Posava Seraphyn dal somno oppresso
il dì che contra lui Morte il stral prese.
Smarrito de l'assalto il braccio stese
per tòr la cethra che gli stava apresso;
ma invan, ché i primi a cui fu il campo messo
fur lingua e la mano e , onde il si rese.
Teco l'alma restò, ché al suo paese
senza te ritornar non gli è concesso.
Piangilo, ch'el ne fa pianto e lamento
tal che no 'l vide! Fa', se 'l t'ha servita,
ch'el possa dir: “Cecilia, io non mi pento!”
Che se chi a viver qualche dì ne aita,
in premio ne riporta oro et argento,
che merta quel che ne dà eterna vita?