Prendea riposo inanti giorno alquanto,
dal sonno il corpo mio vinto e costretto,
quando una in sognio vidi che a l'aspetto
mi parve dea e al suo candido manto.
“Sappi, disse, ch'io son colei che tanto
Augusta piange, e sol vengo al tuo letto
aciò che tutto quel che te fia detto
da me gli scrivi per frenar suo pianto”.
De le parole sue una gran parte,
svegliato, scrissi, che mi parver degne
d'esser notate in marmo nonché in carte.
Leggi queste mie rime, benché indegne:
vedrai quanto si sforza consolarte
e come il viver ver te mostri e insegne.