Certo non è tra nui doglia magiore
cha ricordarse del tempo felice
ne la miseria, come in Dante dice
Francesca, che fin tristo ebbe in amore:
che talhor resto di me stesso fuore,
pensando a la mia sorte aspra e infelice;
ché se beato in terra alcun dir lice,
io fui beato, e sopra ogni altro honore;
ché quanto il ciel di bello e la natura
mai seppon far con ogni industria e ingegno
ebbi in mia man; ma fo breve ventura:
Fortuna men privò, forse per sdegno,
o perché sotto il ciel stato non dura,
o perché d'un tal ben non era degno.