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1463–1537

543

Antonio Tebaldeo

Io vivo e non so come, essendo morta quella che l'alma mia portata ha in cielo, lassando il suo bel vel squarciato in terra. Ond'io me maraveglio di me stesso

come io sia vivo senza quella parte senza la qual non pò l'huom stare in vita. O dolorosa e misera mia vita, che per più longo affanno non sei morta,

comentiamo a contar de parte in parte nostre fatiche aciò che intenda il cielo che, per amar più altri cha me stesso, questa passion crudel sostengo in terra.

Già queste membra afflicte poste in terra e cum mia man m'arei tolta la vita, se non che pietà prendo di me stesso. E questa donna che anti tempo è morta

me dà speranza anchor d'aprirme il cielo, del quale ella ne tien la miglior parte. Già destructo è il mio corpo d'ogni parte et ho il color de uno huom che esca di terra,

né mai trovossi o trova sotto il cielo alcun che avesse più infelice vita, che 'l mi convien seguire una che è morta tal che non me ricordo di me stesso.

A pena riconosco hormai me stesso, né m'è rimasta pure una sol parte de l'antica sembianza, e veggio morta belleza e legiadria caduta a terra,

poi che costei, di questa fragil vita fugendo, è gita ad habitare in cielo. Ma pria vedrassi il mar senza onde e il cielo privo di stelle, e pria potrò me stesso

porre in oblio, che mai, né in morte o in vita, si spenga del mio ardor la minor parte, e pria vedremo senza fior' la terra: ch'io l'amai viva e amola anchor morta.

Morta non è, ma viva, e gode in cielo: ond'io ho la terra in odio e anchor me stesso, ch'io non ho parte seco a l'altra vita.

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543 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove