Non basta a la Fortuna averme stretto
nel carcer fuor de ogni vita tranquilla,
invido a un rozo agricultor de villa,
poi che l'empia m'ha tolto sì in dispetto.
Qual Job in ira a Dio, qual huom più abietto
di me fu visto? onde il cor ne sfavilla:
ché una tua pura e simplicetta ancilla
mi trovò adosso un vile animaletto.
La vita mi fu alhor molto più odiosa,
ché, per intender ciò, m'aresti a sdegno,
stimando la viltà d'una tal cosa.
Ma se pur pensi il loco a me non degno,
n'arai pietà senza esserne sdegnosa:
ché sempre il tarlo rode il più bel legno.