Marin mio, quando tu, che un specchio sei
e vaso de virtù, lodi il mio canto
rauco e senza arte, alhor comprendo quanto
possa Flavia, d'Amor gloria e de' dèi:
che per esser da me descripta lei,
il mio inornato dir illustra tanto
che ognun se inganna, e sotto quel bel manto
iudica tersi e docti i versi mei.
Ma se te offuschi tu di lei leggendo,
pensa che far debbo io quando al conspetto
mi trovo e gli occhi nel suo raggio extendo!
Non diresti cussì se altro suggetto
avesse; et io, che me conosco e intendo,
parlo di lei, che copre il mio diffetto.