Fra la téma e il dolor, io me ne vivo;
ardo, né dir per chi m'è facto gratia.
Pensa, Temotheo, qual'è mia disgratia,
che esser nato vorei del parlar privo:
ché se cresce il duol forte et excessivo,
temo che un giorno me dia tanta audatia
che disperato dica chi me stratia:
ché poi meglio seria non esser vivo.
Credo non si trovasse in pegior sorte
chi, da l'amor de la noverca vitto,
il physico gentil scampò da morte.
Guarda s'io temo, ch'io non l'ho a te scritto,
primo compagno; e quel che è anchor più forte,
non l'ho al secreto lecticiol mio ditto.