Veggio mia barca in mar senza governo,
cun folgor', pioggia, cun tempesta e vento,
e romper l'arbor da Fortuna sento;
e pur la via dil porto non discerno.
Ma mai non fia però che state o verno
io non sia ognior al mio camin più intento;
e s'avien ch'io perisca io son contento:
ché meglio è un aspro fin che un strazio eterno.
Posto ho giù i remi e trasportar mi lasso;
non mi governo più per calamita
sol per spezarmi presto in qualche sasso.
Ma la Fortuna instabile mi aita,
quando per qualche gran periglio passo,
e, per più pena, a me serba la vita.