Arrà mai fin la guerra aspera e forte,
che rotta ho già tant'anni, o destin rio,
e cum la vita mia e cum la morte?
Non mi vòl l'una e l'altra non voglio io;
onde fa questo non voler che dire
non si può viver ni morire il mio.
Pur s'in me forza par fosse a l'ardire
et all'offesa la difesa equale,
a me il viver staria, a me il morire.
Ma stracco e vinto già da la mortale
guerra d'amor, resister non poss'ora,
alla vita e alla morte, se non male.
Fuggi del campo mio, speranza alora,
or la ragion a poco poco manca,
perché non viva mai, perché non mora.
Se questa al tutto infin mi trovo manca,
non manca il desperar e mi conforto
cum vita e morte aver vittoria franca.
Ch'io stesso, per uscir del mal ch'io porto,
darò fine a mia vita al suo dispetto,
né potrà Morte far ch'io non sia morto.
Così morendo non serò suggietto,
a ogn' ora, a ogni minuto, a ogni momento,
star di vita e di morte cum suspetto.
Così una volta morirò, non cento,
anzi mill' in un attimo, in un punto,
per il mal che de vita e morte sento.
Ah dura sorte, dove m'hai tu giunto!
Hai, per disfarme, quel che non fu mai,
e vita e morte in un voler aggiunto.
Ma se sazia non sei, saziate ormai!
E se questa vital e mortal guerra
poca ti par, deh fammi, se tu sai,
quanto di mal può il ciel, quanto la terra.