Ognor ch'io penso che partir mi degio
e lontano da te fornir mie anni,
io mi sento assalir da tanti affanni
che a pena in piedi queste membre regio.
E in tanta estremità esser mi vegio
che priego il ciel che a morte me condanni,
per non mi ritrovar in tanti danni,
ché far non mi potria Fortuna pegio.
Ma faccia quanto scia, mio fier destino,
allontanando il corpo afflitto e lasso,
ché, come soglio, ti serò vicino.
Sempre meco serai ad ogni passo;
ma se per debiltà manco in camino,
te ricomando il cor, che tieco lasso.