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1474–1533

Canto decimo

Ludovico Ariosto

qUantunque debil freno a mezo il corso animoso caval spesso raccolga, raro è perhò che di ragione il morso libidinosa furia a dietro volga

quando il piacere ha impronto, a guisa d Orso che dal mel non di facile si tolga poi che gli nè venuto odore al naso o qualche stilla ne gustò sul vaso

Qual ragion fia chel bon Ruggier raffrene si che non voglia hora pigliar diletto d Angelica gentil, che nuda tiene nel solitario e commodo boschetto

di Bradamante piu non gli soviene che tanto haver solea fissa nel petto e se gli ne sovien, pur come prima pazzo è se questa anchor non prezza e stima

Con lei non fuora l ostinato e crudo Zenocrate di lui piu continente gittato havea Ruggier la lancia, e il scudo e si trahea l altre arme, impatiente

quando abbassando pel bel corpo ignudo la donna gli occhi vergognosamente, si vide in dito il pretioso annello che già le tolse ad Albraca Brunello

Questo è l annel che ella portò già in Francia la prima volta che fe quel camino col fratel suo, che v arrecò la lancia la qual fu poi d Astolfo paladino

con questo fe l incanti uscire in ciancia di Malagigi al petron di Merlino con questo Orlando, et altri, una matina tolse di servitù di Dragontina

Con questo uscì invisibil de la torre dove l havea richiusa un vecchio rio a che voglio io tutte sue prove acorre, se le sapete voi, così come io?

Brunel sin nel giron lel venne a torre che Agramante di haverlo hebbe disio da indi in qua tutte le cose averse furo a costei, tanto chel Regno perse

Hor che sel vide, come ho detto, in mano fu di stupore, et allegrezza piena é quasi dubbia di sognarsi in vano agliocchi alla man sua credette a pena

del dito se lo trasse, e amano amano, sel chiuse in bocca e in men che non balena così dagliocchi di Ruggier si cela come fa il sol quando la nube il vela

Ruggier pur dognintorno riguardava e s aggirava a cerco, come un matto ma poi che de l annel si ricordava scornato vi rimase e stupefatto

e la sua inadvertenza biastemmiava e la donna accusava di quello atto dunque questa mercè mi serà resa d haverti dal marin Mostro diffesa?

Ingrata damigella, è questo quello guiderdone (dicea) che tu mi rendi? che piu presto involar vogli l annello che haverlo in don, perche di me nol prendi?

che non pur quel, mail scudo e il destrier snello e me ti dono, e come vuoi mi spendi sol chel bel viso tuo non mi nascondi io sò crudel che m odi e non rispondi

Così dicendo, intorno alla fontana brancolando n andava come cieco o quante volte abbracciò l aria vana sperando la donzella abbracciar sieco

quella che s era già fatta lontana, mai non cessò d andar, che giunse a un speco che sotto un monte era capace, e grande dove al bisogno suo trovò vivande

Quivi un vecchio pastor, che di cavalle un grande armento havea, facea soggiorno le iumente pascean, giu per la valle, le tener herbe, a freschi rivi intorno

di qua di la da l antro erano stalle, dove fuggiano il sol del mezo giorno Angelica quel dì, lunga dimora la dentro fe, ne fu veduta anchora

E circa il vespro, poi che rinfrescossi, e le fu a viso esser posata assai in certi drappi rozi aviluppossi dissimil troppo a portamenti gai

che verdi, gialli, persi, azurri, e rossi hebbe, e di quante foggie furon mai non le può tor perhò tanto humil gonna, che bella non rassembri e nobil donna

Taccia chi loda Phyllide o Neera o Amarylli, o Galatea fugace che d esse alcuna si bella non era Tityro e Melibeo con vostra pace

la bella donna tol fuor de la schiera de le iumente, una che piu le piace allhora allhora se le fece inante, un pensier di tornarsene in Levante

Ruggiero in tanto, poi chebbe gran pezzo indarno atteso se la si scopriva, e che s avide del suo error da sezzo, che non era vicina, e non l udiva

dove lasciato havea il cavallo avezzo in cielo e in terra, arimontar veniva e ritrovò che s havea tratto il morso e già per l aria a piu libero corso

Fu grave, e mala giunta all altro danno vederse ancho restar senza l augello questo, non men chel feminil inganno gli preme al cor, ma piu che questo, e quello

gli preme e fa sentir noioso affanno, l haver perduto il pretioso annello per le virtù non tanto che vi sono quanto che fu de la sua donna dono

Oltramodo dolente, se ripose indosso l arme, e col scudo alle spalle, dal mar slungosse, e per le piaggie herbose prese el camin verso una larga valle

dove per mezo all alte selve ombrose vide il piu lato e piu segnato calle non molto va, ch a destra ove piu folta è quella selva, un gran strepito ascolta

Strepito ascolta e spaventevol suono d arme percosse insieme, onde s affretta tra pianta e pianta, e trova dui, che sono a gran battaglia, in poca piazza e stretta

non s hanno alcun riguardo, ne perdono per far (non sò di che) dura vendetta luno e gigante alla sembianza fiero e l'altro è ardito e franco cavalliero

Il cavallier, col scudo e cola spada, saltando e quinci, e quindi, si difende perche la mazza sopra non gli cada, con che il Gigante a duo man sempre offende,

giace del cavallier in su la strada morto il caval, Ruggier ch al fatto attende subito inchina l animo, e disia che vincitor il cavallier ne sia

Non che per questo gli dia alcuno aiuto ma se tira da parte, e sta a vedere ecco col baston grave, il piu membruto sopra l elmo a duo man del minor fere

de la percossa è il cavallier caduto l altro chel vide attonito giacere per darli morte, l elmo gli dislaccia, e fa si che Ruggier lo vede in faccia

Vede Ruggier, de la sua dolce e bella e carissima donna Bradamante scoperto il viso, e lei vede esser quella a chi dar morte vuol l empio Gigante

si che a battaglia subito l appella e con la spada nuda si fa inante ma quel che nuova pugna non attende la donna tramortita in braccio prende

E se l arreca in spalla, e via la porta come lupo talhor piccolo agnello o l Aquila portar ne l ugna torta suole o Colombo, o simile altro augello

vede Ruggier quanto il suo aiuto importa e vien correndo a piu poter, ma quello con tanta fretta i lugnhi passi mena che con gliocchi Ruggier lo segue a pena

Così correndo luno, e seguitando l altro, per un sentier ombroso e fosco che sempre si venia piu dilatando in un gran prato uscir fuor di quel bosco

verso un palazzo, quel proprio ove Orlando dianzi arrivò, se ben lo riconnosco dentro alla porta il gran Gigante passa dopo arriva Ruggier ne seguir lassa

Tosto che pon dentro alla soglia il piede per la gran corte, e per le loggie mira ne piu il gigante, o piu la donna vede e gliocchi indarno hor quinci hor quindi aggira

di su di giu va molte volte, e riede ne gli succede mai quel che disira ne si sa imaginar dove si tosto con la donna il fellon si sia nascosto

Poi che cercato ha quattro volte e cinque di su e di giu camere e loggie e sale pur di nuovo ritorna, e non relinque cercar dal tetto fin sotto le scale

uscia al fin per veder, se in le propinque selve la trovi, ma una voce, quale richiamò Orlando, lui chiamò non manco e nel palazzo il fe ritornare ancho

Una voce medesma, una persona ch al buon Orlando Angelica era parsa parve a Ruggier la donna di Dordona che gli ha d amor l anima accesa et arsa

se con Gradasso, o con altrui ragiona di quei signor di che la stanza è sparsa a tutti par che quella cosa sia che piu ciascun per se brama e disia

