A te, Iacintho, dol di corpo humano
esser dai summi dèi converso in fiore,
et io de non poterme in tuo colore
mutar, per gran dolor divengo insano.
Tu toccarai la delicata mano,
che di Natura fu l'ultimo honore,
e da le chiome tue prenderà odore
colei che mi pò far libero e sano.
A lei ti mando perché tristo sei;
convengono le tue a le mie doglie:
s'io fosse lieto un fior lieto darrei.
Teco ascoso il mio cor vien ne le foglie
e volentieri anch'io venir vorrei,
ma il ciel desdice a mie bramose voglie.