Di doglia colmo e de leticia pieno
scrivo, e scrivendo piange e ride il core;
inde del padre tuo prendo dolore,
che per morte cangiò stanza e terreno;
inde, pensando che a te resta il freno
d'un sì bel stato, l'afection, l'amore
me sforza ad alegrar teco, signore:
veggiome inanti il nectare e il veneno.
Pur lassarò il dolor che 'l cor mi preme,
ché chi al suo viver pensa, honesto e santo,
creder si dê che al ciel l'alma sia gita;
e se gli è gito al ciel, a che far pianto?
Faciam di te e de lui leticia insieme,
ma più di lui, che è gionto a miglior vita.