Fiume, che il tuon de' mei crudi tormenti
tempri col mormorio lento e süave,
se sentessi il dolor quanto gli è grave
forsi alzaressi meco i sordi acenti.
La pena mia non già, ma il piacer senti
di quella ch'è cagion che in te mi lave.
Io fuggo, a lei tu corri; ov'è la nave,
ch'io venga teco e mia fortuna tenti?
Pur vorrei ritornar, bench'io sia excluso,
ché dove ella non è, viver non posso,
senza vergogna a te me stesso acuso.
Ma se anco tu non sei di pietà scosso,
queste lacrime almen portagli giuso:
sì poca soma non te gravi adosso.