Questo era un nuovo e disusato incanto chavea composto Atlante di Carena perche Ruggier fusse occupato tanto in quel travaglio. in quella dolce pena

chel mal influsso n andasse da canto l influsso che a morir giovene il mena dopo il castel d acciar che nulla giova e dopo Alcina, Atlante anchor fa prova

Non pur costui, ma tutti li altri anchora che di valor in Francia han maggior fama acciò che di lor man Ruggier non mora condurre Atlante in questo incanto trama

e mentre fa lor far quivi dimora perche di cibo, e nutrimento, brama non habbiano a patire, havea il palagio fornito sì, che vi si sta con agio

Ma torniamo ad Angelica che seco havendo quello annel mirabil tanto che quando è chiuso in bocca ognun fa cieco in veder lei, nel dito tol l incanto

e ritrovato nel montano speco cibo havendo, e cavalla, e veste, e quanto le fu bisogno, havea fatto disegno in India ritornarsene al suo regno

Orlando volentier o Sacripante voluto havrebbe in compagnia, non ch ella piu caro havesse lun, che l altro amante, anzi di par fu allhor disii ribella

ma devendo per girsene in Levante passar tante città, tante castella di compagnia l era bisogno, e guida ne potea haver con altri la piu fida

Hor luno, hor l altro andò molto cercando prima che indicio, ne trovasse o spia quando in cittadi, e quando in ville, e quando in alti boschi, e quando in altra via

fortuna al fin la dove il conte Orlando Ferraú e Sacripante era l invia con Ruggier con Gradasso, et altri molto che ve havea Atlante in trano intrico avolti Quivi ella intrò che non la vide il Mago

e cercò il tutto (ascosa dal suo annello) e vide Orlando e Sacripante vago di lei cercare in van per quello hostello, e s accorse che Atlante con l imago

d essa, gran fraude usava a questo e a quello di questi dua vuole un per guida torsi ma qual piu presto, non sapea risciorsi Non sa per scorta sua qual sia migliore

o il conte Orlando, o il Re de li Circassi Orlando la potrà con piu valore meglio salvar nei perigliosi passi ma se sua guida il fa, lo fa signore

ne sa veder da poi come l abbassi qualunque volta di lui satia, farlo voglia minor, o in Francia rimandarlo Ma il Circasso depor quando le piaccia

potrà, se ben l havesse posto in cielo questa sola ragion vuol ch ella il faccia sua scorta, e mostri havergli fede e zelo l annel trasse di bocca, e di sua faccia

levó dagliocchi a Sacripante il velo credette a lui sol dimostrarsi, e avenne ch Orlando e Ferraù le sopravenne Le sopravenne Ferraù et Orlando,

che luno e l'altro parimente giva di su di giu dentro e di fuor cercando del gran palazzo, lei, ch era lor diva corser di par tutti alla donna, quando

nessuno incantamento l impediva perche l annel ch ella si pose in mano fece d Atlante ogni disegno vano L usbergo indosso haveano, e l elmo in testa

dui di questi guerrier di chi vi canto ne notte o dì, dopo ch intraro in questa stanza, l haveano mai messo da canto che facile a portar come la vesta

era lor, perche in uso l havean tanto Ferraù il terzo era ancho armato, excetto che non havea ne volea haver elmetto Fin che quel non havea, chel paladino

tolse Orlando al fratel del Re Troiano ch allora lo giurò che l elmo fino cercò de l Argalia nel fiume in vano e se ben quivi Orlando hebbe vicino

ne fu perhò con lui di ciò alle mano avenne che connoscersi tra loro non si poter, mentre la dentro foro Era così incantato quello albergo

ch insieme riconnoscer non poteansi ne notte mai, ne dí, spada ne usbergo ne scudo pur, dal braccio rimoveansi li lor cavalli con la sella al tergo

pendendo i morsi dal arcion, pasceansi in una stanza, che presso all uscita d orzo e di paglia sempre era fornita Non seppe Atlante riparar, ne puote

