Scio che pensi che, udita la novella,
del gran favor che il cielo hora ti presta,
lieto ne goda. Anci, Thebaldo, mesta
facta è la mente mia sentendo quella.
Debbio alegrarme se tua navicella,
ch'era secura in porto, hor è in tempesta?
A chi è su in alto sol a cader resta;
chi è in mar expecta ognhor vento e procella.
Credo che sapi hormai che sia Fortuna,
come è in su rote, come smonta e sale,
cieca, calva de dietro, hor bianca, hor bruna.
Vivi siché, cadendo, del tuo male
non si possa alegrar persona alcuna:
ché più un bon nome asai che un thesor vale.