Ben te pòi lamentar, signor mio caro,
ch'io sia nel scriver facto pegro e lento,
ma se udirai l'angustia e il mio gran stento,
dirai che verso te non sono avaro.
Stato non è del mio più acerbo o amaro,
né più gran pena, né magior tormento,
ch'io me desfaccio come nebia al vento
e tolto è a la mia vita ogni riparo.
Tu sei pregion di Marte, io son d'Amore,
tu speri uscirne presto et io son privo
de aiuto, di speranza e di conforto.
Perhò, signor, rafrena il tuo dolore,
né prender maraveglia se io non scrivo:
maravegliate ben ch'io non sia morto.