che non montasser quei tre cavallieri per correr dietro alle vermiglie gote all auree chiome, et a belli occhi neri de la donzella, ch in fuga percuote

la sua iumenta, perche volentieri non vide li tre amanti in compagnia che forse tolti un dopo l altro havria E poi che dilungati dal palagio

li hebbe sì, che temer piu non devea che contra lor l Incantator malvagio potesse oprar la sua fallacia rea l annel che le schivó piu d un disagio

tra le rosate labra si chiudea donde lor sparve subito da gliocchi e li lasciò come insensati e sciocchi Tutto che havesse già fatto disegno

di voler seco Orlando o Sacripante ch a ritornar l havessero nel regno di Galaphrone in l ultimo Levante le vennero amendua subito a sdegno

e si mutò di voglia in uno instante e senza piu ubligarsi o a questo, o a quello pensò bastar per amendua el suo annello Volgon pel bosco hor quinci, hor quindi in fretta

quelli scherniti la stupida faccia come il cane talhor se gli è intercetta Lepore o volpe, a cui dava la caccia che d improviso in qualche tana stretta

o in densa macchia, o in un fosso si caccia di lor si ride Angelica proterva che non è vista e lor progresso osserva Per mezo il bosco appar sola una strada

credeno i cavallier, che la donzella inanzi allor per quella se ne vada che non se ne può andar se non per quella Orlando corre e Ferraù non bada

ne Sacripante men sprona e puntella Angelica la briglia piu ritene e dietro lor con minor fretta vene Giunti che fur, correndo, ove isentieri

a perder si venian ne la foresta e cominciar per l herba icavallieri a riguardar se vi trovavan pesta Ferraù che potea fra quanti altieri

mai fusser gir con la corona in testa si volse con mal viso agli altri dui e gridò lor dove venite vui? Tornate a dietro, o pigliate altra via

se non volete rimaner qui morti ne in amar, ne in seguir la donna mia si creda alcun che compagnia comporti disse Orlando al Circasso, che potria

piu dir costui, s ambi n havesse scorti per due piu vili, e timide puttane che da connocchie mai trahesser lane? Poi volto a Ferraù disse, huom bestiale

s io non guardassi che senza elmo sei di quel chai detto s hai ben detto, o male senza altra indugia accorger ti farei disse il Spagnol, di quel ch ame non cale

perche pigliarne tu cura ti dei? io sol contra ambedui per far son buono quel che detto ho, senz elmo, come sono Deh (disse Orlando al Re di Circasia)

in mio servigio a costui l elmo presta tanto ch io gli habbia tratta la pazzia ch altra non vidi mai simile a questa rispose il Re, chi piu pazzo saria?

ma se ti par pur la dimanda honesta prestagli il tuo, chio non serò men atto che tu sia forse, a castigare un matto Suggiunse Ferraù sciocchi voi, quasi

che se mi fusse il portar elmo aggrado voi senza non ne fuste giá rimasi che tolti i vostri harei vostro mal grado ma per narrarvi in parte li miei casi

per voto così senza me ne vado et anderò fin ch io non ho quel fino che porta in capo Orlando paladino Dunque rispose sorridendo il Conte

ti pensi a capo nudo esser bastante far ad Orlando, quel che in Aspramonte egli già fece al figlio d Agolante? anzi credo io se tel vedessi a fronte

che tremaresti dal capo alle piante non che volessi l elmo, ma daresti l altre arme a lui di patto che tu vesti El vantator Spagnol disse, giá molte

fiate e molte ho così Orlando astretto che facilmente l arme gli harei tolte quante indosso n havea non che l elmetto e s io nol feci, occorrono alle volte

pensier, che prima non s haveano in petto non n hebbi già su, voglia, hor l haggio, e spero che mi potrà succeder di liggiero Non puote haver piu patientia Orlando

e gridò mentitor brutto Marano in che paese ti trovasti? e quando con vantaggio cotal meco alle mano? quel paladin di che ti vai vantando

