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1463–1537

565

Antonio Tebaldeo

Quanto più guardo a questa nostra vita, vita non già, ma una pregione oscura, ognhor trovo la strada più smarita. Vedo che 'l nostro stato poco dura:

già fui fanciullo et hor son facto vecchio, et ho cangiato il pelo e mia figura. Cussì pensando ognhora più m'invecchio, né mai m'acorgo del fugir de l'hore,

avendo inanti a gli occhi un chiaro specchio. Vedo come ciascun che nasce more, vedo che è breve ogni piacer mortale, vedo che è ciecco chiunque segue Amore.

Hormai spiegare a meglior volo l'ale convieme e abandonar questo pensiero che m'ha tenuto un tempo in cosa frale. Già fa molti anni, il mio drito sentiero

habandonai per seguir altre strade: da indi in qua mai non conobi il vero. E fugì il tempo e la mia verde etade, ch'io non m'acorsi, e anchor non me n'aveggio,

sì son privo de pace e libertade. Spesso del mio fallire, io me correggio e dico: “Stolto, che pensando vai?” Cussì ogni giorno vo di male in peggio.

Misero me, tempo sarebbe hormai d'essere uscito fuor de tanti affanni, e son nei lazi involto più che mai. Cum mille ingegni, con mille arte e inganni,

Amor mi mena al mio antico camino, nel qual, misero, entrai fin da' primi anni. Anchor ritorno a quel verde giardino che tien ne l'entrar rose e dentro spine,

né vedo il punto mio presto e vicino. Alciamo gli occhi a l'opre alte e divine! Anima simplicetta, che vai detro? Passato è il mezo, hora pensiamo al fine!

Pensa come è fondare in fragil vetro chi ferma sua speranza in questo mondo, mondo non già, ma carcer duro e tetro. Questo mar tempestoso è senza fondo;

e quanto l'huom più cerca uscirne fora, ognhora il trova più cavo e profondo. Perhò la barca tua che ivi dimora rivolgi fuor de' scogli in altra parte,

inanti che sia gionta l'ultima hora. Perso hai l'ingegno, la ragione e l'arte, e vai dispersa senza alcun sustegno priva de remi, de ancore e di sarte.

Rivolgite a mirar l'eterno regno che sol pò liberar tua fragil barca e trar de horribile onde il nostro legno. Pensa che andar conviente nuda e scarca

a l'altre rive fuor di questa scorza, e tu sei de peccati e d'error' carca. Guardate indietro e dal camin ti torza un risplendente e fiammegiante raggio

che ogni altra luce col suo lume amorza. Con questo pòi finire il tuo viaggio secura fuor de scogli e di tempesta, non temendo di vento aspro e malvaggio.

Al viver corto che a fornir te resta provedi inanti che ne trovi Morte, acioché, fuor di questa fragil vesta, ritorni lieta a la superna corte.

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