Benché in cedro, in avoria o in rica lamina scolpiti d'oro i mei versi non vengano, il lor simplice stil nota et examina. Benché le carte mie non ti dipingano
promesse estreme fabricate in aria, accetta il vero amor che esse contengano. Ma tu sei fatta al vero amor contraria: l'amor, la data fe' lassi corrumpere;
pazzo io che posi fede in donna varia! Chi poté mai il mio bene interrumpere? Non dicevi che sol Morte è implacabile, se far Morte lo può, lo arebbe a rompere?
Son le promesse in vui donne sì stabile? Son tali i merti che d'amor si rendono? Son quisti i frutti a le speranze labile? Dunque indarno cum vui tutte si spendono
le mal passate notte e i dì soliciti? Dunque per premio i vostri amor' si vendono? E poi che siamo avilupati e impliciti nei lacci oculti pien d'ogni malizia,
lasciàti noi per novi amori illiciti? O insazïabil sete, o avarizia, che li uman' cori accendi, anzi il fai cenere, falsi la fe', corrumpi ogni amicizia!
O tu impudica e scelerata Venere, che per la dote a la spiaggia maritima festi peccar le verginette tenere! Che sacrificio al ciel, che sacra vittima,
prostrare a terra il suo corpo per premio, como che quella sia causa legitima. Magior opra voria più gran proemio: quel che in sì poco mi convien comprendere,
troppo carco s'è offerto a un picol gremio. Ma tu, che fallito hai, dovresti intendere, bench'io non possa sì la voce spingere che a quella alteza tua la faci ascendere.
Veggioti in tante gemme il fronte cingere, che se gli occhi veder mei versi negano convien scusarli e poi le spalle stringere. Sì ricchi velli a le tue tempie spiegano
i nuovi amanti ch'io non ti scio opponere, se a me l'orechie tue non si dislegano. Dunque debiàn sì vilmente deponere lo antiquo amor per la nova luxuria?
Si dê a la vera fe' loro preponere? Che stolta cecità, che insana furia! a me servo fidel, per esser povero, a me, donna sleal, fai tanta ingiuria?
Non sciai che un tempo fui casa e ricovero e diedi ghiande e mele a quei primi omini, benché la età pegior sprezasse il rovero? Abandonar mi vòi sol perché domini,
como alcun' sciocchi, a questa umana gloria; e alcun' non han' chi, dipoi morte, i nomini. Et io tesser potrò sì grata istoria, che in vita ti darà fama chiarissima
e morta viverai cum tal memoria. Non vedi quanto sia cosa vilissima l'oro tratto di terra o poca polvere? Ch'altro ornato vòi tu, che sei bellissima?
Ma se a bon verso vòi la mente volvere, de oro ad altrui non averai invidia, ché nei principii suoi si dê risolvere. O quante volte già pien di perfidia,
el servo ardì il patron per oro occidere ognuno il bramma, ognun li puon l'insidia! Serà questo colui che ne ha a dividere per seguire il tuo male in precipizio?
Sì presto vòi l'amor nostro recidere ? Cum oro el nostro amor non diede inizio, non è vero amator chi te vòl cogliere: a quisti inganni; or vòi più chiaro indizio?
Voglite ormai da le sue rete sciogliere! Odi Arianna ancor sul lito piangere! A me ritorna! A me niun ti può togliere. Se avvien che 'l cor costui si senta tangere
da novo amor, a te voltando gli umeri, vedrai quanto starà la fede a frangere! El non bisogna già che i giorni io numeri dil servir mio: tu il sciai; non certo fugere
chi è già avezo a li amorosi vomeri. Voglio a te donque umilmente confugere. A che, crudel, tenirmi in tanto tedio? Non mi far più penar, non mi far strugere!
Vedi in quanto estreminio, in quanto asedio, conducto son, non già per mia mal opera: s'io non peccai, non mi negar remedio! A chi contra di me se affanna e adopera,
perdon gli dò, s'el si vorrà corregere; Amor lo spinse a oprar quando lui opera. Non dovea però mai tal modo elegere, né usar inganno in acquistar tua grazia;
tu che il cognosci ormai, sàpite regere. Abandonato io son per mia disgrazia, per povertà, per non saper promettere, per non fallir, per non usar audazia.
Senza error mio, mi veggio al basso mettere; e se questo ad error pur mi se ha a scrivere, la tua summa pietà me 'l può remettere. Ma a che più affaticarmi, a che più scrivere?
Quel che cognosci, a che fartel più credere? Tu sciai che senza ti non posso vivere, tu sciai sola el mio mal: tu pòi provédere.
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