sono io, che ti pensavi esser lontano hor vedi se tu poi l elmo levarme o s io son buon per torre a te l altre arme Ne da te voglio un minimo vantaggio

così dicendo l elmo si disciolse e lo suspese a un ramuscel di faggio e quasi a un tempo Durindana tolse di ciò non perse Ferraù il coraggio

trasse la spada e in atto si raccolse onde con essa e col levato scudo potesse ricoprirsi in capo nudo Così li duo guerrier incominciaro

lor cavalli aggirando, a volteggiarsi e dove l arme si giungeano, e raro era piu il ferro, col ferro tentarsi non era in tutto il mondo un altro paro

che piu di questo havessi ad accoppiarsi pari eran di vigor, pari d ardire ne l un ne l altro si potea ferire Chabbiate signor mio già inteso estimo

che Ferraú per tutto era fatato, fuor che la dove, l alimento primo piglia il fanciul nel ventre anchor serrato e fin che del sepolchro il tetro limo

la faccia gli coprì, quel luogo armato usò portar, dov era il dubbio sempre di sette piastre fatte a buone tempre Era ugualmente il principe d Anglante

tutto fatato fuor che in una parte ferito esser potea sotto le piante ma le guardò con ogni studio et arte duro era il resto lor piu di diamante

(se la fama dal ver non si dipparte) e l uno e l altro gía piu per ornato, che per bisogno in le sue imprese armato S incrudelisce e inaspra la battaglia

d horrore in vista, e di spavento piena Ferraù quando punge, e quando taglia ne mena botta che non vada piena ogni colpo d Orlando, o piastra, o maglia

dischioda, rompe, et apre, et astraccio mena Angelica invisibil lor pon mente che sola a tal spettacolo è presente Intanto il Re di Circasia, stimando

che Angelica dinanzi gli corresse poi che attaccati Ferraù et Orlando vide restar, per quella via si messe che si credea, che la donzella, quando

da lor disparve, seguitata havesse si che a quella battaglia, la figliuola di Galafron, fu testimonia sola Poi che horribil come era e spaventosa

l hebbe da parte ella mirata alquanto e che le parve assai pericolosa così d al un come da l altro canto di veder novità volontarosa

disegnó l elmo tor, per mirar quanto fariano i duo guerrier, vistosel tolto ben con pensier di non tenerlo molto Havea di darlo al Conte intentione

ma di lui pria volea torse giuoco viene, e tol l elmo, e in gremio se lo pone e sta a mirar i cavallieri un poco indi si parte, e non fa lor sermone

e lontana era un pezzo da quel luoco prima che i cavallier v havesser mente sì l uno e l altro era ne l ira ardente Ma Ferraù che prima v hebbe gliocchi

si ritrasse da Orlando e disse a lui deh come n ha da male accorti e sciocchi trattati il cavallier che era con nui che premio fia ch al vincitor piu tocchi

sel bel elmo involato n ha costui ritrassi Orlando, e gliocchi al ramo gira non vede l elmo, e tutto avampa in ira E nel parer di Ferraú concorse

chel cavallier che dianzi era con loro se lo portasse, onde la briglia torse e fe sentire i sproni a Brigliadoro Ferraù che del campo il vide torse

gli venne dietro, e poi che giunti foro dove in l herba apparea l orma novella chavea fatto il Circasso, e la donzella El sentier prese alla sinistra il Conte

verso una valle, ove il Circasso era ito si tenne Ferraù piu presso al monte dove il sentiero Angelica havea trito Angelica in quel mezo ad una fonte

giunt era, ombrosa e di giocondo sito ch ognun che passa alle fresche ombre invita ne senza ber mai lascia far partita Angelica si ferma alle chiare onde

non pensando ch alcun le sopravegna e per il sacro annel che la nasconde non può temer che caso rio le avegna a prima giunta in su l herbose sponde

