Non sia chi de Fortuna al lieto volto
creda, né al riso suo che ha sotto l'hamo:
specchio son io, che alfin, pentito e gramo,
punto me ho in mille spine e un sol fior còlto.
Dato a pena mi fu che me fu tolto,
un dono, onde il morir per men mal bramo.
Ma faccia pur, se scia, ch'io amai et amo,
sì forte è il laccio ove fui preso e avolto.
E se de la mia donna il dolce aspetto
alontana da me, non me ne spoglia:
ch'io l'ho dinanti a gli occhi e in mezo al petto.
Hor meglio serà nota la mia voglia,
ché come in foco l'or si fa perfetto,
cussì la fe' ne la soperchia doglia.