Quanto v'invidio vui che in sorte aveti
la sancta e grata compagnia di quella
che a me negò Fortuna empia e ribella,
sol perché i mei pensier' mai fosson quieti.
Quanto Fortuna e il ciel lodar doveti,
che ve ha concesso il ragionar con ella
e che l'acorta e sua dolce favella
ascoltare et udire ognhor poteti.
Ché se chiuse ve tiene aspra pregione,
l'humìl presenza del suo chiaro viso
vi fa parer men grave ogni passione.
Lei sola vi pò dare il paradiso,
che gli altri per gran preghi e oratïone,
e lei commove il ciel con un sol riso.