del rivo, l elmo a un ramuscel consegna poi cerca ove nel bosco è miglior frasca la iumenta legar, si che si pasca Il cavallier di Spagna, che venuto

era per l orme, alla fontana giunge non lha si presto Angelica veduto che gli dispare, e la cavalla punge l elmo che sopra l herba era caduto,

ritor non può che troppo resta lunge come il Pagan d Angelica s accorse, tolto ver lei pien di leticia corse Gli sparve (come io dico) ella di nante

come fantasma al dipartir del sonno, cercando egli la va per quelle piante ne i miseri occhi piu veder la ponno biastemmiando Macone e Trivigante

e di sua legge ogni maestro e donno ritornò Ferraù verso la fonte dove in l herba giacea l elmo del Conte Lo riconnobbe tosto che mirollo

per letere che havea scritte nel orlo che dicean, dove Orlando guadagnollo e come, e quando, et a chi fe deporlo armossene il Pagano il capo, e il collo

che non lasciò per duol chavea, di torlo pel duol chavea di quella che gli sparve come sparir soglion notturne larve Poi che allacciato s ha il buon elmo in testa

aviso gli è che acontentarsi a pieno sol ritrovare Angelica gli resta che gli appare e dispar come baleno per lei tutta cercò l alta foresta

e poi ch ogni speranza venne ameno di piu poterne ritrovar vestigi tornò al campo spagnol presso a Parigi Temperando il dolor che gli ardea il petto

di non haver si gran disir sfogato col refrigerio di portar l elmetto che fu d Orlando, come havea giurato dal Conte (poi chel certo gli fu detto)

fu lungamente Ferraù cercato ne fin quel dì dal capo gli lo sciolse che fra duo ponti la vita gli tolse Angelica invisibile e soletta

via se ne va, ma con turbata fronte che de l elmo le dol, che troppa fretta le havea fatto lasciar presso alla fonte per voler far, quel cha me far non spetta

(tra se dicea) levato ho l elmo al Conte questo pel primo merito, è assai buono di quanto a lui pur ubligata sono Con buona intentione (e sallo Idio)

(ben che diverso e tristo effetto segua) io levai l elmo, e solo il pensier mio fu, di ridur quella battaglia a triegua e non che per mio mezo il suo disio

questo brutto Spagnolo hoggi consegua così di se s andava lamentando d haver de l elmo suo privato Orlando Sdegnata e mal contenta, la via prese

che le parea miglior verso Oriente piu volte ascosa andò, talhor palese secondo era opportuno in fra la gente dopo molto veder molto paese

giunse in un bosco, dove iniquamente fra duo compagni morti, un giovinetto trovò, che era ferito in mezo l petto Ma non dirò d Angelica piu inante

che molte cose ho da narrarvi prima ne sono a Ferraù ne a Sacripante sin a gran pezzo per donar piu rima mi tol da tutti il principe d Anglante

che di se vuol che nanzi alli altri exprima le fatiche, è li affanni che sostenne nel gran disio di che a fin mai, non venne Alla prima città ch egli ritrova

(perche dandare occulto havea gran cura) si pone in capo una barbuta nuova senza mirar s ha debil tempra, o dura sia qual si vol, poco gli nuoce o giova

tanto in la fatagion si rassicura così coperto seguita l inchesta ne notte o dì, ne pioggia, o sol l arresta Era ne l hora che trahea i cavalli

Phebo del mar con rugiadoso pelo e l Aurora di fior vermigli e gialli iva spargendo d ognintorno il cielo e lasciato le stelle haveano i balli

e per celarsi postosi già il velo quando appresso a Parigi un di passando mostrò di sua virtù gran segno Orlando Vi s in contrò due squadre, e Manilardo

ne reggea l una il saracin canuto Re di Noricia giá fero e gagliardo hor miglior di consiglio che d aiuto guidava l altra sotto il suo stendardo

el Re di Tremisen ch era tenuto tra li Africani cavallier perfetto Alzirdo fu (da chil connobbe) detto Questi con l altro exercito pagano

quella invernata havean fatto soggiorno chi presso alla città, chi piu lontano tutti in le ville, o in le castella intorno chavendo speso il Re Agramante in vano

