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1463–1537

684

Antonio Tebaldeo

Prendea riposo inanti giorno alquanto, dal sonno il corpo mio vinto e costretto, quando una in sognio vidi che a l'aspetto mi parve dea e al suo candido manto.

“Sappi, disse, ch'io son colei che tanto Augusta piange, e sol vengo al tuo letto aciò che tutto quel che te fia detto da me gli scrivi per frenar suo pianto”.

De le parole sue una gran parte, svegliato, scrissi, che mi parver degne d'esser notate in marmo nonché in carte. Leggi queste mie rime, benché indegne:

vedrai quanto si sforza consolarte e come il viver ver te mostri e insegne.

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684 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove