Mai non volgi ver' me tua luce altera
che non me sia ogni fiata al core un dardo;
e quando firmo in te mio debil sguardo,
perdo i sensi, né scio s'io son quel ch'era;
né tanto cerva timida e legiera
trema, che vede a sé propinquo il pardo,
quanto al tuo bel conspecto io temo et ardo,
pallido in viso più che bianca cera.
Io riprendo la lingua asperamente
e dico al core: “Ahi, come mai comporti
de lassarte mancar cussì vilmente?”.
Lor mi prometton nel tornar star forti
e dir la sua ragion constantemente,
ma sempre più che pria rimangon morti.