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1463–1537

518

Antonio Tebaldeo

Quelli medesmi cibi il tuo marito ha da mangiar con nui, onde li dèi prego, se ponno in ciel li preghi mei, che questo a lui sia l'ultimo convito;

e che in veneno il vin sia convertito, e le carne in serpenti atroci e rei che gli smembreno il capo, il collo e i pèi: tal ch'io il veggia a la mensa tramortito.

Né più di Tereo fortunato sia che mangiò i figli, over d'Erisitone; che la fame condusse a sorte ria. Over nasca fra nui la questïone,

che già fu tra centauri, ch'io seria il primo a far de lui ocisïone. Ogni gran destructione vorrei veder de lui io:

exaudi lo e il sogno mio.

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518 · Antonio Tebaldeo · Poetry Cove