Hormai da gli occhi mei non vien più pianto
né suspir' fuor de l'angoscioso petto,
stanca è la mano, infermo è l'intelletto,
per scriver, per gridar, per pianger tanto.
Facto son rauco e se talhora io canto,
rimango col mio dir tronco e imperfetto:
perhò, dal gran dolor vinto e constretto,
pongo qui fine al mio doglioso canto,
ché una voce dal ciel me dice spesso:
“Misero, pensa del tuo fine extremo,
quel che sei, che sei stato e che serai”.
Alhor mi sveglio e de la Morte temo,
ché quando l'huom nol crede, ella gli è apresso:
certo è il morir, ma il dì non si sa mai.