Che pianger giova in boschi, in selve e in valle?
che giova lamentarse in ogni parte
e afaticare inchiostro, penne e carte,
avendo de mia vita perso il calle?
Arìa dal corso già volte le spalle,
ma sperava col pianto humilïarte:
hormai ben veggio che ragione et arte
più non son meco e che il pensier mi falle.
Lasso, non resta più se non dolerme
del ciel, d'Amore e mia contraria sorte,
che sempre ferma in un stato dimora.
Me stesso ho in odio e queste membra inferme;
venga il mio fin ch'io non rifiuto morte,
ma il non poter morire è che m'acora.