O vedovo, infelice e oscuro loco,
che già fosti un refugio a' tristi amanti,
mentre fòr teco i lumi honesti e santi,
ove Cupido racendea il suo foco,
deh, come in spacio breve e tempo poco
si son conversi in dolorosi pianti
le tue dolce harmonie, i balli e i canti,
e volta in doglia ogni toa festa e gioco.
A te ritorno, e pur fugir dovria,
rimembrando che qui nacque il mio male,
ma l'usanza già vecchia a te m'invia.
Meco ne viene Amor battendo l'ale:
cussì ciecchi ambedui per questa via,
l'un va cercando il core e l'altro il strale.