme Gliocchi, che gia l'havean preso alla rete: Hor viene al lito e sotto il ventre preme
Ben mezo il mar la smisurata Cete, Sta Ruggiero alla posta: e lieva il velo E par ch'aggiungaun'altro Sole al cielo, Feri ne gliocchi l'incantato lume
Di quella fera, e fece al modo usato: Quale o trota o scaglion va giu pel fiume C'ha con calcina il montanar turbato Tal si vedea ne le marine schiume
Il Mostro horribilmente riversciato Di qua di la Ruggier percuote assai Ma di ferirlo via non truova mai. La bella Donna tutta volta priega
Ch'in van la dura squama oltre non pesti Torna per Dio Signor, prima mi slega (Dicea piangendo) che l'Orca si desti: Portami teco: e in mezoil mar mi anniega
Non far ch'in ventre al brutto pesce io resti Ruggier commosso dunque al giusto grido Slego la Donna: e la levo dal lido. Il destrier punto, ponta i pie all'arena
E sbalza in aria, e per lo ciel galoppa: E porta il cavalliero: in su la schena E la donzella dietro in su la groppa, Cosi privo la fera de la cena
Per lei soave e delicata troppa: Ruggier si va volgendo: e mille baci Figge nel petto: e ne gliocchi vivaci. Non piu tenne la via come propose
Prima,di circundar tutta la Spagna, Ma nel proprinquo lito il destrier pose Dove entra in mar piu la minor Bretagna: Sul litoun bosco era di querce ombrose
Dove ogn'hor par chePhilomena piagna, Ch'in mezo haveaun pratel, con una fonte E quinci e quindi un solitario monte. Quivi il bramoso cavallier, ritenne
L'audace corso, e nel pratel discese, E fe raccorre al suo destrier le penne, Ma non a tal, che piu le havea distese, Del destrier sceso, a pena si ritenne
Di salir altri: ma tennel l'arnese L'arnese il tenne, che bisogno trarre E contra il suo disir messe le sbarre. Frettoloso, hor da questo hor da quel canto,
Confusamente l'arme si levava: Non gli parve altra volta mai star tanto Che s'un laccio| sciogliea: dui n'annodava Ma troppo e lungo hormai Signor'il canto
E forse ch'ancho l'ascoltar vi grava Si ch'io differiro l'historia mia, In altro tempo che piu grata sia.
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