Lecto ho più volte come Thebe cinse
Amphïon col sonoro e dolce legno,
come Orpheo mitigò l'infernal regno,
come un pesce Arïone a pietà strinse;
e sempre dissi: “L'età prisca finse!”
Hor questo più per favola non tegno,
visto te, spirto glorïoso e degno,
e la tua man mia pertinacia vinse.
Al tuo suon, damme e veltri insieme stanno,
e apresso il lupo fier l'agna secura;
fermansi i fiumi, i vènti e i monti vanno.
Ma guàrdate, Urban mio, lassa tal cura:
temo Giove si mova a farte danno,
perché corrumpi il corso di natura.