Perloché, per la guerra e longi affanni,
rimasto sei qual horrida caverna,
hormai par che a la vista non si scerna
più la toa prima forma e ognuno inganni.
Con teco parlo per scemar mei danni,
ché un medesmo pianeta ce governa,
benché toa doglia è breve e la mia è eterna:
tu solo i fructi et io ho perduti gli anni.
Che più perder pò mai chi il tempo ha perso?
Né perso ho il tempo sol, ma anchor la spene.
Tu tornarai qual già fiorito e terso;
sempre in un stato fermo mi mantiene
il mio crudel destino aspro e perverso:
perhò col mio dolor tempra toe pene.