(per expugnar Parigi) piu d un giorno volse tentar l assedio finalmente poi che pigliar non lo potea altrimente E per far questo, havea gente infinita

che oltra quella che con lui giunta era e quella che di Spagna havea seguita del Re Marsilio la real bandiera molta di Francia n havea al soldo unita

che da Parigi insino alla rivera d Arli, con parte di Guascogna )excetto alcune rocche) havea tutto suggetto Hor cominciando i trepidi ruscelli

a sciorre il freddo giaccio in tepide onde e prati di nuove herbe, e li arbuscelli a rivestirsi di tenera fronde ragunò il Re Agramante tutti quelli

che seguian le fortuna sue seconde per farse rassegnar tutta la torma indi alle cose sue dar miglior forma A questo effetto il Re di Tremisenne

con quel de la Noritia ne venia per la giungere a tempo, ove si tenne poi conto d ogni squadra o buona o ria Orlando a caso ad incontrar si venne

(come io v ho detto) in questa compagnia cercando pur colei come egli era uso ch in la prigion d Amor lo tenea chiuso Come Alzirdo appressar vide quel Conte

che di valor non havea par al mondo in tal sembiante, in si superba fronte chel Dio de l arme a lui parea secondo restò stupito alle fattezze conte,

al fiero sguardo, al viso furibondo, e lo stimò guerrier d alta prodezza ma hebbe del provar troppa vaghezza Era giovene Alzirdo, et arrogante

per molta forza, e per gran cor pregiato per giostrar spinse il suo cavallo inante, meglio per lui se fusse in schiera stato perche nel scontro, il principe d Anglante

lo fe cader, per mezo l cor passato giva in fuga il destrier, di timor pieno che su non v era chi reggesse il freno Levasi un grido subito et horrendo

che d ognintorno n ha l aria ripiena come si vede il giovene cadendo spicciar il sangue di si larga vena la turba verso il Conte vien fremendo

disordinata, e tagli e punte mena ma quella è piu, che con pennuti dardi da lungi infesta il fior de li gagliardi Con quel rumor che la setosa frotta

correr da monti suole, o da campagne s el Lupo uscito di nascosa grotta o l Orso sceso alle minor montagne un tener porco preso habbia talhotta

che con alto grugnir molto si lagne il barbarico stuolo erasi mosso, verso il Conte, gridando adosso adosso Saette lance e mazze hebbe in l usbergo

mille ad un tempo e nel scudo altre tante chi gli percuote con la spada il tergo chi minaccia da lato e chi davante ma quel ch al timor mai non diede albergo

estima la vil turba, e l arme tante, quel ch in la grassa mandra, a l aer cupo il numer de l agnelle faccia il Lupo Nuda havea in man quella fulminea spada

che posti ha tanti saracini a morte, dunque chi vuol di quanta turba cada tenere il conto, ha impresa dura e forte rossa di sangue già correa la strada

capace a pena a tante genti morte perche ne targa ne capel difende la fatal Durindana, ove discende Ne vesta piena di cottone, o tele

che circondino il capo in mille volti non pur per l aria, gemiti, e querele ma volan braccia e spalle e capi sciolti pel campo errando va morte crudele

in molti varii, e tutti horribil volti e tra se dice in man d Orlando valci Durindana per cento de mie falci Una percossa, a pena l altra aspetta

al fin gli cominciar nanzi a fuggire e quando prima ne veniano in fretta perche era sol, credeanselo ingiottire non è chi per levarsi de la stretta

l amico attenda, e cerchi insieme gire chi fugge a piedi qua, chi colà sprona nessun dimanda se la strada e buona Virtude andava intorno con un speglio,

che fa veder nel anima ogni ruga nessun vi si mirò, se non un veglio a cui l sangue l età non l ardir sciuga vide costui, quanto il morir sia meglio

che con suo dishonor mettersi in fuga dico il re di Noricia, onde la lancia arrestò contra il paladin di Francia L hasta si ruppe alla penna del scudo

del fiero Conte, che nulla si mosse egli che havea alla posta il brando nudo Re Manilardo al trappassar percosse fortuna l aiutó ch el ferro crudo

in man d Orlando al venir giu voltosse tirar icolpi a filo ogn hor non lece ma pur di sella tramazzare il fece Stordito de l arcion quel Re tramazza

non si rivolge Orlando a rivederlo che li altri, taglia, tronca, fende, ammazza, a tutti pare in su le spalle haverlo come stornelli in ariosa piazza

fuggeno nanzi da Falcone o Smerlo così di quella squadra homai disfatta altri cade, altri fugge, altri s appiatta Non cessò pria la sanguinosa spada

che fu di viva gente il campo vuoto Orlando è in dubbio a ripigliar la strada ben che gli sia tutto il paese noto o da man destra, o da sinistra, vada

el pensier da l andar sempre è remoto teme che la sua donna in quella parte si resti, onde esso errando piu si parte El suo camin (di lei chiedendo spesso)

hor per li campi, hor per le selve tenne e (si come era uscito di se stesso) uscì di strada, e a piè d un monte venne dove la notte, fuor d un sasso fesso

vide un piccol splendor batter le penne el Conte presto a quel sasso s accosta sperando in esso Angelica reposta Come nel bosco del humil Ginepre

o ne la stoppia alla campagna aperta quando si cerca la paurosa Lepre per traversati solchi e per via incerta vassi ad ogni cespuglio, ad ogni vepre

se per ventura vi fusse coperta così cercava Orlando con gran pena la donna sua, dove speranza il mena Verso quel raggio andò con fretta il Conte

e giunse onde in la selva se diffonde dal angusto spiraglio di quel monte ch una capace grotta in se n asconde e trova nanzi, ne la prima fronte

spini e virgulti come mura e sponde per celar quei ch in la spelonca stanno da chi cercasse lor, per lor far danno Di giorno ritrovata non sarebbe

ma la facea di notte il lume aperta Orlando pensa ben quel ch esser debbe pur vuol saper la cosa ancho piu certa poi che legato fuor Brigliadoro hebbe

tacito viene alla grotta coperta e fra li spessi rami intra in la buca senza chiamar di fuor chi l introduca Scende la tomba molto gradi al basso

in che la viva gente sta sepolta era non poco spatioso il sasso tagliato apunte di scarpelli involta ne di luce diurna in tutto casso,

ben che l intrata non ne dava molta ma ve ne venia assai da una finestra che sporgea in un pertugio da man destra In mezo la spelonca presso a un fuoco

era una donna di giocondo viso quindece anni passar devea di poco quanto fu al Conte al primo sguardo aviso et era bella sì, che facea il luoco

salvatico, parere un paradiso ben che havea gli occhi di lachrime pregni del cor dolente, manifesti segni V era una vecchia e facean gran contese

(come uso feminil spesso esser suole) ma come il Conte ne la grotta scese finiron le dispute e le parole Orlando a salutarle fu cortese

(come con donne sempre esser si vuole) et elle si levaro immantinente e lui risalutar benignamente È ver che si smarriro in faccia alquanto

come improviso udiron quella voce et ad un tempo armato tutto quanto videro intrar un huom tanto feroce Orlando dimandò qual fusse tanto

scortese ingiusto barbaro et atroce ch in la caverna tenesse sepolto un sì gentile et amoroso volto La vergine a fatica gli rispose

interrotta da fervidi signiozzi che da coralli e perle pretiose faceano i dolci accenti venir mozzi le lachrime scendean tra gigli e rose

la dove avien ch alcuna se n ingozzi piacciave in l'altro canto udire il resto signor, ch é tempo homai di finir questo

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