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1463–1537

599

Antonio Tebaldeo

Vui me exhortate con parole acorte a confessarme d'ogni error commesso, vedendo che sprovisti ne sòl spesso trovar la ceca et importuna Morte.

Non credo aver con la celeste corte debito alcun, perhò non mi confesso. Vero è ch'i'ho amata vui più che me stesso, et amo et amarò sempre più forte.

Trovo in me questo sol, se gli è, peccato; vòl la legge de Dio che amar altrui debiamo, et io il precepto ho seguitato. Ma ben conviense il confessar a vui,

al cui servitio son tanti anni stato, né mai, se non da mal, premiato fui.

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