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1463–1537

63

Antonio Tebaldeo

Spesso il cor mesto e gli occhi lite fanno: il cor si dole, e dice che il lor lume son causa del suo mal, ma per costume altrove gli occhi volgerse non scianno.

Il cor, che crescer sente il grave affanno, di lacrime un corrente e largo fiume a gli occhi driza, aciò che se consume la visiva virtù che gli fa danno.

E cussì il pharetrato e ceco idio, che mosso ha fra lor lite per disfarme, lieto ride fra sé del danno mio. Hormai io non scio più de chi fidarme:

come sperar salute mai posso io, se i mei contra di me prendono l'arme?

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